Toscana, motore dell’export e laboratorio d’innovazione tra sfide globali e nuove connessioni
La Toscana si conferma protagonista dell’industria manifatturiera italiana, trainando l’export nazionale e mostrando una capacità di crescita superiore alla media del Paese. Tuttavia, la regione è chiamata a reinventarsi, affrontando le sfide poste dall’innovazione tecnologica, dalla sostenibilità e da un contesto internazionale sempre più instabile. È quanto emerso dall’evento che ha visto confrontarsi imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, esperti di finanza e innovazione, in un dibattito serrato sulle prospettive del sistema produttivo toscano.
Toscana: eccellenza manifatturiera e sfida dell’innovazione
Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha aperto i lavori sottolineando come la Toscana rappresenti il 7,5% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana e il 12% dell’export nazionale. “La regione mantiene un trend di crescita superiore alla media italiana sia nelle esportazioni che nei ricavi”, ha affermato Greco, evidenziando però la necessità di affrontare la sfida di nuovi modelli imprenditoriali e di sostenibilità, soprattutto nei settori fashion e moda.
Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, ha posto l’accento sulla farmaceutica come punto di eccellenza toscano e nazionale, ribadendo che “la ricerca è fondamentale per lo sviluppo economico e imprenditoriale”. Tamburini ha poi delineato uno scenario internazionale complesso, segnato da instabilità geopolitica, con Trump al 32% di consensi negli USA, benzina a 6,5 dollari al litro e tassi d’interesse in aumento. “L’Italia si difende meglio di Francia e Germania”, ha osservato, in attesa dei dati Istat sul rapporto debito/PIL. Tamburini ha inoltre segnalato una recente operazione di M&A che ha visto un’azienda di Modena acquisire Italfactor, creando un gruppo da 1,4 miliardi di euro di ricavi, e ha invitato a “rimboccarsi le maniche, puntare su ricerca e innovazione”.
Connessioni, capitale umano e autonomia strategica
Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha insistito sulla necessità di trasformare la Toscana da territorio di eccellenze a territorio di connessioni tra conoscenza, tecnologia, capitale umano e impresa. “Le crisi attuali dimostrano che non esistono più settori tradizionali o innovativi, ma imprese che innovano e imprese marginalizzate”, ha dichiarato. Baroncelli ha individuato tre pilastri per il futuro: autonomia strategica – ricordando che l’Italia importa il 57% del fabbisogno energetico –, connessione tra ricerca e impresa, e attrattività del territorio, con la previsione di 50.000 posizioni per laureati in Toscana nel 2024. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di housing sociale per attrarre lavoratori e la necessità di “ridurre le distanze tra ricerca e impresa, scuola e lavoro, grandi aziende e PMI, città e aree interne”.
Lorenzo Becattini, presidente di Firenze Fiera, ha ribadito che l’innovazione è necessaria a tutti i livelli, dalle imprese alla pubblica amministrazione, fino alle università. “Il 2026 segnerà grandi trasformazioni con l’AI, l’energia, la medicina e gli interventi sul DNA”, ha previsto, sottolineando la necessità di una gestione professionale delle innovazioni e di un controllo pubblico su temi come lo spazio. Becattini ha ricordato la tradizione artigianale e scientifica di Firenze, affermando che “la scienza può riconnettere il territorio al futuro”.
Export, attrattività e investimenti: i numeri della Toscana
Sara Funaro, sindaca di Firenze, ha ricordato che il capoluogo toscano è la seconda città italiana per export, con oltre 35 miliardi di euro l’anno, mentre il turismo genera 5 miliardi. “Abbiamo 115.000 aziende iscritte alla Camera di Commercio, di cui 11.000 nel comparto moda”, ha precisato, indicando come settori trainanti moda, agroalimentare, meccanica e farmaceutica. Per attrarre aziende, Funaro ha invocato semplificazione burocratica, infrastrutture moderne – come un aeroporto all’avanguardia – e servizi per i lavoratori, dall’abitare ai trasporti. “Sviluppo e qualità della vita devono andare di pari passo”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di accompagnare responsabilmente l’innovazione digitale e l’AI.
Marco Agosto, Chief Marketing & Business Strategy Officer di Banca Ifis, ha evidenziato che il 12% dell’export italiano è toscano e che il 60% delle aziende toscane esporta, 14 punti sopra la media nazionale. “Il tessuto imprenditoriale è dinamico e orientato all’estero”, ha detto, ma il sentiment delle aziende resta cauto, con investimenti stabili e preoccupazione per tensioni geopolitiche, dazi e costi energetici. Nel triennio, il fatturato delle aziende toscane è cresciuto del 2,4% (contro una media nazionale del -0,9%), ma l’EBITDA è in decrescita (-2,6%). Il 61% degli imprenditori ha già attivato processi di investimento o cambiamento, il 41% ha avviato o avvierà progetti di diversificazione tecnologica, ma questi dati restano sotto la media nazionale. Le tecnologie sono usate soprattutto per efficienza interna e sviluppo di nuovi prodotti e mercati.
Agosto ha inoltre segnalato che nel 2025 il 7% delle operazioni di M&A italiane sono avvenute in Toscana, e che circa il 41% degli imprenditori toscani sta modificando assetti aziendali, produttivi o distributivi, dato superiore alla media italiana. Il 50% di questi è aperto a nuovi capitali, anche da investitori terzi, segno di apertura internazionale.
Competitività, energia e concorrenza globale
Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana, ha sottolineato la velocità del cambiamento tecnologico, citando l’esempio di ChatGPT che ha raggiunto un milione di utenti in tre settimane. Ha espresso preoccupazione per la riduzione dei margini in Toscana, soprattutto se si escludono settori come orafo e farmaceutico. Bernini ha illustrato la crescita dell’avanzo commerciale cinese in Europa e in Italia, sottolineando che “il PIL italiano cresce solo dell’1% e il 60% del PIL è legato ai consumi interni, che però spesso privilegiano prodotti non europei”. Ha denunciato la concorrenza cinese sostenuta da forti finanziamenti statali e la scarsa efficacia delle misure antidumping europee, proponendo di incentivare l’acquisto di prodotti made in Europe.
Bernini ha chiesto più politiche industriali europee e semplificazione anche al Centro-Nord, ricordando che la burocrazia costa 80 miliardi di euro l’anno in Italia. In Toscana, la mancanza di aree di competenza per impianti rinnovabili rallenta l’autoconsumo energetico, nonostante il costo delle rinnovabili sia ai minimi storici (25-30 euro/MWh). Ha invocato una collaborazione più stretta con la Regione per semplificare i processi autorizzativi.
Luca Rossini, Head of O&M Geothermal Italy di Enel, ha portato l’esempio del Cile, dove il silenzio-assenso sulle Valutazioni di Impatto Ambientale garantisce tempi certi di 12 mesi, proponendo di adottare lo stesso modello in Italia e in Toscana. Rossini ha ricordato che la geotermia in Toscana copre il 30% dei consumi regionali e il 75% della produzione rinnovabile, con 37 centrali, 500 pozzi e 5,4 TWh prodotti, risparmiando 2,6 milioni di tonnellate di CO2. Il settore genera un indotto di 80 imprese (150 in Toscana), con 100 milioni di euro l’anno di ricaduta economica. Rossini ha annunciato investimenti per 3 miliardi di euro in 20 anni, con tre nuove centrali e progetti di economia circolare, come la cattura e cessione di CO2 per uso alimentare.
Innovazione, proprietà intellettuale e sovranità tecnologica
Marco Pierini, prorettore al Trasferimento tecnologico dell’Università di Firenze, ha illustrato le potenzialità dell’“economia della luce”, con applicazioni in medicina, beni culturali, quantistica e telecomunicazioni. Ha ricordato che la prima spin-off di successo dell’ateneo è El.En e che la comunicazione quantistica sarà la prossima sfida, con impatti su AI e cybersicurezza. “La ricerca di base è fondamentale per lo sviluppo futuro, anche se i risultati si vedono dopo decenni”, ha affermato, sottolineando l’importanza di eventi come la Bright Night per avvicinare la cittadinanza alla scienza.
Nel dibattito sulle PMI manifatturiere, Riccardo Braccialini, AD di Pelletteria Fiorentina Montecristo, ha sostenuto che l’innovazione passa dall’inserimento di nuove generazioni e dalla sostenibilità, intesa come valore reale e non solo greenwashing. “La sostenibilità crea identità di marca, anche se non aumenta immediatamente le vendite”, ha spiegato, raccontando l’esperienza dell’azienda con progetti sociali in Africa.
Arianna Ciracò, avvocato dello Studio legale E-nomos, ha osservato che le PMI vivono una rincorsa ansiosa verso l’innovazione tecnologica, spesso senza consapevolezza. “L’impresa intelligente è quella consapevole degli strumenti usati, delle persone coinvolte, dei diritti tutelati e degli impatti”, ha detto, invitando a una cultura dell’innovazione che parta dal board. Ciracò ha richiamato l’attenzione sui rischi di addestrare sistemi AI stranieri con dati aziendali e sulla necessità di equilibrio tra innovazione e tutela etica e giuridica. Ha inoltre ricordato che l’AI Act europeo introdurrà obblighi di AI literacy e trasparenza dal 2025.
Nicola Di Giusto, Chief of Sales & Marketing Officer di Vianova, ha denunciato che solo il 5% dei dati europei viene elaborato in Europa, mentre oltre il 75% è gestito fuori dall’UE. “L’Europa spende 264 miliardi extra UE in tecnologia”, ha detto, segnalando che il market share delle aziende europee è sceso dal 30% al 15%. Di Giusto ha invitato le aziende a valutare soluzioni italiane e locali, ricordando che il Cloud Act americano permette l’accesso ai dati da parte delle autorità USA, aumentando la sensibilità verso la sovranità dei dati.
Finanza, passaggi generazionali e sostenibilità
Deborah Setola, partner di Arkios Italy M&A, ha riferito che nei primi sei mesi del 2026 sono stati investiti 5,085 miliardi in private equity, ma la raccolta è crollata del 46% rispetto al 2024. La maggior parte delle operazioni sono buyout per passaggi generazionali, mentre solo 94 milioni sono aumenti di capitale per crescita. “Il 30% delle PMI sopravvive alla seconda generazione, il 12% alla terza”, ha ricordato, spiegando che gli imprenditori sono restii ad aprire il capitale in fasi di valutazione bassa.
Cristiana Rogate, presidente di Refe, ha sottolineato che il valore aziendale è multidimensionale – economico, sociale, ambientale, governance – e che la sostenibilità richiede pensiero integrato e valutazione degli impatti nel medio-lungo periodo. “La governance consapevole e la qualità delle relazioni sono centrali per la continuità aziendale e la resilienza”, ha affermato, aggiungendo che la “fine degli ESG” non è reale, ma si passa a una fase più strategica e pragmatica.
Capitale umano, formazione e impatto sociale
Riccardo Di Stefano, vicepresidente Education e Open Innovation di Confindustria, ha indicato il costo dell’energia come principale problema per la competitività dell’industria italiana, aggravato da fattori geopolitici. Ha ricordato che l’internazionalizzazione resta un driver fondamentale, con l’export italiano che potrebbe superare i 700 miliardi di euro nel 2026. “L’innovazione e la tecnologia richiedono investimenti massicci e politiche di valorizzazione del capitale umano”, ha detto, citando dati del Centro Studi Confindustria secondo cui il 18,9% delle imprese usa già l’IA, il 37% la sta implementando, e oltre l’80% prevede formazione e reskilling.
Di Stefano ha lamentato la mancanza di grandi player internazionali in Italia, ma ha riconosciuto l’eccellenza nella generazione di innovazione dal basso. Ha chiesto di rafforzare spin-off universitari, incubatori e strumenti finanziari per l’innovazione iniziale, incentivare investimenti privati e orientare i giovani verso materie STEM e percorsi manifatturieri innovativi.
Filomena Greco ha sottolineato la necessità di superare la distinzione tra licei e istituti tecnici, per valorizzare la formazione tecnica e combattere pregiudizi culturali. Ha ricordato che il 48% delle posizioni lavorative è di difficile reperimento, nonostante la crescita degli ITS, e che persiste un alto numero di NEET e inoccupati. Di Stefano ha aggiunto che gli ITS hanno un tasso di placement del 90% e che la priorità è far entrare subito i diplomati nelle imprese con contratti di apprendistato a tempo indeterminato, migliorando l’orientamento scolastico già a 13 anni.
Serena Porcari, presidente di Dynamo Academy, ha portato l’esperienza di Dynamo Camp Foundation, impresa sociale che vive al 100% di donazioni private e si organizza come un’impresa, con l’obiettivo di rispondere a bisogni sociali e restituire valore alle comunità. “Diversity, equity e inclusion generano senso di appartenenza, elemento chiave per attrarre giovani talenti”, ha dichiarato, osservando che la cultura dell’impatto sociale sta diventando centrale per tutte le aziende, non solo per le B Corp.
Conclusione
Il confronto ha restituito l’immagine di una Toscana dinamica, capace di innovare e di attrarre investimenti, ma anche consapevole delle sfide poste dalla transizione tecnologica, dalla sostenibilità e dalla competizione globale. La chiave per il futuro, secondo i protagonisti dell’evento, sarà la capacità di connettere saperi, tecnologie e capitale umano, valorizzando le eccellenze e affrontando con coraggio i nodi strutturali del sistema produttivo.
Trascrizione integrale
Speaker 0
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Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Puoi scegliere la-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ci siamo? Finita la sigla? Bene, iniziamo allora. Grazie, quest'anno non me la ricordavo così bene. Ciao direttore, bene- ben collegato, eh, ti vedo già. Un buongiorno davvero a tutti voi. Un benvenuto a questo appuntamento dell'Innovation Days dedicato alla Toscana, è una terra in cui torniamo sempre molto, molto volentieri, quindi grazie della vostra accoglienza, perché è una terra ricca di eccellenze, di industria, eh, che è nei numeri la sua eccellenza, insomma. Il 7,5% del valore aggiunto della, dell'industria manifatturiera italiana e il 12% dell'export. Cioè, eh, i numeri parlano per voi, raccontano la vostra, diciamo, eccellenza e anche un po' le sfide di questo territorio, mantenere un trend di crescita nelle esportazioni e nei ricavi che è superiore alla media italiana e poi accettare le sfide non solo della contingenza, che sono quelle che un po' vi accomunano a tutto il resto dell'industria italiana, ma anche le sfide nel cambio dei nuovi modelli imprenditoriali, nuovi modelli in settori, per esempio, come la, il fashion e la moda, no? Eh, inventare e mettere, scaricare a terra nuovi modelli di sostenibilità. Questa è la grandissima anche sfida di cui proveremo a parlare oggi in questo appuntamento, mmh, che abbiamo organizzato. Allora iniziamo subito con i saluti. Direttore Fabio Tamburini, ti passo la parola. Direttore, a te.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Hai detto bene, cara Filomena, la Toscana è terra di imprese, è terra di esportazioni. In particolare ricordo la farmaceutica, che è davvero un punto di eccellenza, non solo della Toscana, ma di tutto il Paese, ma in particolare della, della Toscana. Spiace non essere lì, qui, lì con v- qui con voi oggi, ma purtroppo non, non, non ho potuto, contrariamente alle altre volte, esserci. Mi fa piacere darvi un saluto, sempre nel nome dell'innovazione e della ricerca. Tra l'altro, ormai tra pochi, tra pochi giorni, tra poche ore direi, eh, c'è un avvenimento importante, è la notte della ricerca, che noi abbiamo anticipato con un pezzo di due illustri ricercatori che abbiamo pubblicato, pubblicato ieri sul quotidiano. Eh, la ricerca è importante perché la ricerca genera, eh, sviluppo economico, genera, eh, sempre più attività d'impresa che è esattamente quello di cui ha bisogno questo Paese in un momento, in un momento difficile, direi sempre più difficile a livello internazionale, con una geopolitica che ci regala ogni giorno notizie negative. Eh, basti pensare che il sondaggio diffuso ieri negli Stati Uniti, in attesa delle elezioni di midterm, dà il presidente Trump al 32% di consensi, eh, forse il punto più basso raggiunto da un presidente a metà del suo, da un presidente americano a metà del suo mandato. Oggi, ieri anzi, la, la benzina negli Stati Uniti ha raggiu- ha sfo- ha raggiunto il tetto di 6,5 dollari al litro. È davvero un record, eh, negativo. E poi è tutta così, le notizie che arrivano sono tutte una, devo dire, peggio, peggio dell'altra. Basti pensare che nei giorn-- cosa è successo per quanto riguarda la Federal Reserve, il vertice della Federal Reserve, l'organismo di controllo dei mercati del mondo bancario, dei mercati finanziari? È successo che, eh, Trump ha demolito il presidente Powell perché lo accusava di non abbassare i tassi di interesse, una decisione chiave per la presidenza Trump, per gli Stati Uniti, direi per il mondo. Alla fine c'è riuscito, l'ha mandato via, è arrivato il successore. Alla seconda riunione nei giorni scorsi della Federal Reserve, che cosa è successo? Che i tassi, i tassi di interesse non solo non sono stati abbassati, ma sono stati alzati. È davvero, eh, abbastanza, abbastanza surreale tutto quello che sta accadendo in questo scenario è attesa proprio per questa ma-- e l'Italia cerca di cavarsela. Devo dire che rispetto ad altri Paesi, eh, molto più blasonati, eh, come la Germania, la Francia, ce la stiamo cavando molto bene. E certo, è uno scenario di straordinarie difficoltà. Proprio in questi minuti l'Istat diffonderà un dato, il dato dei conti, da cui si capirà se l'Italia uscirà oppure no dalla, dalla, dalle procedure, e-eh, europee legate al debito, il famoso 3% del rapporto tra debito PIL. E io sono piuttosto pessimista, però magari spero di essere tra pochi minuti, eh, smentito. Insomma, è uno scenario molto complicato sul-- per quanto riguarda l'Italia, ma per quanto riguarda l'intero scenario, eh, mondiale. E si tratta di rimboccarsi le maniche, non farsi scoraggiare. Proprio oggi, pochi minuti fa, abbiamo dato sul sito del Sole 24 Ore, sole24.com, una notizia che mi permetto di segnalarvela perché è davvero di carattere straordinario. Un'azienda di Modena, che ne-- che, che per la verità io non conoscevo neanche, ma fa ricavi per un miliardo, eh, fa componentistica per trattori, ha comprato un'azienda america-- che, un'azienda italiana, la Italfactor, che, eeeh, era stata negli anni scorsi comprata da un gruppo americano, quindi è tornata italiana, eh, fa quattrocento milioni di ricavi, quindi nasce un gruppo di un miliardo e quattrocento milioni. È davvero un se-- è una, è una notizia che dà un segnale straordinario di vitalità del sistema delle imprese italiane e dell'economia, eh, italiana. E insomma, di questi segnali abbiamo, abbiamo bisogno. Quindi tutti a rimboccarsi le maniche senza lasciarsi scoraggiare. La ricerca, l'innovazione è un aspetto determinante del fare impresa e iniziative come quelle di oggi servono a dare, nel nostro piccolo come gruppo Sole 24 Ore, una spinta affinché, eh, si faccia sempre di più all'insegna di quella trasmissione di Radio 24 che abbiamo intitolato: Si può fare. Certo che si può fare, tutti in pista per raggiungere i risultati migliori. Grazie della partecipazione.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ciao direttore, grazie, grazie della tua analisi. E chiamo Lapo Baloncelli, presidente Confindustria Toscana Centro e Costa. Prego, presidente. L'analisi del direttore è stata un po' amara per certi versi. Ci tiri su il morale un po'.
Lapo Baroncelli — Presidente, Confindustria Toscana Centro e Costa
Eh, non credo che ci riescirò.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Non ce la fa, eh?
Lapo Baroncelli — Presidente, Confindustria Toscana Centro e Costa
Purtroppo non sono così. Si può fare, però, ha ragione il direttore, si può fare, ci dobbiamo credere, ma non è così banale, visto che non riusciamo a governare tutto quello che ci accade al contorno. Comunque grazie. Buongiorno a tutti. Eh, vi ringrazio per questo evento, ringrazio il direttore del Sole 24 Ore perché Innovation Days è un evento che è diventato un appuntamento di riferimento ogni anno per chi, come tutti noi, crede nell'innovazione, ne-- che, che l'innovazione e l'impresa siano determinanti e siano i principali motori dello sviluppo della nostra regione e anche dell'intero Paese. Vorrei partire da una considerazione: per molti anni abbiamo raccontato la Toscana come una terra di eccellenze. E lo è ancora. Ma oggi questa narrazione non è più sufficiente. Le eccellenze descrivono ciò che siamo stati capaci di costruire, ma la sfida che abbiamo davanti riguarda ciò che saremo capaci di diventare. E lì ci vuole il coraggio di cui parlava il direttore. E credo che il tema vero di questa giornata sia proprio questo: trasformare la Toscana da territorio di eccellenze a territorio di connessioni. Nel nuovo scenario competitivo non vince chi possiede il miglior prodotto, ma chi riesce a mettere in relazione conoscenza, tecnologia, capitale umano e impresa in modo più veloce degli altri. Inoltre, le crisi geopolitiche, le tensioni energetiche, la rivoluzione dell'intelligenza artificiale ci stanno insegnando una lezione molto concreta. Non esistono più settori tradizionali e settori innovativi. Esistono le imprese che innovano e imprese che rischiano di essere marginalizzate. Questo vale sia per una startup digitale come per una pelletteria, per un'impresa meccanica, una realtà della logistica o del turismo. Per questo vorrei proporre una riflessione diversa. Quando parliamo di innovazione pensiamo spesso a ciò che dobbiamo aggiungere, cioè le nuove tecnologie, i nuovi software, i nuovi investimenti. Ma l'innovazione più importante oggi è quella che elimina ogni distanza, la distanza tra la ricerca e l'impresa, la distanza tra la scuola e il lavoro, la distanza tra le grandi aziende e le PMI, la distanza tra città e aree interne. Se riusciamo davvero a ridurre queste distanze, la Toscana può diventare uno dei laboratori più interessanti d'Europa. Abbiamo ottime università a livello internazionale, abbiamo centri di ricerca di eccellenza, abbiamo filiere manifatturiere riconosciute nel mondo e abbiamo una forte cultura imprenditoriale, anche se molto spesso questa cosa rimane un po' dietro le quinte. La domanda allora è: se non abbiamo-- cioè non è se abbiamo gli strumenti, ma quanto velocemente vorremmo riuscire, vorremmo riuscire a combinarli insieme. Ecco perché considero particolarmente significativo la giornata di oggi, che mette attorno allo stesso tavolo più lati di questo, più sfaccettature: le imprese, l'università, il mondo dell'energia e delle istituzioni. Sono questi i soggetti che dovranno costruire il prossimo ciclo di sviluppo del nostro territorio. Un ciclo che credo si poggi su tre pilastri. Il primo è l'autonomia strategica. Si torna a parlare appunto di energia perché l'Europa importa circa il 57% del proprio fabbisogno energetico e l'Italia purtroppo è uno dei paesi più esposti alla dipendenza energetica esterna. E ci hanno insegnato le crisi degli ultimi anni che anche qua dobbiamo avere il coraggio di alcune scelte che probabilmente sono ormai tardive, ma che se facciamo adesso magari nei prossimi cinque o sei anni riusciremo a mettere a terra, anche se è molto tardi per le imprese. Il secondo è la connessione tra ricerca e impresa. Nel 2024, infatti, l'Ufficio Europeo dei Brevetti ha, eh, ricevuto depositi per quasi 200.000 domande di brevetto e i settori in maggiore crescita sono stati l'intelligenza artificiale, le tecnologie energetiche e le batterie. L'Europa continua a generare ricerca di altissimo livello, ma è fondamentale trasformare le invenzioni in imprese, in occupazione. È qui che dobbiamo passare dalle idee ai prodotti, alle imprese, alle filiere. Il terzo è l'attrattività. Per anni abbiamo pensato che i territori competessero per attirare capitali. Oggi competono invece per attirare le persone. Le imprese toscane stimano per il 2024 quasi 50.000 posizioni destinate a laureati, segnale che la domanda sta crescendo soprattutto nelle competenze di alto livello e nelle competenze qualificate. La Toscana in questo parte da un vantaggio straordinario: possiede una qualità della vita riconosciuta in tutto il mondo. La sfida però è trasformare questo vantaggio culturale in un vantaggio competitivo. Per farlo dobbiamo mettere a terra anche tutte quelle scelte, penso all'housing sociale col quale stiamo lavorando con la sindaca, per, eh, permettere alle imprese di poter avvicinare a questo territorio nuovi lavoratori con dei canoni calmierati e che possano costruire su questo territorio il loro futuro insieme a quello delle imprese. Concludo quindi con una riflessione: il futuro non premia, come abbiamo visto, chi ha un vantaggio storico. Prema-- Premia chi ha il coraggio di reinventarlo. È quello che diceva il direttore, cioè si può fare, ma dobbiamo avere davvero il coraggio di mettere a terra delle scelte che sicuramente, soprattutto all'inizio, non saranno così facili da attuare. Grazie.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, grazie presidente, grazie delle sue suggestioni, davvero. Grazie mille. Chiamo Lorenzo Becattini, presidente di Firenze Fiera. Presidente, grazie dell'accoglienza, della collaborazione, insomma, che ci riserva ogni anno. Prego.
Lorenzo Becattini — Presidente, Firenze Fiera
Buongiorno a tutti e benvenuti a questo appuntamento molto importante che si svilupperà nel corso della mattinata. E vorrei naturalmente prima di tutto salutare la sindaca di Firenze, Sara Funaro, che ci onora di questa presenza e ovviamente salutare tutto il gruppo del Sole 24 Ore, perché oltre a organizzare questa iniziativa, come Firenze Fiera abbiamo preso da un paio di anni a collaborare. E questo è un elemento anche di crescita per la società, perché essere, diciamo, anche all'interno, nella nostra piccola parte, di un gruppo importante e prestigioso come il Sole 24 Ore, e questo ci fa piacere. E d'altra parte però le persone che sono al lavoro qui, eh, mostrano una professionalità veramente alta. Si tratta di, eh, oggi di tema importante, lo ha ricordato il direttore e anche il presidente di Confindustria. Abbiamo un grande bisogno di poter innovare a tutti i livelli, sia dal punto di vista delle imprese, sia dal punto di vista della pubblica amministrazione e dell'università. Sono questi i grandi attori che uniti insieme possono generare davvero qualcosa di speciale per il futuro. E d'altra parte siamo di fronte anche a scenari che stanno cambiando radicalmente. Il 2026, in particolare, ha segnato, eh, segna delle grandi trasformazioni dal punto di vista, eh, non solo delle applicazioni dell'intelligenza artificiale che comincia anche a destare alcune preoccupazioni. Quindi bisogna che la mente umana cerchi di capire qual è la portata, il buono di queste cose e quali potrebbero essere anche i limiti, ma anche dal punto di vista, è già stato ricordato, dell'energia, della medicina. Immaginate questo tema anche degli interventi sul DNA, dove si mischia un tema della scienza con un tema dell'etica. Sono tutte ricomprese nell'alveo delle innovazioni, ma debbono essere comprese e gestite a un livello molto professionale. In tutto questo scenario è chiaro che, eh, capitano anche temi nuovi nel sistema dei trasporti. Pensate a una roba che era, come dire, quasi sconosciuta, il diritto dell'utilizzo dello spazio. È una cosa privatistica in questo momento, ma come tante altre realtà sarebbe importante che fosse riportato in un alveo di un controllo pubblico, perché se no ciascuno può fare quello che meglio vuole e non è giusto questa cosa qui. Allora, io penso sia una straordinaria occasione alla quale poi faremo seguire nel pomeriggio un altro appuntamento. Nel rapporto tra l'università, anche il Sole e noi stessi di Firenze Fiera, perché Firenze, che ha una grande tradizione nell'artigianato, quest'anno abbiamo fatto la novantesima edizione della Mostra dell'Artigianato, che ha una forte, diciamo, presenza nel settore turistico, con tutte le cose che vanno regolate, come sa benissimo la Sara. La sin-- la nostra sindaca che il turismo ovviamente è potenzialità ma anche, diciamo, crea dei problemi. In mezzo a tutta questa cosa è evidente che c'è un tema importante. Per la tradizione storica di Firenze è il tema della scienza, che va esplorato in maniera molto forte perché esso può essere una determinante importante per riconnettere il territorio con il futuro, utilizzare anche la leva dei saperi scientifici e di quello che è stata Firenze dal punto di vista della scienza. Buona giornata a tutti.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, grazie Presidente, ha fatto bene a ricordarlo perché nel pomeriggio sarà bellissimo, insomma, chiacchierare in maniera divulgativa, speriamo, insomma, noi non siamo scienziati, con questi scienziati che abbiamo riunito, eee sarà un appuntamento veramente molto bello. Sindaca Sara Funaro, prego. Io sono particolarmente contenta di averla, eh, qui sul palco, insomma, sono-- grazie, grazie davvero di essere qui. Eee insomma, interessante questa suggestione, no? Di trasformare la qualità della vita da un vantaggio culturale a un vantaggio competitivo. Non è-- di cui parlava il Presidente, non è così banale.
Sara Funaro — Sindaca di Firenze
No, assolutamente. Intanto buongiorno, buongiorno a tutte e a tutti e benvenuti, benvenuti a Firenze per, per chi viene da fuori. Ci tengo a portare un ringraziamento personale e istituzionale al Sole 24 Ore e Confindustria per aver scelto nuovamente la nostra città per confrontarsi su temi che sono temi così strategici in questo momento per le nostre città, per le nostre re-regioni e per il nostro, per il nostro Paese. Non voglio aggiungere, eh, ripetermi rispetto a quello che è stato detto precedentemente, in particolar modo dal, dal direttore Fabio Tamburini, che ringrazio per il suo intervento, dal nostro presidente di Confindustria, Lapo Baroncelli, e ringrazio il padrone di casa Lorenzo Beccattini, perché qui siamo dentro il polo di Firenze Fiera, tra l'altro anche su questo si potrebbe fare un ragionamento sull'attrattività delle, delle varie realtà che possono animare il nostro, il nostro territorio. Eh, non entro nel merito di quello che hanno detto, ma vorrei fare una riflessione su quella che è la fotografia del nostro territorio e vorrei anche provare a essere un pochino più ottimista, soprattutto guardando, guardando in prospettiva. È indubbio, è abbastanza chiaro, che stiamo vivendo un momento da un punto di vista geopolitico estremamente complesso. E non solo da un punto di vista geopolitico, anche da un punto di vista industriale. Il nostro settore manifatturiero sul nostro territorio, in particolar modo legato alla moda, la dice lunga e lo vediamo dalle crisi aziendali che stanno, che stanno partendo sui nostri territori, da tutta la parte produttiva che spesso viene presa e spostata, spostata all'estero, creando anche tutta una serie di elementi di, di criticità e tutta una serie di elementi sui quali riflettere e sui quali avviare una riflessione col presidente di Confindustria, lo abbiamo detto più di una volta, una riflessione che non sia la conservazione dello status quo, ma modello più evolutivo, perché se vogliamo affrontare i cambiamenti bisogna provare a evolvere e provare anche a cambiare, a cambiare sistema da un punto di vista di assetto, di assetto territoriale. Però vorrei portare anche alcuni dati positivi, perché il nostro territorio è ancora un territorio forte, un territorio che ha una storia da raccontare, ma soprattutto una prospettiva da, da seguire. Intanto, eh, c'è sempre questa narrazione, spesso quando mi ritrovo andare nelle trasmissioni o nei confronti con i colleghi, si pensa a Firenze e si pensa che Firenze sia la città del turismo e dove il maggiore contribuente all'economia da un punto di vista locale sia solo esclusivamente il turismo. Io penso che bisogna guardare i dati che abbiamo sul nostro territorio e fare un racconto che sia un racconto, un racconto reale. Fermo restando che il turismo è un asse portante, forte e che c'è e che è un asse che dà risposte, ma che va anche regolamentato nel frattempo, diciamo, non è un mistero che l'amministrazione comunale di Firenze con la sottoscritta abbia iniziato tutta una serie di sfide anche che poi, devo dire, sono state raccolte, e questo ci ha fatto molto pare-- piacere anche dall'Europa, sulla regolamentazione del mercato del turismo sui nostri, sui nostri territori. Però in realtà se noi guardiamo i dati, e li leggo per non sbagliare, Firenze è la seconda città di tutta Italia per export con oltre 35 miliardi di export annuo, seconda solo a Milano, in tutta Italia. Per fare un paragone, il turismo ne porta cinque, 35 contro, contro cinque. Noi abbiamo sul nostro territorio 115.000 aziende iscritte alla Camera di Commercio, di cui tra l'altro 11.000 di queste nel comparto moda, per cui un pezzo, un pezzo estremamente importante. E i settori trainanti, sia per l'export sia per l'economia locale, sono moda, agroalimentare, la meccanica e la farmaceutica. Sappiamo benissimo che la farmaceutica sull'export è quella che fa effetto trainante. Allora io penso che per poter ragionare in prospettiva noi bisogna guardare la fotografia che abbiamo sul nostro territorio. E dobbiamo fare in modo di mettere in campo tutte quelle azioni, parlo ovviamente come amministrazione, per favorire non solo la, eh, conservazione di queste realtà che sono dei punti di riferimento straordinari, ma che bisogna ragionare in un'ottica di attrattività. E bisogna farlo pensando a tutto quello che noi possiamo mettere in campo come istituzioni per favorire questo. Sicuramente la semplificazione da un punto di vista burocratico, perché se vogliamo attrarre aziende nei nostri territori, e qui parlo per il territorio metropolitano, dobbiamo cercare di favorire e accompagnare questo senza rendere complessi i processi di insediamento delle, delle varie industrie, delle varie aziende sui nostri territori, e questo è un punto, ma dobbiamo sicuramente lavorare anche in un'ottica sia di infrastrutture che di servizi che vengono offerti. Una città come Firenze, con i numeri che noi stiamo vedendo, qualcuno dirà: "La, la sindaca è fissata con l'aeroporto". Sì, perché una città come Firenze, con la vocazione internazionale che ha e con le aziende importanti che ha sul territorio, ha la necessità di avere un aeroporto all'avanguardia, perché questo è sicuramente un punto fondamentale nell'ottica anche dello sviluppo industriale del nostro territorio. E questo è-- ne ho citato uno, ma ne potrei citare tantissimi altri, ma non è questa, non è questa la sede. Io penso che noi dobbiamo lavorare da una parte per guardare quello che abbiamo sul territorio, guardare anche le situazioni che ci sono di crisi a livello locale, nazionale e internazionale, perché la situazione geopolitica sicuramente non aiuta, accompagnare il percorso di innovazione e accompagnarlo in maniera molto responsabile, perché lo abbiamo visto in varie, in varie situazioni, voi lo affronterete durante la giornata. Il tema dell'intelligenza artificiale, il ter-tema dell'innovazione digitale va accompagnato in maniera molto seria e molto attenta, perché può essere un grande supporto e un grande aiuto, ma può essere anche un gran pericolo se non utilizzato nella maniera corretta. Io dico sempre: ben venga l'innovazione, ma è la mente dell'uomo che deve sempre governarle. E questo è un punto, è un punto fondamentale. Allora, quello che noi dobbiamo fare, che è un po' quello che fate oggi in questa giornata, secondo me è mettersi a sedere tra i vari livelli istituzionali, tra le varie realtà che ci sono sul nostro territorio, capire che cosa possiamo fare non solo per preservare, ma per innovare e per dare risposte nuove, ma fare in modo che quella fotografia che abbiamo oggi, che è una fotografia ancora positiva, non vada a cambiare, ma che sia una fotografia sulla quale potersi rincontrare tra qualche anno e vedere questi numeri crescere e non diminuire. Il rischio di diminuzione c'è e lo vediamo. Il settore moda che ho citato prima è uno di questi, ma su tanti altri settori ovviamente c'è la necessità di un'attenzione forte e noi come amministrazione lo dobbiamo accompagnare da un punto di vista urbanistico, da un punto di vista di incentivi, da un punto di vista di valorizzazione e soprattutto di interesse politico, perché questo è il primo punto. Rimaniamo spesso schiacciati a parlare di questioni che sono questioni che riguardano la vita quotidiana dei cittadini e che sono importantissime, dalla sicurezza all'abitare, alle tante questioni su cui-- le quali stiamo portando avanti le nostre, le nostre battaglie. Queste sono questioni che devono stare unite ovviamente a tutto il tema dello sviluppo, perché uno dei motivi per cui le aziende scelgono anche dei territori è se trovano le condizioni e servizi che sono sostenibili per i propri lavoratori. Il tema dell'abitare, il tema dei trasporti, il tema della vivibilità di una città e il tema anche dei servizi e quanto costano questi servizi sono dei punti fondamentali nelle scelte e noi come istituzioni dobbiamo essere all'avanguardia e soprattutto dobbiamo dare queste risposte se vogliamo continuare a essere attrattivi. Noi questo come amministrazione comunale stiamo cercando di metterlo in piedi e qui arrivo in chiusura a rispondere alla domanda. Questo è il modo per tenere insieme quello che è il tessuto di una società e le risposte che dobbiamo dare ai nostri cittadini con lo sviluppo. Le due cose non sono in contrapposizione, ma stanno profondamente insieme. Noi dobbiamo fare in modo di accogliere questa sfida e portarla avanti tutti. Grazie di cuore.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, grazie davvero sindaca, grazie per le sue parole. Noi-- grazie a lei davvero. E noi continuiamo col nostro, anzi iniziamo col nostro primo slot dedicato al market watch regionale. Invito Marco Agosto, Chief Marketing e Business Strategy Officer per Banca Ifis. Sei ormai Marco, un nostro ospite fisso, prego. Infatti bisognerebbe darsi del lei, ma perdonami ti ho dato del tu. Allora-
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Va bene così, grazie.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Il microfono dobbiamo accenderlo. Sì, è acceso. Allora, dicevamo, eh, il tema dell'eccellenza è un po' scritto nei numeri, no? 7,5 del valore aggiunto della manifattura, 12% dell'export concentrato nel territorio della Toscana, ma soprattutto una predisposizione all'esportazione e un trend di crescita che è, eh, superiore rispetto alla media. Cioè quindi qui, eh, le sfide per questo territorio sono tante. Però tutti hanno detto: il tema dell'eccellenza non basta, bisogna andare avanti ed evolvere. Ci racconti un po' che cosa avete visto nel vostro, nel vostro report annuale?
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Certo, buongiorno a tutti. Ehm, il-- procederei un po' sul filo dell'ottimismo che la sindaca ha introdotto, eh, ovvero, eh, la regione Toscana è una delle regioni trainanti, ok? È una grande regione, una grande regione da sempre, sia a livello imprenditoriale che produttivo, e quindi da-- i numeri che, eh, raccontavi sono numeri diciamo significativi, quindi la parte sicuramente del valore aggiunto e della parte di, di export ne fanno la differenza. Eh, proseguerei sull'export. L'export, eh, è vero che il 12% del contributo della Toscana sul totale dell'export è significativo, no? Perché è più di due volte quello che mediamente dovrebbe fare una regione, quindi questo sicuramente è un'eccellenza. Se facciamo un passo in più, eh, vediamo che all'interno della Regione Toscana sei aziende su 10, cioè il 60%, esporta. Ora, scusate, sei su 10 è un numero che è di 14 punti percentuali sopra la media italiana. Non è banale. Vuol dire che la vocazione, no? Trovare altri mercati che non siano quelli domestici, è della regione, quindi questo è sicuramente un dato positivo. Positivo perché implica una tessuto imprenditoriale dinamico che cerca diversificazione, che ha vista sui mercati internazionali e che ha dimestichezza con soluzioni, parlo da un punto di vista bancario, che non sono le classiche soluzioni, sono soluzioni più, diciamo, articolate. Quindi sicuramente questa è una nota positiva, una nota positiva che si scontra ovviamente su quello, e mi ricollego un po' al direttore, no, all'inizio che va citato, eh, il contesto, perché vero è che la dimestichezza con la-- comparto estero è una dimestichezza della regione-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ma il momento
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Il momento non è dei, dei più, dei più facili. Infatti, se faccio un piccolo anche vista sul market watch, vediamo che il sentiment di questeee, di queste aziende, che è un sentiment leggermente più, eh, se volete, cauto.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Cauto.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Ok, cauto. Lo definirei cauto. Gli investimenti sono stabili, eh, c'è sicuramente una, una preoccupazione molto alta su quelle che sono le tensioni geopolitiche, la parte dei dazi, su cui devo dire la verità, eh, la regione ha comunque reagito bene, ma c'è preoccupazione e ovviamente il, il sentiment negativo sull'aumento dei costi energetici che fanno la differenza.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, che poi quello che, ehm, incide sui margini, no? Cioè a parit-- a ric-- a fronte di ricavi che crescono, i margini fanno fatica, che è un po' le-il, il grande stress test delle nostre, delle nostre aziende. Ci sono un po' due temi, eh, che hanno attraversato, dicevamo, tutti hanno, eh, evocato il tema del cambiamento, della trasformazione del modello, quindi sicuramente i temi legati all'innovazione e alla sostenibilità, eh, sono centrali, no? Per trasformare i modelli di business, per fare innovazione di prodotto oltre che di processo, perché diciamo sempre che in Italia si fa tanta innovazione di processo, l'innovazione di prodotto bisogna, eh, lavorarci con un pochino più di, eh, di attenzione. Ecco, che tipo di, mh, situazione avete, eh, fotografato da questo punto di vista come predisposizione all'innovazione, alla sostenibilità? Cioè in tempi difficili aumenta, diminuisce? Perché il rischio è di tirare i remi in barca, no? Cioè questo è il grande rischio sempre in una fase economica difficile come quella che stiamo vivendo noi.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
No, sono d'accordo. Il-- una lettura, eh, che, eh, secondo me ci porta un pochino a capire esattamente la reazione, no? Delle, delle, delle PMI, eh, toscane a questo concetto è una vista un pochino, se volete, numerica, che mi permetto di dare perché nel market watch che facciamo come banca, no? C'è sicuramente una, eh, analisi del sentiment degli imprenditori con delle interviste, ma c'è una grossa parte di analisi numerica. Un dato positivo è questo: uno, nel triennio le aziende toscane aumentano il fatturato, ok? +2.4%. Media nazionale -0,9. Vogliamo prendere una regione un po' come benchmark, la Lombardia? Zero.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Stabile.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Stabile.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Ok. Mi ricollego a quello che dicevi. Siccome siamo anche un po' banca, andiamo anche un po' sotto nel conto economico, quindi andiamo a vedere anche costi ed EBITDA. Qual è il vero tema? Il vero tema è che l'EBITDA, l'EBITDA delle aziende toscane è in decrescita, forte decrescita, 2.6%, media nazionale 2.6, 2.7. Prendiamo la Lombardia, -1,4. Ora, questa compressione dei margini si lega un pochino a quelle che sono le sfide, ok?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ai cambi di modelli, no?
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Ai cambi di modello.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Stai cambiando pelle, questo ti costa.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Questo ti costa. E quindi cosa abbiamo cercato di fare? Abbiam-- abbiamo cercato di capire quali sono, no, le reazioni, qual è la, la, il modo con cui, all'interno, insomma, del-delle dinamiche, si sta reagendo. Ora, eeeh, un dato interessante è che il 61% degli imprenditori dichiara che è già attivo un processo di investimento, di cambiamento all'interno della propria, della propria impresa. Importante, ok? E a livello di tecnologie in-innovative, quindi magari spingiamoci un po' verso il cloud, verso l'intelligenza artificiale, che comunque fa la differenza, il 41% dichiara che in-- ha già intrapreso o intraprenderà progetti di diversificazione, che sono numeri importanti. Ehm, un passo in più per dare anche, insomma, spunti per la, la-- ai temi successivi è: come vengono utilizzati? Vengono utilizzati internamente per efficienza, eh, produttiva, eh, per ripensare la parte logistica di supply chain, oppure, ok? Per la, eh, questa, una tendenza abbastanza che si sta, diciamo, confermando per la manutenzione predittiva. Esternamente per prodotti, servizi e in generale acquisizione di nuovi clienti e di mercati. Queste sono le, le, le applicazioni fondamentali. Ehm, devo dire che, per collegarmi, collegarmi poi agli interventi precedenti, eh, questo 61% e questo 41% sono più bassi della media nazionale. Quindi credo che sia, come, eh, anche spunto di discussione, necessario, ok? Prendere-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Almeno allinearsi
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Almeno allinearsi e reagire, ok? A questa necessità di cambio modello e questa necessità di ripensamento di quelli che sono le logiche produttive.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Un'ultima domanda, abbiamo giusto un paio di minuti, due minuti e mezzo. Cosa state invece osservando, cosa avete osservato sul tema della, eh, finanzaaa d'impresa? Insomma, anche perché qui la sfida è che bisogna continuare a crescere sopra la media, mantenere l'export, cambiare modello, eh, recuperare sui margini. Cioè non èèè banale. Però il tema della finanza d'impresa come sta evolvendo?
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Ora, la, mhm, come banca guardiamo molto, no? Attentamente la parte sc-- di, di finanza generale, ma anche di finanza straordinaria.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, anche perché l'abbiamo visto, cioè questo è un momento in cui le PMI italiane in salute stanno tornando protagoniste anche di grandi operazioni di merger acquisition, che era una cosa che non vedevamo da tanto tempo, anche in settori come l'automotive, che sono settori invece abbastanza silenti da questo punto di vista. Però, insomma, lo citava proprio il direttore in apertura.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Il direttore in apertura, che ha tra l'altro citato questa bellissima, no? Eh, insomma, notizia del, di, di oggi. Eh, e in generale il mercato toscano delle M&A è un mercato che si allinea alla media nazionale, cioè non è effervescente o più effervescente di altri. L'anno scorso, diciamo nel 2025, il 7%, no? Delle operazioni sono state fatte all'interno della Regione Toscana.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
In linea, insomma.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Quindi in linea. Ehm, la Regione Toscana, ovviamente tessuto di PMI, è in un momento, diciamo, da un po' di anni, anche di passaggi generazionali, da ripensamenti intensi per quanto riguarda le catene produttive, le filiere, come ci dicevamo. Ehm, nelle nostre analisi quello che vediamo e che emerge molto forte è che, eh, circa il 40%, 41 degli imprenditori dichiara che in questo momento è, eh, impegnato in una, mh, modifica di quello che è il proprio assetto, che vuol dire assetto sia aziendale, sia produttivo, sia distributivo. Quindi in un cambio straordinario. Ehm-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Superiore alla media italiana.
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Superiore alla media italiana. Eh, questo è, eh, riflessione della necessità di cambiamento che c'è in questo momento, percepita anche, no? Dal, dal tessuto imprenditoriale. Un dato in più per un po' concludere è che è interessante, eh, quel-quella, quella necessità che viene espressa di finanza straordinaria. Il 50% di questo 41 dichiara che è aperto a nuovi capitali. E per la metà anche da equity proveniente da investitori terzi. Ora, questo è un dato un po' più alto della media. Questo è secondo me anche figlio dell'apertura, no? Internazionale, anche a un mercato diverso di quello che è, eh, l'ECM o il DCM generale, no? Che può, eh, insomma, caratterizzare una, una, una regione che è proprio quella della Toscana.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Bene, poi questo dato, mmh, è perfetto nei tempi, come sempre. Questo dato che tu rilevavi incrocia anche con una fase di cambio generazionale nelle PMI italiane, no? Perché i grandi imprenditori, eh, stanno spesso uscendo dalle aziende, quindi questo tema del cambio generazionale è un tema che incrocia moltissimo la consapevolezza di aver bisogno di finanza-
Marco Agosto — Chief Marketing & Business Strategy Officer, Banca Ifis
Assolutamente
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
...straordinaria. Quindi siamo in quella fase, diciamo, storica, sicuramente le due cose si tengono insieme. Grazie, grazie davvero. Grazie a Banca Ifis per l'apporto di conoscenza che sempre ci porta. E noi andiamo al nostro primo Focus Toscana: dall'energia alla logistica, a reagire alle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Prego. Allora chiamo il presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini. Abbiamo messo un sacco di carne al fuoco, presidente, prego, si accomodi. Abbiamo fotografato un sacco di cose, anche se in pochissimo tempo, però, eh, avete la capacità, insomma, anche di emergere nei dati abbastanza chiara il momento economico in cui si trova, diciamo, questa, eh, questa regione. Ehm, il tema della congiuntura è difficile per tutti e questo vi accomuna tutte le altre imprese. Però sicuramente, eh, c'è un tema di investimenti che in questa fase è fondamentale, oltre che di stress sui margini, no? Allora, il rischio, lo dicevamo sempre culturalmente, è quello di tirare i remi in barca quando si vive una congiuntura difficile. Ci fa una riflessione su questo aspetto? Cioè quali sono, quali sono le priorità che un'azienda in questo momento deve tenere ben, ben salde nel momento in cui è alle prese con i costi primari che sono pazzi?
Sì, ecco, innanzitutto grazie, buongiorno a tutti. Eh, per quanto riguarda l'azienda, chiaramente sono un imprenditore che, che sono sempre sul, sul pezzo, quindi bisogna capire bene cosa succede ogni giorno, perché il cambiamento è estremamente veloce. Considerate che Internet ci ha messo per fare un milione di utenti, ci ha messo circa sette anni, no?
Ha preso il suo tempo. Facebook l'ha presa-- praticamente è andata fuori sui tre, quattro anni prendeva un milione. E ChatGPT ci ha messo tre settimane per fare un milione di utenti. Quindi è chiaro che questa velocità porta ovviamente a capire e far capire, soprattutto leggere dall'interno dell'azienda cosa può cambiare per il discorso del mercato. E questo chiaramente è una cosa che sta-- che è fondamentale. Però quello che voglio dire quando si parla anche di riduzione dei margini, sentivo prima, no? Che questo è preoccupante. La riduzione poi anche della Toscana, perché se si toglie a noi in Toscana, eh, il settore orafo, che comunque, eh, ha un valore, eh, invest-- grandissimo come, diciamo, eh, attività, diciamo, m-m-manifatturiera, non, non sono altissimi i numeri di, di occupazione. Se si toglie il farmaco, ovviamente, eh, c'è un, c'è, c'è una sofferenza in Toscana che va recuperata, insieme alla Regione va lavorato, va portato sul tavolo e va cercato di gestire ovviamente questa cosa. Però volevo fare un'analisi più, un po' più attenta per quanto riguarda invece il margine e perché oggi questo margine manca. In cinque anni la Cina è passata da 70 miliardi in Europa a 370 miliardi, un miliardo al giorno di avanzo. In Italia è passata da 10 miliardi a 70 miliardi. E si pensa che da qui a qualche anno quei 70 miliardi divengono 120 miliardi. Quindi se io faccio un'analisi anche del PIL, quindi diventa più semplice, no? Il PIL è solo l'1%, quindi siamo veramente-- si cresce pochissimo in Italia, no? Se si arriva all'1 quest'anno va, va bene.
Già va bene. Di quest'1 c'è il 7%, 6-7% se lo prende ovviamente il turismo, che per fortuna ti-- sta tirando. Però il manifatturiero c'ha il 30%, di cui 15 ce l'ha come produzione manifatturiera e 15 come indotto, come indotto di lavoro, ovviamente all'interno. Con un'occupazione circa 7 milioni fra indotto e manifatturiero in Italia. Ma io poi mi sono domandato: ma chi è quell'altro 60%? 60% del PIL in Italia lo fa la-- chi acquista?
È questo. Quindi il ragionamento da fare è di stimolare, perché poi vado a prendere i dati dell'OCSE e viene fuori, dell'OCSE viene fuori che la Cina finanzia, che esporta in Europa otto volte superiore ovviamente ai finanziamenti normalmente europei. Quindi significa: io vado a prendere una macchina cinese, la pago 30.000 euro, però non è vero che costa 30, costa 50, perché 20 vengono dallo Stato. Quindi io come faccio in Italia? Ho fatto l'esempio della macchina, posso fare l'esempio di qualsiasi oggetto. Come faccio io a far concorrenza sleale, se si vuole? Si parla di antidumping, non ne parliamo nemmeno. A Bruxelles non c'è un antidumping che, che va in fondo, forse anche questo andrebbe capito perché. Però lasciamo fare su questo fatto. Però il 60% bisogna cercare di spingere l'acquisti, perché io so proprio-- io essendo un imprenditore normalmente, e, e tra l'altro non mi piace anche tanto quando uno dice sempre: "Va tutto bene, va tutto male", e però non dice quali sono le soluzioni perché vada bene, no? Ecco io so-- proporrei una cosa del genere, i dazi no, perché se no si fa Trump e due, è una cosa da, da evitare. Ma il fatto di dire io chi compra, lasciamo fare le aziende, ma chi compra io agevolo l'acquisto per un made in Europa. Paritete a valore che, del, del, del, della concorrenza sleale che la Cina fa verso il prodotto.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Si è, si è-- c'è molto parlato del made in, del made in Europa, invece molto meno dell'acquisto europeo, insomma, del sostegno diciamo al mercato da questo punto di vista.
Infatti il punto è questo, il punto è di spingere, perché poi le aziende nel momento in cui c'hanno mercato, nel momento in cui c'hanno business, nel momento in cui c'hanno ovviamente fatturato, si organizzano per migliorare i processi, per migliorare i registri, per migliorare quello che si vuole. Cioè non c'è problemi. Il problema è di trovare il mercato, perché ora con l'1% il mercato non c'è. Parliamoci chiaro.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Pensiamo che effetti può avere questo discorso che lei sta facendo su due settori, l'automotive e la moda. Cioè citiamone due che sono proprio sotto, sotto attacco, diciamo.
Non solo, ma l'attacco della moda, perché poi se noi si guarda un attimino, e questo io parlo... Eh, se si guarda un attimino una dittatura, no? No, non economica, ma una dittatura come potrebbe essere quella politica cinese, vince 10 a 0 verso la democrazia. Ma 10 a 0, perché lui per la moda che hanno fatto? Che hanno fatto? Hanno detto: "Guarda, da oggi a domani te non importi più i prodotti di brand perché non te li faccio passare dalla frontiera". Basta, finito. Dieci, dieci pullman da Monteva-- da Firenze andavano, eh, lì a, a Ciliegio, come si chiama lì? L'outlet mall. Il giorno dopo zero. Quindi come si fa a vincere? Quindi o si gioca le stesse carte oppure il mercato ci sparisce. Questo è il punto io credo cruciale e fondamentale. Quindi il fatto di dire facciamo il-- per esempio, se io dico, a parte il discorso, perché se io dico: guardate, voi-- io non voglio mica andare contro i cinesi, ma ci mancherebbe altro. Io anzi dico ai cinesi: venite a investire in Italia, venite a investire in Europa, produciamo insieme. Ma qual è il problema? Però te devo, devo produrre dove io consumo. Oppure se te consumi fuori da qui, io devo aiutare chi compra perché compri made in, made in.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Questo è chiarissimo. Senta, in questo discorso che lei fa, il tema dell'attrattività, no, e il tema delle politiche industriali, anche non solo nazionali, ma anche territoriali, acquistano un ruolo, eh, centrale, perché il tema del, del, della, mh, capacità di attrarre da parte dei territori è un tema che è diventato-- diventa sempre più rilevante man mano che la, la crisi, diciamo, si acuisce a livello di...
Sì, sono, sono d'accordo. Le politiche industriali però bisognerebbe sentirne parlare anche in Europa, no? Perché ho sentito la von der Leyen ha parlato un'ora e mezzo, non ha parlato un minuto di, di, di, di, di politiche industriali. Un minuto, io non l'ho sentita parlare. Non so se voi l'avete sentita parlare, io no. Quindi di essi si parla, quindi-
Esatto, più Europa, più Europa su questo certo, più Europa. D'accordo ovviamente con tutte le-- e, e però non meno Europa, questo è sicuro, però non parlando di, di politiche industriali. Poi si parla dell'Italia, benissimo. È venuto fuori lo ZES, che voi conoscete. Lo ZES è zona, è zona economia del sud. È venuto lo ZES, sta funzionando. Sta funzionando per due motivi. Un motivo perché agevola ovviamente le domande. Cioè io ho bisogno di fare un capannone, io ero lì con il proprietario di un'azienda che fa capannoni, la Bara, che dice in quattro mesi hanno fatto la domanda e hanno iniziato a costruire.
Non solo, ma la Barilla è andata a fare uno stabilimento lì, quindi che si fa? Ci si fa concorrenza in casa. Perché? Perché c'hanno la defiscalizzazione. Allora quantomeno cosa si chiede a noi come imprenditore, come azienda, come Confindustria? Si dice: guarda, ok, c'è lo ZES giù. No, non si vuole agevolazione fiscale. Lasciamo perdere, lasciamola al sud perché hanno, hanno bisogno di sviluppo e lo vogliamo. Però la sim-- la, la semplificazione sì. La semplificazione sì, perché oggi, oggi la semplificazione ci costa-- non la semplificazione, essere una burocrazia oggi costa 80 miliardi in Italia. Quindi questo-- vogliamo fare un, un attimino-- cioè se io ho bisogno di fare un ca-- un, un, una rinnovabile con, con, con costi così alti dell'energia, se io voglio fare una rinnovabile in azienda, ancora qui in Toscana, tanto per essere chiari, non ci è ancora fatto le aree di competenza per fare impianti. Dice: "Ora dovrebbero uscire", ma quando? Cioè, perché sono mesi che si aspetta? Soprattutto quando si parla di autoconsumo. Perché se io fo-- se io fo-- dico: "Voglio fare un'azienda di-- voglio fare concorrenza a, a, a un'azienda che produce energia", è chiaro, dimmi come fai, quattro ettari di pannelli fanno pena. Cioè, dive-- parliamone.
Ma l'autoconsumo, l'autoconsumo dovrebbe essere immediato. Perché io c'ho un'energia, mi costa da morire. Oggi, oggi, oggi tra l'altro con le rinnovabili siamo a 25, 30 € a megawattora su un impianto fatto con l'ammortamento e tutto, perché così basso non è mai stato il costo delle rinnovabili. In più ora c'è anche la parte del, degli accumuli che cambia la vita, perché oggi non si può dir più: "Io c'ho l'energia quando c'è il sole", io c'ho l'energia anche quando non c'è il sole.
Ma c'è gente che prende l'accumuli di 2, 3, 4, 5 mega, li carica la notte che l'energia non costa niente e la riporta in azienda di giorno e ci ripaga la batteria. Quindi è chiaro che i costi sono estremamente bassi da poter lavorare, però occorre lavorare insieme alla Regione per semplificare questi processi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, grazie Presidente, perché lei mi ha dato un assist perfetto. Uno per ricordare che abbiamo lavorato tutta-
Sì, abbiamo lavorato tutta l'estate, come Il Sole 24 Ore, proprio per prendere regione per regione, raccontare i progetti bloccati, insomma, le co-- e poi perché il prossimo panel è dedicato all'energia. Grazie, grazie davvero. Tempi perfetti. E allora andiamo col nostro nuovo focus che è appunto dedicato alle sfide energetiche puntando su fonti alternative e progresso tecnologico. Prego. Eccoci qua, ve lo presento Luca Rossini, che è a capo del-
Buongiorno. Intanto grazie al Sole 24 Ore e, e agli os-- e alla, la fiera che organizza questa cosa bellissima. Eh, prima di parlare di geotermia, eh, voglio-- poi potrei parlare sei ore ma non, non voglio. Per seguire il consiglio suo, noi abbiamo costruito in Cile, secondo me appunto la bacchetta magica che si potrebbe fare, e non è una cosa non fattibile, la potrebbe fare anche la Regione o anche i comuni. In Cile hanno il silenzio assenso sulle VIA. Silenzio assenso su una ce-- su un progetto geotermico che è fatto da una centrale a vapore d'acqua e pozzi. Ti danno 12 mesi, come in Italia, primo ciclo fai delle domande, loro ti fanno le risposte, le seconde ciclo di domande non possono essere sulle risposte. Perché, perché l'obiettivo è uno più uno fare tre, cioè arrivare in fondo. Loro sono minatori, eh, 60% del PIL in Cile.
Se voi andate a vedere, quindi proponetelo questo, perché si può fare, lo può fare la Regione, il silenzio assenso su tutto, anche sulle, sulle batterie.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Allora, dottor Rossini, ci aiuti a capire, perché questo tema del geotermico è un tema interessantissimo, che è rimasto di nicchia, sopito per decenni, che oggi che siamo in una situazione come quella in cui siamo, torna di grandissima attualità. Allora, ci aiuta a capire come questa fonte, quando si dice che l'Italia non ha, eeeh, non ha primario, in realtà, in realtà ce ne ha tantissimi.
Ecco. Ci aiuta a capire come nella politica di decarbonizzazione dell'Europa, perché poi è lì che i driver arrivano, si pone questo tema, questa fonte, quali potenzialità ha da qui in poi, diciamo? Io mi siedo e l'ascolto.
Grazie. Quindi è appunto una cosa che esiste da 200 anni e ce l'abbiamo sottoterra. Eh, ha cominciato circa 200 anni fa come estrazione. Chi è stato all'aderello di voi? Chi conosce la geotermia? No, non vi vergognate ad alzare le mani eh.
Chi non l'alza verrà fotografato e verrà portato con un pullman, perché da italiano dovete conoscere questa cosa. Quindi 100 anni fa si faceva estrazione del boro, da 100 anni è diventata, è diventata produzione di energia elettrica dal 1904, quando dimostrò il principe Ginori Conti, quindi Ginori è un nome famoso, che si poteva produrre energia elettrica dalla, dalla estrazione del, del vapore, da questa bella risorsa che veniva fuori naturalmente. Quindi da quel momento, siamo dopo 100 anni, ormai si sfrutta solo la parte energia elettrica e siamo una cosa non più brutta e cattiva, come eravamo fino a una trentina anni fa, ma ormai siamo una cosa più che mai sostenibile, che abbiamo 65.000 visitatori all'anno. Siamo parco UNESCO, ormai non è più produrre energia elettrica, ma è fare altre cose, attrarre i cittadini, per questo è importante che veniate. Che cosa si può fare? Con la, la risorsa geotermica si può produrre energia elettrica, si può teleriscaldare risparmiando il 50% della bolletta pre guerra, quindi oggi siamo a cinque volte rispetto al gas. Però c'è un limite, ovviamente, bisogna stare vicino alle centrali geotermiche di Larderello, perché questa soluzione è come portare anziché il metano, si porta il calore geotermico davanti casa a 14.000 utenti. Ovviamente...
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Il, il, il risparmio da dove viene? Viene dal fatto che noi usiamo calore che non-- come cascame, diciamo, della parte che produce energia elettrica, quello che non è più utilizzabile ma ancora utilizzabile per il teleriscaldamento andiamo davanti a 14.000 utenti. La terza cosa che si può fare, e qui è la sfida da, da, da appunto risorsa antica a risorsa moderna, da italiani specialmente ora, questa è una cosa che si chiama pompe di calore geotermiche, che vuol dire climatizzare in tutta l'Italia, in tutto il mondo si potrebbero fare queste, si fanno ovviamente, risparmiando l'ira di Dio molto di più del 50% spianDando-- sfruttando un principio che sottoterra a 30-70 metri c'è sempre la temperatura, la stessa temperatura per tutto l'anno in quel punto, e, e quello si può sfruttare per climatizzare, quindi scaldare e raffreddare, come se fosse dei semplici condizionatori che tutti voi penso ormai purtroppo dovete avere a casa. E questo a quel punto il costo è quasi z-- non zero, ma, eh, è molto bassino, per non dire ancora più basso della metà di questo, sempre rispetto alla pre-guerra, perché oggi è cinque volte il metano. Eh, qual è il problema di questa sfida? È che bisogna andare a cercare dov'è la profondità, quindi bisogna fare 20, 30 metri di scavo, uno scavo non molto grande.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Questo un po' spaventa.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Ecco, però in realtà è un grande, eh, diciamo sinergia con gli edifici dove c'è da fare i parcheggi, che quando uno scava a quel punto, o, o anche un multipiano che c'ha delle fondazioni profonde, a quel punto gli viene gratis. Tant'è che a Pisa ce ne sono moltissimi di edifici appunto che hanno fatto questa cosa. In Toscana, qui stiamo facen-- l'a-l'aeroporto lo starà facendo così. Quindi con questa cosa qui o-oggi la diffusione in Italia è quasi zero virgola. Quindi questa è la sfida che si può fare da domani. Da domani si può fare per risolvere il problema. Come si, eh, l-il principio della geotermia è molto semplice: si prende l-la risorsa da sottoterra, si veicola verso le centrali, tanto vado veloce, e si-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Abbiamo tre minuti e mezzo, io poi vorrei farle una domanda sulla Toscana, perché su questo ci deve dire poi delle cose.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Tre minuti e mezzo allora vado ancora più veloce. Tanto la cosa importante è questa: che noi produciamo, c-che c'abbiamo 500 pozzi geotermici, quindi la geotermia è un'attività mineraria. Non è una cosa che si può lasciare alle persone che vengono e dicono: "Io posso fare la geotermia". Abbiamo 37 centrali, siamo in esercizio dal 1904 e produciamo 5,4 TWh, ma facciamo risparmiare 2,6 milioni di CO2 e c-- e produciamo 175 MWh termici, cioè 14.000 utenze. Siamo il 30% dei consumi della Toscana e il 75 della produzione di energia elettrica rinnovabile, quindi siamo una cosa importantissima. Siamo un operatore integrato e la cosa importante, che lo voglio dire qua, è che spendiamo-- c'abbiamo un indotto di 80 imprese, di cui 150 perimetro toscano, e spendiamo circa 100 milioni all'anno. A proposito di cosa importante.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ricadute.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Bene. 55% a livello toscano e il 90 a perimetro Italia. Quindi è tutta chiaramente-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Una filiera italiana.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Benissimo. Finisco qua e gli dico il perché siamo bravi. E questa appunto, non è che si può inventare la geotermia, perché per poter guadagnare, perché noi-- io ho avuto la fortuna di essere ente di Stato, ora poi invece sono una SpA, quindi ho vissuto la prima e la seconda. Scelgo la seconda. Cinque volte al cubo. E però fortunatamente siamo stati bravi ed abbiamo saputo tenere. Nella Prima Repubblica eravamo tre volte gli attuali, eh, head count. Oggi siamo un terzo e abbiamo tenuto le cose importanti, per esempio gli equipaggi di perforazione, quelli che sono brutti e cattivi, che fanno vedere quando ci vanno a far vedere: "Ah, il petrolio", che fanno questi impianti qui brutti e cattivi, invece in realtà sono impianti alti 30 metri con cui si va a 5.000 metri sottoterra, perché giustamente si deve andare a prendere la risorsa. E questo se non c'abbiamo questi otto impianti, ce ne abbiamo otto equipaggi, si lavora H24 per tenere in esercizio i 500 pozzi. Ecco.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Che cosa succede da qui in poi per la Toscana? Perché il piano industriale per la Toscana è interessante, ci sono degli investimenti in campo, ci sono anche, eh, delle concessioni, diciamo, rinnovate. C'è un, credo, ricorso al TAR, ma quello bisognerà vedere come va, però ci aiuta a capire che tipo di potenziale avete nella regione?
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Sì. Abbiamo fortunatamente, mh, rinnovato la, le concessioni per circa 20 anni. C'abbiamo questo ricorso da chiarire, ma noi siamo operativi. Operativi vuol dire, mh, spenderemo circa 3 miliardi in 20 anni. Per questo ci hanno dato la proroga, perché ci siamo impegnati come azienda quotata in Borsa e non come ente di Stato, a investire questi 3 miliardi, che sono attività chiaramente che sviluppano e ult-- e incrementano, mantengono l'esistente e incrementano la potenza attuale. Che non è banale, ricordo sempre, è un'attività mineraria. Eh, oggi come piano abbiamo di aggiungere tre centrali da per 65 MW, circa 10% della potenza attuale come incremento, ma ce ne abbiamo 140 in In studio. Quindi complessivamente sono circa 250 MW. E questi a-aumentano, eh, il, il-- a beneficio della Toscana, perché sono-- queste sono tutte in Toscana, però l'energia elettrica va ovunque.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
E vanno in direzione di quella sovranità strategica nell'energia di cui stiamo parlando dall'inizio di questo appuntamento.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Assolutamente. E, eh, chiudo con il fatto che la geotermia ormai è anche per il riscaldamento, ve l'ho detto, caseifici, musei. Quindi noi abbiamo questi 65.000 visitatori. Quindi vuol dire che siamo attrattivi, non che siamo-- e vengono da sé, eh, non è che dobbiamo andare a prenderli con i pullman. Vengono con i pullman, ma vengono da soli. Abbiamo in termini di sostenibilità, perché siamo ormai green eco-green economy. Per questo preferisco le, eh, la, la società per azioni e non, e non l'ente di Stato. Quando eravamo ente di Stato eravamo imperialisti, ora invece siamo ospiti e non padroni di casa. E questo fa sì che, per esempio, uno dei progetti di sostenibilità, la nostra ha fatto ormai quest'anno entra in esercizio, una-- tutta la, la CO2 che emettiamo da due centrali sulla Menta viene catturata e data al 100% a una società che la imbottiglia e la produce a livello alimentare. E quello per noi è a costo zero perché gliela regaliamo, ma tutto questo è il 30% della fetta di mercato di CO2 prodotta.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi fate anche economia circolare, insomma, nella migliore delleee-
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
Esattamente
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
...delle possibili.
Luca Rossini — Head of O&M Geothermal Italy, Enel
E siamo in Cile e questo chiudo perché dovete celebrare, visto che siamo italiani, e io sono sull'essere ottimisti perché per definizione lo dobbiamo essere. Q-quando appunto a-abbiamo pa-partì questa centrale che sono 81 MW a 4.500 metri sulle Ande, non è facile farla, anche perché lì c'è il diritto ancestrale e c'è da negoziare con le, con le comunità. Però l'abbiamo convinta, quindi vuol dire che si, si deve convincere, si deve essere convincenti. Questa cosa partì nel 1921, quando appunto disse il principone che scoprì che si poteva fare energia elettrica, disse: "Ma vai a vedere nel resto del mondo se c'è altro" e loro andarono. Poi dopo 100 anni l'abbiamo fatta noi. Grazie.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie. Abbiamo sforato di soli due minuti, ma grazie del, del suo racconto. Grazie dottor Rossini. Passiamo al prossimo slot, parleremo di economia della luce e delle ricerche che generano valore economico e innovazione. Ecco, chiamo Marco Pierini, prorettore al trasferimento tecnologico, attività culturali e impatto sociale per l'Università di Firenze. È un piacere averla qui.
Marco Pierini — Prorettore al Trasferimento tecnologico, Università di Firenze
Piacere.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Eh, professore, davvero èèè un piacere. Sì, sì, ed è-- sarà un piacere anche cimentarmi con la tavola rotonda del pomeriggio, così mi fa sentire un'imbucata doppia. Un'imbucata oggi qui perché sono una laureata in filosofia, quindi in un mondo economico, quindi c'ho sempre questa sindrome dell'imbucata. Ma oggi pomeriggio sarà ancora più evidente, insomma, in mezzo agli scienziati e i fisici. Di cosa stiamo parlando? Che cos'è l'economia della luce?
Marco Pierini — Prorettore al Trasferimento tecnologico, Università di Firenze
Intanto buongiorno. Beh, intanto le dico che i filosofi sono il futuro, perché l'intelligenza artificiale ha bisogno dei filosofi e quindi-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Beh, la ringrazio, ma insomma
Marco Pierini — Prorettore al Trasferimento tecnologico, Università di Firenze
...al centro, al centro del mondo. Eh, l'economia della luce, ehm, diciamo tutto ciò che riguarda lo sviluppo, diciamo, di questa tecnologia, di questa, appunto, la luce che ci permette di vedere e che ha tantissime applicazioni. Eh, tra l'altro, ci tengo a dire che la prima spin off di successo, eh, dell'Università di Firenze è la, l'azienda El.En, ormai un'azienda importantissima a livello non solo locale ma mondiale, che ha fatto della luce proprio, il proprio, il proprio business sviluppandolo per esempio, e non solo in ambito biomedicale. Ma ci sono davvero tanti campi di applicazione, ne cito alcuni: quello della medicina, dove davvero la luce, eeeh, serve tantissimo per la diagnosi e per la cura. Eh, citavo quello dei beni culturali. Eh, da noi ci sono molte ricerche che riguardano, eh, per esempio la, la, la protezione o il restauro e anche queste sono-- hanno ormai da anni applicazioni industriali. Eh, c'è poi tutto il mondo della quantistica, delle telecomunicazioni della quantistica, che sono una nuova sfida. Oggi si parla di intelligenza artificiale, peraltro in modo improprio, perché di intelligenza non si, non, non si tratta, ma questo lasciamolo fuori. Eh, ma la nuova sfida è quella appunto della quantistica, delle comunicazioni quantistiche e dei computer quantistici che permetteranno a queste tecnologie, tra cui la intelligenza artificiale, di svilupparsi ancora in modo più esplosivo, grand-- grazie alle potenzialità di calcolo e anche agli aspetti di sicurezza, di cybersicurezza, perché è una tecnica, è una tecnologia che re-renderà l'informazione molto più difficile da essere, come dire, hackerata e, e intercettata.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi più resiliente. Eh, la, mmh, iniziativa che presenteremo questo pomeriggio è un'iniziativa dell'università, eh, della Fiera di Firenze e anche del Sole 24 Ore. Quindi ci avete tirato dentro-- hanno studiato abbastanza i nostri? Sì, sono stati all'altezza?
Marco Pierini — Prorettore al Trasferimento tecnologico, Università di Firenze
Sì, tra l'altro, eh, questo ci tengo a dirlo, oggi è l'evento di lancio della Bright Night, che è la-- il nome che prende, diciamo, in Toscana, non solo a Firenze, ma in tutta la Toscana, la famosa notte delle ricercatrici e dei ricercatori che si svolge in tutta Europa l'ultimo venerdì di settembre, ma che oramai da quattro anni si è trasformata da la notte alla settimana, perché noi partiamo oggi, ieri abbiamo fatto la conferenza stampa e il lancio, e oggi l'evento di pomeri-- di questo pomeriggio è proprio l'evento di lancio di questa settimana che si concluderà domenica prossima. E che porterà però, eh, oltre 400 ricercatori in piazza, in piazza Santissima Annunziata, venerdì e sabato. E questo evento ha un tale successo in questi ultimi anni che siamo stati costretti a raddoppiare. Cioè non solo venerdì dalle 15:00 alle 23:00, ma anche sabato abbiamo raddoppiato perché la commissione ha ricevuto talmente tante richieste di partecipazione dei ricercatori che ha dovuto dire: beh, per non tagliarne oltre il 60-70% dobbiamo replicare. Quindi oggi davvero con grande piacere, insieme a Firenze Fiera, ringrazio il presidente e ringrazio Il Sole 24 Ore, questo, questo primo evento in cui parleremo di queste tematiche, cioè di come la ricerca-- e ci tengo a dire una cosa, oggi si sente dire, eh, ora mi dispiace citarlo, ma per esempio Donald Trump ha più volte detto che non serve più fare ricerca di base perché tanto c'è l'intelligenza artificiale. È esattamente vero il contrario. La ricerca di base, lo dice un ingegnere, quindi abituato alla ricerca applicata-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Se lo dice un ingegnere vale doppio.
Marco Pierini — Prorettore al Trasferimento tecnologico, Università di Firenze
È fondamentale, perché quello che si ricerca oggi magari non si sa a cosa serve, ma, eeeh, si scoprirà tra un po' di anni a cosa serve. E, e ritorno sull'intelligenza artificiale, che ha avuto il su-- il suo sviluppo oggi unicamente perché abbiamo la potenza di calcolo, ma la teoria in realtà risale a 50-70 anni fa. Io stesso usavo le reti neurali, che sono alla base dell'intelligenza artificiale, all'inizio degli anni '90. Quindi niente di nuovo. Quella ricerca fatta 50-60 anni fa, oggi ha trovato applicazione. Quindi è importantissimo lanciare il messaggio che la ricerca di base è fondamentale per gli sviluppi che avremo in futuro.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
In queste fasi di transizione così radicale, effettivamente c'è un grandissimo ritorno alle scienze di base, no? Eh, alla ricerca pura. E, e noi parleremo di ricerca applicata, però è chiaro che le due cose stanno insieme. Ha fatto bene a ricordarcelo. Grazie, grazie davvero. Siamo doppiamente onorati di essere entrati, insomma, in questa, in questa bellissima iniziativa. E adesso passiamo alla nostra tavola rotonda che un po' cotra-contraddistingue i nostri Innovation Days un po' in tutta Italia. Dai bulloni ai dati, l'innovazione che trasforma e rilancia il made in Italy. E vi presento i nostri ospiti, li chiamo qui. Sono Riccardo Braccialini, AD di Pelletteria Fiorentina Montecristo, prego. Arianna Ciracò, che è avvocato Studio Legale Inomos, partner 24 Ore Network. Prego, dottoressa. E Nicola Di Giusto, che è Chief of Sales Marketing Officer per Via Nova, anche voi. Eee benvenuti. Gaia Rialti, founder e CEO di Menabò. Menabò per noi è un concetto caro per noi giornalisti. E poi abbiamo, ehm, abbiamo Caterina Sismondi, che è titolare del laboratorio terapeutico MR. Dottoressa, prego. Io mi metto qui, così per voi sono i posti disponibiliii giusti. Allora, iniziamo con, con Braccialini. Abbiamo fatto questo racconto sull'eccellenza toscana e ci siamo detti che l'eccellenza non basta, e che quindi bisogna andare, eeeh, avanti. Ci racconta un pezzo del vostro percorso? Perché voi in una fase di grandissimo ripensamento del mondo del fashion, della moda e degli accessori, avete non solo rilevato un nuovo marchio, il che insomma è grande-- è indicatore di grandissimo, eh, coraggio, ma state lavorando anche al tema dell'innovazione e l'integrazione dei dati. Ci racconta un po' qual è la chiave del-- di questo rinnovamento per un'azienda che è espressione, insomma, no, della-- dell'eccellenza fiorentina?
...Cioè, noi veniamo dal vecchio, no? Se si può dire vecchio, avere una fabbrica, per certi versi dire vecchio, no? In questo mondo qui, se andiamo a una riunione degli industriali non siamo tutti giovanissimi. È, è la verità, è la verità. Non c'è niente da fare. Se lei va negli Stati Uniti per una riunione tipo le nostre, l'età media è più o meno 25 anni più bassa. I CEO negli Stati Uniti c'hanno 35 anni. Sì, cioè facciamo parte de-della fabbrica, no? Di quello che è veramente la fabbrica. Quindi come si fa a innovareee una fabbrica, no? L'altro giorno ero a un convegno dove c'era il ministro dell'industria cinese e il presidente del tessile abbigliamento di Confindustria cinese. E loro dicevano, non era in Italia ovviamente, che avevano migliorato la loro produzione del 40% e la qualità del 30% con l'intelligenza artificiale. Mi sono preso tipo un cazzotto nello stomaco, no? Il giorno dopo sono andato a vedere un paio di fabbriche, perché ho detto: aspetta, me le fate vedere. Eeeh, perché è quasi anche difficile da pensare una cosa del genere, per uno che c'ha una fabbrica pensare di fare il 40% più di produzione. Di solito, se facciamo il 5-10-
Cioè, è già tanto. E l'età media in tutto il resto del mondo sono ragazzi, gente entusiasta. Quindi l'unica maniera vera per innovare è portare dentro le aziende nuove generazioni.
E lasciarli fare. E questo è complicato. Però è l'unica maniera. Cioè, ci vuole entusiasmo, no? Entusiasmo. Poi noi parliamo di moda, di questa grande crisi della moda. Mia madre, il cavaliere del lavoro, eeeh, quando ci fu la prima guerra del Golfo, che è stato lo primo shock che abbiamo avuto tutti, no? La gue-la guerra in diretta, i clienti non venivano, gli showroom vuoti. E lei mi disse: "Guarda, io c'ero durante la Seconda Guerra Mondiale, le borse le signore se le compravano lo stesso". È ovvio che cambia, no? Il modo di percepire, il modo di comprare cambia. Non è che le signore andranno nude. Si compreranno i vestiti, magari li comprano diversi, no? Magari le borse non saranno più come sono prima, ma, cioè, non è che-- avete mai visto una donna senza una borsa?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Senta, lei, mh, sta raccontando di una trasformazione che è una trasfa-trasformazione in corso, ambiziosa, quindi non sappiamo bene dove arriverà, no, quella trasformazione. Però voi nel frattempo state facendo delle cose e, e dimostrate anche un protagonismo delle PMI italiane che per un po' di anni non abbiamo visto. Avete rilevato un marchio, perché in questa fase storica il consolidamento è una cosa che vede protagoniste le aziende italiane ed è una cosa secondo me da, eh, da sottolineare. E poi soprattutto state guardando con attenzione a questo modello di moda sostenibile, di fashion sostenibile, che è un po', eh, qualcosa che ha a che fare con le strategie delle aziende, non è solo greenwashing.
Allora, noi ne parliamo da tanto tempo, no? Ci sono dei cicli, no? Prima, fino a due o tre anni fa, si parlava di sostenibilità, si parla-- ora si parla solo di intelligenza artificiale. Ci sono i cicli. Noi facciamo sostenibilità da 10 anni, non ne parlava nessuno. E se arrivi troppo presto non vendi, cosa l'altra, sì, chiaro. È solo una sofferenza, no? Però la realtà è che se te c'hai una morale, te la vuoi fare la tua sostenibilità. Cioè, e per avere una morale si va incontro ai giovani, perché i giovani ci credono a queste cose, molto più, no? È ovvio che in momenti come questi uno dovrebbe dire: "Vabbè, la sostenibilità, andiamo di vendere", no? Non è così. È proprio ora che bisogna essere, no? È proprio ora che succedono gli scandali. Perché? Perché la gente è attenta. Noi abbiamo rilevato, lavoriamo con un'agenzia delle, delle Nazioni Unite sulla sostenibilità sociale, ma ci lavoriamo da otto anni. Io personalmente vado in Africa una volta al mese. Ma perché bisogna crederci davvero, perché l'unica maniera è da trasmettere in questo mondo qui, dove i messaggi passano velocissimi, bisogna mo-- solo messaggi veri. Non è che si può fare la sostenibilità per far bella figura, perché, mh, deve essere vera, se no poi viene fuori quello che viene fuori.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Gli scandali. Tra l'altro la sostenibilità, fatta in una certa maniera, e le metriche cominciano a dimostrarlo, probabilmente anche il mercato comincia a dimostrarlo, fa anche bene al business, perché poi coniugare-- cambiare i modelli di sviluppo, coniugare le due cose è la vera chiave, no? Perché se non si arriva a quello è complicato.
No, è quello. Poi l'identità serve nei marchi, nelle aziende, no? Se non hai identità, non c'hai marchio.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
È tutto. Grazie. Allora, dottoressa, eh, Ciriaco, a lei volevo-- torniamo al tema delle tecnologie, perché voi vi occupate un po' di questo da un punto di vista professionale. Allora le volevo chiedere, mh, come-- che tipo di approccio state registrando da parte delle PMI verso, eh, gli strumenti tecnologici, l'evoluzione tecnologica e come bisognerebbe implementare poi strumenti come l'AI, che promettono comunque di cambiare i modelli, no, in maniera abbastanza, eh, radicale. Che cosa sta succedendo? Che momento è questo?
Allora intanto buongiorno a tutti. Allora, per quello che vedo e che vediamo nella mia esperienza, nella nostra esperienza, è un momento di rincorsa. È un momento di rincorsa e di ansia, di voler innovare per non rimanere indietro.
Il problema è che non c'è un approccio consapevole. Io dico sempre una frase un po' astratta, poi cercherò di fare qualche esempio: l'impresa intelligente è l'impresa consapevole, ma di cosa? Degli strumenti che utilizza, delle persone che coinvolge, dei diritti che tutela e degli impatti che ha il proprio operato. Faccio un esempio nella mia esperienza, ero da un client-- un potenziale cliente, che poi non è diventato mio cliente, perché mi raccontava, tutto fiero, di aver introdotto in azienda un sistema di rilevazione presenze con rilevamento dell'impronta digitale per risolvere il problema della dimenticanza da parte dei dipendenti dei badge.
Ma si trattava di un'azienda manifatturiera che faceva, diciamo, un business molto semplice, non ad alto rischio. Ecco, quella misura, legalmente, in punto di conformità, aveva degli impatti altissimi e, e comprimeva tanto i diritti dei lavoratori. Lui però di questo non si era preoccupato, ma non per, diciamo, ignoranza, cioè per cattiveria, ma perché la tecnologia, diciamo, ehm, prima di, di essere un prodotto è, è una trasformazione e poi è un prodotto. Quindi se non si ha la consapevolezza di che cosa accade e di quali sono anche i perimetri e i guard rails etici, come dicevamo di filosofia, e giuridici che in qualche modo regolano e arginano ciò che la tecnologia oggi può fare, che è, se non tutto, tantissimo.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi prima la cultura che lo strumento, insomma.
Prima la cultura e lo strumento. E la cultura deve essere una cultura che sicuramente riguarda le organizzazioni a tutti i livelli, ma prima di tutto è una cultura che impatta e che deve riguardare il board, cioè chi fa delle scelte, eh, come un imprenditore, in questo senso il titolo di questo panel è perfetto, no? Dai bulloni ai dati. Come l'imprenditore ovviamente oggi tutela il proprio magazzino e quindi impianto antincendio, polizze assicurative, tutto ciò che ovviamente ne concerne. Come vengono tutelati i dati, il know how, questi asset immateriali? C'è Andrea Pignataro, il CEO dei-- Ion Group, dice: "Attenzione, con l'AI noi stiamo addestrando i sistemi e i modelli, tra l'altro, mh, stranieri, alla grammatica delle nostre organizzazioni. Noi legali stiamo addestrando i sistemi a diventare legali più efficienti di quanto noi umanamente non siamo". Eh, ed è proprio questo l'obiettivo? Oppure l'obiettivo è: torneremo indietro, come ha detto il professore, no? Cioè c'è stata un'esplosione, l'AI generativa piano piano verrà sedimentato, ma saremo ancora in tempo? È questo il nostro interesse, il nostro obiettivo?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Allora, metto in campo la discussione anche con Pianova, così vi faccio dialogare perché siete i nostri due partner a questo tavolo, quindi ci serve focalizzare e poi passiamo aaalle due imprendit-imprenditrici. Tra l'altro un tavolo con la maggioranza femminile, cioè veramente, segnamocelo. Grazie. Grazie al lavoro incredibile che ha fatto Confindustria per stanarvi e tirarvi fuori, quindi grazie davvero dell'aiuto che ci avete, che ci avete dato. Allora, ehm, di che infrastrutture abilitanti hanno bisogno le PMI per attuare questa trasformazione? E poi parleremo delle questioni strategiche, le farò una seconda domanda dopo. Però il tema è prima di tutto come attrezzarsi alla, eh, al-a diventare, eeeh, data driven, perché questo è un po', no, la sfida per le nostre PMI, anche quelle piccole, anche quelle d'eccellenza, diventare dei modelli nuovi in qualche maniera trasformati dai dati. E poi invece affronteremo più il tema strategico, eeeh, sul-sulle proprietà insomma.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Sono preparato.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, lo so. Perciò gliel'ho chiesto.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Allora, ehm, io mi agganciooo intanto all'intervento che ha fatto Bernini perché, eh, uno dei temi, eh, è quello proprio dove spendiamo i soldi. Ad oggi il ra-Raphael Draghi ultimamente ha detto che solo il 5% dei dati europei vengono elaborati in Europa, oltre il 75% in extra UE. Questo è un dato chiaramente, eh, importantissimo perché noi stiamo esportando, stiamo addestrando tecnologie terze e non stiamo investendo invece in tecnologie proprietarie. Mi collego al punto dell'acquisto. Purtroppo ad oggi-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi c'è un tema di mercato fortissimo anche su questo di cui dobbiamo essere consapevoli, eh.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Sono 264 miliardi che l'Europa spende extra UE sulla tecnologia, che potrebbero essere spesi in Europa. Abbiamooo ad oggi il market share delle aziende, eh, europee passato dal 30 al 15% in un mercato che cresce. C'è un tema, secondo me, soprattutto da parte PMI, per cui si sceglie il brand in primis, quindi è più semplice, non dico i nomi, scegliere un qualche nome blasonato piuttosto che prendere una soluzione magari italiana perché c'è un questionario culturale sulla parte poi di chi gestisce. Il tema fondamentale è poi anche l'università. Spesso le grandi aziende, soprattutto le aziende americane e anche cinesi, eh, fanno tanta formazione, quindi investono in persone che poi si trovano a essere responsabili IT o responsabili dell'innovazione dell'azienda che chiaramente sceglie un prodotto americano o cinese perché lo conosce. Quindi anche qua c'è un tema molto importante. Quello che vediamo, eh, le-le aziende enterprise hanno già, sono partite prima rispetto alle PMI, ma stanno tornando indietro, nel senso che erano andate fuori, si sono trovate con dei lock in, un guasto banalmente di un server in Arizona mi blocca il lettore del badge dell'azienda e quindi soprattutto alcune aziende in cui hanno anche cultura nello sviluppo stanno facendo sì AI, ma proprietaria, quindi stanno investendo in infrastruttura proprietaria. E poi qua ci sono tanti altri temi. Però il tema fondamentale è che noi ad oggi spendiamo tanti soldi, e quindi mi collego a De Bernini, ma li diamo all'estero. E soprattutto diamo non solo soldi, ma diamo dati, addestriamo.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
È ancora più grave, forse, questo aspetto.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
È ancora più grave perché diventa poi un problema anche infrastrutturale.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Dottoressa Ciracò, torno a lei perché, mmm, quello che avete raccontato ci racconto-- ci dice un po', ci conferma come le aziende abbiano un approccio strumentale alle tecnologie. Serve invece un approccio strategico, di consapevolezza, perché la s-- la tecnologia, l'innovazione tecnologica non è soltanto uno strumento, ma diventa-- non è soltanto uno strumento applicativo, ma diventa il mezzo attraverso cui trasformiamo i business model, no? È questo che sta succedendo. Come cambiare la cultura di impresa da questo punto di vista? Non è banale, è una cosa di cui si discute poi forse troppo poco ancora.
Sì, si discute troppo poco e sì, anche quello che riscontro io è questo, che l'approccio è prevalentemente strumentale, cioè lato legale ti chiamano quando c'è il problema, quando il dipendente licenziato chiede la reintegra perché non erano stati rispettati i temi di diritto della protezione dati personali. Oppure quando c'è un'esfiltrazione di dati perché non c'è una policy sull'AI in azienda e quindi i tool consumer vengono utilizzati per fare qualunque cosa. Tra l'altro noi siamo nel mondo del Ma-del Made in Italy, cioè il vero valore, la vera differenza rispetto a questi-- ai big, eh, posto che la sovranità europea digitale ad oggi ancora è immatura e non si sa se sarà sviluppata, ma noi la differenza la facciamo su quello che è il nostro valore e in Italia il Made in Italy è tale, che si tramanda e si è tramandato prima oralmente, poi in via analogica, adesso in via digitale ed è ovviamente straordinaria la potenzialità della tecnologia. Però dobbiamo sapere dove i dati stanno, chi li vede, chi ne ha accesso e soprattutto quando commissioniamo lo sviluppo, quello che mi capita sempre, di tool, di software, eh, ricordiamoci che non stiamo, eh, appaltando la costruzione di un edificio. Se non si fanno dei contratti in cui si regolano i diritti di proprietà intellettuale, il tool e il codice è di chi sviluppa. Quando noi facciamo dei cambi societari e siamo in una due diligence o stiamo attraversando un processo di passaggio generazionale, i cassetti si aprono e le prime domande sono queste: dove sta il know how? Dove stanno i valori. Chiudo perché comunque, eh, da avvocato, diciamo, cito le norme. Ovviamente l'Europa, eh, diciamo, regolamenta, il Brussels Effect si è visto in ambito GDPR, quindi protezione dati. Ovviamente controverso in ambito, ehm, intelligenza artificiale, l'AI Act esce, o meglio, sta per essere licenziato, esce ChatGPT, allora torno indietro, inseriscono un capo su-sui general purpose AI models.
Poi di nuovo entra in vigore Digital Omnibus, allunga i tempi per l'alto rischio, perché non ce la facciamo, perché è una norma in bianco, perché ci sono regole per un quadro generale, ma poi ci vogliono standard, norme tecniche che è difficile creare ad una velocità. Però noi ce l'abbiamo, dei presidi ci sono. E come dicevo, diritto ed etica sono due dei tre pilastri insieme a quello tecnologico dell'impianto AI Act. Quindi, eh, AI literacy, non lo sa quasi nessuno, ma obbligatoria già da febbraio del 2025 a tutti i livelli, nelle scuole, tra i ragazzi, tra gli imprenditori e soprattutto, appunto, ai, a-ai vertici dove si vanno a fare le scelte e poi a tutti i dipendenti. Dal 2 agosto obblighi di trasparenza su tutti i sistemi, su tutta la generazione di prodotti, servizi, immagini. E poi, fra poco, sistema ad alto rischio. Se l'imprenditore decide di adottare un tool per fare recruitment, eh, e lo fa usando l'AI, deve stare attento perché l'impatto sui diritti e sui rischi è alto e quell'impatto non è solo un costo iniziale, è un impatto sul business perché poi si torna indietro, perché i cittadini iniziano a essere più consapevoli e hanno dei diritti, diritti importanti. Ancora siamo in una fase immatura e l'enforcement è basso, ma la tendenza, almeno quella auspicata, è quella di a-- innalzare le tutele perché lo stiamo vedendo. Cioè, o la arginiamo con strumenti legali e di consapevolezza, oppure veniamo travolti.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Una questione di cultura su cui lavorare tantissimo. Giusto, le faccio un ultimo-- grazie a lei, le faccio un'ultima domanda. Ma, eh, voi state lavorando, la vostra società sta lavorando sullo sviluppo di, ehm, soluzioni proprietarie e anche di infrastrutture proprietarie. Certo che le s-- le politiche poi alla fine, eh, le politiche industriali non aiutano tantissimo, eh, nel senso che ancora non hanno focalizzato l'importanza del bene immateriale e dell'ICT. Eh, questo è un a margine, però, eh, ci dica lei sulle infrastrutture e poi se vuole condividere anche una nota critica, perché anche lì c'è molto daaa, da fare, eh.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Quello che noi abbiamo fatto come Via Nova nel nostro piccolo, e-era riportato anche nel report Draghi, eh, proprio di qualche giorno fa, è fare sistema. Eh, cosa che viene fatta ad esempio in America, si parlava di giovani imprenditori, si condivide. Cioè anche se sono aziende concorrenti, comunque c'è una condivisione di, eh, di, di dati, condivisione anche di idee. U-- in Italia, soprattutto nelle PMI, c'è abbastanza: "È mio e non lo condivido". Eh, e quindi quello che abbiamo fatto noi come Via Nova è quello, intanto fare dei M&A, quindi si parla di M&A, quindi abbiamo preso sia sei aziende negli ultimi due anni per fare una sorta anche noi di fabbrica delle ICT italiana. Eh, questo perché crediamo molto nella società digitale, crediamo molto nel fatto che comunque non ci manca nulla rispetto ai big player, anzi, diamo in più, perché la vicinanza chiaramente quando si parla-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
E certo, aiuta
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
...Industria 4.0 eccetera, dove sono i server, dove sono i dati, anche qualche millisecondo in più può fare la differenza. Sicuramente la parte che ancora manca in tante città è l'infrastruttura della banda, famosa banda larga. Se ne parla tanto, ad oggi la fibra è arrivata a tante parti, purtroppo non è così resiliente. Nel senso che abbiamo fatto un po' di lavori, e non cito chi ha fatto, ma sono veramente-- basta vedere le strade come sono state rovinate, ma purtroppo questa infrastruttura è molto, eh, labile, nel senso che si rompe facilmente. Quindi il rischio qual è? Che se io butto tutto sul mondo cloud e mi va giù una fibra ottica, la mia azienda è bloccata.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Ad oggi, se ci pensate, si va a lavorare nelle aziende, al di là di chi fa la fa-la fabbrica vera, ma siamo in smart working sempre, perché la posta è fuori, il c-CRM è fuori, l'hotel è fuori, la parte del CRM appunto. Quindi la cosa importante secondo me è la parte infrastrutturale, quindi connettività. Dall'altra parte io lancio qua, visto che siamo, eh, a parlare di società digitale, a parlare di innovazione, ecco di non scegliere sempre la soluzione semplice del brand conosciuto, ma di andare a vedere che intorno e vicino alle vostre aziende ci sono anche aziende che hanno le stesse qualità, delle volte anche migliore, ma che appunto per pigrizia, eh, si sceglie magari un altro brand piuttosto che un altro. Perché alla fine-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Consumer, diciamo
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
...il dato, eh, dov'è? Il Cloud Act americano non è che dice tanto, quando ha bisogno del dato lo prende. Ok, quindi è proprio legge, non è che una cosa forse lo faranno. Ecco, c'è una sensibilità che sta incominciando a venire fuori, soprattutto per, eh, problemi che ci sono stati a Data Bridge, ma soprattutto perché ci sono anche nuove generazioni, nuove persone che arrivano, che hanno quindi un'attenzione su questi problemi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Completamente. Fa, fa-- ha ragione Braccialini a dire: "Io faccio entrare i ragazzi in azienda e soprattutto li faccio fare".
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Assolu-assolutamente sì.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ha ragione lui.
Nicola Di Giusto — Chief of Sales & Marketing Officer, Vianova
Se guardiamo il modello americano o anche il modello cinese con altre politiche, chiaramente, come diceva Vernidi, dove non c'è chiaramente, eh, c'è una, una sorta di dittatura, anche se è brutto dire, ma comunque fanno un po' quello che gli pare. Però il giovane, i giovani che vengono, eh, sono nativi digitali, quindi sanno cosa fare e come fare. È chiaro che dobbiamo dargli la possibilità anche di sbagliare.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Certo. Allora, dottoressa Rialti, grazie, grazie davvero a voi delle competenze che ci avete portato, che sono preziosissime. Dottoressa Rialti, a lei invece voglio chiedere come è nata la sua startup, che rappresenta un po', che, mmh, un po' una startup che è frutto dei tempi, no? Cioè mo-- parla molto della contemporaneità nel settore del fashion, della moda, e ci racconterà e ci aggiunge anche un pezzettino della sua esperienza personale, perché lei è stata una manager di L'Oréal, è stata e non lo è più.
A, a 29 anni ho deciso di licenziarmi da L'Oréal, multinazionale numero uno al mondo nel settore beauty, per provare a fare l'imprenditrice donna in Italia. E-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Voglio sapere che hanno detto sua madre e suo padre.
Però ancora non so se ho fatto la scelta giusta. Son cinque anni che ho fondato la mia azienda, ho imparato tantissimo, però è veramente difficile. È, è bello, ma molto sfidante. E mi collego all'America perché il mio investor è americano. E ringrazio il fatto che sia americano, perché quello che io sto cercando di portare nel-nella moda è un'abitudine differente, una cosa che non esiste, un modello nuovo. Ehm, lui è una delle prime persone che è entrata dentro Airbnb. Airbnb ha creato una nuova abitudine, perché noi non eravamo abituati a dormire in casa di una persona sul divano, così sono partiti. Diciamo, noi stiamo cercando di fare una cosa abbastanza simile nel settore moda. Chi siamo? Siamo-- no, pa-parto dalla storia, da, da come, da come mi è venuta l'idea, che mi chiedeva quello. In pandemia L'Oréal ci mette in smart working a casa, quindi da Milano rientro in Toscana dai miei genitori. Mia mamma, super appassionata di moda, ha comprato nella sua vita non so quanti capi d'abbigliamento. Quindi un giorno vado con lei in soffitta e riscopro tutto il suo armadio. Però questi capi di una qualità altissima magari non funzionavano più per me, per il mio stile, o magari avevano un problema di taglia o erano un po' rovinati.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Fuori tempo, no?
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Questo completo è suo e è stato trasformato. Chi siamo noi oggi? Ehm, siamo un atelier italiano che ridisegna i capi d'abbigliamento che sono all'interno degli armadi delle persone. Quindi immaginatevi, oggi noi siamo abituati a comprare cose nuove, rivenderle su piattaforme come Vinted o Vestiaire Collective, buttare via, che è la cosa che non dovremmo assolutamente fare.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Buttare via, rivendere, sì, queste sono-
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Comprare nuovo.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
E comprare nuovo.
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Non siamo abituati a guardare il nostro armadio, aprirlo, vedere il potenziale che c'è lì dentro, trasformare quei capi e continuare a indossarli. Noi facciamo esattamente questo. È come se fossimo un brand con una direzione creativa, ma non abbiamo uno stock, non abbiamo un magazzino. Partiamo dal capo che la persona ha nel proprio armadio, lo trasformiamo e lo restituiamo a quella persona, pronto per essere continuato a indossare. Questo, questo era un blazer, le maniche erano totalmente rovinate, è diventato un gilet. Questa è una trasformazione piccola, facciamo cose molto più complesse.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ehm, la rete poi-- avete una rete di artigiani che poi realizza questi
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Esatto, cioè il modello di business, per essere scalabile, perché si parla di scalabilità nel, nel settore delle startup, ovviamente è pensato per avere un'unica direzione creativa, ma ogni volta che andiamo in un nuovo Paese noi attiviamo un network di artigiani in loco. Eh, saremo a Londra a novembre, facciamo questo lancio perché ci siamo rese conto che Londra e New York hanno un cliente che è pronto per quello che noi oggi facciamo. L'Italia è molto difficile da convincere. Ehm, in ogni Paese noi creiamo un network di artigiani e designer che fanno le lavorazioni. Quindi il capo passa dalla casa della persona, arriva nelle mani dell'artigiano, ha la direzione creativa nostra, quindi il cliente riceve uno schizzo creativo che approva. Una volta che ha approvato lo schizzo creativo, l'artigiano, il designer o il sarto crea il prodotto e poi viene restituito al cliente.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
State facendo un lavoro work in progress, cioè state adattando il vostro modello di business, che è molto nuovo, che ha creato, sta creando, mira a creare una nuova abitudine di consumo, no, e di, di stile, di volta in volta, cioè state facendo degli aggiustamenti. Questa cosa di Londra e di, e de-degli Stati Uniti è arrivata in corsa.
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Esatto, esatto.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Così come altre scelte.
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
Sì, sì, assolutamente. Cinque anni fa, quando ho fondato l'azienda, il modello era totalmente diverso, quindi un po' il fatto di essere startup ci permette di aggiustarci in base al mercato via via. Londra e New York sono arrivate perché dopo due anni in Italia con questo modello di business abbiamo servito clienti, fatto tante lavorazioni, ma numeri ancora troppo piccoli. Ehm, lo scorso anno siamo stati sia a New York che a Londra, abbiamo fatto degli eventi, dei test, speso un po' di soldi lì e ci siamo rese conto che il cliente ha un approccio differente e è pronto per il nostro servizio.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Non c'è-- avete trovato nessuno che faceva quello che facevate voi a New York e a Londra?
Gaia Rialti — Founder e CEO, Menaboh
A Londra c'è una, un'azienda che fa una cosa simile, ma fa principalmente riparazioni, quindi piccoli aggiustamenti, e un'altra che mette il cliente in contatto con il network dei designer. Invece noi facciamo il contrario, noi non diciamo al cliente: "Vai da quella, quel sarto lì", ma lo gestiamo noi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Erediti toscani. Questo è un cla-- è un classico, insomma, vado e dico a New York e a Londra una cosa nuova, che sempre dà un po' di gusto questa faccenda. Allora, dottoressa Sismondi, invece, ci racconta il vostro, eeeh, modello di business? Perché la vostra azienda si occupa, mi corregga se sbaglio, di integratori e di cosmetici, eh, che lavorate per le PMI del territorio, con un'attenzione, mhm, cioè voi fate conto terzi, no? Che è un capitolo, diciamo, ampio. Però con un'attenzione, una cura anche di tipo artigianale, che mi ha molto colpito nel suo racconto. Ci aiuta un po' a capire come si sta nell'economia in un momento come questo col vostro modello di business che è molto particolare, molto sartoriale tra virgolette.
Mentre gli integratori sono nati negli ultimi anni, hanno avuto un exploit, ehm, diciamo, una crescita continua, che sta continuando, sta continuando questa crescita, hanno avuto una loro, diciamo, legittimazione. A, a fine degli anni '80 non era così, ehm, ed è fine degli anni '70 è quando abbiamo iniziato, ha iniziato mio padre a produrre gli integratori. Ehm, la particolarità è che in questo, diciamo, slancio di mercato, in questa ondata di mercato sempre in crescita, in questi anni abbiamo cercato di rimanere, ehm, pic-piccoli, nel senso, abbiamo cercato di rimanere con i piccoli o comunque piccoli-medi, ehm, per cercare di tenere salda la nostra natura, che è, eh, una flessibilità elevatissima, una qualità, eh- Eccellente, quindi made in Italy, ehm, esportato. Ehm, e una, diciamo, una-- cioè, la flessibilità è unita alla rapidità, quindi possiamo fare piccoli lotti molto velocemente con un'ottima qualità. Eh, ovviamente la-- se, se si cresce insieme al cliente, se si, si riescono a avere ovviamente tante opportunità in più, ma abbiamo detto: teniamo anche i piccoli, teniamo le porte aperte anche per le startup, per chi si vuole affacciare in questo mondo. Ehm, e abbiamo cercato di, di restare, diciamo, vicino a, mmh, qualunque tipo di azienda. Possiamo aiutare e lavorare per i grandi, per i medi, ma anche per i piccoli. Mentre ovviamente, essendo un mercato sempre in crescita, tanti si sono, giustamente, eh, so-sono aumentati loro, aumentate le dimensioni, ma con questo ovviamente aumentano i tempi di consegna, aumentano le quantità-
E si lasciano dietro, e per questo li ringrazio, tanti che sono piccoli e medi che vengono da noi. Ecco, abbiamo preferito rimanere, ehm, con un target e una nicchia molto ben definita proprio per-perché siamo bravi a fare questo e quindi abbiamo-- siamo rimasti con loro e perché abbiamo visto tutti gli altri partire con grandi dimensioni, grandi quantità e, e ci siamo invece noi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ci racconta un po' qualcuna delle vostre lavorazioni?
Ehm, sì, certo. Noi facciamo tutti i tipi di integratori liquidi e solidi, quindi si parla di compresse di diverse dimensioni, capsule, bustine, monodose, poi si passa ai liquidi con i monodose, gli sciroppi, ehm, i biberoni, eh, oppure-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Capsule che vengono poi realizzate non dico una a una, ma quasi, insomma.
Ma quasi, sì, sì, perché per farne poche ci vogliono determinati tipi di macchine che vanno a determinate velocità e una persona costantemente dietro al, alla macchina. Ecco, quindi nonostante sia tutto, diciamo, il sistema produttivo, mh, mh, accompagnato da macchine, non c'è l'artigianalità ovviamente, eh, ma c'è sempre una, almeno una o due persone dietro, mh, più ovviamente un tecnico che, che gira. E poi c'è tutta la parte di cosmetica e quella, mmh, tutta la parte di creme, gel, sieri, insomma varie. Facciamo anche polveri, insomma tutto quello che comporta-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Senta, ma ci dice in questa vostra organizzazione molto, molto suggestiva, che molto racconta anche della tradizione, no? Eh, di questo territorio, che, eh, voi avete le macchine, ci ha detto, ci sono le macchine, non è solo artigianale, ma che ruolo, eeeh, ha la tecnologia e l'intelligenza artificiale? Cioè c'è uno spazio potenziale che voi vedete?
Allora lo spazio c'è, ehm, e riagganciandomi al discorso de-dei giovani, sono stati-- anche noi siamo sempre, eh, in cerca di as-- di, di giovani da, da assumere e da portare in azienda. Ehm, è tempo che io e mio fratello ci siamo messi a pensare, ehm, a come inserire l'intelligenza artificiale in azienda, ci siamo rese conto che, mh, qualcuno ci aveva già pensato, qualche ragaza faceva la dottoressa, un pochino si faceva già aiutare. Quindi abbiamo fatto una riflessione, diciamo, più a ampio, ehm, raggio e abbiamo visto che per un'azienda, diciamo, così, ehm, cos-cos-così flessibile, così, eh, di-dinamica è difficilissimo, diciamo, imporre la, la, il mo-modello rigido, no? Imporre, eh, un-- la somatizzazione, perché comunque, eh, i rapporti che abbiamo con i clienti sono continui, telefonici, urgenze, cambi di programma, cioè è tutto molto difficile ma anche molto, mh, di-dinamico e divertente. Ehm, però ovviamente lì la, l'AI non, non ci può venire molto incontro. Dove ci può venire incontro è nella, in una sorta di, diciamo, di, di aiuto, eh, d-di, mh, nascosto, di un'assistenza, ehm, a, a noi stessi lavoratori, alla parte umana, quindi c'è tutta la parte di ricerca e sviluppo, ehm, tutta la parte di magazzino, eh, la parte ad esempio di regolamentazione, tutto l'ufficio regolatorio, perché, mh, norme e regolamentazioni che arrivano dal ministero, dal portale europeo.
Sì, sì, sì, sì. E quindi questo libera molto, ad esempio, le dottoresse che ha-hanno tempo e modo di, a quel punto, sfruttare il loro know how, sfruttare le loro competenze e, e le loro conoscenze e seguire il cliente che è, diciamo, la nostra, appunto, priorità, star dietro al cliente e, e seguire ogni sua minima richiesta, ogni suo desiderio, nel senso ogni suo personalizzazione, ehm, e lasciare, diciamo, altre cose a, all'intelligenza artificiale, oppure appunto col magazzino, ehm, siamo sempre dietro a vedere quanto esce, quanto entra, cosa si ricompra. Anche lì, tanto di quel lavoro può essere fatto, eh, in maniera, mh, automatica dal, dal, dal-dall'intelligenza artificiale. Certo, la previsione di quello che mi servirà, eh, è già difficile farla per me, ehm, perché non la sanno nemmeno i miei clienti, quindi devo leggere la mente del cliente , e quello è già difficile farlo, eh, l'intelligenza da sola, l'intelligenza artificiale lì ancora-
Allora, Barcellini, concludo con lei perché mi sembra che questa ricetta di lasciare la, come dire, la guida del, dei, dei nuovi applicativi ai giovani sia una ricetta che ha trovato grandissimo spazio in questa tavola rotonda. Se la sente di dirci la sua su questo modello moda, fashion, come evolverà? Se la sen- se la sente di fare una previsione? Questo territorio?
Vabbè, ehm, Galateo, non dice niente. Ehm, e sono contento, no? Perché noi come azienda, col marchio che abbiamo rilevato, che è il più vecchio marchio d'Italia.
Ok? C'è Wally Simpson si metteva le borse, il, il re Umberto I, c'aveva la 24 di, di, di Ghirlandini. Senza dire Callas o-- vabbè, posso dire tutti i nomi che vuole. Quindi ovviamente quello che diceva la signora è che ne-negli armadi delle signore, delle nonne, delle mamme, c'è un sacco di borse Ghirlandini in Italia soprattutto. E quindi noi-- i nostri-- i miei ragazzi cosa hanno fatto? Han detto: "Ah, beh", perché ora nel mondo della moda il vintage va tantissimo, che è un modo nuovo per vedere una cosa, no? Cioè, nel senso, è un modo nuovo di riciclare, no? Si può dire, no? Perché in realtà non butti via una cosa, la ricicli.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
L'economia circolare che è entrata nella testa delle persone.
Le ragazze giovani comprano una cosa che ce n'è una. Ce ne possono essere cinque, ma ci sono delle borse bellissime, mica solo di Ghirlandini, di tanti marchi. Se lei guarda i marchi vecchi, c'è delle borse che poi erano fatte anche meglio di ora. Cioè, che prima una borsa prin-- c'era 120 pezzi, negli anni '40 c'era 120, 140 pezzi, ora ce n'è 12. Insomma, e ovviamente l'industria va avanti, no? Trova dei sistemi per far stare in piedi una borsa perfettamente nella maniera più semplice. Quindi, nostri ragazzi no-- cosa hanno fatto? Hanno preso-- allora noi compriamo tutte le borse che troviamo di Ghirlandini.
Le compriamo, le mettiamo in archivio, ce le mettiamo a posto, se qualcuno le vuole gliele vendiamo, ma soprattutto se qualcuno se la vuole far riparare, ci scrive e noi gliela ripariamo gratis. E i ra-- e io quando mi hanno detto gratis, ho detto: "No, gratis?"
Certo, hanno vinto loro. Questo è, no? Un modo nuovo, no? Prima facevamo così.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Un modo nuovo. Grazie, grazie davvero. Vi ringrazio moltissimo, siete stati davvero preziosi. E passo-- lascio la parola a Carlo Festa per parlare di dura finanza. Carlo, dove sei?
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Qua, lì.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Eccolo. Ti ascoltiamo, prego.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, continueremo a parlare di innovazione declinandola sul versante finanziario. Appunto, focus finance, gli strumen-strumenti pubblici e privati a sostegno delle imprese. Può partire la sigla? Chiamo quindi sul palco Elia Rossi, responsabile relazioni imprese del Ce-Centro Tirrenica di Cassa Depositi e Prestiti, Debora Setola, partner di Arkos Italy M&A e collegata da Milano, Cristiana Rogate, presidente di Aref e direttrice scientifica dell'Oscar di bilancio. Eh, manca Elia Rossi. Ah, ok. Allora, appunto, parleremo-- continueremo a parlare di innovazione, mentre vedo che è collegata da Milano Cristiana Rogate. Continueremo a, a parlare di innovazione, però, eh, declinandola sul versante finanziario, che è fondamentale, no? Per, eh, le imprese, perché per investire in innovazione, per, eh, investire in sviluppo, in internazionalizzazione, bisogna avere risorse. E le risorse dove si prendono? O le, eh, autogeneri nell'impresa, quello che è il flusso operativo, o-oppure vai dalla banca e ti fai finanziare, oppure ci sono diversi strumenti di, eh, finanziamento offerti ora sul mercato, malgrado il contesto geopolitico ed economico sia difficile, però ci sono diversi, eh, opzioni di, eh, finanziamento, ecco. Eh, qui abbiamo con noi appunto Cassa Depositi e Prestiti, che è la maggior società di investimento italiana, una delle maggiori in Europa. Ecco, quali strumenti di finanziamento propone CDP per le piccole e medie imprese, che è il tessuto produttivo italiano, poi?
Elia Rossi — Responsabile Relazioni Imprese Centro Tirrenica, CDP
Buongiorno a tutti, molto, molto piacere. Grazie per l'invito, per farmi rappresentare Cassa, che oggi è diventato un player di riferimento a livello nazionale, anche nel mondo delle imprese, visto che abbiamo 170 e passa anni di storia, di cui probabilmente solo una quindicina fortemente vocati proprio al, al sostegno all'impresa. Però per quanto riguarda le PMI, in teoria la ricetta sarebbe anche molto semplice, perché, mh, diciamo la vocazione nostra non è solo quella di sostenere dal punto di vista del credito, ma anche poi di accompagnarle nelle fasi cruciali proprio del vero e proprio sviluppo del, del business. Noi di fatto oggi operiamo con un'attività sul territorio davvero capillare. Abbiamo più di 28 punti di, di presenza fisica, tra cui Firenze, evidentemente, quindi siamo usciti dalle mura romane e ci siamo anche misurati con quello che poi il mondo dell'impresa richiede al di fuori, appunto, della nostra, della nostra sede. Ehm, il nostro modello prevede da un lato storicamente interventi indiretti a sostegno delle banche, che offriamo sistemi di garanzia finalizzati poi all'afflusso nel sistema delle, delle imprese. Però questo non è stato probabilmente sufficiente finora, tant'è che ormai da, mh- Una decina di anni siamo presenti appunto finanziando l'impresa direttamente. In particolare da un anno noi siamo operativi nei finanziamenti diretti alle PMI, che per noi sono le aziende che vanno dai 25 ai 50 milioni. Eh, anche qui nella logica di andare a sostenerle nei momenti, diciamo, un po' topici dei cambiamenti, laddove il loro piano industriale preveda investimenti, ehm, particolarmente significativi nella logica del cambiamento di pelle. Questo vuol dire che da un lato siamo selettivi nel cercare di individuare questo tipo di progetti, dall'altro però anche s-- dall'altro lato siamo anche molto volitivi nel sostenere questi progetti. Faccio un esempio: qua, proprio qua in Toscana, abbiamo recentemente finanziato una PMI in un piano di, di sviluppo, di investimento, eeeh, in una terra davvero remota come la Mongolia. Questa azienda lavora nei filati, ehm, in lana di alta, di alta gamma ed evidentemente quello era un mercato molto importante. Non ci siamo spaventati, abbiamo s-- li abbiamo sostenuti anche andando a cercare di leggere quello che è il loro piano industriale. Molte volte ci troviamo anche nella logica di dover un po', non dico disegnare, però permettere alla società di spiegarci il proprio piano e dall'altra parte anche di renderlo intellegibile in logica finanziaria, che non è una cosa banale, soprattutto per le aziende di piccola media impresa, piccola media dimensione. Noi peraltro con, col mondo delle aziende cerchiamo di dialogare continuamente anche senza che queste diventino nostre clienti.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ecco, una domanda mi ha dato l'assist. In pratica, eh, nell'attuale contesto geopolitico, quali sono le principali criticità che esistono per una PMI che vuole andare all'estero, magari in un'area geografica però che è problematica?
Elia Rossi — Responsabile Relazioni Imprese Centro Tirrenica, CDP
Beh, ecco, venivo proprio in questo senso. Noi diffondiamo ogni anno una, una survey proprio ad aziende che, che anche magari, appunto, non sono nostre clienti, ma che potrebbero essere in via prospettica. Per esempio, la s-la survey di quest'anno è proprio votata all'internazionalizzazione. Abbiamo di fatto letto, eeeh, quella che forse oggi è la principale carenza, che è quella di capitale umano. Si parla di tanto di intelligenza artificiale, però poi in realtà per andare all'estero ci vuole qualcuno che i progetti li, li metta giù. Al di là poi, al di là della, della, dell'aspetto commerciale, quindi dell'interazione col potenziale cliente o la potenziale partner co-produttivo all'estero, ci vuole sempre qualcuno, un manager che faccia da, da riferimento per questo. Allora noi come strumenti, in questo che non è un ambito puramente creditizio, abbiamo per esempio sviluppato nel corso degli ultimi tre anni una piattaforma digitale che, davvero po-ben popolata, si chiama piattaforma di business matching di, di Cassa Depositi e Prestiti. Tutte le aziende possono accedervi, anche le, le, non le PMI. È una piattaforma gratuita che mette al tavolo circa oggi 11.000 imprese, di cui metà italiane e metà estere, su quasi 23 Paesi. L'obiettivo di questa piattaforma è quella di creare dei veri e propri angoli, quasi un po'-- ecco, siamo qua in sede della fiera, molte fiere si stanno anche digitalizzando. Questo è uno strumento nativo digitale, ehm, che crea degli, degli eventi one to one, così come degli webinar specificamente dedicati a determinati Paesi, tutti extraeuropei. L'unico, vabbè, europeo che in realtà però è extra UE è oggi UK. Eh, questo è un elemento importante che ci sta consentendo anche un dialogo iniziale col mondo delle imprese e che poi da un certo punto di vista deve, deve seguire anche la logica evidentemente finanziaria nel cercare di sostenere i loro piani, piani industriali.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Va bene, ringrazio Elia Rossi. Andiamo a Debora Setola, che è partner di Arkios Italy M&A. Ecco, il vostro lavoro in Arkios è quello di mettere spesso in contatto le PMI con investitori o con la possibilità di ottenere forme di finanziamento di vario tipo per lo sviluppo e la crescita. Ecco, quali strumenti di finanziamento privati ritiene che siano maggiormente convenienti adesso per un'impresa? Privati che vanno appunto o da strumenti di debito o, eh, strumenti di equity, quindi apertura del capitale a partnership azionarie.
Deborah Setola — Partner, Arkios Italy M&A
Grazie Carlo, buongiorno a tutti. È sempre un piacere essere invitata a questi eventi del Sole 24 Ore perché sono sempre molto interessanti. In particolare è molto bello per me essere qui in Toscana perché è una regione che frequento molto nella mia attività di, ehm, di advisory, sia per quanto riguarda, eh, operazioni di finanza straordinaria, operazioni di M&A dedicate, come giustamente ricordava Carlo Festa, alle PMI, sia di advisory alle quotazioni in Borsa sulle GM. Eh, che non è proprio l'anno questo, eh, per le GM. Comunque, eh, quindi è una regione che io conosco industrialmente molto bene. Ho fatto delle operazioni in Toscana, in diverse province della Toscana, e è una regione che conosco quindi molto bene industrialmente e anche privatamente, perché poi ho anche u-u-una casa al mare in Toscana, quindi in Toscana-- mi sento un po' toscana, ci sto-ci sono spesso. Sono una milanese un po' toscana. Allora veniamo alla domanda. Ehm- Ha-hanno detto tutti questa mattinata una cosa importantissima, cioè, eh, bisogna crescere. Crescere non è un'alternativa, è-è l-l'unica strada. Perché? Perché lo vediamo, ehm, oggi, eh, abbiamo una situazione in cui c'è molta più inflazione che crescita. Le crescite sono stimate più o meno, oh, del-- la crescita del PIL nel 2026 sarà qualcosa fra lo 0,5 e lo 0,9, ancora non si è capito bene, l'inflazione sarà intorno al 3%. Crescono i costi, crescono i costi energetici, crescono i costi del personale, eh, le CAPEX costano, i nuovi macchinari costano, eeeh, e questa cosa qui, eh, non sta, non sta migliorando negli anni. Quindi la crescita è l'unica possibile alternativa. Ma la domanda interessante, secondo me, è: le PMI italiane vogliono davvero crescere? Perché io questa cosa qui me lo chiedo tutti i giorni. Sì, vogliono, vogliono crescere, te-teoricamente tutti vogliamo crescere, no? Ehm, ma gli imprenditori italiani quanto sono disposti a crescere? Io voglio partire dai dati, no? Questi-- per me piace molto partire dai dati, quindi me li sono scritti tutti perché ve li voglio riportare perché sono veramente interessanti. Allora, l'ultimo rapporto AIFI aggiornatissimo, abbiamo la fortuna che è un rapporto appena uscito, quindi fotografa la situazione dei primi sei mesi del 2026. Nei primi sei mesi 2026 sono stati investiti 5,085 miliardi dai fondi di private equity o dagli investitori istituzionali, insomma, poi ci arriviamo, 5,05-- 85 miliardi contro i 5,2 dell'anno precedente, dei primi sei mesi dell'anno precedente. Quindi più o meno sono stati investiti gli stessi quattrini. Però ci sono due cose interessantissime da sottolineare. La prima è che sono stati investiti quattrini raccolti negli anni precedenti, perché la raccolta è diminuita tantissimo. È passata dai circa 7 miliardi del 2024 a 3 miliardi e mezzo, 3 miliardi, cioè, 3 miliardi e mezzo circa, con una, con una caduta del 46% fra il 2024 e il 2025. E addirittura nel primo semestre di quest'anno sono stati raccolti meno di 700 milioni verso 1 miliardo e 7 nel 2025, ve-25, nel primo semestre 2025. Che cosa significa? Che il private equity è molto cauto, ma perché è molto cauto? Perché ha capito che fa raccolta, ci vuole un tempo infinito per costruire un'operazione. E già questo è un tema per chi mette a disposizione dei soldi, no? E soprattutto, eeeh, le aziende italiane probabilmente non stanno, eh, diciamo, no-non stanno cercando di aprire il capitale in questo momento perché i bilanci non sono andati particolarmente bene, perché nessuno vuole aprire il capitale a valutazioni più basse. Io questo lo capisco, anzi, tutto, tutto il tempo, cioè, passo la vita a cercare di ottenere per i miei clienti la magio-- migliore valorizzazione possibile. Questo è un primo punto, no? La cautela, la, mmh, la bassa raccolta, il numero di operazioni è diminuito da 370 a 291, comparando il primo semestre 2026 e 2025. C'è anche un altro tema ancora più importante. Di questi 5 milioni e, mmh, 85-- 5 miliardi 85, di questi 5 miliardi 85, solo il 94% è quello che tecnicamente si chiama expansion capital. 3 miliardi e 4 circa-
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Vediamo cosa significa espansione-
Deborah Setola — Partner, Arkios Italy M&A
Ecco, expansion capital è il capitale per la crescita. Ai private equity piace tantissimo investire nella crescita, fare degli aumenti di capitale per crescere. Piace tantissimo. Tutte le volte che io dico a un investitore: "Guarda che il mio cliente vuole investire nella crescita", quindi l'operazione tutta in aumento di capitale per crescere, non per portarsi a casa i quattrini, son tutti contentissimi, perché son tutti contenti di mettere nuova finanza al servizio della crescita. Quindi è l'obiettivo che si ha crescita per internazionalizzazione, per acquisizione, per tutto quello che volete. Bellissimo. Ma la verità è che le operazioni invece cosiddette di buyout, cioè quelle in cui non si fa un aumento di capitale per la crescita, ma i quattrini se li porta a casa l'imprenditore perché vende le sue quote o le sue azioni, che è cosa buona e giusta, eh, perché è anche giusto separare il patrimonio aziendale, il patrimonio familiare e portarsi a casa dei quattrini. La verità è che stiamo parlando soprattutto di operazioni di buyout, oltre 3 miliardi e 3 di operazioni di buyout per tamponare il problema della mancanza di passaggio generazionale. Ricordiamoci che abbiamo un sistema di PMI in cui il 30% sopravvive alla seconda generazione, il 12% sopravvive alla terza. Quindi oggi il ruolo dei private equity, che sarebbe meraviglioso per sostenere la crescita, in realtà sta facendo un mestiere diverso. Sta facendo per 3 miliardi e 3, 3 miliardi e 4 su 5, il ruolo di sistemazione del passaggio generazionale con le operazioni di buyout, mentre solamente 94 di-- no-no-novantaquattro milioni sono, eh, operazioni di aumento di capitale. È incredibile, no? Questi dati per me sono veramente significativi.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Magari facciamo un, un riassunto, produciamo appunto anche per il pubblico, mi sembra che in questo momento un imprenditore sia più propenso ad andare da CDP piuttosto che andare da un private equity, tranne che non ci sia un passaggio generazionale in azienda, quindi devono vendere tutto e allora ecco, mi sembra che la traduzione di questo-
Deborah Setola — Partner, Arkios Italy M&A
In questo momento la traduzione è-
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
...di questi due interventi sia questa
Deborah Setola — Partner, Arkios Italy M&A
Quanto gli imprenditori vogliono davvero crescere? Questo uno deve guardarsi allo specchio e se lo deve chiedere.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ringrazio Debora Setola. Eh, andiamo da Cristiana, eh, Rogate, che è presidente di RFE, si occupa da 25 anni di sostenibilità, è direttrice scientifica dell'Oscar di bilancio che viene presentato ogni anno in Borsa Italiana assieme a Ferpi, anche al Sole 24 Ore. Ecco, eh parliamo di ESG perché se parliamo di innovazione bisogna per forza parlare di ESG, malgrado il contesto geopolitico e l'evoluzione normativa non siano semplici, ecco. Eh, come appunto il rispetto dei pric-principi ESG può influenzare l'attrattività di un'azienda nei confronti degli investitori o anche di is-istituzioni come CDP? Non si sente. L'audio.
Cristiana Rogate — Presidente, Refe
Eccoci qua.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ok.
Cristiana Rogate — Presidente, Refe
Grazie intanto, avrei voluto essere lì con voi in tridimensione, ma purtroppo ho un incontro in Banca d'Italia oggi pomeriggio e tempi e luoghi non si conciliano. Quindi grazie dell'invito. Per rispondere alla tua domanda parto da un concetto che è il concetto di valore. Perché per troppo tempo noi abbiamo identificato il valore con una cifra, con una riga del bilancio, con un risultato economico. Eeeh, oggi il valore non è e non può essere considerato monodimensionale. Quindi è certamente economico, questa è una gamba fondamentale della sostenibilità, eh, ma è anche sociale, perché dentro quella cifra, dentro quell'ultima riga di bilancio, dentro il nostro margine, alla fine ci sono le relazioni che noi costruiamo con gli stakeholder e quindi nella S c'è-- ci sono le persone, ci siamo noi, i nostri diritti, la nostra salute, il benessere, la qualità della relazione che un'impresa è in grado di intrattenere. Dall'altra parte, naturalmente, c'è l'ambiente che è risorsa e vincolo nello stesso tempo. E poi la governance, perché quella cifra è frutto di decisioni e quindi, eh, la capacità di gestire e governare, come vedremo, l'incertezza, di orientare le strategie da una parte e di mantenere coerenza tra ciò che si dichiara, come si decide, come si opera e il valore prodotto, sono elementi centrali di questa multidimensionalità che oggi, eh, che finalmente oggi riconosciamo al valore, perché la sostenibilità ha il vantaggio di mettere a tema la complessità all'interno del gover-- della governance e del management. E quindi richiede un pensiero integrato, no? La capacità di, dal CFO al SEO, a chi si occupa di investimenti, di rileggere le scelte economiche verificando l'interdipendenza che c'è con le ricadute sociali, ambientali e appunto quella capacità poi di governo dell'impresa tutta. E, e sappiamo benissimo che scelte economicamente vantaggiose nel breve possono portare ricadute e danni da un punto di vista sociale, ambientale e reputazionale che vanno ad erodere quel valore. Ecco perché siamo arrivati a considerarlo multidimensionale. La seconda elemento è che oggi il valore non si valuta più sul risultato, non solo sul risultato economico, ma neanche sul solo risultato sociale e ambientale, perché oggi il valore dipende dagli impatti che tu produci. E questo è un elemento di fortissima discontinuità tra il precedente modello di sviluppo e quello che stiamo cercando di costruire in transizione, no? In questa transizione. Quindi cosa significa? Che a me non, non basta più verificare l'esito immediato della mia azione o delle mie scelte. Io ho bisogno di capire ciò che accade dopo che ho scelto, dopo che ho agito. Ecco quindi, eh, che si ritorna-- torna al centro il concetto di responsabilità, no? Dove io devo rispondere delle conseguenze delle mie scelte e delle mie azioni. Non basta più rispondere solo delle mie azioni, mh? Ecco, quindi, ciò ci porta a un'altra variabile centrale per il valore. Cioè, il valore non ha fretta, non si chiude all'interno di un trimestre, ha, eh, in realtà bisogno di essere valutato al di là delle performance immediate. E quindi questo, se abbiamo parlato di integrated thinking e capacità di gestire la complessità, eh, è anche vero che invece dobbiamo considerare un forward looking, no? Una-- un'ingegneranza, eh, per guardare cosa succederà nel medio-lungo periodo. E in questo senso la governance è fondamentale. Io lavoro da 28 anni sul tema del change management e transition management proprio per abituare questo nuovo passo, no? Questa nuova forma mentis da parte di manager pubblici e privati. Altri due elementi sono centrali nel valore considerato poi alla luce della sostenibilità, così riesco a rispondere alla tua domanda. L'altro elemento è che il valore non può essere più considerato e valutato dalla-- solo dall'organizzazione in una chiave autoreferenziale. Il valore, se è basato sugli impatti che produciamo sull'esterno, su persone, comunità, territori, ecosistemi, eccetera, allora ha bisogno degli stakeholder per poter essere valutato in maniera consapevole. Ha bisogno di un dialogo, ha bisogno che siano le loro stake, che non sono solo interessi, ma sono prima di tutto diritti e bisogni legittimi, devono essere integrati all'interno, eh, dei processi decisionali e alla fine del cerchio per valutare l'impatto e poter rilanciare l'azione. E l'ultimo elemento del valore è che non solo non può essere valutato autoreferenzialmente, ma non si realizza, non si crea o non si distrugge solo all'interno del perimetro aziendale, ma sempre di più parliamo di catena del valore. E quindi dobbiamo ragionare sull'ecosistema di relazioni che l'impresa intrattiene con i suoi fornitori, con i suoi partner, con i clienti, con le risorse umane, i lavoratori interni, con le comunità su cui ricade la sua azione. E sappiamo bene che basta un solo anello debole per spezzare questo valore della catena della filiera E allora è evidente che tutto questo fa sì che se questo è il valore, ma questi sono anche gli elementi alla base della sostenibilità, oggi, eh, la sostenibilità tiene insieme ciò che nella visione tradizionale in genere si separava: risultati economici dagli impatti ESG, la visione di breve da quella di lungo, l'organizzazione aziendale interna e la catena del valore, le decisioni strategiche, i diritti e i bisogni degli stakeholder. E perché produce benefici per le imprese? Produce benefici per le imprese perché in questo modo raggiungono due obiettivi fondamentali. Il primo, da sempre una preoccupazione delle imprese, è la continuità aziendale. Io ricordo che sostenibilità in francese si dice durabilité, è la capacità di produrre valore duraturo, di durare nel tempo. E questa è sempre stata una preoccupazione per gli imprenditori e la loro continuità e resilienza del business. L'altro aspetto è la qualità del capitale relazionale, non solo in termini reputational, ma proprio come capacità di costruire relazioni funzionali allo sviluppo del business, all'assorbimento degli shock, come vedremo ne-ce ne sono parecchi. Quindi una governance consapevole delle risorse che si sentono parte di quelle decisioni, che sanno insieme alla governance ragionare di rischi, impatti e opportunità guardando nel medio-lungo periodo e che-- le cui politiche diventano poi attraction e anche elemento di retention per le risorse umane, i clienti che si possono affidare. Io ho iniziato come esperta di processi fiduciari perché la fiducia è centrale nei confronti delle risorse umane, ma appunto anche dei clienti. Sappiamo bene poter gesti-- mh, assicurarci, basarci su del-- uno zoccolo duro, come dire, no? Di clienti affezionati, eeeh, continuativi è fondamentale. Le catene di fornitura, sia avere dei fornitori che operano secondo una visione condivisa, dei valori condivisi per evitare quella rottura, no? Del-- di un anello che poi torna comunque sul brand principale in termini di
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ecco Cristina.
Cristiana Rogate — Presidente, Refe
Sì?
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Certo, no, tutto chiaro. Eh, poi andremo magari a parlare anche del contesto attuale, perché appunto anche, eh, i parametri ESG nell'attuale contesto sia geopolitico, eh, sia insomma economico, sono stati un, un po' fermati, no? C'era questa-- questo trend che si è un po' fermato sull'evoluzione normativa, ne parleremo dopo. Ecco, eh, vi chiedo di essere un po' più brevi nelle risposte, ta-- anzi telegrafici perché ci rimane-rimangono pochi minuti, eh, a disposizione. Ecco, eeeh, tornerei a Elia Rossi, eh, appunto di Cassa d-e Depositi e Prestiti. Ehm, ci può dire quali strumenti specifici, eh, CDP, eh, mette a disposizione delle PMI? Si parla molto di basket bond, ecco. Cosa sono e, eh, come un'a-azienda li può utilizzare?
Elia Rossi — Responsabile Relazioni Imprese Centro Tirrenica, CDP
No, sì, il basket bond è lo strumento principe che ha consentito Cassa di arrivare vicino e di fatto a sostegno delle, delle aziende, soprattutto le PMI. Dico principe perché la nostra attività è iniziata appunto all'in-all'inizio di questo percorso vorticoso che citavo prima dei dieci anni. Allora, il basket bond sostanzialmente è un'emissione obbligazionaria, eeeh, che una, un'azienda, continuiamo a usare il termine PMI perché quasi sempre sono PMI, eeeh, fa, la quale o-- ehm, emissione viene sottoscritta da un veicolo, ehm, quindi creato ad hoc per sottoscrivere questo titolo, veicolo che viene finanziato non solo da CDP, ma anche da altri, eh, investitori, tra cui banche, ma anche investitori istituzionali. Quindi di fatto nel veicolo poi confluiscono obbligazioni che derivano non solo dal primo emittente, ma anche da altri emittenti. Questo è già il primo elemento distintivo, perché si tratta intanto di uno strumento del capitale di debito, tipicamente affiancabile anche alla-- agli strumenti di equity, però col vantaggio, e da qui viene forse quell'elemento di maggior attrattività in termini di sostegno delle capa-- della possibilità di espansione de-di un'azienda, col vantaggio di non anda-andare m-mai a intoccare elementi di governance, di way out tipicamente difficoltosi, no, che poi creano alcune difficoltà. Però è un primo approccio a un mercato dei capitali. Qual è il vantaggio? Che da un lato questa differenziazione di rischio che si, ehm, crea all'interno del veicolo, visto che gli emittenti vengono da vari settori, poi va a beneficio del, del singolo emittente anche in termini di costo, di potenziale durata del, dello strumento. Dall'altro, vabbè, come tutti i bond, anche, anche questi non-- vengono iscritti alla centrale rischi, quindi vengono letti-
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
C'è un vantaggio di quel tipo anche.
Elia Rossi — Responsabile Relazioni Imprese Centro Tirrenica, CDP
Da quel, da quel punto di vista, senza dubbio. Eh, giusto per concludere, sempre in termini di pillole, chiaro che questi vantaggi poi hanno anche l'altra faccia della medaglia, che io però voglio vedere in termini positivi perché chiaramente sono operazioni strutturate, quindi la, la documentazione contrattuale è una documentazione diversa da quella da un-- del tipico finanziamento. Richiede quindi che l'azienda abbia una chiara visione di dove vuole andare per poter sostenere anche questo tipo di crescita, che appunto-- perché dicevo positivo? Perché la complessità in questo caso è uno step, eeeh, importante per consentire all'azienda anche di crescere dal punto di vista della capacità di spiegare il proprio piano-
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ecco, che tipologie di aziende ricorrono ai basket bond di solito?
Elia Rossi — Responsabile Relazioni Imprese Centro Tirrenica, CDP
Allora, noi abbiamo oggi una decina di programmi di basket bond tra basket bond a mercato, basket bond con-- in parte beneficiano di alcune garanzie. Sono tutti programmi che hanno poi dei, eh, piani di, diciamo così, de-delle-- criteri di eleggibilità, dei piani di investimento specifici, tra cui anche tematiche ESG. Quindi sono i-innanzitutto comunque aziende che vogliono crescere in maniera discontinuativa, anche aziende che vogliono acquistare ad altre, altre, altre aziende, per esempio. Recentemente abbiamo finanziato qua in-- attraverso un basket bond, anzi q-- in quel caso era un mini bond, ma poco cambia, eeeh, un'a-un'azienda toscana che si chiama Cortimed, nel settore dei flu-- delle, diciamo, della logistica intermodale per fluidi di tipo alimentare, la quale aveva necessità di diversificare ulteriormente la propria base di servizi. Ecco, quindi c'è sempre questo elemento, se vuoi, di, di discontinuità, di, di un qualcosa che non è il tipico N+1 che, che tipicame-- che in tanti casi fa, fa parte della vita di un'azienda.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ringrazio Elia Rossi. Ecco, eh, Debora Setola, eh, abbiamo visto come, e tu ne hai esperienza probabilmente in questi anni, come, eh, la, diciamo, l'innovazione stia influenzando anche le scelte degli investitori. Cioè gli investitori, se devono entrare come partner in un'azienda, guardano l-l'innovazione che esiste, eh, in una, un'azienda. Ecco, come questo fattore è sempre più rilevante, sta diventando sempre più rilevante?
Deborah Setola — Partner, Arkios Italy M&A
Grazie Carlo, sarò telegrafica e pragmatica. L'innovazione è importantissima perché senza quella non si va da nessuna parte, però gli investitori vogliono che questa innovazione sia tradotta in tre cose fondamentali: sia che l'azienda la dobbiate vendere perché non avete passaggio generazionale, sia che vogliate crescere, quello che gli investitori guardano è questo: margini difendibili. Quindi se l'innovazione aiuta la marginalità, bene-- per esempio l'automazione, no? In un momento in cui sappiamo tutti come è difficile avere, per esempio, c'è tanta meccanica in Toscana, saldatori non se ne trovano. Se io investo in robotica, in innovazione, in automation e riesco a s-- a salvaguardare la marginalità, fantastico, meraviglioso. C'è tanta moda, ci sono delle aziende che stanno producendo contenuti AI interessantissimi per la moda, eh. Per esempio, eh, andando a creare po-proprio dei content fotografici che riducono del 70% i costi e del-- e hanno una speed to market di 10 volte tanto. Allora, se poi vi interessa mi scrivete e vi, vi dico quali sono. Però, ehm, per dire che questa innovazione si traduce in marginalità migliore, difendibile, che è quello che guardano gli investitori. Due-- quindi, attenzione, l'EBITDA, eh, no-non si può prescindere. Eh, la seconda cosa: una crescita ripetibile. Quindi se l'innovazione si traduce in una crescita che dura lo spazio di un mattino, non funziona. L'investitore vuole che l'innovazione finanzi una crescita s-- una crescita ripetibile, una crescita scalabile nel tempo. Tre: un management capace di eseguire. Quindi EBITDA, man-- qualità del management, eh, sostenibilità della crescita sono sempre quello che guardano gli investitori. Se l'innovazione, se l'automazione, se l'AI, se tutte queste cose si traducono in risultati su questi tre parametri, benissimo. Vi ho citato il caso delle aziende meccaniche, delle aziende della moda, del beauty, quanto l'AI, eh, fortunatamente riesce a ridurre i costi, quanto l'automazione e la robotica riescono a ridurre i costi. Però ricordiamoci che le basi da cui partire, se stiamo parlando di fondi di private equity, search fund, club deal, venture capital, fondi di private debt e tutti quegli investitori equity o semi-equity che ci sono oggi sul mercato, la, eh, diciamo, la domanda di innovazione è fortissima, ma l'innovazione non deve essere fine a se stessa. Quindi se compro un macchinario di ultimissima generazione, tutto bello, ma devo avere i clienti a cui interessa il prodotto pro-- con quel macchinario. Quindi veniamo a quello che rappresenta oggi l'AI, eh, automatizza-- o la robotica. Automatizzare sempre di più, salvaguardare: uno, la relazione col cliente, perché questo, ehm, fa sì che io abbia dei margini e ce li abbia difendibili. Due, ehm, la qualità del giudizio, quindi a-- il più alto livello che mi permette di perdere meno tempo, innovare, eh, in maniera strategica.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ringrazio Debora Setola di Arkos Italy. E, e per concludere andiamo ancora da Cristiana Rogata. Ecco, eh, mhm, ti faccio una domanda che ci vorrebbe probabilmente due, tre ore per rispondere. Io ti chiedo di rispondere in qualche minuto, ecco. Eh, abbiamo visto come, eh, appunto negli Stati Uniti i temi ESG, che non è soltanto innovazione tecnologica, ma anche innovazione ambientale e sociale ecco, come i temi-- i, gli ESG negli Stati Uniti, con la nuova presidenza di, di, di insomma di Trump, siano andati un po' calando. Qui in Europa, eh, l'evoluzione normativa si è fermata, ecco. Quindi io cosa ti chiedo? Eh, questo attuale contesto geopolitico e normativo come sta influenzando le scelte delle aziende e anche degli investitori?
Cristiana Rogate — Presidente, Refe
Sì, grazie. Effettivamente è una domanda da mille dollari, ma ce la faremo. Eh, credo che, ehm, noi non stiamo assistendo alla fine della sostenibilità, no? Io me ne occupo appunto da tanti anni, sento-- ci sono-- c'è qualche titolo: la morte della sostenibilità, la fine degli ESG. Bene, non è questo. Io credo che sia solo, eh, la conclusione di una delle fasi che ci ha portato dalla CSR alla sostenibilità obbligatoria, passando a quella volontaria fino ad oggi. È vero, sono due gli elementi che tu sottolinei. Da una parte, eh, la deregulation dell'Unione Europea, dall'altra parte il contesto geopolitico: guerre, tensioni commerciali, instabilità energetica, frammentazione delle catene globali, l'approvvigionamento di materie prime. Ora partiamo dalla prima: il tema normativo. Semplificazione non significa arretramento. Bisogna come sempre guardare qual è stato il film. Il film è stato, eh, quello di una risposta. La semplificazione non è altro che la risposta allo shock da compliance che è derivata da come è stata regolamentata in maniera eccessiva, senza, eh, considerare un tempo corretto per questo cambiamento, degli investimenti e un sostegno corretto alle imprese per fare questa transizione. Quindi la CSRD ha messo insieme una quantità di richieste per le imprese e di informazioni standardizzate da restituire, pensiamo ai più di 1100 data points degli SRS in tempo CSRD Che è evidente che poi ha dovuto tornare indietro, no? Eh, si chiama effetto pendolo nel cambiamento. La regolamentazione ha strappato un cambiamento che non solo non è tornato al 2014, al tempo della DNF, ma si è ulteriorme-- l'ha ulteriormente semplificato. Però la necessità di conoscere gli impatti, di governare i rischi, di cogliere le opportunità e di dotarsi di dati affidabili, certi, comparabili sulle tre dimensioni in una logica di medio lungo periodo, non sono elementi, mh, che sono arretrati, anzi, sono al centro delle linee guida EBA che sono uscite praticamente in contemporanea alla deregulation europea. Quindi come vedete passiamo da una fase più formale a una fase più strategica, anche più pragmatica. E io credo che lo stesso accada in ambito geopolitico. È vero, appunto, ci sono-- c'è un contesto estremamente complesso, conflitti, tensioni, eccetera. Ma non hanno creato questi fenomeni un'agenda alternativa agli ESG, anzi possono proprio essere letti come rischi ESG, no? E che portano con sé rischi ESG. Ehm, e tra l'altro da quello che so, perché io lavoro con imprenditori privati, con manager pubblici, ma anche con-- nel mondo della comunità finanziaria, gli investitori non hanno nessuna intenzione di arretrare, hanno investito tantissimo tempo e risorse, hanno educato gli interni, oltre che le imprese, oltre che gli stakeholder, a una cultura della durability del valore, no? Quindi della continuità, eh, e della sostenibilità economica, anche come ricordava, non nell'intervento precedente. Ehm, il tema è che certamente qualcosa è cambiato. Per esempio, la distinzione non più dogmatica tra settori sostenibili e non sostenibili. È evidente che gli investitori si stanno interrogando. Abbiamo una Germania che des-- investirà 800 billions in, eeeh, riarmo. E quindi questo è un settore che è tornato, non è più tabù, è tornato, per quanto delicato, per quanto, eh, non è ancora sdoganato, però si sta ragionando sul settore della difesa, anche ricordandoci che la storia comunque ricorda, a proposito di lungo periodo, che innovazione e sviluppo nell'ambito della difesa ha spesso portato, eh, applicazioni civili destinate a migliorare le condizioni di vita di tutti noi. Quindi, eeeh, e non faccio-- è evidente, da Internet in poi, no, i droni, intelligenza artificiale, cyber security, tutti elementi che possono essere messi a, eh, frutto della, eh, del valore delle imprese. E quindi, per finire, da una parte nel mio primo intervento volevo ricordare che oggi chiamiamo sostenibilità perché siamo in transizione, quello che è la buona gestione di impresa, contestualizzata all'interno del terzo millennio e di una transizione che non abbiamo ancora completato. Ma dall'altra parte anche gli investitori, come dire, ehm, stanno, eh, considerano questi elementi appunto da sempre centrali per, eh, i loro portafogli, per la stabilità e il valore dei loro portafogli. E quindi il capitale, direi più lungimirante, non è quello, eh, che cerca di sottrarsi al cambiamento, ma anzi quello che cerca di orientarlo e che orientandolo costruisce oggi la solidità di domani.
Carlo Festa — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, ringrazio Cristiana Rogatti, ringrazio Elia Rossi, ringrazio Debora, eh, Setola, eh, e lascio la parola a, alla collega Filomena Greco. Grazie.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie Carlo. Vabbè, ce l'avete fatto fare un poco tardi, un poco abbiamo slittato, ma ti perdoniamo. Allora, noi parliamo adesso di imprese a esseri, di attrattività del territorio. Facciamo con Andrea Berna, responsabile commercial banking per la B-Banca Ifis e con Michele Checcucci, che è chairman caravin- caravaning rail per Lippert EMEA. Prego, era difficile, ma insomma, ce l'abbiamo fatta. Prego, accomodatevi, io mi metto qua a questo punto, voi... Sì, sì. Al microfono? Altrimenti le passo questo. Ok. Allora inizierei con Checcucci. Mh, ci racconta un po' la sua storia che è molto interessante perché voi-- lei nel 2017, quindi quasi 10 anni fa, ha ceduto le sue due aziende ed è dive-diventato responsabile EMEA in un settore-- in una divisione particolare per questo grande player americano. È ancora lì, le-- lei è ancora lì e soprattutto le aziende nel frattempo sono cresciute. Ci racconta come è andata e qual è stato il tipo di, eeeh, di interazione che siete riusciti ad attivare in questi anni, no? Perché insomma, è molto particolare questa storia.
Ehm, sono, mh, sono un po' la-- ho visto prima, prima un po' ha parlato Gaia, che diceva appunto quando ha deciso di fare l'imprenditrice aveva il babbo e la mamma che gli hanno, gli hanno-
Sono stati i primi tifosi. Ecco, i miei erano molto preoccupati. Oggi per fortuna sono, sono anche contenti. Eh, nulla, io, mmmh, lavoro nel settore del caravaning a questo punto dal duemila, dal duemila-- dal, dal '98, eh, perché iniziai, una volta finito il militare, di, a lavorare in quel settore come impiegato in un'azienda, eh, manufatturiera, di Caravans International, e nel 2003 poi iniziai a fare il rappresentante sempre nel settore del caravaning e a, mh, entrare diciamo in società in una piccola azienda che faceva, eh, letti in ferro battuto. Nel set-- nel, nel set-- nella, diciamo, nella zona della Valdelsa, che v-- che è conosciuta appunto anche come Capitale italiana del caravanning oggi, eh, stavano nascendo appunto g-- più, più aziende, a partire dalla Laika che era a San Casciano, la Caravans International, la Mobilvetta eccetera, eccetera, tutte di piccolo, di piccoli imprenditori, eeeh, del-- locali e, eh, diciamo nel s-- mha, ab-abbiamo iniziato, eh, abbiamo iniziato a vedere la crescita di, eh, piccoli player, eh, che erano subfornitori di queste aziende. Ecco, una di queste-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi la chiave è stata l'alta specializzazione, mantenere quell'alta specializzazione.
Siamo partiti con l'alta specializzazione e, eeeh, le piccole aziende, come son cresciute le, le, i, i produttori di caravan, son, son, son cresciute le piccole aziende manifatturiere di componentistica. Una delle queste aziende era la mia e nel 2016, appunto, fui approcciato da una multinazionale americana che mi disse: "Io non voglio acquistare la tua azienda, ma voglio acquistare te e tutte le tue, tutto il tuo know how e le, le persone che lavoran per te". Questo è stato l'approccio.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Cioè acquistare per crescere, anche questo non è scontatissimo, non è sempre-
Infatti prima sentivo la signora che diceva, eh: "Gli imprenditori vogliono crescere". Sì, spesso e volentieri l'imprenditori, l'imprenditore vogliono crescere, ma in Italia c'è anche un sistema che è più, che ti dà un po' più di difficoltà, no, nel crescere. Anche se vuoi crescere, magari poi ci vuole il sistema bancario che ti aiuta eccetera, eccetera. Non è una cosa semplice. Io ho avuto la fortuna di trovare un-
Un player industriale americano, eeeh, siamo quotati alla Borsa di New York, quindi una, de-de-- un'azienda che fa 4 miliardi di fatturato, circa 13.000 dipendenti nel mondo. Sono stato fortunato. Ho trovato loro, mi hanno dato fiducia, son domani son con loro e son cresciuto come imprenditore. Siamo st-- faccio sempre l'imprenditore. Eh, diciamo non ho, non ho più quote della società, ma continuo a, continuo a far crescere a, e a, e a, e a far crescere la, la, appunto l'organizzazione che alla fine, come dicevamo prima, è tutta anche un aspetto sociale, no?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Perché nel frattempo avete fatto anche delle altre acquisizioni nel settore locale.
Abbiamo fatto altre acquisizioni, fra l'altro una che con l'Archios, eh, una, un'altra azienda nel, in altro settore, quindi non il settore del caravaning, ma il settore del rail, acquistammo la CS e, e prima appunto parlando della, della Toscana e della, e di quanto la Toscana sia spesso e volentieri inesplorata, quando andammo insieme ai suoi colleghi a, a parlare con l'imprenditore eccetera, a, a Rignano, io vidi un macchinario che era una s-- una cosa, una specie di astronave, eh, tu sei a Rignano, entri dentro e vedi un'autoclave enorme e, e, e appunto ci disse: "Guarda, questa l'abbiamo, l'abbiamo sviluppata noi, l'abbiamo inventata noi". E a me, mi ricordo ancora 'sta cosa qui che me l'ha fatto pensare prima, eh, ricordo mi vennero i brividi a pensare di essere a Rignano, cioè in un posto dove accanto c'ha le vigne, eh, dove, eh, si, si-
...sono persone che si, che si inventano un ma, un macchinario all'avanguardia per l'incollaggio di compositi eccetera, eccetera. Quindi, diciamo la Toscana c'ha anche questi, queste, queste eccellenze.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ehm, Berna, anticipo la domanda che avevamo posto come seconda, poi torno, eeeh, da Checcucci. Ma, ehm, in questa fase storica così particolare, con questa, eh, con questo presente, eh, con delle variabili, eh, pesanti, ma sta crescendo il bisogno di finanza straordinaria da parte delle imprese? Perché stiamo osservando, in qualche maniera l'abbiamo detto, un nuovo protagonismo da parte delle PMI italiane. Questa formula è una formula diversa, no? È un player industriale che ac-che acquisi-- che acquisisce e fa crescere, sostanzialmente. Però in una fase, in una contingenza così particolare, una banca come la vostra deve essere anche forse più attenta che in passato, no? Rispetto al tema della finanza straordinaria, perché questi sono i momenti in cui succedono queste cose straordinarie per poter restare sul mercato. È un cambio di passo secondo lei?
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Allora, ehm, una riflessione, eh, importante ed interessante, peraltro che è già emersa più volte nel corso della mattina, no? È questa necessità da parte delle imprese di crescere, di crescere tramite aggregazioni, tramite fusioni.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Consolidare quindi.
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Quindi sicuramente momenti importanti che però si coniugano, anche questo argomento già accennato, con quello che sono il, il passaggio generazionale.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Certo.
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
E per una banca specializzata come, eh, come banca Ifis, sicuramente rappresentano delle, eh, delle situazioni che devono essere affrontate dando quei contenuti di consulenza, eh, che le imprese richiedono, e richiedono in particolar modo le piccole e medie imprese, che insomma tanto rappresentano, non so, l'ossatura del, del sistema economico italiano. E quindi sì, sicuramente noi rileviamo che, eh, c'è questa grande necessità e quindi riceviamo richieste da questo punto di vista. Noi ci siamo, eh, per la verità, no, mi fa particolare piacere essere qui a Firenze perché, eh, io ritengo che anche qui in Toscana, eh, ho sentito parlare di crescita di piccole imprese, noi siamo una banca che è cresciuta in maniera m-molto veloce in questi, in questi anni e riteniamo in questi 25 anni che siamo con le nostre filiali di Pisa e di Firenze, eh, riteniamo di essere cresciuti con i nostri clienti, affiancando progressivamente, ma ascoltando il territorio, as-affiancando progressivamente a quello che inizialmente era servizi di factoring, affiancando, dicevo, progressivamente servizi sempre diversi, eh-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Strategici, insomma, no?
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Strategici, eh, che quello che ci chiedeva il mercato. Quindi siamo rimasti banca specializzata, ma oggi noi pensiamo di poter dare risposta a quelli che sono gli interessi principali. Tra gli interessi principali sicuramente sono questi che emergono nei momenti straordinari per l'imprenditore, quindi passaggi generazionali oppure le acquisizioni, quindi M&A, e quindi, eh, ci siamo dotati di strutture. Oggi noi abbiamo una struttura di CIB a Milano che è in grado di affrontare queste esigenze dal punto di vista sia dell'advisory che poi quella proprio dell'assistenza, sia per quanto riguarda il capitale e il debito.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Quindi questa è la fase. Checcucci, torno da lei, perché questo modello, mh, questi distretti altamente specializzati, eh, che sono la caratteristica dell'industria toscana, che sono un po' il trait d'union di tutta l'industria italiana, no? Questo modello di rapporto fra le PMI e le, i capi filiera è un modello che regge ancora, che ancora ha molto da dire, ma che in qualche maniera si deve trasformare in che direzione? Secondo l'esperienza che lei ha fatto, cioè regge ancora quel modello che è un po' il nostro punto di forza o in qualche maniera si deve evolvere, deve cambiare o ha bisogno di nuove energie? Che esperienza ha fatto lei?
Sicuramente, eh, l-l-- questo è un aspetto importante perché, eh, i-il poter mantenere Ehm, queste forze, queste forze lavoro, eccetera, intorno a, alle grandi aziende è sicuramente importante. Come si raggiunge? Certamente si raggiunge dando la possibilità di, di far crescere le persone, perché se quel-quel-quello che, che è un, un, un handicap, diciamo, della piccola azienda, spesso e volentieri, è quello di non avere, eh, personale-- sì, speci-- hanno personale special-- altamente specializzato, però magari non hanno un'istruzione, non hanno un, non hanno una, un'esperienza tale da, da poter poi dare un, un, un, un supporto importante alla, alla grande impresa. Quindi sicuramente avere, ehm, a-- diciamo, dei, dei centri tipo come c'è a Becker Hughes, dove, eh, sicuramente c'è un-
La formazione è sicuramente importante. E, eeeh, e sicuramente deve essere, deve essere la grande azienda a far crescere la piccola, non tanto la grande azienda a, a scaricare costi eccetera, eccetera, sulla piccola azienda. La piccola azienda-
Spesso e volentieri accade che la grande azienda, eh, sopprime la-- opprime quella, quella piccola perché magari, eh, vuol fare, v-- non so, la piccola azienda-- compro la piccola azienda perché mi costa meno, perché c'ha meno costi fissi, però poi alla fine non la faccio crescere. Quindi l'importante è che anche la grande azienda dia la possibilità a, alla piccola azienda di, di crescere, crescere insieme a lei. In questo modo certamente si riequil-- si recupera il valore di cui parlava prima la dottoressa.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, il tema è quindi la capacità di creare valore aggiunto, non scaricare i costi, no? La logica di filiera deve essere questa. Dottor Berni, in questa fase noi vediamo anche, osserviamo anche un forte consolidamento da parte del sistema bancario, no? Questo alla fine, i-in un momento storico in cui le PMI, eh, devono tornare, devono restare protagoniste, devono per certi versi tornare, eh, a-- o, o, o cominciare a fare delle cose a cui non erano abituate in passato, no? Eh, per restare sul mercato. Ecco, è fondamentale allora mantenere una presa sul territorio. Cioè, quindi questo, questo consolidamento del sistema bancario a voi re-- apre delle nuove opportunità? Cioè vi, vi, vi, vi, vi rende più cattivi?
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Allora, è esattamente la chiave di lettura che personalmente darei, perché allora, questo-- allora, intanto la cosa interessante è perché avvengono, no? Questi, questi consolidamenti. Allora intanto, anche qua, cioè, sono state citati alcuni fattori che frenano magari lo sviluppo della nostra economia, quali, che ne so, l'eccesso di burocrazia o, eh, magari qualche, qualche, insomma, carenze infrastrutturali. Ma comunque, eh, il mercato italiano viene visto dai grandi player italiani, ma anche esteri, come un mercato interessante. Interessante intanto per le dimensioni, perché il nostro è un mercato dimensionalmente importante, ma anche per quelle che sono comunque le opportunità di crescita che si basano comunque sulla presenza di un sistema imprenditoriale e industriale, no? Di assoluto livello e riconosciuto. Allora, questi sono i motivi per. Gli effetti. Allora, gli effetti, che poi vengo un po' a quello che tu mi chiedi, ehm, sono proprio questi. Cioè, mh, io penso che il processo di aggregazione, ehm, porterà all'immersione di campioni o al rafforzamento di campioni nazionali, sempre i più importanti.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Europei, perché di questi stiamo parlando.
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Europei, sempre i più importanti, che però tendenzialmente basano i loro modelli di business sulla scala, no? E sull'efficienza. Allora, questo è assolutamente degno, no? E va rispettato come modello, anche perché oggettivamente permette anche di avere dei ritorni molto interessanti. Però dal nostro punto di vista apre comunque, no, eh-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Il tema.
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Il tema della capacità di rispondere a delle esigenze specifiche date da, eh, situazioni specifiche, soprattutto, di nuovo, alla piccola e media impresa. Se pensiamo qui alla Toscana, no? E alla-- uno dei punti di forza è sicuramente rappresentato, io leggendo poi anche il nostro market watch, no? Faccio mente locale e vedo dei distretti industriali e delle filiere, no? Eh, delle filiere talmente, eh, distanti una dall'altra, no? Che evidentemente, che vai da-dall'orificeria all'agroindustriale, al vitivinicolo di eccellenza, però poi c'hai anche il marmo e la meccanica e l'ICT. Eeeh, mi manca tutta la moda, la, la, la calzatura, la concia, no? Insomma-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Gli serve la competenza.
Andrea Berna — Responsabile Commercial Banking, Banca Ifis
Sono esigenze, eh, decisamente specifiche e che richiedono esigenze specifiche. Questo, dal nostro punto di vista, apre proprio lo spazio per operatori che abbiano soprattutto la capacità di ascolto. Quindi la capacità di ascolto, una competenza maturata dalla frequentazione, cosa che noi vogliamo veramente frequentare i nostri clienti, dalla frequentazione, quindi la capacità di elaborare delle risposte specifiche ad esigenze specifiche e soprattutto elaborarle con la velocità. Ecco, perché uno degli elementi, anche qui, insomma, non possiamo non citarlo, ma è anche stato fatto, quello che contraddistingue i tempi, diciamo, moderni è la velocità. Tutto accade terribilmente, in maniera terribilmente veloce e quindi se tu hai un partner finanziario, non solo deve essere capace di darti le risposte giuste, ma deve dartele anche nei tempi giusti. E è su questo che noi cerchiamo di, di puntare sempre con tutti i nostri servizi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, che anche la fase di consolidamento del sistema bancario non si scarichi poi in qualche maniera indirettamente sulle spalle delle PMI. Checcu, ci-chiudiamo con lei, perché volevo chiederle: progetti futuri? Quanto le lasciano le mani libere questiii player americani?
Proge-- i progetti futuri certamente devono essere, com-come prima, prima sentivo parlare, eh, devono essere sempre supportati da, da dati. Eh, chiaramente la differenza fra essere un imprenditore, eh, singolo e quello la mattina ti svegli e dici: "Oggi, oggi mi piace-- piacerebbe comprare un, non so, una stampante 3D perché mi sono appassionato", vai e la compri. Eh, quando fai parte di un, di un, di una multinazionale o comunque fai parte di un, di un gruppo più grande, ti devi strutturare anche in modo diverso, per cui, eh, ogni investimento è legato a, a un piano industriale, è legato a una, una richiesta di Capex, eccetera, eccetera. Eh, ripeto, eh, i progetti futuri ce ne sono tanti. Eh, la situazione geopolitica è quella che, quella che vediamo, con il gasolio a 2,40 € al, al litro, e la gente un, un po' di paura ce l'ha. Un camper che-
Un camper che cinque anni fa, prima del Covid, costava, un entry level costava 40.000 €, oggi ce ne vogliono 70. Quindi è chiaro che il momento è un momento particolare, se si parla solo del, del, del, del business lì. Se si parla del settore dei treni, è un settore più-- certamente più stabile. Però, eh, come dic-- come dicevo prima, le idee, eh, devono essere sempre supportate da, da dei dati che, eh, che poi danno, danno ROI, perché senza ROI si va da poche parti.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
E in un contesto come questo avere le spalle larghe aiuta, insomma.
Grazie a voi. Grazie. E parliamo di innovazione nel capitale umano, adesso. Prego. Eccoci. Prego. C'è anche il telefono. Vuole rimanere qui con noi, prego? Io-- noi la teniamo, eh, volentieri, prego. Allora ve la presento: Serena Porcari, CEO di Dynamo Camp Foundation, presidente e CEO diii-- della Dynamo Academy. Sfido chiunque, insomma, a non conoscere questa realtà bellissima, illuminata, di economia sociale, di imprenditoria, insomma-
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Sì, economia sociale è la, è la parola giusta. Poi, sono molto felice di aver ascoltato le tavole precedenti perché, eh, avete utilizzato tanti di quei termini che noi viviamo da ormai 20 anni, perché festeggiamo i nostri 20 anni, eh, di-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grande festa vi preparate, tra l'altro.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Esatto.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Allora, nel 2010, voi siete una realtà che si occupa di famiglie e di, eeeh, e di bambini e di famiglie che hanno delle esigenze particolari, quindi insomma da tanti anni avete tanti donatori, avete una realtà illuminata, eeeh, che è diffusa in tutta Italia, insomma, fate un lavoro, eeeh, bellissimo. Nel 2010 è arrivata anche questa idea di usare il vostro camp, i vostri camp, le vostre esperienze come un luogo di formazione e di ispirazione, come un luogo in cui si genera valore e sentimenti e consapevolezza e scelte, no? Cioè utilizzare quello spazio magico di-- fatto di persone, insomma, che si incontrano per veicolareee dei valori. Cioè stiamo facendo delle cose che non vanno di moda. Su-- questa-- questo discorso che stiamo facendo qua-
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
È stato raccontato prima.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Non è per niente modaiolo, eh.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Sì, sì, esatto.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Però lo facciamo lo stesso.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Sì, noi abbiamo creato-- siamo nati da un imprenditore, quindi viviamo di impresa e vediamo il terzo settore come un sistema di impresa.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Esatto, questo-
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Rispondiamo a un bisogno sociale, ma siamo organizzati come un'impresa. Ed è per questo che forse Dynamo riuscirà, diciamo, a resistere, eh, sicuramente alla mia generazione, ma abbiamo tanti giovani in arrivo.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Cioè non è che siete buoni, siete imprenditori sociali, è un'altra roba.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Esatto, cioè nessuno di noi-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Perché spaventano, i buoni spaventano molto, eh, dottore.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
No, no, no. Cioè siamo buoni, anche-- siamo anche buoni. Però detto questo, diciamo che siamo stati organizzati e pensati come un'impresa. Io stesso otto anni di IBM prima di lavorare nel terzo settore, quindi non ne sapevo nulla quando ho iniziato questa sfida. Detto ciò, ehm, nel 2010 abbiamo capito che Dynamo Camp era un luogo speciale, si trova a San Marcello Piteglio, l'abbiamo pensato per essere bellissimo. È una grande-- un grande donatore, Dynamo Camp vive di generosità privata, quindi noi viviamo al 100% di soldi privati. Anzi, grazie tra voi chi è già nostro donatore. Che significa? Che vuol dire che ci dobbiamo inventare tutti i giorni modi per raccoglierli. Uno dei nostri grandi, eh, donatori corporate, azienda di questo territorio internazionale che si occupa di healthcare, ci ha detto: "Ma perché non pensate a qualcosa di più? Cioè noi imprese vogliamo utilizzare luoghi di ispirazione per formare i nostri dipendenti. Vogliamo andare in posti dove il significato è concreto. Tanti parlano di sostenibilità e di strategia, però ci piace Dynamo perché le cose succedono veramente". E così abbiamo iniziato creando un'impresa sociale, eh, sotto la forma giuridica del nostro Paese, appunto. È un'impresa che per, per legge distribuisce la maggioranza del suo ritorno economico al suo, eeeh, principale socio che deve essere per legge un ente del terzo settore. Capite già che siamo in una forma cosiddetta ibrida d'impresa, per cui usiamo tutti gli strumenti dell'impresa, ma il nostro sistema di sviluppo è di fatto ad impatto per legge. Molto diverso dalle B Corp e dalle società benefit. Ma questo è un altro tema. Diciamo che Dynamo Academy nasce con l'idea di dire: care imprese, allora, eh, come diceva il nostro fondatore americano e italiano, l'americano è Paul Newman, l'italiano è Vincenzo Manes, si può fare di più. Quindi l'impresa ha una responsabilità nei confronti delle comunità nelle quali opera. Ed è così che nasce Dynamo Academy, quindi sostenendo e sviluppando questa filosofia per le imprese di restituire alle cono-comunità e quindi alla risposta dei bisogni sociali nelle-- delle comunità nelle quali operano. E Dynamo è un esempio concreto, quindi funziona.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Io mi immagino che siano le grandi corporate, le grandi aziende, le multinazionali, le aziende, eh, i grandi brand che utilizzano quello spazio per generare consapevolezza, valore, per fare formazione nelle proprie persone. Ma, eeeh, le aiuterei-- la inviterei ad aiutarci a capire qual è il, il potenziale delle PMI, no? Da questo punto di vista.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Ecco, sì, ne abbiamo parlato, Filomena, e grazie, eh, di questa domanda. Noi ovviamente con le grandi lavoriamo bene, perché la grande impresa ha organizzato la sostenibilità, è stato detto bene dalle colleghe, in tutti i vari pezzettini, no? Prima della compliance, chiamiamola CSR, poi la chiamiamo purpose, poi la chiamiamo ESG, poi la chiamiamo S, poi la chiamiamo CSRD, adesso non la chiamiamo più perché non si può più chiamare, ma poco importa. Di fatto è a quante persone ogni anno cambi la vita, mh? Utilizzando risorse economiche e risorse umane. Cioè questo è il succo. Poi dopo-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Cambio o la migliori, no? Cambi proprio, la migliori.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Cambi nel senso che noi partiamo dal presupposto che risorse economiche aggiuntive Che non sarebbero state impiegate in quell'ambito, e questa è la definizione tra l'altro anche teorica di impatto sociale, e quindi che fanno la differenza, eh. Quindi, questa, ques-- da questa impostazione abbiamo iniziato a guardare al sistema di imprese in questo Paese che è sa-- sì, certo, fatto da 250 quotate, molto importante, ma su un tessuto di piccola e media impresa. E, eh, il, il discorso di sostenibilità che fa Dynamo Academy, che fanno tutti poi non c'è nulla di, di diverso da, eh, non abbiamo inventato niente, è che, ehm, la comunità è uno stakeholder rilevante. Allora, se tutto il movimento della CSRD e del mondo della sostenibilità si basa sull'ascolto degli stakeholder, la comunità è uno stakeholder rilevante. E guarda caso, le piccole e medie imprese sono le prime nel nostro Paese che l'hanno capito per volontà dell'imprenditore che quasi sempre l'ha scritto in qualche cosa, in qualche-- per, eh, abilità formativa nel passaggio generazionale, per istituzioni di enti, fondazioni o strumenti strategici. Di fatto è così. Quindi, lo s-- la comunità è uno stakeholder rilevante e noi di fatto adesso lavoriamo tantissimo, molto di più in questi ultimi due anni, con alcune aziende grandi, medie e piccole, in varie fasi, molte in passaggio generazionale, sulla, eh, diversity, equity e inclusion. Perché? Non perché siamo interessati a, a dei temi. Certamente noi siamo portatori della disabilità e delle fragilità perché c-- con queste-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Siete nati, mm-hm
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
...andiamo a lavorare da tutta la vita. Ma è anche vero che queste tre componenti generano quella che è l'elemento più importante che è il belonging, cioè la, il senso di appartenenza nei confronti di quello che faccio, la passione della mia impresa. E questo è il futuro del valore che cercano le nuove generazioni. Quindi voi che fate selezione di personale, sapete benissimo, chiedete a un giovane, eh, se deve scegliere tra due employer, sceglie quello che ha un impatto sociale migliore, più forte, più concreto sul territorio.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Io la invito e prendo giusto un paio di minuti in più perché miii, mi interessa moltissimo dal punto di vista culturale, della cultura d'impresa, che tipo di ruolo crescente sta assumendo il tema della, dell'impatto in maniera trasversale, al di là delle B Corp, no? Diventa un tema di cultura aziendale per tutte le aziende ed è una questione di modello di business e anche di sopravvivenza. Lei ha, ha fatto bene a ricordarlo, non è una questione di buoni, ma è una questione proprio di come stai al mondo da un punto di vista economico e di come pensi di so-di sopravvivere, no? Ecco, quel tema lì, il tema della capacità di fare impatto, un tema destinato, secondo lei, secondo la vostra visione, da un punto di vista che il vostro è molto radicale, no? Quindi non bisogna essere meno radicali in questa fase storica, bisogna essere assolutamente radicali. Ecco, è destinato ad assumere un ruolo crescente, a rendere anche il tema della sostenibilità forse più alla portata delle imprese? Cioè quella è la chiave, secondo lei, perché abbiamo fatto un gran parlare di sostenibilità e di compliance, ma qui il tema è la strategia, no? È il-
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Esatto
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
...senso di stare al mondo.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Sì, adesso io non, non voglio aggiungere nulla. Le colleghe del-dalle tavole precedenti hanno, hanno espresso benissimo questo concetto. Noi lo vediamo nella concretezza. Abbiamo più di 100 clienti di tutte le dimensioni che vengono, pensate a San Marcello Piteglio, per chi conosce la montagna pistoiese, cioè qui, nel nostro campus a lavorare. Quindi sono più di 10.000 dipendenti di grandi imprese, 100 imprese italiane che vengono a Dynamo. Quindi questo ti fa dire che poi alla fine, eh, noi italiani ci siamo, sappiamo muovere. Ehm, l-- allora, il tema della sostenibilità oggi, se è richiesta meno reportistica, perché purtroppo viene richiesto di meno in termini di reportistica della parte S, e quindi degli investimenti nelle comunità, dall'altro lato chi ci crede veramente sta emergendo. Quindi noi, per fortuna, tra questi 100 abbiamo i cosiddetti campioni, cioè quelli che ci credono veramente. O lo fanno perché il papà che ha fondato l'azienda l'ha scritto e quindi ha detto: "Io di fatto voglio usare i soldi della mia impresa e, e anche delle mie risorse familiari per aiutare i miei dipendenti che sono il primo elemento della comunità".
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
O i miei fornitori, ecc.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
E i miei fornitori. Quindi vedete che la filiera di fatto è la comunità. Poi son persone che lavorano in impresa. Secondo, eh, vediamo anche questa, questo modo diverso di raccontare le cose. Se voi andate ad anal-ad analizzare i bilanci integrati, lo stiamo facendo nella nostra ricerca annuale, e vediamo proprio questa differenza. Magari ci sono meno pagine, ma chi impiega, eh, risorse lo sta facendo con maggiore serietà. Quindi da un certo punto di vista, bene così, vuol dire che c'è stata una selezione all'ingresso.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
E un cambio di mentalità in corso, possiamo dirlo.
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Esattamente, in corso.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, davvero buon lavoro. E siamo tutti invitati ai vostri 20 anni?
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Allora, noi abbiamo l'open day dei 20 anni il 4 ottobre, quindi San Marcello Piteglio. Iniziamo alla mattina, finiamo alla sera, è una festa, quindi c'è di tutto. Ci sono tantissimi fornitori della montagna che partecipano e bambini, famiglie, tantissimi ragazzi sulla sedia a rotelle, quindi si può testimoniare e essere presenti.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Open bar, sì?
Serena Porcari — Presidente, Dynamo Academy
Open bar, sì, in realtà non alcolici, ma...
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Grazie, grazie davvero e buona festa. Allora, lasciamo le conclusioni, che sono la parte più difficile, al vicepresidente per l'education e l'open innovation in Confindustria, Riccardo Di Stefano. Le tocca, perché... Prego. Mi siedo qui. Eccoci qua. Allora, mmh... Vicepresidente, io volevo farle una domanda relativamente a, a quelli che sono, eh, i driver della competitività delle imprese. Questa, eh, momento storico così particolare, insomma, sta cambiando, sta ridefinendo secondo lei gli strumenti e le priorità nella competitività delle imprese? Cosa sta cambiando e quanto sta emergendo il tema della formazione e dell'innovazione rispetto ad altri in passato? Cioè, stanno emergendo delle nuove, delle nuove scelte da parte delle imprese, delle nuove, ehm, un nuovo sistema di valori e di priorità, secondo lei?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Ora, grazie, la domanda è molto interessante. Eh, io credo sicuramente che in questo momento storico tutti noi che, che operiamo sul mercato, insomma, o gli osservatori, eh, de-del mercato, ehm, comprendano quanto, eh, si stiano, ehm, non ci siano nuovi fattori all'orizzonte, ma alcuni, alcuni fattori, anche se vogliamo parlare di fattori produttivi, stanno, eh, prendendo una, ehm, come dire, una, un rilievo così preponderante e, e, e anche per certi versi preoccupante per la nostra economia. Eh, prima qualcuno miii anticipava, citava del costo dell'energia, che oggi è il principale problema di gran parte delle imprese italiane, del, del-- che mina alla radice la competitività dell'industria italiana. Eh, chiaramente non è un problema italiano, è un problema europeo, è un problema, eh, di geopolitica, eh, e di equilibri geopolitici globali. Però è oggi un, un tema che è sempre stato un limite per un Paese povero di idrocarburi, ma che oggi sta assumendo una connotazione estremamente preoccupante.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Infatti prima si parlava di modelli di autoconsumo. Dieci anni fa mai, no? Si sarebbe parlato in quei termini.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Era più da, da, da imprenditori illuminati. Oggi è una, una necessità indiscutibilissima.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Una necessità.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Eh, al-- quindi questo si ricollega al tema, eh, del-della logistica e dei trasporti in un, un Paese che macina, grazie a Dio, record su record di export, la chiusura di Hormuz, le nuove, eh, rotte e, e questo generale, eh, super attivismo economico dei, dei Paesi che una volta, soprattutto per l'Occidente, eh, come dire, eh, credevano che bisogna-- s-- e tutti noi crede-credevamo che fosse sufficiente un quadro di, eh, regolamentazione chiara e far fare alle imprese il proprio lavoro. Oggi vediamo come, eh, tutti i Paesi, eh, e i governi, eh, si devono interessare quasi necessariamente, obtorto collo, diciamo, degli equilibri commerciali, eh, eh, internazionali. Eh, ed, ed an-ed ancora, in questo Paese straordinario, ma con questi gap, l'internazionalizzazione è un driver sempre più, eh, necessario e, e salvifico. Parlavamo dei re-- dei, dei record, rischiamo di, eh, positivamente, di sfondare i 700 miliardi di export nel 2026. Abbiamo bruciato record su record in questi anni, siamo il quarto esportatore globale. Noi veniamo da una importante missione nel Mercosur, Argentina e Brasile, eh, oltre 1.000 incontri, match con, con, tra imprese italiane, oltre 100, e i partner del Mercosur. L'a-l'aver aperto questo, eh, eh, canale di libero scambio avrà, diciamo, dei risultati in medio lu-- sul medio lungo termine importantissimi. E poi, ehm, il tema evidentemente dell'innovazione e della tecnologia, che, eh, più di, più che nel passato ci impone, impone ad imprenditori e governi, eh, scelte e investimenti, eh, mirati ma, ma massicci. E, eh, nel caso delle imprese, eh, e, e della, del, del governo, se lo immaginiamo come datore di lavoro e la PA, anche una fortissima, eh, politica di valorizzazione del capitale umano e di formazione del capitale umano. Perché, ehm, un recente, eh, report del Centro Studi di Confindustria, eh, fotografa in, in 18,9% il numero di imprese che già oggi utilizza l'intelligenza artificiale nei processi lavorativi, di un 37% che s-- è in procinto di utilizzarli e di implementarli, eh, ma dentro questo dato, dentro questa percentuale, ehm, quindi di chi l'ha utilizzato e chi lo sta utilizzando, l-- oltre l'80% pianifica una politica di, eh, formazione, di reskilling del capitale umano. Perché è evidente che se l'intelligenza artificiale, il machine learning, diciamo quelle che sono le nuove tecnologie, eh, eh, hanno un, un impatto sul, sui bilanci delle imprese, hanno un impatto molto più importante sui sistemi organizzativi delle imprese. Quindi le persone, eh, restano e, e, o tornano, se volete, al centro di questa trasformazione.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
È chiaro che in questa fase il, il tema è come accompagni le persone e le organizzazioni complesse in questo processo di trasformazione e di innovazione che è, che è tecnologico, ma non solo, no? Perché poi abbiamo parlato anche moltissimo di economia circolare, di sostenibilità, quindi le trasformazioni sono tante. Eh, e la politica industriale non sempre è all'altezza, no? Confindustria è spesso in trincea, insomma, su alcuni, eh, fronti. Pensate alla fatica fatta su Industria 5.0 e pensate anche a qua-cosa, eeeh, cosa non è coinvolto in quello strumento di politica industriale e invece servirebbe come il pane, no? Quindi la fatica che si fa nel dialogo. Ecco, come accompagnare, con quali strumenti e se si può andare oltre la politica industriale attuale e stimolare nuoviii, nuovi scenari, insomma, secondo lei è necessario in questa fase?
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Allora, dov-dov-- anche qui, sempre per priorità, se, eh, dobbiamo guardare alla capacità di innovazione che questo Paese ha in questo momento, soffre sicuramente, come tutta l'Europa, di mancanza di player, eh, di dimensione internazionale, globale, i famosi campioni, siano italiani, io credo che, che la dimensione giusta siano i, i campioni europei ormai, e quindi certamente dall'alto scontano una, un- Una size, una taglia molto più bassa rispetto a, a americani e cinesi. Eh, poi però c'è un tema molto importante di, eh, mhm, qualità e di quantità di generazione di innovazione dal basso. Malgrado la qualità dei nostri giovani sia eccellente e chi ci racconta una cosa diversa non ne capisce nulla, eh, dobbiamo continuare a investire, e io devo dire in, in questo abbiamo un ottimo, eh, dialogo con-- e, e rapporto coi ministeri di riferimento, a partire dal Ministero dell'Università, perché noi dobbiamo sforzarci di ampliare la generazione di nuova innovazione, quindi spin-off universitari, eh, incubatori sempre più efficaci, eh, eh, strumenti e finanza dedicata a quella fase lì, all'origination, cioè ma alla, alla parte iniziale. Perché poi i nostri, i, i-- le startup italiane che ce la fanno poi vanno anche molto bene.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
È un po' un'evoluzione del tema della politica industriale, quello che dici.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Dobbiamo moltiplicare gli sforzi iniziali. E quindi questo si fa con politiche di incentivo agli investimenti privati, eh, eh, ma anche co-- liberando, continuando a liberare le energie dei fo-- dei capitali pazienti. Il DL Economia aveva, come dire, a-aperto una strada, ora pare che occorrano ancora dei, diciamo, degli atti collegati per aumentare, per esempio, la capacità di fondi pensione, fondi di previdenza, nell'investimento in capitali di rischio. Quindi l'innovazione, se devo dire nel poco tempo che ci siamo, eh, dati, ehm, da quale priorità partire, io direi da questo. E poi dalla, eh, orientamento verso le materie STEM e verso la, diciamo, i percorsi della manifattura che generano evidentemente, ehm, nuove imprese e maggiore capaci-- e imprese sempre più innovative.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Sì, lì bisogna fare proprio quel salto culturale, no? Eh, anche presso le famiglie, l'orientamento, perché poi c'è-
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Questa nuova idea di chiamare de-- che, che, insomma, è un'idea di Confindustria, lo posso dire perché l'abbiamo scritto tante volte, di, eh, eh, fare non un semplice rebranding, ma eliminare la differenza tra i licei e gli istituti tecnici, sembra una sciocchezza, ma in realtà, ehm, erode un pensiero atavico delle imprese italiane, delle imprese, delle famiglie italiane, per cui chi sceglie i percorsi tecnici sceglie i percorsi serie B perché vuol dire che non ce la fa ad andare al liceo. Questo è un danno enorme nella nostra capacità di produrre e dei ragazzi di trovare la loro strada.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Un'ultima domanda, un ultimo passaggio. Lei ha lavorato ta-tantissimo sul tema del mismatch, sul tema dei percorsi, della formazione tecnica, proprio in quest'ottica qui. Siamo già in una fase 2.0, no? Perché l'idea è quella di trasformare la formazione tecnica in tutte le sue, eh, forme, gli ITS sono state un'invenzione straordinaria, eeeh, in tutte le sue forme, in qualcosa che sia in primo piano nel mondo della formazione, che non resti sul piano opposto rispetto alla formazione, diciamo, eh, più classica, più umanistica. Eh, il tema del mismatch è un tema però su cui noi paghiamo ancora un prezzo altissimo come Paese.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Enorme. Se solo pensiamo che, sempre qui, i dati di Excelsior, che fotografano naturalmente il complesso delle imprese italiane, perché è un rapporto di Unioncamere, parla di, del 48%, largo circa, delle, dei, ehm, delle posizioni di difficile reperimento da parte delle imprese nel mercato del lavoro. Di contro, un numero sempre altissimo di NEET e di inoccupati, perché andrebbe distinto anche questo, eh, questo dato, eh, che per quanto in diminuzione comunque, diciamo, grida vendetta.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Non incrocia.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Perché non, non incrocia positivamente. Ehm, che cosa è stato fatto? Tanto, in, anche lì, in rapporto coi vari governi. Si sono creati gli ITS, poi si sono messi, che hanno un tasso di placement del 90%, eeeh, hanno-- che sono cresciuti grazie al PNRR, che ci ha messo un miliardo e mezzo, in, eh, sono passati da 10.000 a oltre 40.000 iscritti. Li è-- sono stati messi in filiera con gli istituti tecnici, con il cosiddetto 4+2, la riforma fortemente voluta da Confindustria e da Valditara. E, ehm, e adesso, eh, si farà un salto, mhm, pensato, cioè, mhm, diciamo progetta-co-progettato con le università per fare un ulteriore percorso per integrare una laurea triennale. Però quello no-non ci deve, non deve essere la nostra priorità. La priorità è far sì che questi ragazzi, dopo due anni di ITS, entrino nelle nostre imprese, innovino e contribuiscano a questo gap, con un contratto di apprendistato che li garantisce a tempo indeterminato, quindi si crea occupazione di qualità. Ehm, cosa, ehm, credo dobbiamo continuare a fare? Dobbiamo orientare sempre meglio, perché i ragazzi a 13 anni hanno delle idee, cioè scelgono, eh, l-la loro strada senza avere l'adeguata informazione sui fabbisogni del lavoro. E poi a 13 anni, intorno lì, la scelta è molto mediata dalla famiglia. Quindi è, è un lavoro silenzioso, eh, che, che va fatto per il bene del nostro Paese e per il bene di questi ragazzi.
Filomena Greco — Giornalista, Il Sole 24 Ore
Scelte che non possiamo lasciare al caso. Grazie davvero a tutti. C'è un light lunch per tutti voi. E poi nel pomeriggio parliamo di fisica e di scienze, quindi insomma noi siamo in linea. Grazie. Grazie, a presto, alla prossima.