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23 settembre 2026

STADA Health Report 2026 Focus Italia

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STADA Health Report 2026 Focus Italia

Sanità italiana tra sfide, innovazione e fiducia: il SSN al bivio secondo esperti e stakeholder

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano, un tempo considerato un modello di eccellenza, oggi si trova di fronte a sfide strutturali e demografiche che ne mettono a dura prova la sostenibilità e la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Nel corso dell’evento, voci autorevoli del settore sanitario, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di categoria e dell’industria hanno discusso dati, percezioni e prospettive, con particolare attenzione al ruolo dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale (IA) nella trasformazione del sistema.

Un sistema sotto pressione: soddisfazione in calo e nuove esigenze

Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, ha aperto il dibattito sottolineando come il SSN, “un’eccellenza mondiale”, oggi non sia “nella sua forma migliore”. I principali problemi identificati sono i tempi di attesa per analisi e servizi medici, le lunghe code ai pronto soccorso e un peggioramento legato all’invecchiamento della popolazione: “Tra pochi anni un italiano su tre avrà più di 65 anni, con conseguente aggravio dei costi e dell’assistenza”.

Luca Vitaloni, Associate Director di Human8, ha illustrato i risultati della survey STADA Health Report, condotta su 2.000 cittadini italiani e in altri 19 paesi europei. Il livello di soddisfazione degli italiani verso il SSN si attesta al 45%, in calo rispetto agli anni precedenti e inferiore alla media europea del 56%. Solo il 24% degli italiani ritiene che il SSN offra un buon supporto all’assistenza agli anziani (contro una media europea del 32%), mentre il 59% valuta positivamente l’accesso ai farmaci, il 40% la prevenzione e il 39% il supporto in crisi sanitarie.

Oltre il 50% degli italiani si dichiara preoccupato dall’invecchiamento, percentuale che sale al 65% tra le donne. Le principali paure riguardano il bisogno di assistenza, il declino cognitivo, problemi fisici, malattie e, per il 32%, problemi economici. “Il 78% degli italiani ritiene importante vivere il più a lungo possibile”, ha aggiunto Vitaloni, sottolineando una forte propensione a modificare stili di vita: l’84% rinuncerebbe a zuccheri e dolci, il 77% a fast food, il 78% a tempo davanti agli schermi, dati superiori alla media europea.

Le priorità indicate dagli italiani, se fossero ministri della Salute, sono chiare: ridurre i tempi d’attesa (soprattutto per il 76% delle donne), aumentare il numero di operatori sanitari, migliorare l’accesso alle cure primarie e l’assistenza agli anziani. Il 78% indica la carenza di operatori sanitari e i lunghi tempi di attesa come principale sfida sanitaria, seguiti dall’invecchiamento della popolazione e dalle malattie croniche (69% tra gli over 55), e dall’accesso limitato a cure economicamente accessibili.

Un’architettura da ripensare: il nodo della riorganizzazione

Claudio Cricelli, presidente emerito SIMG, ha posto l’accento sulla necessità di una riforma profonda: “Il vero problema non è solo l’invecchiamento della popolazione, ma un sistema sanitario con un’architettura vecchia di quasi 50 anni, non più adatta a una popolazione che si è trasformata per composizione di salute e domanda di cura”. Le proiezioni epidemiologiche fino al 2070 indicano che il rapporto tra potenziali caregiver e persone da assistere collasserà a 0,54: “Per ogni persona bisognosa di cura, ci sarà solo mezza persona disponibile”.

Cricelli ha evidenziato che il 97% degli over 65 riceve almeno una prescrizione e due su tre assumono cinque o più farmaci: “Il farmaco si è adattato alla demografia, ma il sistema sanitario nel complesso no”. Ha quindi ammonito: “Aumentare il finanziamento senza riorganizzare il sistema aumenta solo l’inefficienza; serve una nuova architettura e una metrica che misuri il carico di cura, non solo quello di malattia”.

Prevenzione e territorio: il ruolo delle farmacie e la necessità di comunicazione

Valeria Fava, responsabile Coordinamento Politiche per la Salute di Cittadinanzattiva, ha ricordato che il 70% delle segnalazioni ai servizi di tutela riguarda le liste d’attesa, seguite dalla sanità territoriale, che necessita di una forte riorganizzazione adattata alle specificità locali. “Molti cittadini non conoscono le case della comunità; è fondamentale informare e coinvolgere i cittadini e valorizzare i dati raccolti solo se usati per azioni di miglioramento partecipato”.

Fava ha inoltre sottolineato che i cittadini segnalano poco problemi di accesso ai servizi di prevenzione, probabilmente per scarsa percezione del loro valore: “Serve più comunicazione e promozione, anche tramite le farmacie dei servizi”.

Andrea Mandelli, presidente FOFI, ha evidenziato che il 40% degli italiani segnala criticità sulla prevenzione, spesso percepita come “out of pocket” e quindi respingente. “Serve promuoverla tramite le farmacie e pacchetti semplici in collaborazione con i medici”. Mandelli ha ricordato che la prevenzione, come la vaccinazione antinfluenzale, ha un ritorno economico 10-20 volte superiore all’investimento e che “la Lombardia ha aperto la vaccinazione a tutti dal primo giorno della campagna”. Ha ribadito la necessità di sinergia tra medici e farmacisti, anche per la gestione della prescrizione e la continuità della cura, soprattutto per i pazienti cronici.

Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia, ha sottolineato che il gradimento degli italiani per il SSN è sceso dal 62% al 45%, con giudizi più positivi per l’accesso ai farmaci e meno per assistenza e prevenzione. “Le farmacie sono in prima linea nella prevenzione”, ha ricordato, citando lo screening colon retto attivo dal 1992-93 e le campagne HPV. In Lombardia sono state aperte tutte le 197 case di comunità previste, che “devono integrare sanitario e sociale e collaborare con le farmacie per evitare duplicazioni e migliorare l’assistenza”. Racca ha lamentato che molti cittadini non sanno che screening e vaccinazioni sono gratuiti e disponibili anche in farmacia, auspicando “più comunicazione e semplificazione, ad esempio con la ricetta elettronica ripetibile per terapie croniche”.

Personale sanitario: carenze, fuga all’estero e necessità di investimenti

Ugo Tamborini, segretario Consiglio Direttivo OMCeO Milano, ha definito “basso” il 45% di gradimento per il SSN, considerando che offre prestazioni gratuite e universali. Ha osservato che in altri paesi europei dove si paga e si viene rimborsati, il gradimento è più alto. Tamborini ha segnalato che in Italia ci sono molti medici (5,4 per 1.000 abitanti secondo l’OCSE), ma solo 1,85 sono inquadrati nel SSN; la fuga all’estero è dovuta a stipendi più bassi rispetto a Germania e Olanda. Le liste d’attesa sono dovute anche a inappropriatezza prescrittiva e mancanza di coordinamento tra i diversi attori. “Investire di più in sanità è necessario per dare respiro al sistema, che oggi garantisce molto con una delle più basse percentuali di PIL investite; altrimenti si penalizzano gli operatori e si rischia la carenza di personale”.

Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale FIMMG, ha aggiunto che più di un quarto degli operatori sanitari ha più di 55 anni e nei prossimi anni un quarto andrà in pensione; il governo prevede di far lavorare i medici di famiglia fino a 74 anni per sopperire alla carenza.

Intelligenza artificiale: tra opportunità, diffidenze e nuove responsabilità

L’intelligenza artificiale è stata al centro del confronto come possibile leva di innovazione e razionalizzazione. Fabio Tamburini ha affermato che l’IA può aiutare sia nelle prestazioni mediche sia nella razionalizzazione della struttura ospedaliera, ma “c’è ancora molto da fare per prepararsi alle sfide future”.

Luca Vitaloni ha illustrato che il 59% degli italiani sarebbe disposto a considerare una consulenza dall’IA invece che dal medico, ma solo il 12% è molto aperto; il 44% non usa IA per la salute, il 56% sì (31% per capire diagnosi, 25% per prevenzione, 19% per prepararsi a visite, 16% per secondo parere). Il 47% degli italiani è disposto a condividere i propri dati sanitari con sistemi di IA, ma solo il 13% senza esitazione. La principale preoccupazione è il rischio di diagnosi errata (52%, 56% tra le donne), seguita da uso non autorizzato dei dati, riduzione dell’interazione umana e IA troppo dominante. Le principali speranze sono diagnosi più rapide (44%), assistenza più economica (39%) e aggiornamento continuo dei medici tramite IA (35%).

Il 53% degli italiani preferisce un modello misto in cui l’IA fornisce piani terapeutici personalizzati ma la decisione finale resta al medico, dato superiore alla media europea (44%). “Gli italiani sono aperti all’innovazione e all’IA, ma non desiderano sostituire il fattore umano degli operatori sanitari”, ha concluso Vitaloni.

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha fornito dati sull’impatto dell’IA: “Ogni settimana 230 milioni di persone nel mondo interrogano l’IA; in medicina si pubblica un articolo ogni 39 secondi, impossibile da gestire per l’intelligenza umana”. Ha citato uno studio del New England Journal of Medicine secondo cui l’IA diagnostica correttamente l’85% dei casi difficili contro il 20% dei medici. “L’IA non elimina il medico, ma il clinico competente che usa l’IA sostituirà chi la ignora”.

Luca Buscioni, CEO e founder QuiCare, ha ricordato che “due italiani su cinque utilizzano l’AI come supporto nella diagnosi”. QuiCare sviluppa soluzioni per supportare il rapporto medico-paziente, raccogliendo dati quotidiani dei pazienti e rendendoli disponibili al clinico per ottimizzare l’anamnesi e la valutazione della terapia. “Le soluzioni tecnologiche non devono sostituire il medico, ma supportarlo, liberando tempo per il rapporto diretto medico-paziente; i medici vedono positivamente queste soluzioni se restano strumenti di supporto”.

Fiorenzo Corti ha sottolineato che la tecnologia è più avanti della normativa e che per l’adozione nel SSN servono leggi e condivisione. Ha ricordato che la privacy è regolata dal GDPR, ma il rischio di fuga dati resta elevato. “L’IA può aiutare nel back office, ma la depersonalizzazione rischia di allungare i tempi per problemi semplici; la first opinion AI è già una realtà, ma il valore aggiunto resta la persona”.

Valeria Fava ha ribadito che “siamo ancora lontani da una piena integrazione digitale; la relazione umana resta centrale; serve maggiore comunicazione istituzionale sui rischi e sull’uso dell’IA in sanità”. Ha sottolineato che la competenza nell’uso dell’IA va sviluppata anche tra gli operatori sanitari e che il Fascicolo Sanitario Elettronico può essere una repository fondamentale, ma manca comunicazione e consapevolezza tra cittadini e operatori.

Giovani, farmacie e futuro: tra formazione e prossimità

Francesco Ferro Russo, presidente Fenagifar, ha ricordato che “un paziente anziano su tre è in politerapia (5+ farmaci); il rischio di mancata aderenza è alto; l’IA può aiutare nell’integrazione tra medico e farmacista per migliorare l’aderenza terapeutica”. Il 57% dei cittadini considera il farmacista figura cardine per la salute; 8 italiani su 10 vedono la farmacia come punto di accesso determinante. “Tre under 35 su quattro in Europa si rivolgono all’IA per salute; l’IA ha superato Google come fonte di informazioni sanitarie tra i giovani; i professionisti devono essere formati per intercettare questi bisogni”.

Ferro Russo ha concluso che l’IA può semplificare processi ripetitivi e ridurre le liste d’attesa: “Nelle Marche, l’uso dell’IA ha ridotto del 20% le liste d’attesa per l’holter cardiaco; la mancata governance dell’IA rischia di aumentare le disuguaglianze regionali”.

Salvatore Butti, General Manager & Managing Director EG STADA Group, ha infine sottolineato che “solo 4 persone su 10 fanno prevenzione” e che serve alfabetizzazione sanitaria; il tour della salute di EG STADA ha effettuato 70.000 screening gratuiti negli ultimi sette anni.

Il quadro emerso dall’evento restituisce un SSN in cerca di nuovo equilibrio tra sostenibilità, innovazione e centralità della persona, con la consapevolezza che la sfida della salute pubblica richiede riforme strutturali, investimenti e una governance capace di integrare tecnologia e umanità.