Toscana, motore dell’export e laboratorio d’innovazione tra sfide globali e nuove connessioni

La Toscana si conferma protagonista dell’industria manifatturiera italiana, trainando l’export nazionale e mostrando una capacità di crescita superiore alla media del Paese. Tuttavia, la regione è chiamata a reinventarsi, affrontando le sfide poste dall’innovazione tecnologica, dalla sostenibilità e da un contesto internazionale sempre più instabile. È quanto emerso dall’evento che ha visto confrontarsi imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, esperti di finanza e innovazione, in un dibattito serrato sulle prospettive del sistema produttivo toscano.

Toscana: eccellenza manifatturiera e sfida dell’innovazione

Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha aperto i lavori sottolineando come la Toscana rappresenti il 7,5% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana e il 12% dell’export nazionale. “La regione mantiene un trend di crescita superiore alla media italiana sia nelle esportazioni che nei ricavi”, ha affermato Greco, evidenziando però la necessità di affrontare la sfida di nuovi modelli imprenditoriali e di sostenibilità, soprattutto nei settori fashion e moda.

Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, ha posto l’accento sulla farmaceutica come punto di eccellenza toscano e nazionale, ribadendo che “la ricerca è fondamentale per lo sviluppo economico e imprenditoriale”. Tamburini ha poi delineato uno scenario internazionale complesso, segnato da instabilità geopolitica, con Trump al 32% di consensi negli USA, benzina a 6,5 dollari al litro e tassi d’interesse in aumento. “L’Italia si difende meglio di Francia e Germania”, ha osservato, in attesa dei dati Istat sul rapporto debito/PIL. Tamburini ha inoltre segnalato una recente operazione di M&A che ha visto un’azienda di Modena acquisire Italfactor, creando un gruppo da 1,4 miliardi di euro di ricavi, e ha invitato a “rimboccarsi le maniche, puntare su ricerca e innovazione”.

Connessioni, capitale umano e autonomia strategica

Lapo Baroncelli, presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha insistito sulla necessità di trasformare la Toscana da territorio di eccellenze a territorio di connessioni tra conoscenza, tecnologia, capitale umano e impresa. “Le crisi attuali dimostrano che non esistono più settori tradizionali o innovativi, ma imprese che innovano e imprese marginalizzate”, ha dichiarato. Baroncelli ha individuato tre pilastri per il futuro: autonomia strategica – ricordando che l’Italia importa il 57% del fabbisogno energetico –, connessione tra ricerca e impresa, e attrattività del territorio, con la previsione di 50.000 posizioni per laureati in Toscana nel 2024. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di housing sociale per attrarre lavoratori e la necessità di “ridurre le distanze tra ricerca e impresa, scuola e lavoro, grandi aziende e PMI, città e aree interne”.

Lorenzo Becattini, presidente di Firenze Fiera, ha ribadito che l’innovazione è necessaria a tutti i livelli, dalle imprese alla pubblica amministrazione, fino alle università. “Il 2026 segnerà grandi trasformazioni con l’AI, l’energia, la medicina e gli interventi sul DNA”, ha previsto, sottolineando la necessità di una gestione professionale delle innovazioni e di un controllo pubblico su temi come lo spazio. Becattini ha ricordato la tradizione artigianale e scientifica di Firenze, affermando che “la scienza può riconnettere il territorio al futuro”.

Export, attrattività e investimenti: i numeri della Toscana

Sara Funaro, sindaca di Firenze, ha ricordato che il capoluogo toscano è la seconda città italiana per export, con oltre 35 miliardi di euro l’anno, mentre il turismo genera 5 miliardi. “Abbiamo 115.000 aziende iscritte alla Camera di Commercio, di cui 11.000 nel comparto moda”, ha precisato, indicando come settori trainanti moda, agroalimentare, meccanica e farmaceutica. Per attrarre aziende, Funaro ha invocato semplificazione burocratica, infrastrutture moderne – come un aeroporto all’avanguardia – e servizi per i lavoratori, dall’abitare ai trasporti. “Sviluppo e qualità della vita devono andare di pari passo”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di accompagnare responsabilmente l’innovazione digitale e l’AI.

Marco Agosto, Chief Marketing & Business Strategy Officer di Banca Ifis, ha evidenziato che il 12% dell’export italiano è toscano e che il 60% delle aziende toscane esporta, 14 punti sopra la media nazionale. “Il tessuto imprenditoriale è dinamico e orientato all’estero”, ha detto, ma il sentiment delle aziende resta cauto, con investimenti stabili e preoccupazione per tensioni geopolitiche, dazi e costi energetici. Nel triennio, il fatturato delle aziende toscane è cresciuto del 2,4% (contro una media nazionale del -0,9%), ma l’EBITDA è in decrescita (-2,6%). Il 61% degli imprenditori ha già attivato processi di investimento o cambiamento, il 41% ha avviato o avvierà progetti di diversificazione tecnologica, ma questi dati restano sotto la media nazionale. Le tecnologie sono usate soprattutto per efficienza interna e sviluppo di nuovi prodotti e mercati.

Agosto ha inoltre segnalato che nel 2025 il 7% delle operazioni di M&A italiane sono avvenute in Toscana, e che circa il 41% degli imprenditori toscani sta modificando assetti aziendali, produttivi o distributivi, dato superiore alla media italiana. Il 50% di questi è aperto a nuovi capitali, anche da investitori terzi, segno di apertura internazionale.

Competitività, energia e concorrenza globale

Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana, ha sottolineato la velocità del cambiamento tecnologico, citando l’esempio di ChatGPT che ha raggiunto un milione di utenti in tre settimane. Ha espresso preoccupazione per la riduzione dei margini in Toscana, soprattutto se si escludono settori come orafo e farmaceutico. Bernini ha illustrato la crescita dell’avanzo commerciale cinese in Europa e in Italia, sottolineando che “il PIL italiano cresce solo dell’1% e il 60% del PIL è legato ai consumi interni, che però spesso privilegiano prodotti non europei”. Ha denunciato la concorrenza cinese sostenuta da forti finanziamenti statali e la scarsa efficacia delle misure antidumping europee, proponendo di incentivare l’acquisto di prodotti made in Europe.

Bernini ha chiesto più politiche industriali europee e semplificazione anche al Centro-Nord, ricordando che la burocrazia costa 80 miliardi di euro l’anno in Italia. In Toscana, la mancanza di aree di competenza per impianti rinnovabili rallenta l’autoconsumo energetico, nonostante il costo delle rinnovabili sia ai minimi storici (25-30 euro/MWh). Ha invocato una collaborazione più stretta con la Regione per semplificare i processi autorizzativi.

Luca Rossini, Head of O&M Geothermal Italy di Enel, ha portato l’esempio del Cile, dove il silenzio-assenso sulle Valutazioni di Impatto Ambientale garantisce tempi certi di 12 mesi, proponendo di adottare lo stesso modello in Italia e in Toscana. Rossini ha ricordato che la geotermia in Toscana copre il 30% dei consumi regionali e il 75% della produzione rinnovabile, con 37 centrali, 500 pozzi e 5,4 TWh prodotti, risparmiando 2,6 milioni di tonnellate di CO2. Il settore genera un indotto di 80 imprese (150 in Toscana), con 100 milioni di euro l’anno di ricaduta economica. Rossini ha annunciato investimenti per 3 miliardi di euro in 20 anni, con tre nuove centrali e progetti di economia circolare, come la cattura e cessione di CO2 per uso alimentare.

Innovazione, proprietà intellettuale e sovranità tecnologica

Marco Pierini, prorettore al Trasferimento tecnologico dell’Università di Firenze, ha illustrato le potenzialità dell’“economia della luce”, con applicazioni in medicina, beni culturali, quantistica e telecomunicazioni. Ha ricordato che la prima spin-off di successo dell’ateneo è El.En e che la comunicazione quantistica sarà la prossima sfida, con impatti su AI e cybersicurezza. “La ricerca di base è fondamentale per lo sviluppo futuro, anche se i risultati si vedono dopo decenni”, ha affermato, sottolineando l’importanza di eventi come la Bright Night per avvicinare la cittadinanza alla scienza.

Nel dibattito sulle PMI manifatturiere, Riccardo Braccialini, AD di Pelletteria Fiorentina Montecristo, ha sostenuto che l’innovazione passa dall’inserimento di nuove generazioni e dalla sostenibilità, intesa come valore reale e non solo greenwashing. “La sostenibilità crea identità di marca, anche se non aumenta immediatamente le vendite”, ha spiegato, raccontando l’esperienza dell’azienda con progetti sociali in Africa.

Arianna Ciracò, avvocato dello Studio legale E-nomos, ha osservato che le PMI vivono una rincorsa ansiosa verso l’innovazione tecnologica, spesso senza consapevolezza. “L’impresa intelligente è quella consapevole degli strumenti usati, delle persone coinvolte, dei diritti tutelati e degli impatti”, ha detto, invitando a una cultura dell’innovazione che parta dal board. Ciracò ha richiamato l’attenzione sui rischi di addestrare sistemi AI stranieri con dati aziendali e sulla necessità di equilibrio tra innovazione e tutela etica e giuridica. Ha inoltre ricordato che l’AI Act europeo introdurrà obblighi di AI literacy e trasparenza dal 2025.

Nicola Di Giusto, Chief of Sales & Marketing Officer di Vianova, ha denunciato che solo il 5% dei dati europei viene elaborato in Europa, mentre oltre il 75% è gestito fuori dall’UE. “L’Europa spende 264 miliardi extra UE in tecnologia”, ha detto, segnalando che il market share delle aziende europee è sceso dal 30% al 15%. Di Giusto ha invitato le aziende a valutare soluzioni italiane e locali, ricordando che il Cloud Act americano permette l’accesso ai dati da parte delle autorità USA, aumentando la sensibilità verso la sovranità dei dati.

Finanza, passaggi generazionali e sostenibilità

Deborah Setola, partner di Arkios Italy M&A, ha riferito che nei primi sei mesi del 2026 sono stati investiti 5,085 miliardi in private equity, ma la raccolta è crollata del 46% rispetto al 2024. La maggior parte delle operazioni sono buyout per passaggi generazionali, mentre solo 94 milioni sono aumenti di capitale per crescita. “Il 30% delle PMI sopravvive alla seconda generazione, il 12% alla terza”, ha ricordato, spiegando che gli imprenditori sono restii ad aprire il capitale in fasi di valutazione bassa.

Cristiana Rogate, presidente di Refe, ha sottolineato che il valore aziendale è multidimensionale – economico, sociale, ambientale, governance – e che la sostenibilità richiede pensiero integrato e valutazione degli impatti nel medio-lungo periodo. “La governance consapevole e la qualità delle relazioni sono centrali per la continuità aziendale e la resilienza”, ha affermato, aggiungendo che la “fine degli ESG” non è reale, ma si passa a una fase più strategica e pragmatica.

Capitale umano, formazione e impatto sociale

Riccardo Di Stefano, vicepresidente Education e Open Innovation di Confindustria, ha indicato il costo dell’energia come principale problema per la competitività dell’industria italiana, aggravato da fattori geopolitici. Ha ricordato che l’internazionalizzazione resta un driver fondamentale, con l’export italiano che potrebbe superare i 700 miliardi di euro nel 2026. “L’innovazione e la tecnologia richiedono investimenti massicci e politiche di valorizzazione del capitale umano”, ha detto, citando dati del Centro Studi Confindustria secondo cui il 18,9% delle imprese usa già l’IA, il 37% la sta implementando, e oltre l’80% prevede formazione e reskilling.

Di Stefano ha lamentato la mancanza di grandi player internazionali in Italia, ma ha riconosciuto l’eccellenza nella generazione di innovazione dal basso. Ha chiesto di rafforzare spin-off universitari, incubatori e strumenti finanziari per l’innovazione iniziale, incentivare investimenti privati e orientare i giovani verso materie STEM e percorsi manifatturieri innovativi.

Filomena Greco ha sottolineato la necessità di superare la distinzione tra licei e istituti tecnici, per valorizzare la formazione tecnica e combattere pregiudizi culturali. Ha ricordato che il 48% delle posizioni lavorative è di difficile reperimento, nonostante la crescita degli ITS, e che persiste un alto numero di NEET e inoccupati. Di Stefano ha aggiunto che gli ITS hanno un tasso di placement del 90% e che la priorità è far entrare subito i diplomati nelle imprese con contratti di apprendistato a tempo indeterminato, migliorando l’orientamento scolastico già a 13 anni.

Serena Porcari, presidente di Dynamo Academy, ha portato l’esperienza di Dynamo Camp Foundation, impresa sociale che vive al 100% di donazioni private e si organizza come un’impresa, con l’obiettivo di rispondere a bisogni sociali e restituire valore alle comunità. “Diversity, equity e inclusion generano senso di appartenenza, elemento chiave per attrarre giovani talenti”, ha dichiarato, osservando che la cultura dell’impatto sociale sta diventando centrale per tutte le aziende, non solo per le B Corp.

Conclusione

Il confronto ha restituito l’immagine di una Toscana dinamica, capace di innovare e di attrarre investimenti, ma anche consapevole delle sfide poste dalla transizione tecnologica, dalla sostenibilità e dalla competizione globale. La chiave per il futuro, secondo i protagonisti dell’evento, sarà la capacità di connettere saperi, tecnologie e capitale umano, valorizzando le eccellenze e affrontando con coraggio i nodi strutturali del sistema produttivo.