Toscana, private equity e innovazione: così le imprese crescono tra capitali, governance e passaggi generazionali

La Toscana si conferma tra i territori italiani più dinamici nell’attrazione di capitali e nella crescita dell’export, trainata da un tessuto imprenditoriale che guarda sempre più all’internazionalizzazione, all’innovazione e alla gestione strutturata dei passaggi generazionali. È quanto emerso dal convegno moderato dal giornalista Carlo Festa, che ha visto confrontarsi imprenditori, manager e investitori sulle strategie di sviluppo delle aziende toscane e italiane, con un focus particolare sul ruolo del private equity.

Toscana locomotiva dell’export e dei capitali

Carlo Festa ha aperto i lavori sottolineando come la Toscana abbia registrato una crescita dell’export del 21% anno su anno e abbia attratto circa 12 miliardi di euro di capitali tra il 2019 e il 2025. “La capacità di attrarre capitali è fondamentale per la crescita delle imprese”, ha affermato, indicando nell’internazionalizzazione, nell’innovazione e nei passaggi generazionali i temi chiave per il futuro del sistema produttivo regionale.

Fabio Tamburini, direttore, ha rimarcato come negli ultimi anni la Toscana si sia distinta nell’attrarre capitali internazionali, evidenziando il ruolo cruciale del private equity per accelerare sviluppo, diversificazione, export e gestione dei passaggi generazionali nelle imprese familiari italiane.

Private equity: leva di crescita e managerializzazione

Stefano Gabbrielli, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha sottolineato che il private equity può sostenere la crescita delle PMI toscane non solo con capitale, ma anche con competenze manageriali e governance. “Serve un sistema finanziario più diversificato e un cambiamento culturale per superare la diffidenza verso l’apertura del capitale”, ha dichiarato, auspicando anche un quadro normativo più stabile e favorevole agli investimenti.

Alessandro Zanca, partner di KPMG, ha fornito una fotografia dettagliata del mercato italiano: dal 2021 al primo semestre 2025 il numero di operazioni di private equity è in crescita, ma il valore degli investimenti rappresenta solo lo 0,4% del PIL, contro lo 0,8% della Francia e l’1,2% del Regno Unito. L’80% delle operazioni sono buyout, mentre solo il 10% riguarda capitali per la crescita, la metà rispetto alla media europea. Le aziende partecipate crescono a doppia cifra, tra il 20 e il 30% in dipendenti e fatturato, anche se i dati sono influenzati dalle operazioni di aggregazione (“add-on”). I fondi tendono a investire in aziende già più grandi e patrimonializzate della media. La Toscana si posiziona tra le prime 4-6 regioni italiane per numero di operazioni (circa 240 tra 2021 e 2026), con settori forti in alimentare, moda, farmaceutico, medicale e tecnologia. “Il consolidamento tramite private equity è fondamentale per superare la frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano”, ha concluso Zanca.

Esperienze di crescita: Kedrion, Seco, Sammontana

Paolo Marcucci, presidente di Kedrion, ha raccontato come l’ingresso dei fondi di investimento dal 2003 abbia permesso all’azienda di espandersi geograficamente, creare posti di lavoro, sviluppare nuovi prodotti e integrarsi a monte e a valle, citando i centri raccolta plasma negli USA e i distributori in Turchia e Messico. “L’ingresso dei fondi limita parzialmente la libertà imprenditoriale ma aumenta notevolmente le possibilità di crescita”, ha spiegato, ricordando la partnership con Permira, Abu Dhabi, FSI e altri. Grazie a queste collaborazioni, Kedrion ha acquisito un’azienda in UK con forte presenza negli USA, registrando una crescita a doppia cifra negli ultimi quattro anni e focalizzandosi sull’espansione negli Stati Uniti, che oggi rappresentano oltre il 60% del fatturato, con 80 centri di raccolta plasma e lo sviluppo di farmaci orfani e per malattie rare.

Marcucci ha ricordato che la quotazione in borsa era stata tentata nel 2008 ma non realizzata a causa della crisi Lehman. L’azienda è governata come una quotata ma ha preferito il private equity per la crescita, lasciando la borsa come opzione futura solo se offrirà reali vantaggi. “Il settore farmaceutico in Italia cresce fortemente, con multipli e valori in aumento”, ha aggiunto. Il radicamento in Toscana resta strategico per know-how, presenza di università, cultura manifatturiera e produttività, con investimenti produttivi per centinaia di milioni di euro che garantiscono la presenza per i prossimi 20-30 anni. Kedrion, nata nel 2001 dall’unione di laboratori familiari, è oggi il quinto player mondiale nel settore plasma derivati, sempre accompagnata da private equity nelle varie fasi di crescita.

Massimo Mauri, amministratore delegato di Seco, ha illustrato il percorso dell’azienda, passata da 30 milioni di fatturato nel 2016 a circa 220 milioni previsti nel 2023, con EBITDA superiore al 20% e presenza globale: il 30% del fatturato in Germania, oltre il 10% negli USA e oltre il 10% in Asia. Il Fondo Italiano è entrato nel 2018 con 10 milioni di aumento di capitale e oggi detiene oltre il 4% della società, che capitalizza circa 600 milioni di euro in borsa. Seco ha realizzato otto acquisizioni, tra cui una in Cina (da 2,5 a 25 milioni di euro di fatturato) e una negli USA (da 3,5 a oltre 45 milioni di dollari), diventando una delle cinque aziende più grandi del settore a livello globale. “Il mercato è in consolidamento e cresce a doppia cifra, le fusioni trasformative sono una possibilità da valutare”, ha affermato Mauri.

Leonardo Bagnoli, presidente di Sammontana, ha raccontato come l’azienda sia passata da 550 milioni di fatturato (60% gelato, 40% croissanterie) a 900 milioni e 2.400 dipendenti grazie all’aggregazione con Bindi e Forno d’Asolo, realizzata con Investindustrial. L’acquisizione ha aumentato la quota estera dal 5% al 25% del fatturato, con forte presenza in Nord America, rafforzata dall’acquisizione di La Rocca in Canada. “Investindustrial ha portato competenze tecniche e operative per le acquisizioni e l’internazionalizzazione”, ha dichiarato Bagnoli. Il mercato americano è il target principale per la crescita futura; la quotazione in borsa è una delle opzioni considerate come possibile exit dopo Investindustrial, ma dipenderà dal contesto economico e dalla preparazione aziendale. Il consiglio di amministrazione è composto da cinque cugini della stessa famiglia e già due membri della generazione successiva lavorano in azienda. Sammontana ha realizzato una fusione trasformativa nel 2008 che ha raddoppiato il fatturato e un’altra due anni fa; per il futuro si preferiscono acquisizioni più ridotte e gestibili, poiché integrare aziende di pari dimensioni è molto complesso. L’azienda è fortemente radicata a Empoli e sostiene il territorio anche tramite sponsorizzazioni sportive.

Innovazione, AI e governance: le nuove sfide

L’innovazione tecnologica è stata al centro degli interventi di diversi relatori. Mauri (Seco) ha definito l’intelligenza artificiale “una tecnologia disruptive che cambierà radicalmente sia il mercato consumer che quello industriale, con impatti epocali superiori a Internet”. L’AI “on edge” riduce i costi e apre nuovi modelli di business.

Francesco Calia, CEO e co-founder di Guido, ha illustrato come l’AI consenta di aumentare la produttività degli operatori del 60%, comprimendo i costi di due diligence e rendendo il mercato più competitivo, specie sulle small cap. “In Italia oltre il 50% degli imprenditori ha più di 60 anni; ci sono 11.672 aziende con fatturato superiore a 50 milioni di euro, 33.000 sopra i 15 milioni, 6 milioni di partite IVA”, ha spiegato, sottolineando che l’AI rende visibili migliaia di target prima invisibili. Il vero vantaggio competitivo nei prodotti AI è la qualità dei dati: “Guido integra expertise di Cerved; il futuro sarà determinato dall’integrazione dei dati proprietari degli operatori, non condivisi con piattaforme esterne come ChatGPT o Claude”.

Fabrizio Bencini, managing partner di Con Advisory, ha affermato che “l’innovazione tecnologica è leva di sviluppo solo se inserita in una strategia chiara”, e che l’ingresso di partner esterni aiuta a strutturare l’innovazione come elemento trasversale e di business, non solo come efficientamento interno.

Sul fronte della governance, Filippo Isacco, partner di Clifford Chance, ha sottolineato che la transizione dal “one man show” al management team è sempre più diffusa e che il business plan è elemento essenziale nei patti parasociali. “La governance distingue tra operatività quotidiana e attività straordinaria, con maggiore attenzione e prassi consolidata che riduce la litigiosità”, ha spiegato.

Passaggi generazionali e partnership

Il tema dei passaggi generazionali è stato affrontato da più voci. Isacco (Clifford Chance) ha ricordato che tra il 2020 e il 2024, 190 aziende all’anno con fatturato superiore a 20 milioni di euro hanno affrontato un passaggio generazionale; nel prossimo decennio si prevede oltre 400 all’anno. Nei primi tre anni post-passaggio, la redditività cresce del 4,2% e i ricavi dell’8,8%. “Il passaggio generazionale è opportunità di creazione di valore, non solo necessità”, ha detto, sottolineando che il fondo porta managerializzazione, governance, possibilità di crescita e diversificazione.

Valentina Franceschini, partner di Wise SGR, ha dichiarato che il 90% degli investimenti Wise sono primari, a fianco di imprenditori, e che oggi gli imprenditori cercano il fondo non solo per il passaggio generazionale ma per fare un salto di scala e managerializzazione. “Su 10 operazioni, 9 sono primari, di cui 6 su 9 sono veri passaggi generazionali; in 3 casi l’ingresso del fondo serve a portare l’azienda a una scala superiore, anche internazionale, non solo per successione familiare”, ha spiegato. Wise fa prevalentemente deal di maggioranza, ma le relazioni con gli imprenditori sono molto collaborative; spesso l’imprenditore resta al comando, delegando la gestione operativa.

Internazionalizzazione, settori e attrattività

Alessio Candi, partner di Made in Italy Fund, ha illustrato l’approccio del fondo, che investe in moda, beauty, design e food&wine, settori di eccellenza italiana ma caratterizzati da aziende medio-piccole. Il fondo porta relazioni internazionali, competenze di marketing e gestione marchi, e partnership con imprenditori. “Il 70% dei capitali proviene da casse di previdenza, reinvestendo risparmio italiano nell’economia reale”, ha sottolineato. La Toscana offre grandi opportunità di investimento nei settori moda, beauty, food e vino; Made in Italy Fund ha investito in aziende come Twinset, Dondup, Pantaloni Torino, Rougj, Sessun (Francia), Osteria da Fortunata e Alice Pizza (250 pizzerie). “La moda è meno attrattiva in questa fase, perciò il fondo sta diversificando nel food”, ha aggiunto.

Fausto Rinallo, amministratore delegato di Ethica Group, ha evidenziato che la strategia buy and build è oggi dominante nel private equity italiano, in risposta a un mercato frammentato e alla fine della crescita dei multipli. “Il consolidamento crea valore solo se accompagnato da reale integrazione operativa e manageriale, non dalla mera aggregazione di società”, ha affermato. Nel 2022 il 73% dei capitali investiti in private equity in Italia proveniva dall’estero; la riduzione del rischio Paese ha aumentato l’attrattività per investitori internazionali, soprattutto americani. “Il made in Italy è un paradigma industriale fatto di distretti e innovazione continua, con export farmaceutico che vale 80 miliardi di euro contro 40 miliardi dell’abbigliamento”, ha concluso.

Nuove generazioni, managerializzazione e futuro

Gli interventi di imprenditori come Massimiliano Molese (Skynet) e Giovanni Pugliese (WeTap) hanno confermato come l’ingresso dei fondi porti managerializzazione, governance, attrazione di talenti e piani di innovazione e crescita. Molese ha sottolineato che il supporto del Fondo Italiano di Investimento è stato fondamentale per il cambio culturale e la managerializzazione di Skynet, mentre Pugliese ha spiegato che l’ingresso di Nextalia ha portato attenzione a procedure, certificazioni, aspetti legali e piani incentivanti per il management, aumentando l’attrattività dell’azienda.

Il convegno ha così restituito l’immagine di un ecosistema imprenditoriale toscano e italiano in profonda trasformazione, dove l’apertura al capitale, la managerializzazione e l’innovazione rappresentano le chiavi per affrontare le sfide della crescita, dell’internazionalizzazione e del ricambio generazionale.