Puglia, laboratorio di innovazione e sostenibilità: imprese, istituzioni e finanza a confronto sulle sfide dello sviluppo
La Puglia si conferma un territorio in fermento, capace di crescere e diversificare il proprio tessuto produttivo, superando in alcuni indicatori anche regioni tradizionalmente più forti come la Lombardia. È quanto emerso dall’evento che ha visto confrontarsi rappresentanti delle istituzioni, dell’industria, della finanza e dell’innovazione, con un focus sulle sfide e le opportunità per il sistema economico pugliese.
Crescita, resilienza e diversificazione: la fotografia della Puglia
Filomena Greco, giornalista, ha aperto il dibattito sottolineando come la Puglia mostri “crescita e capacità di resistere e diversificare”, citando uno studio di Banca Ifis secondo cui la regione eccelle in alcuni indicatori rispetto alla Lombardia, soprattutto per quanto riguarda il potenziale di export e il valore aggiunto manifatturiero.
Carmelo Carbotti, responsabile studi di Banca Ifis, ha fornito i dati: “In Puglia ci sono 270.000 imprese, pari al 4,3% del PIL nazionale. L’agroalimentare pesa per il 30% del fatturato regionale, ma la meccanica è cresciuta del 137% e la tecnologia del 157% tra il 2015 e il 2025”. Carbotti ha evidenziato come la diversificazione industriale sia un valore aggiunto, anche se l’export pugliese rappresenta solo il 2% dell’export nazionale, a fronte del 4,3% del PIL. Tuttavia, “il 49% delle PMI pugliesi esporta, quattro punti sopra la media nazionale, e il 16% sta allargando i mercati”. La sfida, secondo Carbotti, è aumentare i volumi.
Sul fronte della sostenibilità, il 72% delle imprese pugliesi ha adottato interventi in questo ambito, superando la media italiana e lombarda. Il cloud è diffuso nel 68% delle PMI (contro il 75% in Italia e il 79% in Lombardia). “Il 41% delle PMI si considera in crescita accelerata, il 59% valuta operazioni di crescita straordinaria come M&A”, ha aggiunto Carbotti, sottolineando che “la banca deve accompagnare le imprese nella trasformazione, non solo finanziare”.
Innovazione, competenze e attrattività: la ricetta per la competitività
Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari e BAT, ha posto l’accento sull’importanza di innovazione e competenze come risposta agli shock energetici e strutturali: “L’innovazione e le alte competenze sono l’unica risposta agli shock energetici e strutturali”. Aprile ha ricordato che Bari ha registrato un +30% di occupazione digitale negli ultimi cinque anni grazie all’arrivo di grandi player internazionali, ma ha avvertito che “la Puglia deve aumentare la qualità tecnologica e il numero di brevetti, ancora troppo esili rispetto al potenziale”. Fondamentale, secondo Aprile, “aprire le fabbriche a talenti e centri di ricerca”.
Vito Leccese, sindaco di Bari, ha rivendicato i risultati della città: “Bari ha ora un tasso di disoccupazione del 3,9% contro il 5,1% di Milano; il 99% del territorio cittadino è coperto da fibra ottica”. Leccese ha però segnalato una grave emergenza abitativa, con difficoltà a trovare alloggi per i lavoratori, annunciando un piano straordinario da 80 milioni di euro per affrontare il problema.
Eugenio Di Sciascio, assessore della Regione Puglia, ha ricordato che la Regione ha attivato quasi 2 miliardi di euro nella scorsa programmazione e ha già superato il target nella programmazione 2021-2027. “La Puglia è terza in Italia per incremento in ricerca e sviluppo, dopo Bolzano ed Emilia Romagna”, ha detto Di Sciascio, sottolineando l’export in crescita (+15,2% nell’ultimo trimestre), soprattutto in settori avanzati come aerospazio, automotive e meccanica di precisione. La Regione lavora a una piattaforma integrata pubblico-privato per attrarre investimenti e rendere più efficienti i processi, ma permangono criticità nel sostegno bancario a micro e piccole imprese.
Energia, industria e ZES: le sfide strutturali
Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria Puglia, ha denunciato l’assenza di una strategia energetica europea e nazionale, definendola “una situazione devastante per imprese e logistica”. Secondo Delle Donne, “serve una politica energetica basata su dati scientifici e non ideologici; la crisi energetica va affrontata come questione strategica, non solo ambientale”. Ha inoltre ribadito che “l’Ilva è un asset strategico nazionale, non solo pugliese; occorre rilanciarla e renderla ambientalmente accettabile”. Per Delle Donne, la reindustrializzazione della Puglia è prioritaria: “Il turismo non può sostituire l’industria, che può arrivare al massimo al 15-20% del PIL; senza industria si rischia la desertificazione industriale e giovanile”.
Sul tema degli investimenti, Delle Donne ha auspicato una strategia condivisa per attrarre investitori come partner industriali, non colonizzatori, e ha indicato come sfida la creazione di una cultura d’impresa e di crescita sostenibile per le nuove generazioni.
La questione energetica è stata affrontata anche da Augusto Raggi, responsabile Enel per il Sud Italia, che ha illustrato i dati sul fabbisogno energetico nazionale: “Il fabbisogno italiano crescerà da 311 TWh (2015) a 362 TWh (2030); oggi il 58% dell’energia è importata”. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede di aumentare la quota di rinnovabili dal 42% al 63,4% entro il 2030, con 131 GW di potenza installata (oggi 80 GW, serve +50 GW). Enel investirà 21,3 miliardi di euro, di cui 5 sulle rinnovabili e 14,6 sulla rete. Raggi ha però segnalato che “il permitting è il principale ostacolo: servono 4,5 anni per autorizzare un impianto eolico e 1,2 anni per un solare; in Germania in 6 mesi sono stati autorizzati 9 GW, in Italia solo 0,5 GW nel primo semestre 2023”. Oltre il 50% della pipeline Enel sulle rinnovabili è in Puglia. Raggi ha anche annunciato investimenti nella riconversione dei siti industriali, come a Brindisi, dove è stata autorizzata la più grande BESS d’Italia (730 MW di potenza installata).
Sul tema della ZES unica nazionale, Di Sciascio ha osservato che “gli strumenti ordinari non funzionano; c’è il rischio di perdita di efficacia per il Sud se la ZES viene estesa a tutta Italia”. In Puglia, il 27% degli interventi ZES riguarda il turismo, il 23% l’agroindustria, mentre settori strategici come aerospazio e ICT sono sotto l’1%. “Serve riallineare la ZES agli obiettivi originari di innovazione e industria”, ha concluso.
Finanza, capitale umano e sostenibilità: leve per la crescita
Il tema dell’accesso al credito e della finanza alternativa è stato centrale. Stefano Ortolano, Head of Structured Finance di Banca Ifis, ha spiegato che la banca offre alle PMI e mid cap un approccio basato sulla conoscenza approfondita del modello di business, combinando strumenti finanziari in modo coerente con le esigenze di sviluppo. “I processi di aggregazione bancaria creano discontinuità e concentrazione del rischio, ma per le banche territoriali come Banca Ifis si aprono opportunità grazie alla conoscenza diretta delle aziende”, ha aggiunto.
Giovanni De Leo, Relazioni Imprese Sud-Est di CDP, ha ricordato che CDP “non è una banca ma un istituto nazionale di promozione che copre i gap di mercato, amplifica l’offerta finanziaria bancaria e favorisce la diversificazione delle fonti finanziarie per PMI e grandi aziende”. CDP offre strumenti anche per PMI con fatturato minimo di 5 milioni, tramite programmi di finanza alternativa come i basket bond, con ticket da 2 a 20 milioni e contributi regionali a fondo perduto fino al 50% dei costi di emissione.
Antonio De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo, ha sottolineato che “l’accesso al credito è oggi una questione di competitività”; la Regione ha investito 100 milioni di euro in fondi di venture capital, raddoppiati da co-investitori, per trattenere e attrarre talenti e sostenere la crescita delle startup. È in sperimentazione il venture debt con CDP.
Cristiana Rogate, presidente di REFE, ha evidenziato che “l’integrazione dei fattori ESG richiede un pensiero integrato, valutazione degli impatti nel tempo e governance solida; la sostenibilità è una leva strategica per ridurre rischi, cogliere opportunità e attrarre investimenti, non solo una questione di compliance”.
Esperienze d’impresa: innovazione, export e sostenibilità
Numerose testimonianze imprenditoriali hanno arricchito il confronto. Loredana Amoruso, AD di Predict, PMI innovativa pugliese, ha raccontato il passaggio dalla distribuzione commerciale alla produzione e ricerca, grazie anche a strumenti regionali. “La burocrazia è il principale ostacolo, servono procedure più snelle per ricerca e sviluppo, considerandole investimenti e non costi”, ha affermato.
Cristina Angelillo, CEO di Marshmallow Games, ha spiegato che l’azienda è nata in Puglia con l’obiettivo di creare app educative digitali per bambini, puntando subito all’internazionalizzazione e al mercato USA, “per la maggiore predisposizione all’acquisto di prodotti digitali, pricing più alto e tassazione più bassa rispetto all’Europa”. Le app sono state tradotte e doppiate in cinque lingue e il mercato USA si è confermato il più redditizio. Una delle principali sfide, secondo Angelillo, è “educare i genitori a un uso corretto e sano del digitale, non solo i bambini”.
Daniela Stolfi, direttore generale di Base Protection, ha illustrato il percorso dell’azienda nata a Barletta nel 2007, oggi con 300 dipendenti e 65 milioni di euro di fatturato. La partnership con un gruppo irlandese è stata attratta dall’innovazione di prodotto e dall’integrazione con l’abbigliamento tecnico della casa madre. “I brevetti sono stati determinanti per attrarre clienti internazionali, anche se il prodotto risulta più costoso rispetto alla concorrenza”, ha spiegato Stolfi, ricordando che “la mission aziendale è migliorare la vita di chi lavora attraverso l’innovazione, con attenzione a sostenibilità e benessere dei dipendenti”.
Capitale umano e formazione: la sfida del futuro
Sul fronte della formazione, Riccardo Di Stefano, vicepresidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria, ha presentato due progetti: Orienta Presto, per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro tramite orientamento precoce nelle scuole medie, e Decidi Presto, parte delle otto proposte di Confindustria al governo per un totale di 208 milioni di euro, con impegni di cofinanziamento e supporto operativo da parte delle imprese, in particolare per i dottorati innovativi industriali e il sostegno alle ITS Academy dopo il PNRR. “Il sistema ITS è destinato a crescere e a essere sostenuto, poiché forma supertecnici pronti alle sfide di AI e quantum computing”, ha dichiarato Di Stefano, auspicando una maggiore integrazione tra ricerca universitaria, spin-off e PMI.
Conclusione
Dall’evento emerge una Puglia dinamica, che punta su innovazione, sostenibilità e capitale umano per affrontare le sfide della competitività, con una forte attenzione al ruolo della finanza, delle istituzioni e delle imprese nel sostenere la crescita e l’attrattività del territorio.
Trascrizione integrale
Filomena Greco — Giornalista
Eccoci buongiorno, buongiorno a tutti voi. Grazie di averci raggiunto Villa Romanazzi, grazie davvero della vostra presenza. Abbiamo aspettato il sindaco ed eccolo qui. Eh, salve sindaco, ben arrivato anche a lei. Allora, è sempre un piacere per Il Sole 24 Ore, per eee Confindustria, diciamo, Bari accogliere questo evento. Per noi del gruppo Il Sole 24 Ore essere a Bari, essere ospiti di una regione, di un territorio che troviamo ogni anno, eh, in crescita, ogni anno sempre più capace di resistere, di diversificare, eh, capace anche di tenere testa e di far meglio del benchmark, come ci dimostrerà lo studio che abbiamo realizzato per questo evento, cioè su alcuni indicatori far meglio anche della Lombardia che è un po' un benchmark ter-territoriale. Questa è una regione in cui, ehm, si staaa portando valore aggiunto, ma è anche una regione in cui c'è moltissimo potenziale sia sul fronte delle esportazioni che del valore aggiunto manifatturiero. Lo vedremo, lo analizzeremo con lo studio che ha fatto Banca Ifis per noi, che realizza per ogni tappa, eh, degli Innovation Days che Il Sole 24 Ore, eh, realizza. Quindi sicuramente è un piacere ritrovarvi ogni anno non solo in salute, ma insomma ben ancorati a una dimensione, a un trend di, di crescita con tutti i problemi, eh, del contesto internazionale che in questo momento sono all'attenzione delle imprese e degli amministratori insomma. Allora io aprirei i lavori di questa giornata. Eh, sentiamo il, il video registrato del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, il video che ci ha mandato per questo evento. Prego.
Fabio Tamburini — Direttore
Buongiorno a tutti, grazie per la partecipazione a questa mattinata di Innovation Days. Eh, passa il tempo, cambiano le situazioni, ma questa iniziativa del gruppo Sole 24 dimostra sempre grande vitalità per una ragione molto semplice: le tensioni della geopolitica, le incertezze, le difficoltà anche di far quadrare i conti da parte del governo italiano portano a una situazione in cui, per dirla con le parole del ministro dell'Economia Giorgetti, "ghene pù". Lui lo dice in lombardo, traducendolo in italiano si intuisce non ce n'è più di risorse e quindi, eh, mancano anche le risorse da destinare a quella che dovrebbe essere una priorità e cioè lo sviluppo economico. Dovremmo farcene una ragione e di conseguenza, in questa situazione, occorre procedere in altre direzioni. Una tra tutte, mettere al primo posto gli investimenti in ricerca, in tecnologie avanzate, perché soltanto così, eh, il, il tessuto delle imprese italiane, che per il momento regge, diciamoci la verità, molto bene, potrà proseguire in un percorso virtuoso nonostante, nonostante tutto. È possibile investire in ricerca, in tecnologie avanzate, eh, anche se l'Europa non è che ci dà una mano. Ed è un vero peccato, porto soltanto un esempio. Il-- la potenza di calcolo, i centri, eh, i supercentri, eh, di calcolo del, dell'high tech, delle tecnologie avanzate. Eh, a Bologna ce n'è uno che rappresenta un fiore all'occhiello non solo per l'Italia ma per l'Europa. Nel complesso l'Europa vale in questo settore del supercalcolo, chiamiamolo così, poco meno della Cina. Però sono risorse non concentrate e l'Europa procede in ordine sparso ed ecco che appare sempre di più come un nano rispetto, per esempio, alla grande, alla grande Cina. Sperando che si possa fare di più e meglio, buon lavoro a tutti per una giornata che rappresenta un piccolo contributo da parte del gruppo Sole 24 Ore.
Filomena Greco — Giornalista
È così. Un contributo piccolo, ma un contributo. E ci siamo ogni anno. Allora chiamo Mario Aprile, presidente Confindustria Bari e BAT. Presidente. Allora, bisognerà farsene una ragione, le risorse sono inferiori, ma non bisogna perdere un po', no, la sfida degli investimenti. È un piacere ritrovarla, presidente. Il-- diciamo che la, la situazione, eh, geopolitica e globale non è migliorata rispetto all'anno scorso, anzi, direi.
Mario Aprile — Presidente
Peggiora, peggiora ahimè quotidianamente. E oggi vediamo come la geopolitica va a impattare ogni giorno nelle scelte strategiche delle nostre aziende. E vediamo anche come, e ringrazio Il Sole 24 Ore per aver portato questa tappa su Bari, come comunque l'innovazione e le alte competenze siano l'unica risposta per avere dei sistemi industriali pronti a questi shock, e questi shock che sono energetici ma diventano anche strutturali. Oggi i nostri imprenditori veramente sono alle volte vere-davvero confusi su, su quella che deve essere la strategia da adottare. E sicuramente la risposta è quella delle competenze. Penso che la Puglia e Bari in questi anni abbiano fatto, eh, dei, dei passi da giganti. Penso che grazie a un'ottima amministrazione pubblica della Regione Puglia, di Puglia Sviluppo e del Comune di Bari, ringrazio e saluto per essere qui il nostro sindaco Vito Leccese. Eh, ab-abbiamo fatto dei passi diventando veramente un ecosistema digitale, perché oggi, eh, nella, nella nostra città quando si passeggia si vedono tantissimi giovani che non arrivano solo da Bari, ma siamo riusciti a diventare veramente attrattivi di talenti e di cervelli. Con l'arrivo di, di grandi player internazionali, che non cito perché sono così tanti, abbiamo raggiunto un tasso di occupazione che è cresciuto del 30% negli ultimi cinque anni, quindi abbiamo fatto più 30% di occupazione digitale. E questo ha permesso veramente di andare a creare una rete strategica, una rete straordinaria che deve andare necessariamente poi a impattare sul manifatturiero pugliese. Perché non ci dimentichiamo che poi, eh, diciamo, l-l'Italia è la seconda manifattura europea, ma la Puglia ha una grande vocazione manifatturiera che non ci dobbiamo mai dimenticare, che non dobbiamo mai mettere in secondo piano rispetto a delle altre anime economiche sulla pu-- quali la Pu-Puglia e a Bari si sta procedendo in maniera molto forte. Però c'è da dire che lo sforzo, che anche col presidente Delle Donne, che ringrazio e saluto per essere sempre qui al nostro fianco, è quello di riuscire a portare questo ecosistema della, del-dell'innovazione all'interno dei sistemi industriali, perché io ritengo che dobbiamo fare tutti insieme un grande passo avanti, perché oggi è vero che c'è tanta innovazione, ma poi ci sono pochi brevetti in Puglia. Perché se andiamo poi a contare quello che alla fine ogni anno l'ufficio-- il centro brevetti nazionale registra, i dati del mezzogiorno e i dati della Puglia, di Bari, sono ancora troppo esili. Quindi io penso che la vera sfida sia quella di riuscire ad aumentare la qualità tecnologica e innovativa dei nostri prodotti e farlo attraverso comunque, ovviamente, il sistema dei centri di ricerca, del Politecnico di Bari, dell'Università di Studi di Bari, della LUM. Quindi non possiamo non, eh, aprire ogni giorno le nostre fabbriche ai cervelli, ai talenti, perché sono loro che possono veramente dare il-- quel quid in più che oggi manca ancora. Quindi penso che abbiamo una forte responsabilità tutti insieme, che è quella di riuscire a migliorare la prestazione e le performance tecnologiche innovative che si esprimono poi in brevetti.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, grazie Presidente, ha fatto bene a a ricordarci che poi l'innovazione deve collegarsi alla manifattura. Questa è la grande sfida. Grazie, grazie mille, grazie a lei e chiamo il sindaco di Bari, Vito Leccese. Sindaco, io sono in pieno conflitto di interessi perché 15 anni fa ho provato con tutte le mie forze a trasferirmi a Bari, ma non mi ci hanno mandato. Poi magari adesso arrivo-
Vito Leccese — Sindaco
Non ha trovato casa, perché oggi il vero problema è questo.
Filomena Greco — Giornalista
No, no, no, non mi ci hanno mandato. Adesso ci proverò con la pensione, aspetto un pochino, ma insomma, chi la dura la vince. Sindaco.
Vito Leccese — Sindaco
Grazie. In effetti stiamo vivendo una stagione molto particolare. Io lo racconto spesso perché per quelli della mia generazione, eh, avevamo come obiettivo quella di rendere Bari la, la Milano del sud. Oggi il paradigma è cambiato notevolmente perché, eh, per qualità della vita e anche per servizi e competenze che ha la città di Bari, probabilmente Milano dovrebbe ambire ad essere la Bari del nord. Ma ovviamente questo è un paradosso, è un paradosso che ci rende molto orgogliosi perché, come lei ha ricordato, i dati economici ci sorprendono. Lei stessa ha ricordato, diciamo, della, della sorpresa rispetto a dati economici migliori addirittura di quelli di Milano e della Lombardia. E, e questo è dovuto a quello di cui parlava Mario Aprile, eeeh, perché si fa squadra qui da noi. Eh, negli ultimi anni si è fatta molta sinergia non solo i-- tra le istituzioni, ma anche con il mondo della, dell'impresa. E in questo ringrazio molto non solo Confindustria, ma Puglia Sviluppo, le politiche regionali. Oggi noi abbiamo un dato, ovviamente parlo della città di Bari, della disoccupazione che è migliore del dato della città di Milano, perché Bari ha un 3,9 e Milano un 5,1. Sono dati impensabili rispetto, diciamo, a quella che era la situazione del nostro territorio e della nostra comunità un po' di anni fa. E questo lo dobbiamo grazie alle-- non solo al coraggio che hanno avuto gli imprenditori, ma anche al supporto che le istituzioni hanno offerto al, al territorio. Penso per esempio a uno-- al primato in Europa, che ha la città di Bari, che ha il 99% del proprio territorio coperto dalla fibra. Grazie, diciamo, a quel signore seduto lì che oggi è assessore allo sviluppo economico della Regione Puglia ed è stato magnifico rettore del Politecnico e assessore vice sindaco della città di Bari, che è Eugenio Di Sciascio. E gli, gli tributerei un applauso se fosse possibile. E devo dire, ovviamente lei è sempre benvenuta, eh, se, se riesce ad avere il trasferimento troverà una città-
Filomena Greco — Giornalista
Ma adesso è difficile
Vito Leccese — Sindaco
...una città bella con una qualità della vita. L'unico problema oggi, appunto, visto i dati macroeconomici, è legato alla grande emergenza abitativa, perché, ehm, non solo le-- i grandi players internazionali che hanno deciso di aprire qui a Bari hanno difficoltà nel reclutamento, ma, eh, anche laddove riescono a reclutare, eeeh, iI propri dipendenti hanno difficoltà a trovare un alloggio perché oggi diciamo abbiamo-
Filomena Greco — Giornalista
E non dimentichiamo che la, la miccia di queste manifestazioni in piazza è stato il tema della casa in Spagna, è iniziato tutto così. Sono temi fondamentali su cui una civiltà evoluta come quella europea non vuole fare passi indietro. Quindi il paragone con Milano sul tema della casa effettivamente vi sfida a fare diversamente, insomma, no?
Vito Leccese — Sindaco
Sì, noi, noi-- io proprio ieri dal palco del Teatro Piccinni, in occasione dei centocinquant'anni del, del Corrie-- di-- centocinquant'anni di vita e di racconti della storia del nostro Paese, del Corriere della Sera, ho annunciato un piano straordinario per ottanta milioni di euro di misure di sostegno all'emergenza abitati-
Filomena Greco — Giornalista
Sì.
Vito Leccese — Sindaco
Per fronteggiare l'emergenza abitativa. Questa è una delle, eeeh, risposte al, al, ai tanti problemi che quelle manifestazioni, a parte, diciamo, la condanna per la violenza, la distruzione, però, eh, ci indicano un disagio attuale che è legato al carovita e anche all'emergenza abitativa. Quindi grazie a Fabio Tammurini e a tutto il gruppo Il Sole Ventiquattroore per questa, eh, quarta tappa e anche per questo ritorno nella città di Bari. Io sono molto legato al Sole Ventiquattroore, lo apprezzo in tutte le sue articolazioni, in modo particolare non solo del giornale, ma anche della-- di Radio 24. Grazie per quello che fate e per l'informazione.
Filomena Greco — Giornalista
Quei monelli di Radio 24. Grazie, grazie davvero.
Vito Leccese — Sindaco
Bene, grazie e buon lavoro.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie. E adesso andiamo col nostro primo slot che è dedicato al Mar-- al Market Watch regionale preparato da Banca Ifis per noi. Chiamo Carmelo Carbotti che è responsabile marketing strategico e ufficio s-studi per Banca Ifis. Eccoci qua. Dottor Carbotti, prego. Prima di tutto grazie per il lavoro. Chiedo alla regia di sistemare il timer perché non scorre e se potete, diciamo, adattarlo a questo slot, che è uno slot di dieci minuti di chiacchierata e se potete inviarmelo sullo, sul, sul video, grazie. Eh, prima di tutto grazie per il lavoro che fate di studio dei territori che ci dà sempre uno spunto interessante di dibattito e di discussione, ma anche di osservazione e di analisi, no? Che è sempre un punto, un punto di partenza di qualsiasi discorso pubblico, che non è proprio abitu-- abitudinario in Italia. Uno parte col discorso pubblico e non ha guardato i dati. Spesso accade. La Puglia è stata raccontata per molto tempo come una terra d'eccellenza, soprattutto rispetto all'industria alimentare e agroalimentare. In realtà, nei nostri percorsi con gli Innovation Days è emerso molto chiaramente che l'eccellenza manifatturiera, eh, pugliese ha diversi aspetti, ha diverse, ehm, diversificazioni industriali e che queste diversificazioni stanno crescendo effettivamente.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Sì, è vero, grazie anzi di, di questa occasione. Non posso negare che Innovation Days sia stato di stimolo, perché scendere a livello regionale con i dati ci dà delle informazioni veramente differenti.
Filomena Greco — Giornalista
È un po' secchio, è sempre Il Sole Ventiquattroore, tutti un po', un po' primi della classe.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Vabbè, però in questo caso i termini super positivi. Allora, è una regione, eh, che ha duecentosettantamila imprese, il 4,3% del PIL. Ben venga che non sia solo agroalimentare. Ora, n-non posso negare che l'agroalimentare comunque raccoglie almeno il 30% del fatturato regionale. Però, se guardiamo alla dinamica, negli ultimi dieci anni, orizzonte 2015-2025, la meccanica è cresciuta del 137%.
Filomena Greco — Giornalista
Quindi più de-- che raddoppiata.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Più che raddoppiata. E il, mmm-- la tecnologia del 157%. In-- quali sono i driver? Industria qua-- eh, 4.0, il lavoro meraviglioso, anche accompagnato dal Politecnico di Milano, della creazione di un distretto dell'ICT, di un distretto dell'aerospazio. Nell'ambito dell'aerospazio ci sono anche, eh, aziende dif-- che lavorano con la tecnologia di frontiera per la, per la grande mobilità, cioè un'azienda che gestisce il bike sharing di Copenaghen, la capitale mondiale della mobilità. Quindi bene, benissimo. In qualche modo quando guardiamo a quest'anno, ancora una volta queste eccellenze, tecnologia e agroalimentare, sono, oh, le due industry che reggono sia come fatturato che come, eh, redditività. Quindi sono complementari? Sulla carta no, ma in realtà la diversificazione è sempre un valore in economia. Assolutamente.
Filomena Greco — Giornalista
È sempre un valore aggiunto. Eh, l'economia pu-- eh, pugliese è, mmm, sempre raccontata come una delle principali del sud Italia, no? Come una delle più vivaci, una delle più consistenti. Effettivamente il peso del PIL lo dimostra, però è anche vero che ci sono-- che c'è una disallineamento fra il peso che invece, eh, l'industria pi-- mmm, pugliese e l'export pugliese ha rispetto al globale italiano. Quest-- Che è più o meno la metà rispetto al PIL o poco di più. Questo significa che c'è un potenziale? Cioè che se il PIL vale oltre il 4% di-- del PIL nazionale vuol dire che anche la manifattura e l'export possono raddoppiare nel giro di un po'. Cioè, concretamente, come peso.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Non possono, devono.
Filomena Greco — Giornalista
Devono.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Devono, devono, devono perché il 4,3% del PIL pesa come fotografia il 2% dell'export Italia, evidentemente c'è un disallineamento. Però io ritengo anche che quel 2% non dica tutto. Perché dalle nostre indagini il 49% delle PMI pugliesi esporta. È un dato di penetrazione quattro punti percentuali superiore alla media nazionale. A proposito delle eccellenze su alcuni indicatori.
Filomena Greco — Giornalista
Quindi non manca la vocazione all'export, mancano i volumi forse?
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Diciamo che è una questione di passo.
Filomena Greco — Giornalista
Mh, mh.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Non è una questione di sensibilità.
Filomena Greco — Giornalista
Ok.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
49%. Di queste il 16% ci dice che sta allargando ad altri mercati, già esporta e allarga ad altri mercati. Un 4% di PMI si aggiungerà in questo percorso. Il dato del 2025 ha premiatooo la Puglia. La Puglia ha espanso l'export del 2,5% in ambito UE e cosa ancora più importante del 2,7% extra UE, perché ancora una volta-
Filomena Greco — Giornalista
Che è la vera sfida.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
E-e la sfida è quella di diversificare. Che cosa serve? Serve accompagnare le imprese in, in questo percorso. La sensibilità c'è, va solo accelerato. Magari anche qui le banche possono giocare un ruolo con dei servizi specializzati per accompagnare imprese che magari non hanno le spalle così larghe come le mid caps, come le large corporate, ma che in questo momento vogliono e devono, dal nostro punto di vista, anche andare all'estero.
Filomena Greco — Giornalista
Eh, c'è anche una-- ho visto dal vostro rapporto, emerge anche unaaa apertura, una predisposizione al tema della crescita, del consolidamento e anche dell'ingresso dei nuovi partner finanziari, industriali nel-- la propria compagine sociale, che questo racconta molto, no? Ed è una cosa di questi ultimi anni. Racconta molto anche di come è cambiata la visione del-dell'imprenditoria familiare industriale italiana, no? Eh, non è più considerata una minaccia, un grosso partner o un partner finanziario se la visione è molto chiara e se soprattutto è al servizio della crescita, insomma, no? Quindi questo possiamo dire che un po' è cambiato. In Puglia questa cosa è abbastanza evidente ed è molto, eh, interessante. Ecco, come fa il paio questo col tema degli investimenti, dell'innovazione? Perché poi è chiaro che quando c'è uno stress sui margini, cosa che c'è anche qui, perché poi alla fine quando, eh, le materie prime e l'energia aumentano il costo, è chiaro che, eh, le cose che ti servono per far-- per accendere le tue macchine e far funzionare i-- le tue linee, eh, portano via parte dei tuoi margini. È drammatico, no? Cioè è veramente uno stress test per il business.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Però-
Filomena Greco — Giornalista
Però in questo contesto bisogna continuare a investire, bisogna continuare a guardare alla tecnologia e guardare anche a potenziali partner, insomma.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Allora, l'ultimo anno le imprese pugliesi hanno accelerato su tutti gli investimenti in innovazione. Quello che noi vediamo so-- è soprattutto su tutte quelle innovazioni legate al processo produttivo o alla sostenibilità. E la sostenibilità ha un driver importante che è quello delle rinnovabili, della capacità di autoprodurre energia, di risparmiare quindi, e-e di aumentare i margini. È fondamentale. Addirittura sull'ambito degli interventi di sostenibilità, ecco un altro driver differenziante, es-- la-- col 72% di penetrazione, la-- le imprese pugliesi sono al di sopra non solo della media italiana, ma anche della Lombardia, che ovviamente, lo sappiamo, dal punto di vista produttivo è un benchmark. Il sindaco l'ha raccontato anche in maniera molto, molto simpatica e molto spiritosa, però non possiamo prescindere da questo. Però l'export significa allargare la propria prospettiva. Gli investimenti in innovazione su cui bisogna crescere, il cloud è diffuso nel 68% delle PMI, ma il dato italiano e la Lombardia è del 75 e 79, quindi lì bisogna accelerare. Quindi l'innovazione significa maggiore competitività, ma il capitale significa avere i mezzi per poter fare le cose. Allora, nel momento in cui il 41% dalle nostre indagini delle PMI pugliesi si considerano in un percorso di crescita o addirittura di crescita accelerata, il 59%, cioè quindi più di quelle che si considerano in crescita, dicono che stanno valutando ad operazioni di crescita, come si diceva un tempo-
Filomena Greco — Giornalista
Straordinaria
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
...non organi-- straordinaria, non organica, cioè di, di allargarsi con le M&A. Questa secondo me è la sfida per il sistema bancario e il sistema finanziario. Cioè passare da la logica ti do il finanziamento alla logica io ti accompagno in un percorso di trasformazione.
Filomena Greco — Giornalista
Mh, mh.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Lo posso fare con le M&A perché ti creo network. Io ho un network, lo metto a tua disposizione, lo posso fare con strumenti sofisticati. Questo è fondamentale perché tra-- è importante allargare i propri mercati, è importante spingere sull'innovazione, ma è ancora più importante avere quel capitale che ti permette di farlo. Questa è la grande sfida.
Filomena Greco — Giornalista
Questa visione positiva, poi in un contesto che peggio di così forse non ce lo ricordiamo da qualche decennio, non è banale, no? È un po' levantino, però è la forza di questa terra.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Eh sì.
Filomena Greco — Giornalista
E va benissimo così.
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Posso, posso farti una battuta simpatica? Io ricordo un nostro evento nel 2015 all'interno dell'Expo di Milano in cui si parlava di, eh, innesto di capitali, eh, nelle aziende, anche di minoranza, senza perdere il controllo. Gli imprenditori non erano tanto per la guarda.
Filomena Greco — Giornalista
Un po' scomodi sulla sedia. Invece oggi...
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
Invece oggi-
Filomena Greco — Giornalista
È vero
Carmelo Carbotti — Responsabile Marketing Strategico e Ufficio Studi
...ci dicono che l'innesto di capitale di terzi per il 68% di queste imprese è una prospettiva che guardano. L'equity è importante, così come è importante il finanziamento dal nostro punto di vista.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, grazie davvero, come al solito, della vostra guida, dei vostri spunti. Alla prossima tappa. Grazie, grazie davvero. E noi passiamo al nostro secondo slot che è Focus Puglia, dall'energia alla logistica, reagire alle conseguenze della crisi in Medio Oriente con l'innovazione. Ecco, ci chiamo il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne. Presidente, è un piacere ritrovarla. E l'assessore allo Sviluppo Economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio. Prego. La presidente, è un piacere. Eccoci qua. Assessore, le hanno già fatto un sacco di complimenti. Io non dico niente, non aggiungo nulla. Prego. Sì, sì, sì, infatti, ma lei sono sicura che le terrà... Allora, iniziamo dal presidente delle donne, eh, perché questo tema della logistica, dell'energia, dei, mhm, delle materie prime, del fatto che abbiamo capito che son tutti elementi, non son niente più una commodity, sono tutti elementi strategici che vanno a impattare sui modelli di business e che rischiano, non che rischiano, cioè stanno già portando via una parte della redditività delle aziende. Cioè, quando una parte della redditività viene impiegata per coprire i costi di funzionamento è veramente qualcosa che interroga, no? Dice: "Ma do- in che direzione andiamo?" Eh, e quindi che cosa serve alle aziende in questo momento? Nuovi mercati? Serve più innovazione? Cambiare i modelli? Tener duro? Investimenti, eh, tempi più rapidi nelle decisioni strategiche? Cioè, come-- che cosa state osservando in questo momento? Che è veramente un unicum un po' nella storia economica, no? Del nostro Paese, dell'Europa e forse di metà del mondo, mhm, cui ci riferiamo.
Nicola Delle Donne — Presidente
Allora, infatti buongiorno, buongiorno a tutti e bentrovati. Beh, allora che cosa serve all'azienda è complicato, nel senso all'azienda servirebbe una capo-- una politica che è in grado di fare strategia di lungo termine. Oggi ce ne-- diciamo che le aziende se ne sono accorte, no? Che, cioè, noi abbiamo un problema, le-- abbiamo un problema di energia, quindi di costi energetici, quindi di costi della, della logistica. Ma questo le aziende l'avevano-- lo vivevano già, perché l'azienda lo vive sulla propria pelle. La sensazione è che invece, eeeh, non me ne voglia, ma non parlo per l'assessore, figuriamoci, non è una questione di Regione Puglia o altro, è un problema Paese, o meglio, è un problema europeo. L'Europa non si può accorgere oggi che noi abbiamo un problema strategico dell'energia, l'Italia ancor di più, ha un problema di piano strategico dell'energia che non ha mai visto come valore per il Paese. E oggi ci troviamo, ahimè, a gestire un fenomeno che è devastante per le aziende, per l'intero sistema produttivo, per la logistica, per tutti, perché nessuno di noi, io credo che dal, come dire, da-dal professionista che accende la luce nello studio, semplicemente il computer o l'aria condizionata, all'impresa che ha, diciamo, come forza motrice l'energia elettrica o il carburante, eeeh, io credo che nessuno di noi oggi possa fare a meno, eh, di, di, di, di, di fare queste considerazioni, perché è evidente che se questo accade, accade perché? Perché probabilmente abbiamo visto il problema energetico come un problema ideologico, non l'abbiamo visto come un problema strategico per il continente Europa, l'abbiamo visto ancor meno strategico per l'Italia e noi siamo un Paese trasformatore. Allora vede, quando avvengono queste discussioni è ammissibile che l'impresa sia distratta dalla sua necessità di fare produzione quotidiana e di far bene i conti della propria azienda, di far fatturato positivo, no? Ma non è logico che la politica non si accorga. Non è normale che il Paese non abbia, o l'Europa, non abbia messo mani ad un piano strategico, diciamo, riuscendo a metterlo al di sopra della bagarre politica, perché un piano strategico per l'energia va fatto su base scientifica, non su base ideologica. E se si fa su base scientifica, probabilmente lo scorporiamo dalla bagarre politica, dal, dalla logica del Green Deal, dalla logica ambientalista. Dovremmo portarlo su una base scientifica e discuterne su quelle basi. Allora probabilmente noi avremmo fatto bene il nostro lavoro e oggi non ci troveremmo in queste condizioni.
Filomena Greco — Giornalista
In questa situazione qui. Le farò poi una seconda domanda sul tema della sostenibilità, così ci aiuta un po' a capire come collegare poi il tema della sostenibilità con quello della, eh, della competitività, che è un po' il grande tema, il grande rebus, no? Che l'Italia-- che l'Europa deve risolvere. Eh, ecco, grazie alla regia per il timer che non riuscivo a vedere. Allora, mh, assessore, la giunta De Caro si è insediata a gennaio scorso, quindi siete insomma, eh, in corsa, in piena corsa. Eh, ci aiuta a capire quali politiche per il territorio e per l'industria state implementando, che tipo di discorsi state avviando e poi anche alla luce di questi nuovi strumenti finanziari, come poter immaginare il futuro della collaborazione, dello scambio fra i, mhm, i capitali privati e quelli, eh, pubblici. Penso, insomma, come, mhm, immaginare un'evoluzione dei protocolli pubblico-privato, cioè come si può pensare a un dopo quella stagione.
Nicola Delle Donne — Presidente
Sì, grazie. Saluto anche io, in particolare, diciamo, lei, quello che ci sta abbronzando in questo momento.
Filomena Greco — Giornalista
Che ci sta mandando la luce addosso.
Nicola Delle Donne — Presidente
Per-perderò la, perderò la vista prima della fine di questo talk. No, vi sarò grato per sempre. No, intanto grazie per questo invito. Eh, guardate, condivido quello che diceva il presidente poco fa, nel senso che viviamo un periodo in cui, di grande incertezza. E, eeeh, la Regione Puglia è una regione oggettivamente in transizione. Non faccio il, la, il conto delle situazioni complesse che stiamo vivendo in questo momento, e anche perché se ne aggiungono, eh, altre. Però è importante osservare una cosa, cioè la regione è una regione comunque robusta, non uso il termine resiliente perché non ne posso più della resilienza, però è una regione robusta anche da un punto di vista del tessuto industriale, della sua capacità di porsi e proporsi. Alcuni dati sono stati citati poc'anzi, ma, eh, la vitalità del sistema produttivo pugliese, e devo dire anche nazionale, perché è inutile, è, mhm, diciamo, quasi inaspettata, paradossalmente. È chiaro che siamo in transizione, dei modelli, eh, stanno cambiando, sono cambiati e non dipendono, non dipende assolutamente da noi in qualche modo, li abbiamo subiti. Non siamo gli unici.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Il modello di sviluppo della Germania, che era quello: vendo le automobili in Cina e non pago niente il gas, è un modello che noi abbiamo subito, siamo in ritardo, diciamo potremmo-
Filomena Greco — Giornalista
E che nel frattempo è crollato, sta crolla-
Eugenio Di Sciascio — Assessore
È crollato completamente, diciamo. Quel modello, eh, noi, che storicamente poi paghiamo, no, quello che è il-- una, una difficoltà in Germania, noi comunque la subiamo al quadrato tutte le volte, è evidente che, che c'è. Cioè, il sistema Europa, per citare Rivarol, è in ritardo di un anno, di un esercito, di un'idea per-- in molti casi. Non ce l'ho sempre con l'Europa, che l'Europa ci fa fare tante cose, però ha, ha un ritardo sistematico anche in termini di energia. Tornando al-all'elemento cosa facciamo noi, è chiaro che non partiamo dal, da zero. Il sistema della-- degli incentivi della Regione Puglia è un sistema che ha aiutato oggettivamente lo sviluppo della regione, anche molto di più di quello che hanno fatto gli strumenti nazionali. Noi abbiamo avuto attivato nella scorsa programmazione oltre quasi due miliardi di euro e nella programmazione 2021-2027, che ha avuto un tiraggio tale da, diciamo, già esaurire buona parte delle risorse, abbiamo già superato questo, eh, que-questo target molto importante. Quindi la Regione ha sostenuto, ha sostenuto principalmente in innovazione e in ricerca, tant'è vero che nell'ultimo anno disponibile, eh, in termini di statistiche, il 2024, la Regione Puglia è la terza per, diciamo, incremento in termini di ricerca e sviluppo. Siamo dopo Bo-Bolzano, provincia autonoma, ed Emilia Romagna, cioè siamo buoni terzi, che vuol dire che c'è una grande attenzione a innovare, a fare ricerca per far crescere tutto il tessuto della, della nostra regione. Paradossalmente, eh, anche i dati dell'esportazione dimostrano che le esportazioni, e la, la Puglia, diciamo, nell'ultimo quarto era al 15,2% di incremento di, di, delle esportazioni, sta esportando molto di più in settori avanzati, in settori tipo aerospazio, tipo, eh, automotive, meccanica di precisione, sui quali prima non eravamo, diciamo, sicuramente leader. C'è un tan-- c'è da fare molto? Sì, è chiaro, dobbiamo accompagnare le imprese sia con strumenti come quelli che abbiamo in qualche modo, eh, introdotto attraverso Puglia Moltiplica, che stiamo progressivamente attivando per coprire, diciamo, dalla microimpresa alla grande impresa, e sicuramente c'è bisogno di ulteriori risorse, ma c'è anche bisogno di capire che questo accompagnamento non potrà che seguire un po' le, eh, diciamo, le grandi direttrici dell'Unione, della prossima programmazione. Quindi su questo st-stiamo in qualche modo cercando anche di preparare le imprese. Poi non è soltanto un tema di finanziamento oggettivamente. C'è un grande tema di, che è importante, diciamo, sia chiaro, c'è anche un grande tema di irrobustimento del nostro tessuto industriale. Se c'è una, un tema, soprattutto per il nostro tessuto di micro e piccole, che è sotto gli occhi di tutti, è che il sistema bancario, diciamo, oggettivamente, eh, sta sostenendo molto di meno le, la micro e piccola impresa. E quindi anche alcune attività che stiamo facendo proprio con Puglia Sviluppo, il cui direttore saluto, è proprio per colmare quel tipo di gap. In termini più strategici, quello che stiamo provando a fare è, proprio perché non partiamo dall'anno zero, è costruire un sistema di attrazione e sostegno degli investimenti che sia integrato. Abbiamo fatto già dei passi normativi, cioè quelle che si chiamano le, no, le, le deter-- le delibere di giunta, per rendere sinergica l'attività che prima era-- esisteva, ma era oggettivamente scollata. Cioè, chi fa promozione verso l'estero non parlava con lo sviluppo economico su altri ambiti. Quindi la prima cosa che abbiamo provato a fare è stato mettere insieme, diciamo, queste attività, perché è vero che dobbiamo internazionalizzare, ma per internazionalizzare, come solite, dobbiamo avere una missione chiara. Dobbiamo aiutare le imprese ad internazionalizzarsi, sì, ma dobbiamo avere una me-- una missione chiara, dobbiamo avere la capacità di raccogliere dei feedback e utilizzare questi feedback. Stiamo costruendo un sistema di attrazione anche, diciamo, in collaborazione con, con, con Confindustria, con-- proprio in termini di sistema, torno sulla parola sistema, cioè costruire un'entità che non può essere un'altra agenzia, perché la, la propria agenzia-
Filomena Greco — Giornalista
Una sorta di piattaforma, insomma.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Una piattaforma che integri le varie attività in modo tale da sostenerla, soprattutto in termini di andare in giro, eh, fuori.
Filomena Greco — Giornalista
Sì.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
In questo momento non abbiamo... Uno strumento che abbia questa capacità. Ed è uno strumento del quale sentiamo l'esigenza, le imprese ce lo chiedono e lo, lo faremo quanto prima. Un'ultima cosa: questo non può essere staccato da due elementi. Uno: dobbiamo rendere più veloci e più efficienti le nostre attività. Quando, eh, parliamo di incentivare le imprese, sì, è importante incentivare le imprese-
Filomena Greco — Giornalista
I tempi sono fondamentali. In sei mesi cambia tutto.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Ma la certezza dei tempi e la velocità sono le variabili che in questo momento cambiano-
Filomena Greco — Giornalista
Sì.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
La capacità anche di raccontare a un ipotetico investitore: "Vieni qui", ma non gli puoi dire: "Vieni qui e aspetta i nostri tempi". I tempi devono essere quelli della, della realtà in cui viviamo. E l'altro elemento sul quale abbiamo investito, ma continueremo a farlo con sempre maggiore convinzione, è che dobbiamo crescere nella capacità di formare il livello superiore delle nostre persone, quindi l'attività che è stata fatta, ma che con-- su cui continueremo a spingere di integrazione con le università, con i centri di ricerca e le imprese, è un altro degli asset sui quali dobbiamo necessariamente puntare. Anche in termini di certezza che nella fi-- futura programmazione europea arriveremo a competere con le ri-- per le risorse sempre di più, diciamo, giocando in serie A, giocando con tutti-- alla pari con tutti gli altri attori. E quindi dobbiamo abituarci a essere sempre di più competitivi e su questo stiamo cercando di costruire delle misure che ci aiutino in questo senso.
Filomena Greco — Giornalista
Allora, mh, presidente Ledonne, torno a lei dopo questi spunti che arrivano dal, dall'assessore, perché il tema della competitività è un tema che deve fare i conti anche con la sostenibilità. Quando l'energia è così e le materie prime sono così, si capisce che lei lo ha, lo ha definito, lo ha sottolineato bene, bisogna togliere il tema della sostenibilità all'agone politico, al, al conflitto politico e metterlo su basi scientifiche, no? E quindi aiutare le aziende a conquistare, attraverso la sostenibilità, a conquistare maggiore competitività. Eeeh, quali sono le priorità dei prossimi mesi a livello territoriale, a livello nazionale, a livello...
Nicola Delle Donne — Presidente
Allora guardi, intanto faccio i complimenti all'assessore perché la prossima volta l'assessore fa-- rappresenta Confindustria.
Filomena Greco — Giornalista
Si è ritrovato, si è ritrovato.
Nicola Delle Donne — Presidente
Esatto, perché in realtà ha toccato dei temi fondamentali, no? Quando dice certezza dei tempi, eh, condivido totalmente.
Filomena Greco — Giornalista
È fondamentale, pensiamo alle permessi dell'impresa.
Nicola Delle Donne — Presidente
È fondamentale per l'impresa la certezza, la certezza dei tempi. Allora intanto, capire quali sono le prossime mosse o le prossime necessità. Noi intanto avremmo bisogno, poi per schede, di mettere-- di definire che cosa vogliamo fare nel nostro territorio, definire per esempio che cosa vogliamo fare del, dell'Ilva.
Filomena Greco — Giornalista
Sì, sì, questa è una, è una regione in trasformazione, l'abbiamo detto.
Nicola Delle Donne — Presidente
Perché, perché, perché l'Ilva a mio avviso è un bene strategico del Paese e noi non dovremmo rinunciare all'Ilva. Noi dovremmo fare le barricate per non perdere gli stabilimenti Ilva. Poi li dobbiamo rendere, come dire, ambientalmente accettabili, bene, è una sfida. Non s-- se gli altri Paesi riescono, noi che siamo gli italiani, mediamente dovremmo riuscire meglio, dovremmo riuscire gli altri Paesi. Allora il primo tema è questo. Il tema futuro, invece, oltre alla messa in sicurezza degli stabilimenti Ilva e al rilancio dell'Ilva, io mi auguro che in questo senso Federacciai, la cordata italiana, possa dare le risposte che servono a Taranto, ma alla Puglia, ma al Paese.
Filomena Greco — Giornalista
Al Paese.
Nicola Delle Donne — Presidente
Al Paese, perché poi è riduttivo parlare di Puglia, perché in Puglia ricadono i 20.000 posti di lavoro che tra diretti e indiretti e ci sta-
Filomena Greco — Giornalista
Quella filiera dell'acciaio.
Nicola Delle Donne — Presidente
Togliere nella filiera dell'acciaio una città come Taranto significa mettere Taranto praticamente, eh, di-- devastarla. Il problema vero è che noi come Paese non ci possiamo permettere di perdere l'Ilva, è un asset strategico del Paese. E quindi-- e questa è una delle grandi rifu-- eh, riflessioni che sono mancate fino ad oggi e che mancano in Europa, ma che mancano in Italia.
Filomena Greco — Giornalista
Perché sono quelle di medio periodo di cui, no?
Nicola Delle Donne — Presidente
Sono quelle di medio periodo, medio lungo periodo.
Filomena Greco — Giornalista
Difficili per tutti. Ecco.
Nicola Delle Donne — Presidente
L'altro tema è quello della industrializzazione della Puglia, della reindustrializzazione della Puglia, perché in realtà questo della reindustrializzazione è un tema strategico, perché non è pensabile, noi dobbiamo smettere di raccontarci la favoletta che il turismo possa sostituire l'industria, che il turismo possa, eh, riempire i vuoti. Il turismo questo non lo potrà fare mai. Allora potrà avere nella migliore delle ipotesi il 15, il 20% del PIL, ma il resto c'è un 80% che deve essere fatto dall'industria primaria, questo è il tema. E se non si fa questo noi abbiamo perso la battaglia del futuro, noi abbiamo perso la battaglia de-- avremo perso la, la battaglia della desertificazione non solo industriale, ma anche giovanile del nostro territorio. Allora è lì che noi dobbiamo combattere insieme. Ecco la sfida: sedersi insieme, e questo condivido le parole dell'assessore, sedersi insieme, ragionare insieme, fare una strategia del territorio che porti da una parte al rilancio delle imprese del territorio e alla crescita delle imprese del territorio, ma soprattutto porti il nostro territorio ad essere attrattivo e accogliente per gli investitori che vengono dal, da fuori. Ma in che modo? Non da colonizzatori, ma da partner industriali che insieme agli imprenditori del Sud possano rilanciare il proprio territorio perché ci tengono a far sì che il nostro territorio diventi un territorio della crescita sostenibile, industriale e strategica, non solo per la Puglia, ma per l'intero Paese, perché noi abbiamo le carte in regola per farlo. Allora questo è la, la vera sfida del futuro, la vera sfida politica, la vera sfida degli imprenditori, la vera sfida dell'innovazione comportamentale sarà questa. Allora lì noi siamo pronti a fare del nostro meglio, a fare il nostro lavoro, ma soprattutto ad accogliere questa sfida che è- Amici miei non è per noi, è per i nostri figli e per chi verrà dopo di noi, perché noi il nostro tempo, io il mio tempo l'ho fatto. Allora la sfida è per i giovani ai quali dobbiamo guardare per innescare in loro la cultura d'impresa, per parlare del valore dell'impresa, del valore strategico per i nostri territori, per i nostri paesini, per tutto ciò che ci circonda e per far capire agli americani, agli inglesi, ai francesi, a tutti coloro che vengono dal- dall'estero che noi è vero, siamo il Paese dei bei monumenti, ma siamo il Paese che è in grado di fare l'industria so-- dell'industria sostenibile la vera ricchezza dell'industria del futuro. E questo deve essere la Puglia.
Filomena Greco — Giornalista
Ha ragione. E poi quando il Presidente parla di, insomma, di sostegno alla cultura imprenditoriale un po' lo fa col cuore, no? Lo sappiamo, conosciamo un po' la sua storia, sappiamo che lei lo fa un po' col cuore, quindi quando parla di sostegno alla cultura imprenditoriale è una cosa che arriva proprio dalla sua esperienza di vita. Allora abbiamo giusto un minuto, un minuto e mezzo assessore, però le volevo fare una domanda: adesso è tempo di bilan-- di manovra e di bilancio, insomma, si sta parlando del superammortamento, gli strumenti a sostegno dell'industria, ma si torna a parlare in maniera insistente, non abbiamo mai smesso, di ZES unica, perché ha funzionato al Sud ed è una prassi che in qualche maniera si vuole provare a immaginare per l'intera Italia. Io sono molto curiosa di sapere lei come la vede. Non è che poi questa cosa qui rischia di togliere, depotenziare questo strumento al Sud? Lei ce l'ha questa preoccupazione?
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Ma intanto possiamo anche invertire se mi è-- diciamo riprendo la-
Filomena Greco — Giornalista
No, no però sulla piattaforma c'è un sacco di convergenza, è vero.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Perché diciamo le cose ragionevoli sono, sono ragionevoli di per sé. Sfrutto questo minuto, cerco al meglio di sfruttarlo. Il-- guardi, la, la ZES unica nazionale è la dimostrazione plastica che in questo Paese le cose ordinarie non funzionano.
Filomena Greco — Giornalista
Serve un commissario per fare le infrastrutture.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Perché noi stiamo dicendo-- stiamo dando questa dichiarazione pubblica, cioè un sistema normale non funziona. Quindi noi rendiamo lo straordinario ordinario per incapacità. Se vale il principio che è solo una semplificazione amministrativa. Vuol dire che da Bolzano, che per noi è un-- là dove ci sono i tedeschi, va tutto bene, quindi da Bolzano a Canicattì, uhm gli strumenti ordinari non funzionano. Punto primo, che è già una valutazione importante. Due: sarebbe un po' pericoloso se invece, diciamo, dicessimo che al Nord abbiamo bisogno degli stessi strumenti anche di incentivazione necessari al Sud, perché in questo-
Filomena Greco — Giornalista
Quindi lei dice bene per la, per la materializzazione della, della-
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Io mi auto-- auto cito perché l'ho fatto in un dibattito pubblico al Mimit, citando a mia volta uno molto a cui non sono degno di scio- di sciogliere il calzare, che non c'era più cosa più ingiusta di fare parti uguali tra disuguali. Credo che fosse don Milani in lettera a una professoressa. Cioè se noi diciamo che abbiamo tutti la stessa necessità di strumenti straordinari, vuol dire che la ZES in quanto tale non serve. Però ci sono due elementi che vorrei-- eh, sui quali, sperando di avere un minuto, cui vorrei concentrarmi. Il primo è: la ZES è importante, assolutamente. È chiaro che c'è un grande problema per le imprese ed è l'incertezza in questo momento, almeno da parte nostra, alla fine qual è la decontribuzione, se è un elemento che cambia e incerto, non dobbiamo essere grandi imprenditori per sapere che nel conto economico vorrei sapere alla fine qual è la vo-
Filomena Greco — Giornalista
Cosa ci devo mettere.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Cosa ci devo mettere, invece è: lo saprai alla fine. Che-- ma da un punto di vista invece di politica industriale, in questo momento noi abbiamo grande apertura oggettivamente di tutto, tutto quello che ci può aiutare. Però c'è un tema. Se io vado a vedere i dati della Puglia, che sono anche molto importanti, diciamo, in termini di interventi ZES, scopro che il 27% degli interventi della ZES, in questo richiamo, sono sul turismo, il 23% su agroindustria e tutti i settori dichiarati come strategici nella ZES-
Filomena Greco — Giornalista
Entrano poco.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Valgono più o meno ciascuno: l'aerospazio l'1%, l'ICT l'1%. Vuol dire che in qualche modo stiamo tradendo il motivo per cui la ZES è stata introdotta. Se la ZES deve aiutarci a attrarre e far crescere investimenti nei settori da-- dichiarati, eh non è che li sto dichiarando io, erano dichiarati di buon senso, come sempre, dichiarati di, di innovazione e questi coprono meno, in alcuni casi meno dell'1%, vuol dire-- mentre c'è il 27% di turismo e il 23% di agroindustria, c'è una-- c'è uno scollamento tra quello che è dichiarato come volontà e il risultato.
Filomena Greco — Giornalista
Quindi bisognerebbe uscire un po' dalla comfort zone della ZES, diciamo così.
Eugenio Di Sciascio — Assessore
Assolutamente. Soprattutto io non sono uno di quelli del, del no a qualsiasi cosa. Però dobbiamo anche evitare che la ZES diventi semplicemente lo strumento per bypassare, diciamo, tutti i processi autorizzativi normali, perché in alcuni casi sono un allungamento del-- semplicemente dell'agonia. In altri casi sono gli strumenti necessari. Per cui su questo un dialogo e anche una comprensione di, alla fine, questo strumento a che cosa serve realmente rispetto alle dic-- alle-- la legge istitutiva e alla dichiarazione degli s-- della strategicità degli interventi, beh un ragionamento bisogna farlo. E considerando che siamo la seconda regione per interventi all'interno di que-- del, del quadro complessivo, diciamo, Centro Sud attuale è una riflessione che ci sentiamo autorizzati ad avere e a portare avanti.
Filomena Greco — Giornalista
Vi candidate ad avere un ruolo in questa riflessione nazionale, ho capito. Va bene, grazie, grazie, davvero grazie.
Nicola Delle Donne — Presidente
Mi consente di fare una battuta?
Filomena Greco — Giornalista
Sì.
Nicola Delle Donne — Presidente
Allora io ai miei colleghi dico questo, no? Intanto un complimento al Sole 24 Ore e un complimento a Bari, al mio presidente Mario Aprile. Allora, assessore, noi dovremmo spiegare ai pugliesi che-
Filomena Greco — Giornalista
Mi ruba nel palco, eh.
Nicola Delle Donne — Presidente
Vi rubo lo spazio, perdonatemi. Che la Puglia dovrebbe scoprire il modello Bari e farlo suo e far diventare Bari il punto di riferimento-
Filomena Greco — Giornalista
Che detto da un salentino, io non so se voi vi rendete conto, eh.
Nicola Delle Donne — Presidente
Perché il modello Bari è un modello che riesce a fare sistema e secondo me il vero valore che dobbiamo portare in Puglia è questa capacità barese di fare sistema. Io lo dico ai miei amici leccesi, quindi poi io sono stato prestato alla città. Però devo dire la verità, questo secondo me dovrebbe insegnarci a tutti che questo modo di pensare, questo modo di fare impresa, questo modo di fare azione probabilmente potrebbe far crescere tutti. Grazie e buon lavoro.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, grazie presidente, grazie a lei. Grazie, grazie davvero e alla prossima. E noi passiamo al prossimo slot che, mmh, che ha come titolo: affrontare le sfide energetiche puntando su fonti alternative e progresso tecnologico. Allora chiamo Augusto Raggi, responsabile Affari Istituzionali Macroarea Sud e Isole per Enel. Prego dottor Raggi, si accomodi. Restiamo sui temi fondamentali, vuol sedersi di qua. Eccoci.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Innanzitutto un saluto a tutti e comunque non vale. Così non vale perché parlare dopo, eh, delle donne e l'assessore Di Sciascio-
Filomena Greco — Giornalista
Eh, sono stati di grande concretezza, eh.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Concretezza perché anche hanno toccato, eeeh, punti importanti anche di quello che volevo dire. Quindi, mh, la prossima volta magari, insomma, vado un po' a, a, a saldo, a saldo delle cose che, no, mi sono-
Filomena Greco — Giornalista
Considereremo la sua istanza.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Grazie. Mi sono-- no, mi sono ritrovato molto nelle, nei due punti che hanno sollevato loro, sia per quanto riguarda, eh, il tema della consapevolezza. N-n-il presidente De Donno ha detto consapevolezza, sostanzialmente dalla signora Maria all'acciaiere, tutti hanno consapevolezza di quanto sia importante in questo momento storico avere disponibilità di energia pulita e a basso costo. Altro con-- altro punto che ha toccato appunto l'assessore Di Sciascio, il tema del-- di avere ce-- tempi certi, no? Tempi certi, tempi veloci. Ecco, questo-
Filomena Greco — Giornalista
Questo è un tema che riguarda moltissimo anche voi perché siete un player industriale, un player che investe in questo territorio e che investe anche moltissimo. Mi ha colpito molto un dato che prima abbiamo condiviso, prima facendo due chiacchiere. Abbiamo parlato di politica, quindi non, non possiamo su questo palco parlarne.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
No, figa, poi ci diamo del tu ancora, quindi secondo me di quello no, non tocchiamo.
Filomena Greco — Giornalista
Invece, eh, parliamo di quanto, eh, sono importanti i-- gli investimenti di Enel per la Puglia.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Sì, sono importanti. Innanzitutto, eh, c'è un, un combinato disposto esplosivo in questo momento. Sappiamo tutti che le tensioni geopolitiche portano a un prezzo altissimo. Il combinato disposto è che c'è sempre più richiesta di energia, il fabbisogno energetico cresce di più, abbiamo 311 terawatt consumati nel 2015. Nel 2025, chiedo scusa, dovremmo arrivare-- già sono attesi 362 terawatt di energia consumata nel 2030, quindi sono 50 terawatt in più. E, e questo-
Filomena Greco — Giornalista
Questo fabbisogno nell'immediato, lei diceva molto chiaramente prima, si fa con le rinnovabili, non c'abbiamo alternativa.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
E abbiamo soltanto una, una strada, credo, no? Ehm, il vero tema che noi da qui-- do anche un altro dato. Eh, dovremmo crescere. Anzi, un dato ancora più importante è che ora siamo scoperti. Siamo, eh, non dipendenti, eeeh, soltanto per il 42% della nostra, eh, energia. Per il 58% importiamo sia il gas dall'estero che anche l'import di energia, ah, già, già prodotta. Ecco, questo per il 58% siamo dipendenti per tutte le attività che portiamo in Italia dall'estero. Ecco, questo è molto, eh, grave anche da un punto di vista non soltanto dei prezzi, ma anche di sicurezza energetica, eh. Perché se si sveglia qualche paese che ora ci dà il gas e non ce lo dà più, a questo punto è veramente un problema di disponibilità. Eeeh, e quindi anche i, gli obiettivi del PNIEC al 2030 portano a dire: dobbiamo crescere da un 42% a un 63.4% del-- nel mix delle, eh-- come peso delle rinnovabili all'interno del mix de-de energetico. E, e questo vuol dire anche 131, vado un po' al dunque, certo ha un po' di dati, 131 gigawatt, eh, di, eh, po-potenza installata rinnovabile che dobbiamo avere al 2030 e significa che siccome ora ce ne abbiamo 80 è un delta di 50. Questo delta 50 come si fa? Ecco, abbiamo sostanzialmente due ingredienti, e vado un po' al dunque, no? Due dire-- due direttrici di sviluppo sui quali noi stiamo investendo. Il primo è quello delle rinnovabili. Rinnovabili però ne parlavo anche prima, no? Integrando anche il tema delle accumuli, no? Il tema delle batterie e degli storage. Eh, secondo punto è quello dello sviluppo della rete. Abbiamo come-- a livello Italia 21 miliardi e 300 milioni di euro da investire, eh, cinque sulle rinnovabili, 14.6 sulla rete, perché la rete è l'ossatura importante per le rinnovabili, per raccogliere le rinnovabili e dobbiamo sviluppare l'hosting capaci di sostanzialmente-- la nostra capacità di integrare tutti questi fonti rinnovabili all'interno. Ecco, questo è molto importante. È importante, eh, il tema dello sviluppo delle rinnovabili.
Filomena Greco — Giornalista
Queste sono le priorità del vostro piano industriale.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Assolutamente sì. Sono priorità che poi sì, eh, devono essere, eh-- queste sono le nostre priorità, sono le priorità... Mi la-- mi lasci dire non soltanto, soprattutto per il tema della rete anche oltre che delle rinnovabili, non soltanto a livello di Enel, a livello proprio di sistema Paese, no? Non è-- noi abusiamo tante volte di questa parola, ma è proprio vero. Cioè se noi non abbiamo una rete resiliente, una rete che ha capacità di acce-acce-accettare nuovi flussi di energia provenienti dalle fonti rinnovabili, se non abbiamo una, una rete che possa gestire anche degli accumuli, eeeh, se non abbiamo-
Filomena Greco — Giornalista
Rischiamo il blackout alla spagnola, no?
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Esatto. E non ab-- e se non abbiamo anche una rete che possa permettere alle famiglie di digitalizzare i propri consumi e quindi anche di consumare meglio, no? Questo è molto importante. Ehm, devo dire che, ehm, l'impegno di Enel da questo punto di vista è molto importante perché, perché ce lo sentiamo addosso, abbiamo una responsabilità a livello anche di sistema Paese, dei nostri investimenti. Eh, l'attrattività di una regione come la Puglia, di qualsiasi regione, si basa sulla capacità di, eeeh, generare energia e di distribuirla questa energia. Io imprenditore che vengo in una, in una, in una zona, in una regione, devo avere certezza dei miei investimenti. Non è possibile che qui, e vado un po' al dunque, il vero, il vero tema delle rinnovabili è il nodo del permitting. Perché è-- non è accettabile che ci sia-- aspettare quattropun-- quattro anni e mezzo, quattro punto cinque, quindi quattro anni e mezzo sull'eolico per sviluppare un impianto eolico, dal tempo T0 fino alla realizzazione e alla messa in esercizio. Non è possibile che un impianto solare debba aspettare un anno e mezzo, un anno punto due. Quindi que-- da questo punto di vista, eh-
Filomena Greco — Giornalista
Si può fare più velocemente. Si deve.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Dobbiamo fare, si deve fare. E l'abbiamo riscontrato in tutte le, eh-- questo è un tema non soltanto per la Puglia, ma in tutte le regioni d'Italia. C'è un tema di staffing, questo è molto importante, staffing delle risorse presso le regioni, negli uffici energia, che devono sviluppare, devono accelerare, come diceva be-- giustamente prima l'assessore, la dinamica delle autorizzazioni. Ci deve essere un si-un sistema normativo più semplice per le rinnovabili. Terzo, c'è, e stiamo apprezzando molto, il coinvolgimento sociale e sostenibile all'interno delle comunità dove si vanno-- dove andiamo a, a collocare appunto gli impianti. Quello è molto importante perché sì, c'è il tema delle compensazioni che già facciamo nei confronti anche delle, delle istituzioni dei comuni, però noi stiamo provando anche a fare un altro esercizio, lo dicevamo prima, no, offline, quello di poter permettere a-- di destinare proprio que-- una quota parte di queste risorse direttamente ai cittadini che vedono, eh, all'interno del proprio spazio comunale avere degli impianti. Eh-
Filomena Greco — Giornalista
Questo è molto interessante. Adesso lo dicevamo prima, chissà se l'authority dovrà valutare, no?
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Sì, lo stiamo, lo stiamo-
Filomena Greco — Giornalista
Però è una buonissima pratica, nuova.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Lo stiamo-- sì, lo stiamo portando avanti perché in altre zone in Europa funziona, no?
Filomena Greco — Giornalista
Funziona.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
E devo dire che, eeeh, in Puglia, la Puglia è importante, è molto importante per Enel e credo per tutti gli player in Italia perché ha tanto vento e tanto sole, no? Eh, non lo scopriamo oggi. E oltre il 50% degli investimenti sulle rinnovabili è in Puglia, come pipeline nostra di Enel. E devo dire, stiamo collaborando molto bene con, ehm, il-- con la Regione, quindi con l'assessore Di Sciascio e anche con tutte le sue persone, perché, mh, loro hanno tantissima mole di lavoro. E, e devo dire, mhm, c'è il tema dello staffing, no?
Filomena Greco — Giornalista
E certo.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Da questo punto di vista, ecco.
Filomena Greco — Giornalista
C'è da darsi una mano.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Poi c'è anche la responsabilità di ognuno-- di ogni player di presentare dei progetti, questo non si dice mai, ma-
Filomena Greco — Giornalista
Che siano spendibili.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Che siano spendibili, siano sostenibili sul territorio, siano-- portino valore effettivamente sul territorio. E a volte non succede così. Però ecco, il tema del permitting è un tema però di volontà anche politica, credo, no? Perché, eh, se si vuole si può accelerare. Faccio un esempio: in Germania, che magari ha, ha un po' di vento ma non ha tanto sole come da noi, eh, loro in, eh, sei mesi hanno svi-- hanno autorizzato nove gigawatt di potenza installata. Noi 0,5 in Italia, il primo semestre di quest'anno. Quindi questo ti fa capire, ci fa capire quanto-
Filomena Greco — Giornalista
Che non abbiamo il giusto passo.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Che non abbiamo il giusto passo. Ed è una, ed è una, è una, mhm, è un grande peccato, perché noi abbiamo tutto. Cosa ci manca? Ci manca il coraggio, secondo me, istituzionale per poter accelerare su questi temi qua. È un tema di risorse? Sì. Dobbiamo potenziare gli organici? Sì. Dobbiamo potenziare e essere molto più veloci nell'iter autorizzativo? Sì. Ecco, è importante. Anche perché prima parlammo di, di, di, di accumuli. Abbiamo una bella esperienza da portare qua in Puglia. Eh, abbiamo-
Filomena Greco — Giornalista
Mi sta per bruciare la seconda domanda, che è questa: cioè il fatto che Enel, oltre a essere un player che produce, eh, energia e investe sugli impianti, è anche un player che in qualche maniera sta immaginando la riconversione, no? Il cambio di modello.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Certo.
Filomena Greco — Giornalista
Che è secondo me alla base di un nuovo modello di sviluppo, perché dover, eh, riconvertire i nostri vecchi siti, diciamo, di produzione energetica o di produzione industriale in generale, in nuovi-- in nuove realtà ad impatto positivo è un mestiere, è un lavoro, è industria, genererà lavoro, è un nuovo modello di sviluppo, quindi lì bisogna un po' crederci. Quindi quando si parla della Puglia in trasformazione si parla di Taranto, sì, ma si deve parlare anche di Brindisi, no? Dove voi avete, eh, un grosso piano di-
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Certo, noi abbiamo una-
Filomena Greco — Giornalista
Riconversione
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
...una grande ambizione di investire a Brindisi. E devo dire, quando si investe è un percorso che lo si fa insieme. Che vuol dire? Non basta l'imprenditore, una società, un player, magari come Enel, che ha... In ambizione di investire, quindi che vuole investire sulle rinnovabili, ma è un tema che si deve fare insieme alle istituzioni. Che vuol dire? Vuol dire, e volevo qui portare un po' il tema virtuoso, l'esempio virtuoso. Eh, su Brindisi, eh abbiamo potuto, eeeh, accelerare, eeh, la nostra partecipazione all'asta Max, è un'asta che fa Terna, che, ido-- eh, dice Terna per poter appunto stabilizzare il sistema energetico nazionale attraverso queste batterie. Eeeh, e l'abbiamo fatto nei tempi utili dell'asta. Ma perché l'abbiamo fatto nei tempi utili dell'asta? Perché il Comune, perché là era un'autorizzazione PAS, quindi un'autorizzazione comunale. Il Comune di Brindisi, eh, non ci ha fatto gli sconti, ha fa-ha verificato bene la bontà del progetto, ma ha accelerato nella propria, ha fa-- neanche accelera, ha fatto le cose in tempo, nei giusti tempi, come diceva prima di-di-- l'assessore Di Sciascio. Ecco, il Comune di Brindisi l'ha fatto e in tempi utili ha autorizzato, ha rilasciato l'autorizzazione PAS per la, eh, per la più grande BESS in Italia, vale settecentotrenta gigawatt di potenza installata. Quindi è una, un asset che è per il sistema Paese, che permette di stabilizzare l'energia e, e di appianare i picchi, no? Di gestire i picchi.
Filomena Greco — Giornalista
Stiamo parlando di nuove tecnologie.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Nuove tecnologie.
Filomena Greco — Giornalista
Le tecnologie di accumulo sono tecnologie nuove a tutti gli effetti, anche questo è parte di questo nuovo modello di sviluppo legato alle sost- alla sostenibilità, no?
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Esatto, è un elemento molto importante perché è un elemento che sostanzialmente funziona così: che immagazzina energia quando le, la produzione di fonti rinnovabili è più alta rispetto alla domanda e poi la rilascia quando-
Filomena Greco — Giornalista
E poi la rilascia quando serve.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Esattamente. Quindi da questo punto di vista, ecco, era, mmh, sono contento di aver portato oggi, ma non come N, come, diciamo, sul tema che si può fare, un'esperienza che sul territorio pugliese ha visto nascere, sta-- la stiamo costruendo adesso a Brindisi, una realtà tecnologica innovativa che fa bene al sistema Paese, fa bene agli imprenditori, fa bene ad ognuno di noi. Quindi questo è importante quando si sviluppa qualcosa e si investe qualcosa sul territorio, che questo valore rimanga sul territorio.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, grazie davvero.
Augusto Raggi — Responsabile Affari Istituzionali Macro Area Sud e Isole
Grazie, grazie a tutti.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie a lei. Ci aggiorniamo l'anno prossimo così ci racconta i passi avanti e i nuovi progetti. E allora io lancio la nostra tavola rotonda che è un po' diventato un, un momento clou delle, dei nostri Innovation Days: Dai bulloni ai dati, l'innovazione che trasforma e rilancia il made in Italy. E chiamo Loredana Amoruso, AD di Predict, eh, Cristina Angelillo, co-founder e CEO di Marshmallow Games. Prego, accomodatevi. E poi Cristina, eh, Buzenu, spero di averlo pronunciato bene, che è account executive, eh, per l'Italia di Bitdefender. Eh, Mariarita Costanza, co-founder e CTO di Macnagé. Prego, dottoressa. E poi Mauro Romano, vicepresidente della Banca Popolare Pugliese. Guardi, dottor Romano, l'abbiamo voluta come quota azzurra, l'abbiamo voluta fortemente perché non era possibile avere un tavolo solo al femminile. Di cu-- questo tavolo sono molto orgogliosa, spero che ci siano i fotografi, facciano cinquecento fotografie di questa cosa che metterò sulla spilla e la porterò in giro dicendo: "Come è difficile?" Non è affatto difficile fare tavole rotonde. Quindi grazie al dottor Romano, inizierei da lei, di essersi prestato a questo nostro esperimento sociale, ma che diventerà una buona realtà. Scherzo, naturalmente, perché abbiamo sdoganato un sacco di questi temi, però sono particolarmente contento, contenta che oggi siamo organizzati così. Però vorrei iniziare, ehm, da lei, perché il siste-- il modo in cui il sistema bancario e finanziario, ehm, sostiene questo sforzo di trasformazione, perché quello che stiamo assistendo è una, uno sforzo di trasformazione incredibile di modelli di business, no? Eh, sotto anche la spinta di stress test a livello, mmh, internazionale che non hanno precedenti. Però c'è un grandissimo sforzo di trasformazione della nostra industria, i nostri asset manifatturieri, e anche in tempi rapidi, perché poi, eh, i costi incidono sulla redditività, quindi non danno tempo alle aziende di prendere, eh, decisioni lente, ma devono, eh, richiedono, diciamo, dei cambi di passo molto veloci. Allora, come state guardando come banca del territorio a questo tipo di, mmh, trasformazione? Eh, con quali strumenti? Ci sono degli strumenti nuovi? Delle interazioni nuove? Cioè c'è un cambio anche di esigenze da parte del tessuto industriale che voi state intercettando?
Mauro Romano — Vice Presidente
Sì, direi che intanto grazie per l'invito e buongiorno a tutti. Eh, direi che, eh, Banca Popolare Pugliese, al pari delle altre banche di territorio, eh, cerca in qualche modo di, eh, interpretare queste grandi transizioni, no? Eh, quella digitale, quella ambientale, ma direi anche quella demografica, che, mmh, ha impatti non banali sulla, eh, sulla robustezza dei modelli di business. Eh, credo che la dimensione e la direzione della riflessione, eh, di una banca di territorio vada, eh, verso due prospettive, fondamentalmente. Una interna, eh, cioè interrogarsi sulla robustezza del modello di business, cioè evitare che, come dire, la formula imprenditoriale muoia tra le mani, no? Eh, ribadire a distanza di istituzioni, diciamo le istituzioni originarie hanno più di cento anni, eh, la, la, la, la, la value proposition, cioè la, l'attualità della proposizione di servizio che una banca di territorio sa dare, in termini anche di solidità patrimoniale, di redditività, di capacità di rispondere in maniera, eh, efficace, efficiente alle esigenze delle, della clientela e delle imprese in particolare. La seconda direzione è una second-- è una direzione che guarda invece i punti di forza. Eeeh, consapevoli dei limiti, bisogna riconoscere che le banche di territorio sono depositarie di una, eh, relazione con la clientela. Quindi in un mondo che va verso, eh, una spersonalizzazione del rapporto fiduciario, del rapporto bancario, eeeh, Fintech, grandi banche, app digitali, eh, nuovi player, eh, big corp che si affacciano in maniera importante sul, eh, mercato del credito, anche nostrano, anche dei nostre, delle nostre comunità territoriali, le banche di territorio hanno la forza della relazione, dove il, si crea informazione, non dati. E questo è un passaggio rilevante nella prospettiva della transizione digitale, cioè l'informazione oggi ha un valore importante perché significa conoscenza, condivisione di storie, esperienze, eh, relazioni, ehm, e quindi, mmmh, dà una valenza diversa. Il dato oggi, purtroppo, eh, questa, questa massa enorme di dati non significa necessariamente informazione. Il dato è un, è un, è un valore grezzo, va in qualche modo gestito, va, eeeh-
Filomena Greco — Giornalista
Quindi lei dice serve mantenere un po' di analogico in questo contesto. Perché no?
Mauro Romano — Vice Presidente
Direi che il valore della relazione rimane centrale. Le banche di territorio devono ribadire il fatto di esserci. Esserci per le imprese significa conoscere le storie imprenditoriali, conoscere le persone, conoscere i percorsi di crescita, di internazionalizzazione, eh, di... Anche le difficoltà, i momenti di difficoltà, significa sostenerle in un percorso che si fa insieme. E poi c'è un'altra dimensione dell'esserci: è la dimensione del territorio. Eh, il territorio rimane, eh, un, una, un sistema, si è parlato prima di ecosistema, nel quale è necessario la presenza anche di operatori, eh, diversi da quelli grandi, diversi da quelli Fintech, e-
Filomena Greco — Giornalista
Ecco, tutto quello che lei sta dicendo avviene in un periodo storico di grandissimo consolidamento del sistema bancario, anche questo con pochi precedenti, no? Perché le nostre principali banche stanno diventando player europei, sono in corso diverse offerte pubbliche più o meno ostili, più o meno dibattute dai CDA, insomma. Ecco, in questo contesto qui il rischio non è di perdere terreno come sistema bancario in generale, o per voi si aprono effettivamente nuove opportunità? Come la legge.
Mauro Romano — Vice Presidente
Eh, allora il tema opportunità minaccia è sempre da interpretare. Quindi sicuramente, eh, c'è un dato sul quale riflettere, soprattutto nel Mezzogiorno. Il Mezzogiorno porta con sé un divario strutturale nel rapporto impieghi PIL, è generalmente molto più basso rispetto ad altre aree del Paese. E soprattutto, mh, mostra una forte dipendenza dal credito bancario, perché si sa, eh, nel Mezzogiorno sono poco di- sviluppate altre forme di accesso al credito, come quelle non bancarie o come quelle legate al mercato dei capitali. Quindi, eh, la banca di territorio guarda al rischio bancario. Soprattutto la domanda da farsi non è quella se gli impieghi diminuiscono o meno, ma è capire la composizione degli impieghi, stare attenti a quanta parte di finanziamenti, è stato richiamato prima dal dottor Carvotti, vanno verso le piccole e medie imprese, vanno a sostegno degli investimenti a più piccola scala, che sono quelli dove si gioca davvero la partita della transizione digitale e ambientale. Quindi credo che le banche di territorio possano continuare in una visione di biodiversità di un ecosistema a mantenere il loro ruolo, a interpretarlo in maniera, eh, moderna, perché questa è la vera sfida, cioè interpretare la prossimità, la relazione in modo diverso dal passato, in modo proattivo, moderno, attento, eh, capace di valorizzare i talenti, capace di attrarre le risorse migliori e capace soprattutto di essere per le imprese un, eh, un consulente più che un gestore di portafogli.
Filomena Greco — Giornalista
È molto interessante questo discorso, eh, soprattutto sul cambio anche di modello della, eh, banca di territorio, dell'essere vicino alle imprese, guardando a investimenti innovativi e strategici, no? Quella fettina lì, insomma, verticale-
Mauro Romano — Vice Presidente
Esatto.
Filomena Greco — Giornalista
Che rende attrattività.
Mauro Romano — Vice Presidente
Quindi arrivare anche dove gli altri non arrivano, essere presenti dove gli altri non ci stanno.
Filomena Greco — Giornalista
E gli altri magari non vedono, insomma.
Mauro Romano — Vice Presidente
E io credo molto in questa, in questo tema della biodiversità. Un ecosistema funziona perché ci sono specie diverse che garantiscono e, eh, assicurano la sopravvivenza di tutti. Tirar fuori dall'ecosistema, eh, una specie non necessariamente è un valore aggiunto, non necessariamente porta vantaggio agli altri.
Filomena Greco — Giornalista
Ha ragione.
Mauro Romano — Vice Presidente
Quindi questo credo sia un po' la chiave di lettura di quello che sta accadendo.
Filomena Greco — Giornalista
Importante, grazie, grazie davvero dei suoi spunti. Eh, passo a una, alla, alla prima delle nostre aziende, che è Predict. Vorrei con la dottoressa Moruso che lei ci raccontasse un po', eh, la vostra storia, no? Perché è una storia molto interessante di chi, ehm... Di un'azienda che, ehm, opera nel medicale e sappiamo, eh, il medicale non ne abbiamo parlato fra le, eh, industry diciamo emergenti, però sicuramente la Puglia potrà ra-- aggiungere valore aggiunto in quel settore, che ha fatto per esempio la fortuna dell'export della Toscana che l'ha portata al quinto posto in Italia dal sesto insomma, perché sono, eh, industry veramente molto proiettate verso, verso l'estero, verso i nuovi mercati e i mercati in generale maturi. Però la vostra azienda è passata dalla comfort zone di fare, diciamo, distribuzione commerciale di device, i dispositivi per la diagnostica e medici. E a un certo punto avete deciso che questa cosa del commerciale non vi bastava, che ci voleva-volevate mettere le mani a livello, eh, diciamo di produzione. Quindi prima avete fatto un-una divisione importante in ricerca e sviluppo, poi vi siete messi anche a realizzarli e assemblarli i device. Un bel coraggio direi.
Loredana Amoruso — AD
Grazie, decisamente. Innanzitutto buongiorno a tutte e a tutti e grazie veramente per questo invito molto, molto gradito. Ehm, sì, io rappresento GPredict, un'azienda, una PMI innovativa presente sul territorio pugliese ormai dal 2008, che inizialmente era una realtà prettamente commerciale. Poi, più o meno insomma intorno al 2016, abbiamo incominciato ad investire tantissime risorse in ricerca e sviluppo e devo dire la verità, l'abbiamo fatto anche con tutti i contributi regionali che sono stati proprio messi a disposizione-
Filomena Greco — Giornalista
Quindi il boost è arrivato da uno strumento regionale.
Loredana Amoruso — AD
Esatto, da uno strumento regionale. Infatti vedo, insomma, il, il direttore di Puglia Sviluppo che ci ha supportato, ecco, anche in questa, eh, in questa storia, non soltanto insomma con loro, ma anche con la collaborazione di università e di istituzioni proprio presenti proprio sul territorio. Quindi insomma abbiamo incominciato ad investire, a spostarci dal settore prettamente sanitario, come anticipava, a un settore completamente diverso, perché noi operiamo con diverse tecnologie. Ci siamo occupati di diagnosi precoce con lo screening di patologie tumorali tramite l'analisi del respiro. Abbiamo viaggiato tramite poi la loro presenza, mettendo insomma in contatto utenti che sono proprio distanti sul territorio. E poi lo abbiamo fatto anche spingendoci con innovazioni su soluzioni robotiche che abbiamo dapprima utilizzato su operatori sanitari e pazienti del nostro territorio. Poi però, con l'interlocuzione del-- con tutti gli stakeholder che poi ci hanno accompagnato in questo percorso, perché poi come insomma si anticipava, l'ecosistema fa tanto, fa la differenza, abbiamo un po' incominciato ad avere proprio dei feedback su tutte queste tecnologie. Quindi abbiamo incominciato a pensare: ma perché non utilizzarle anche in altri ambiti? Quindi ci siamo spostati per esempio sulle scuole, e quindi adesso molti istituti del nostro territorio hanno soluzioni, ehm, non soltanto robotiche, ma anche di palchi olografici che consentono ai docenti, magari che stanno dall'altra parte del continente, di mettersi in contatto con gli studenti invece, eh, locali. O anche per-- i robot hanno utili-- sono stati utilizzati per supportare i bambini con difficoltà di apprendimento, eh, per avere insomma un livello di istruzione al pari, ecco, di quelli che invece non ne avevano bisogno. Oppure ancora i robot utilizzati nelle RSA. Ecco, quindi abbiamo un po' diversificato-
Filomena Greco — Giornalista
Diversificato.
Loredana Amoruso — AD
Esatto, il nostro mercato. E devo essere sincera, questa è una chiave, eh, su-- che le piccole e medie imprese magari, ecco, sul made in Italy possono fare anche più velocemente, ma perché sono-
Filomena Greco — Giornalista
Certo, certo
Loredana Amoruso — AD
...eh, più organizzate, ecco, pi-- poco-- pi-più piccole rispetto alle grandi aziende, quindi organizzate in un modo diverso e più snelle. Ehm, e questo insomma è la fortuna che poi insomma ci ha consentito di avere queste, ehm, queste modifiche, ecco insomma, dei nostri, dei nostri strumenti.
Filomena Greco — Giornalista
Di essere un player comunque diversificato.
Loredana Amoruso — AD
Sì.
Filomena Greco — Giornalista
Ecco, ci racconta in realtà, anche in breve se riesce, in questi meccanismi a sostegno della ricerca e dello sviluppo, della ricerca applicata, per accelerare queste dinamiche che sono un po' la chiave del successo, no, per le imprese italiane che sono molto flessibili, molto creative, quale intervento andrebbe migliorato? Quale strumento servirebbe migliorare?
Loredana Amoruso — AD
Allora-
Filomena Greco — Giornalista
Non ci dica quello che, che ha funzionato perché l'abbiamo visto.
Loredana Amoruso — AD
Sì, sì, sì, sì.
Filomena Greco — Giornalista
Ma ci dica quello che potrebbe funzionare meglio.
Loredana Amoruso — AD
Certo. Allora la burocrazia potrebbe essere più snella, perché vi dico la verità, la ricerca e sviluppo non deve essere considerato come un costo, ma come un, come un investimento. Un investimento non soltanto insomma tra imprese, ma anche a livello regionale. Quindi magari, ecco, essere più snelli sulla parte burocratica di verifica di controllo e anche proprio di, ehm, supporto, ecco, alle aziende, questo potrebbe fare in questo momento la differenza.
Filomena Greco — Giornalista
Potrebbe fare la differenza anche ad affrontare tempi dive-- difficili come quelli che stiamo vivendo.
Loredana Amoruso — AD
Esatto, sì, non è un-- diciamo, per-- a livello, insomma, nazionale o comunque internazionale è un momento facilissimo, però, ehm, comunque le possibilità ci sono, bisogna insomma soltan-soltanto saperle utilizzare e magari, ecco, supportarci in questo, in questo senso tutti quanti, sì.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie davvero, grazie a lei per la concretezza anche della sua storia e per questa bellissima inquietudine imprenditoriale che ci ha raccontato, che è molto interessante. Allora, dottoressa Angelillo, eh, Marshmallow Games è una, mmh, impresa digitale, lei è un'imprenditrice digitale, no? Eh, avete lavorato sullo sviluppo di queste app digitali per i bambini e avete iniziato su un mercato che apparentemente, insomma, è abbastanza lontano e difficile che è il mercato, eh, americano. Siete nati una dozzina di anni fa, insomma, proprio modello B2C. Ci racconta perché da-- avete iniziato dagli Stati Uniti, qual è stato il gancio, l'opportunità che avete colto? Perché poi, no, è molto italiana questa capacità di cogliere un'opportunità e andare dritto in quella direzione.
Sì, allora buongiorno a tutti, anche io super contenta di questo invito. Marshmallow Games sì, nasce in Puglia da pugliesi, baresi. Eh, siamo voluti riman-rimanere qui per creare del valore qui, però sempre con un piede fuori. Allora perché proprio gli Stati Uniti?
Filomena Greco — Giornalista
Anche questo è levantino, eh, molto levantino questa cosa. Sì, sto qui, però...
Ehm, dicevo quindi, eh, diciamo l'idea degli Stati Uniti perché? Allora noi, eh, l'idea iniziale era quella di creare, eh, di dare valore al tempo che i bambini trascorrono sui dispositivi digitali in maniera completamente inclusiva. E quindi perché permettere alla lingua di creare, diciamo, dei muri, no? Ma perché non includere tutti i bambini? Perché negli Stati Uniti i bambini, anche molto piccoli, hanno a disposizione tantissime app digitali di qualità. Perché tutti vanno lì. E quindi la, mhm, anche per andare un po' contro questa cosa, perché non mi sembrava giusto.
Filomena Greco — Giornalista
Questa cultura di contrapposizione, no? Di un po' di demonizzazione di quello che è naturale invece per i bambini.
Esatto. Quindi, cioè, noi, mhm, quello che abbiamo fatto subito è andare internazionali. Quasi immediatamente abbiamo tradotto e doppiato le nostre app in cinque lingue. Siccome si tratta di storie interattive, abbiamo dovuto anche doppiarle con un voice over, quindi anche un effort non, non indifferente. Cosa è successo? Che però, diciamo, tornando poi, diciamo, facendo tante capriole, eh, alla fine dove vendiamo di più negli Stati Uniti. Perché fondamentalmente se tutti fanno una cosa c'è un motivo e l'abbiamo scoperto anche noi. Eh, gli Stati Uniti, diciamo, tre sono un po' le motivazioni. Uno: hanno una predisposizione all'acquisto di prodotti digitali più elevata.
C'è un mercato più forte e più sentito. Ehm, poi, eh, diciamo, il pricing si può spingere un pochino più in alto perché, eh, diciamo, hanno un potere di acquisto più elevato di altri Paesi europei e poi la tassazione è più bassa. Quindi si parla di dati, eh, purtroppo i dati meramente economici dicono che, che conviene di più investire in marketing negli Stati Uniti.
Filomena Greco — Giornalista
Questa è la triste motivazione che spiega il perché siete così radicati. Ma c'è un, eh, trend di crescita del mercato digitale, eh, per i bambini in Europa o è un po' bloccato da questa comunque conflitto culturale, no? Che moltissime famiglie hanno nei confronti dei device digitali. Cioè noi genitori tendenzialmente siamo abituati a mettere freni, a fare divieti, a dare delle punizioni attraverso gli strumenti digitali, andando contro questa natura sol-- que-- la natura, eh, 4.0 dei, dei giovanissimi che nascono appunto digitali, che quindi nascono naturalmente predisposti verso questi strumenti. E noi cerchiamo di contenerli come fosse una degenerazione. E allora come si cambia questa cultura? Perché è un approccio non solo di mercato, cioè il nostro è tutto un approccio culturale, poi il mercato viene dopo, forse.
Sì, esatto. Diciamo, un'altra sfida ancora più difficile di quello di fare B2C negli Stati Uniti da Bari, eh, è quella di sensibilizzare i genitori all'utilizzo corretto e sano del digitale. Io sono genitore, per prima sbaglio anche io ed è complicato educare i bambini al digitale. Viene più facile un po' cancellare il digitale dalle loro vite, soprattutto quando sono piccoli e puoi farlo, gli togli il tablet dalle mani, viene più semplice. Però è sterile come soluzione perché loro saranno accompagnati dal digitale per tutta la loro vita, quindi, diciamo, vanno educati. Ed è questo anche quello che noi vorremmo fare creando prodotti educativi di qualità.
Filomena Greco — Giornalista
Per i genitori, a noi ce li dovete dare i prodotti, non solo ai bambini. Molto interessante. Però su questo state lavorando. Sul mercato europeo, diciamo, non, non vi ha stufato questa contrapposizione culturale.
No, assolutamente no. Eh, noi facciamo anche molte interviste, quindi ascoltiamo i genitori, ascoltiamo il loro, il loro need. Per esempio, una cosa particolare è che prima di tutto, eh, eh, noi siamo, diciamo, creiamo, ehm, prodotti inclusivi anche dal punto di vista, eh, come dire, di neurodivergenze. E quindi questo per esempio l'abbiamo scoperto dalle interviste.
Esatto, esatto. Comunque no, continuiamo in Europa. Ce la faremo.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, grazie, ci tenga aggiornati, la seguiamo molto volentieri. Allora, dottoressa, mhm, Buzeanu, passo a lei perché Bitdefender è un'azienda, è una, eh, come si dice, una multinazionale pocket, come si usa, no, in questi, in questi casi, perché ha sedi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e si occupa di cybersecurity. Allora io la domanda che le voglio fare, voglio cominciare anche qui dal culturale, non dal mercato: c'è abbastanza consapevolezza del fatto che trasformare tutti i nostri asset digitali, finanziari, industriali, eh, in asset, eh, appunto di tipo digitale, non più soltanto fisico, porta con sé dei rischi che vanno affrontati, che vanno messi, eh, nel piano di investimenti, nel, nel business model? C'è questa consapevolezza? Sta crescendo oppure siamo scoperti?
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
Buongiorno a tutti. Grazie, grazie Il Sole 24 Ore per l'opportunità. Allora, eh, parlando di consapevolezza, mhm, io-- è una domanda che faccio spesso agli imprenditori che sento ogni giorno e chiedo: eh, se domani mattina le vost-- la fabbrica è completamente accessibile, no? Fisicamente, però il vostro computer, le schede tecniche dei vostri prodotti sono illeggibili, potreste ancora lavorare? La risposta spesso, purtroppo, è no. Quindi vuol dire che il tema di oggi ci porta alla conclusione che i veri bulloni adesso, nel 2026, sono proprio i dati. Allora, mhm, parlando anche-- collegandoci anche al discorso del made in Italy, ehm, dai, dai bulloni ai dati, l'evoluzione del, del made in Italy adesso riguarda, eh, le fabbriche connesse, eh, la sensorialità IoT, il mondo Internet of Things, no? Ehm, la gestione dei dati in cloud. Tutto ciò, ehm, rappresenta una leva molto importante, straordinaria, di sviluppo e di competitività, come dicevano anche prima i dottori.
Filomena Greco — Giornalista
Cioè migliora il business, non è solo una scelta difensiva.
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
Assolutamente sì. L'unico-- l'unica conseguenza in questo momento, parlando di nuovo di consapevolezza, è il fatto che... Vengono meno, si, si oltrepassano i confini limiti della produzione. E questo porta a due grandi rischi che Bitdefender ultimamente, negli ultimi anni appunto, ha, ha individuato. Cioè, ehm, un grande rischio tratta molto la vulnerabilità della catena di-- della *supply chain*, della catena di approvvigionamento, dell'ecosistema che sta intorno ai nostri clienti. Perché? Perché purtroppo i criminali informatici diventano sempre più, più, più preparati e hanno capito che è un processo molto lungo, molto complicato quello di cercare di colpire un brand grande. Quindi cosa hanno pensato di fare? Sono andati al piccolo, ehm, fornitore di componenti meccaniche-
Filomena Greco — Giornalista
Quindi colpire le fiere
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
...di colpire proprio lui per chiudere tutta la catena di produzione. E quindi, ehm, sì, assolutamente in questo modo, fermando, fermando il tutto fino al colosso multinazionale.
Filomena Greco — Giornalista
Che poi patisce questooo... Quindi il tema non è soltanto del big player, il tema è di proteggere anche le proprie filiere, no?
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
Anche il piccolo, certo, anche il piccolo fornitore è la base soprattutto del nostro territorio italiano, assolutamente.
Filomena Greco — Giornalista
Ma voi come ve la cavate col tema delle tecnologie, dello svantaggio competitivo dell'Europa rispetto agli Stati Uniti, del fatto che i big player in questo settore sono tutti dall'altra parte dell'oceano o da una parte o dall'altra e che in Europa non c'è una vera sovranità, mh, tecnologica fino in fondo su questo tema dei dati, dell'intelligenza artificiale, delle protezioni. Cioè sviluppate dei sistemi locali di gestione e protezione dei dati? Cioè come ve la cavate con questa faccenda? Sottoscrivete anche dei contratti con i fornitori americani, immagino, insomma.
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
Allora, grazie per la domanda, è un'ottima-- ci tenevo tanto a precisare il fatto che la sovranità dei dati per Bitdefender è un argomento chiave, soprattutto nell'ultimo periodo, perché siamo un'azienda europea, siamo un'azienda con origini europee, con un impatto globale, siamo leader di mercato per quanto riguarda la cybersecurity e per quanto riguarda il territorio nazionale abbiamo anche il livello, eh, due di-- dell'ACN. Quindi siamo riconosciuti anche a livello nazionale grazie a tutti i nostri clienti e alla-- grazie anche al, ovviamente, alla possibilità di poter sviluppare in casa tecnologia che possa rispondere a quello che l'Europa richiede in questo momento, cioè le normative che-- l-l'Europa sta, sta, sta tracciando la strada. Ehm, a, ehm-- diciamo che con le normative, con la NIS, NIS 2, GDPR, DORA, le banche, ecco, ehm, sta cercando-- non vuole, ehm, assolutamente ostacolarvi, non vuole essere un ostacolo da un punto di vista burocratico, ma rappresenta, oh, dà una garanzia alle aziende, ai pubblici o privati, dà una garanzia di continuità e di conformità. Perché, ritornando al, al discorso che facevano prima i, i dottori, eccellenza italiana. La fiducia r-- diventa un vantaggio competitivo, perché un'azienda, un-un'eccellenza italiana che intende lavorare, esportare e deve dar dimostrazione ai partner internazionali che è conforme, che è, come posso dire, che ha tutti gli scudi alzati, ecco, deve poterlo fare. E Bitdefender mette le nos-- le aziende, i nostri clienti, nelle condizioni di farlo, perché risponde a due grande richieste in questo momento del mercato: visibilità millimetrica di ciò che succede all'interno del, dell'ecosistema di ciascuna infrastruttura, perché non si può proteggere quello che non conosciamo.
Filomena Greco — Giornalista
Certo.
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
E quindi noi-
Filomena Greco — Giornalista
O che non controlliamo direttamente.
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
Che non controlliamo, che non conosciamo. Esatto.
Filomena Greco — Giornalista
Certo.
Cristina Buzăeanu — Account Executive Italy
E quindi, ehm, una volta che abbiamo individuato quello che succede all'interno della nostra azienda, dobbiamo anche saper dare una risposta immediata. Ed è qui che Bitdefender dà una seconda mano con una risposta immediata offrendo servizi SOC di 24/7, mh, come po-- affiancamento ai nostri clienti per non lasciarli mai da soli, rispettare la normativa, rispettare la, eh, la sovranità del dato ed essere anche competitivi sul mercato nazionale ed internazionale.
Filomena Greco — Giornalista
Quindi insomma bisogna pensare anche a questa di parte quando si parla di transizione digitale. Grazie, grazie davvero. E chiudiamo con la storia di McNeill, con la dottoressa, eh, Costanza. La vostra è un'azienda che anche qui intercetta, no, un, un, un big, mmm, big trend insomma della nostra epoca, cioè il tema della mobilità digitale, dei servizi a valore aggiunto a bordo delle, delle flotte. Ma prima una curiosità: siccome il mio primo mestiere è quello di occuparmi di mercato automotive, di automotive, di industrie eccetera, eh, ma questa grandissima crisi dell'industria automotive europea sta impattando sul vostro business o vi sfiora? Voi fate un altro mestiere o occupandovi anche di servizi, insomma, riuscite a contenere l'impatto negativo di questo aspetto.
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Grazie per questa domanda. Buongiorno a tutti e anch'io ringrazio Il Sole 24 Ore per questa opportunità. Dunque, eh, la crisi del settore automotive sicuramente sta impattando a 360 gradi dovunque, anche il nostro business. Però la, io dico, la, la-- il bello di una crisi è il fatto che ti mette davanti ad una sfida. Devi cercare di reinventarti, devi cercare di modificare il tuo modello di business, il tuo prodotto, il tuo servizio, cercando di seguire li-- la direzione che il settore automotive sta intraprendendo. Perché sì, c'è una crisi del vecchio modello. C'è una crisi dovuta anche all'arrivo delle macchine cinesi in Europa, che ormai stanno davvero sbancando. Devi provare a entrare in contatto con i produttori delle macchine cinesi e magari provare a fare la stessa cosa che facevamo sulle macchine europee e farlo con le macchine cinesi. Quindi l'impatto c'è.
Filomena Greco — Giornalista
È, è semplice montare una black box o... Unaaa, insomma un arnese digitale che segue l'andamento di un mezzo anche su un veicolo cinese?
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Non è assolutamente semplice, ma a noi piacciono le cose sfidanti. Quindi, quindi ogni giorno ci cimentiamo, ci cimentiamo per, per cercare appunto di seguire il mercato. E oggi, in un mondo in così continua trasformazione, credo che sia la sfida di tutte le imprese, eeeh, mondiali direi, perché la trasformazione è da-è davvero globale. E quindi-
Filomena Greco — Giornalista
Guai a perdere il gusto della complessità, no?
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Assolutamente, infatti. Eeeh, dunque, tornando a McNeill, a quello che facciamo, noi siamo a Gravina in Puglia e credo che oggi, stando a Bari, sia importante una, diciamo, un-- sottolineare il fatto che siamo-- non siamo a Bra-- a Bari, siamo nella provincia, siamo nell'entroterra e ventisei quasi ventisette anni fa abbiamo deciso di investire noi stessi le nostre risorse, eh, sul territorio. E oggi, a distanza di ventisei anni, ritengo che, lo si vede anche su Bari, l'abbiamo detto, l'hanno detto prima l'assessore, il sindaco, Bari, la Puglia in generale è cresciuta davvero tanto. Purtroppo il problema delle zone un po' più nell'entroterra è che seguono. Allora noi la nostra sfida, la nostra visione, ventisei anni fa, è stata quella di rimanere sul territorio murgiano, siamo vicinissimi a Matera, e cercare di, ehm, fare la stessa cosa che oggi-- che tanto tempo fa è stato fatto a Bari, grazie anche al lavoro magistrale direi della Regione, dei sindaci che si sono susseguiti, ehm, farlo nel nostro territorio. E oggi, devo dire a distanza di ventisei, eh, anni, possiamo dire di aver contribuito a creare un ecosistema dell'innovazione, visto che oggi parliamo di Innovation Day, anche non solo a Gravina, nel territorio, nel territorio murgiano. A Gravina c'è un consorzio di imprese, ma ce n'è uno anche ad Altamura, che è vicinissimo a Gravina, di oltre centocinquanta imprese che ogni-- periodicamente si incontrano, condividono traguardi, errori e quindi insieme si cresce. Quindi questa è stata la sfida che da sempre, eh, abbiamo voluto, diciamo, accogliere e oggi, ripeto, siamo soddisfatti del lavoro che s- che è stato fatto tutti insieme.
Filomena Greco — Giornalista
Senta dottoressa, ci racconta qual è il vostro mestiere, perché io non gliel'ho fatto dire, l'ho buttata sulla, sull'attualità, ma non le ho fatto raccontare effettivamente voi che cosa fate.
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Sì, allora-
Filomena Greco — Giornalista
Voi vi occupate di, eh, flotte aziendali.
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Sì, non solo. Dunque noi sviluppiamo sistemi per la mobilità che vanno dalla black box che, che-- di cui parlava prima, ma anche un semplice antifurto elettronico, antifurto satellitare che va montato sulla bordo del veicolo dell'uomo della strada, quindi mercato consumer. Noi abbiamo acquisito un brand, ehm, leader europeo nel mondo degli antifurti che è GT Alarm, forse qualcuno, ehm, delle generazioni non giovanissime se lo ricorda. E, e poi quindi passiamo dal mercato consumer con antifurti satellitari e, eh, naturalmente applicazioni mobile per la gestione della mobilità del proprio veicolo, fino alla gestione del fleet management appunto, che offriamo, un servizio che offriamo alle aziende, aziende di trasporto ma non solo, aziende che hanno dei veicoli aziendali e che alle quali offriamo, ecco questa è un'altra parti-- peculiarità credo importante, il tessuto imprenditoriale italiano, direi, è fatto, e soprattutto pugliese, è fatto di piccole imprese. Quello che oggi le piccole imprese cercano è un supporto nell'ottimizzazione del proprio lavoro. Quindi noi oggi entriamo nelle piccole imprese non parlando di fleet management, perché loro direbbero: "Ma che cos'è?" Ma entriamo con l'idea di supportarli nel percorso di, eh, digitale, quindi offrendo soluzioni che poi consistono anche nell'installazione di un device a bordo, ma non solo, perché oggi riusciamo a integrarci anche con il dispositivo messo da casa madre.
Filomena Greco — Giornalista
Ok.
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Forniscono servizi che vanno ad ottimizzare e a semplificare il loro lavoro. Questo è il nostro-
Filomena Greco — Giornalista
Significa ottimizzare i costi, efficientare.
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Assolutamente sì, certo.
Filomena Greco — Giornalista
Perché il tema dell'efficientamento non è solo dei consumi energetici, eh, ma è di tutti-
Mariarita Costanza — Co-founder e CTO
Semplificare a trecentosessanta gradi e ottimizzare. E oggi è una-- è un grande traguardo.
Filomena Greco — Giornalista
Grazie, io vi ringrazio davvero, ringrazio davvero tutti, eh, della vostra, della vostra precisione e anche del rispetto dei tempi. Carlo Festa, è tuo il palco, grazie.
Carlo Festa — Giornalista
Salve. Ora abbiamo un focus finanziario, gli strumenti pubblici e privati a sostegno delle imprese. Chiamo quindi sul palco Giovanni De Leo, relazioni imprese Sud Est, referente sede di Bari di CDP, Antonio De Vito, direttore generale Puglia Sviluppo, Stefano Ortolano, responsabile della finanza strutturata di Illimity Banca Ifis, Cristiana Rogate, presidente di Ref, e Debora Setola, partner di Archos Italy M&A. Ecco continueremo a parlare di innovazione, ma eh dal lato finanziario perché le imprese per crescere, per espandersi anche all'estero, per avere più innovazione devono avere i capitali. I capitali eh servono, appunto, servono sempre più risorse. E come si ottengono questi capitali? Rispetto al tradizionale canale bancario di un tempo ora ci sono diversi strumenti, eh strumenti di debito che sia di tipo pubblico sia di tipo privato, ci sono le emissioni obbligazionarie e poi c'è l'equity che è lo strumento fornito o da un partner finanziario oppure ad esempio dalla quotazione in borsa. Cercheremo di capire appunto quali sono le opzioni a disposizione delle aziende, guardando anche ad alcuni lati dell'innovazione, come ad es-esempio la normativa ESG, che è sempre più strettamente necessaria sia per le imprese sia per gli investitori. Ecco, abbiamo qui con noi Stefano Ortolano, responsabile della finanza strutturata di, eh, Banca Ifis. Dottor Ortolano, alla luce dell'attuale contesto macro e geopolitico, quali sono le opzioni disponibili sul mercato per finanziare appunto le, le, le medie aziende italiane, soprattutto?
Stefano Ortolano — Head of Structured Finance
Sì, grazie, buon-buon-buongiorno a tutti. Ma allora direi che la, ehm, uno dei primi aspetti che soprattutto una banca, oggi come Banca Ifis, eh, può fornire, può fornire al segmento delle PMI e delle mid cap è un elemento di conoscenza. Cioè noi abbiamo interpretato il modello di approccio nei confronti delle aziende andando molto in profondità nella valutazione del modello di business. Perché la combinazione di strumenti finanziari deve essere la conseguenza di un'analisi approfondita del modello di business, delle esigenze che le aziende, ehm, determinano e soprattutto nel loro po-- percorso di crescita, la componente di supporto al circolante, la componente di finanza di investimento. Io, l-amo definirlo credito industriale. Oggi questo termine non è spesso utilizzato, ma nel passato era uno degli elementi determinanti, ma soprattutto guida nell'approccio del, eh, del sistema bancario nel finanziare progetti di investimento. Elementi che compongono rafforzamento patrimoniale, strumenti alternativi che possono evidentemente oggi creare quella componente di debito qualificato che permette all'azienda di seguire in maniera coerente il proprio processo di sviluppo. Tutto questo passa assolutamente nell'ambito di un'analisi di business che non tutte le banche evidentemente possono permettersi di avere o delle, eh, dei supporti da terzi o di società di consulenza che fanno i modelli di business, fanno i business due diligence, come si chiamano in gergo. Ma nel nostro piccolo noi ci avvaliamo di profili, ehm, esperti, abbiamo un network di esperti di settore che ci permettono, con il loro aiuto, di interpretare e soprattutto di valutare in maniera critica, perché ovviamente la banca non è un benefattore, la banca deve fare bene il suo mestiere sapendo di impuntare su, eh, quelle controparti che hanno, che possono avere evidentemente uno sviluppo, ma dall'altra parte trovare il combinato disposto di questi strumenti che prima citavo nella maniera più coerente che possa essere declinata, eh, nell'ambito proprio delle esigenze di sviluppo dell'azienda.
Carlo Festa — Giornalista
Per lei c'è stata una stretta creditizia da parte delle grandi banche in questo periodo?
Stefano Ortolano — Head of Structured Finance
Ma allora guardi, ehm, devo dire che prima, eh, coglievo un po' il, anche tutti i dibattiti son, mi hanno preceduto nell'ambito di questa, eh, questo processo di aggregazione molto forte che sta verificando qui in Italia. Ehm, questi elementi di aggregazione tendenzialmente, eh, almeno nella prima fase, poi le cose magari si sistemano, nella prima fase creano un momento di, eh, di discontinuità, soprattutto legato alla concentrazione di rischio che-
Carlo Festa — Giornalista
Del cliente, certo.
Stefano Ortolano — Head of Structured Finance
Sul cliente. Dall'altra parte, banca come la nostra, Banca Ifis, ma come banche del territorio, se in, se correttamente interpretate come approccio che passa dalla conoscenza, la banca del territorio, a strumenti evoluti o strumenti diciamo finalizzati alla specifica azi-- allo specifico fabbisogno aziendale nella comprensione piena del proprio modello, questo devo dire coglie e, diciamo, crea delle opportunità per le banche come la nostra, direi piuttosto interessanti.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio. Eh, torniamo dopo da lei. Ecco, eh, dottor De Leo, ehm, appunto Relazioni Imprese Sud Est, referente sede di Bari di CDP. Ecco, Cassa Depositi e Prestiti è il maggiore polmone, polmone finanziario italiano presente sia sulle grandi partite, le grandi aziende quotate dello Stato, sia, eh, sul tessuto delle, delle PMI. Eh, qua siamo appunto nel, nel sud Italia. Quali strumenti mette a disposizione CDP, appunto per le imprese del mezzogiorno?
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Eh, buongiorno innanzitutto a tutti. È sempre un piacere essere partner dell'Innovation Days di, del Sole 24 Ore. Eee, mi fa piacere che mi hanno preceduto dei colleghi del settore bancario perché un po' hannoHa anticipato alcune tematiche che, eh, in questi anni a livello macroeconomico, eh, hanno impermeato il territorio nazionale, non solo. Eh, CDP è un operatore istituzionale, institu-i-istituto nazionale di promozione. Non siamo una banca, cerchiamo di, eh, andare a coprire quei gap di mercato che, eh, man mano si presentano. Eeeh, quindi, eh, riuscire a ricompattare le esigenze delle PMI e anche, come diceva lei, dei big files, eh, nazionali, eh, riuscendo a, eh, creare una sorta di collante fra le esigenze del territorio e le, eeeh, l'offerta bancaria che in questo momento, fra la prima parte, quella che è successa qualche anno fa, eh, del c-- famoso credit crunch, e quello che sta succedendo oggi, il cosiddetto rischio bancario, anche se un termine che personalmente non mi piace perché si riconduce quasi a un gioco, quello che invece impatta su, eh, l'industria, eh, e l'economia italiana. Ehm, noi cerchiamo di amplificare l'offerta finanziaria degli istituti bancari, ci lavoriamo, eh, a braccetto e, eh, dare un impulso anche a quella che è la cosiddetta diversificazione delle fonti finanziarie delle imprese, no? Perché, ehm, qualcuno, eh, lo anticipava oggi, eh, soprattutto il mondo delle PMI, eh, già le mid cap hanno cominciato a, ehm, assorbire questi input tempo fa e a emanciparsi in tal senso, eh, però hanno sofferto di una fortissima dipendenza dal canale bancario. Quindi assieme anche al canale bancario cerchiamo di, eh, emancipare sia dal punto di vista finanziario...
Carlo Festa — Giornalista
Ecco, ma le imprese devono avere certe dimensioni, certe caratteristiche per, eh, ricorrere a voi, al vostro finanziamento? Cioè anche una PMI piccola, diciamo, ecco, può, può usufruirne?
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Una do-- una domanda molto pertinente. Noi, eh, siamo partiti circa nove anni fa nella lunga storia di Cassa come operatore che assisteva fondamentalmente solo le large corporate, le hyper large, quasi in maniera captive sul nostro conglomerato di partecipazioni, fino ad arrivare al mondo delle corporate con un floor, eh, a 50 milioni di fatturato. Da qualche anno siamo arrivati a anche un'offerta, eh, integrata sulle piccole e medie imprese, eh, e ci sono degli strumenti anche, eh, di collaborazione con la Regione Puglia, visto che siamo in Puglia, parliamo di, diciamo, della nostra realtà, che, eh, fanno arrivare l'offerta di Cassa Depositi e Prestiti come anchor investor in dei programmi di finanza alternativa, cosiddetta, eh, che, eh, portano finanza, ma non solo, portano anche emancipazione, eh, strutturale, eh, dal punto di vista del know how, eh, delle piccole e medie imprese e, eh, il s-- il requisito di accesso addirittura è di 5 milioni di fatturato, quindi si ar-- si riesce ad arrivare, eh, a veramente imprese di, di, di, mmh, piccole dimensioni con innesti di debito sotto forma di obbligazioni, eh, basket in questo caso, quindi non mini bond, ma basket, riducendo chiaramente una serie di costi, eh, dell'emissione stessa a cui, eh, la Regione Puglia, attraverso Puglia Sviluppo, contribuisce anche con un 50%, eeeh, nel, a, mmh, a fondo perduto su-sulle emissioni, eh, per interventi fra 2 milioni di, di, eh, d-di ticket minimo fino ad ar-ad arrivare a 20 milioni. Quindi non lasciamo indietro nessuno, i piccoli, ma anche gli operatori medi e grandi che vogliono utilizzare questo strumento che per me è molto interessante, ripeto, non soltanto per fare finanza, ma anche per fare dell'altro.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio il dottor De Leo. Ehm, dottor De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo. Ecco, io, mmh, sono venuto parecchie volte negli ultimi anni ne-in Puglia per dei convegni dove si parlava di aziende innovative, di startup. Fra l'altro la Puglia ha tanti fondi anche di, di venture capital, quindi c'è molto fermento a livello que-imprenditoriale, a livello di, di PMI, anche nate da, da poco. Quali strumenti mette a disposizione Puglia Sviluppo, appunto per le PMI, anche per quelle più innovative?
Antonio De Vito — Direttore Generale
Buongiorno a tutti, grazie dell'invito. È sempre importante avere dei momenti di riflessione, no, su questi temi. Lo diceva il direttore Tamburrino nella sua, nel suo intervento iniziale, no? In momenti in cui la risorsa pubblica diventa sempre più scarsa.
Carlo Festa — Giornalista
Certo.
Antonio De Vito — Direttore Generale
Quindi forse voglio dire dobbiamo tutti quanti, no, focalizzarci e attenzionare questa, questo tema. Beh, mi faccia dire una cosa: io penso che il tema oggi, no, eh, dell'accesso al credito non è più, è soltanto una questione finanziaria. Il tema dell'accesso al credito oggi è una questione soprattutto di competitività. È un t-- è una questione di competitività. Dico questo perché, no, rispetto alla sua domanda, no, cosa facciamo sulle startup, ma non solo sulle startup, perché la nostra programmazione è una programmazione a 360 gradi, molto inclusiva. Guarda le startup, guarda le micro imprese, guarda le piccole e medie imprese, guarda anche le grandi, i grandi player. No, io dico che le imprese pugliesi, e non soltanto quelle pugliesi, oggi quotidianamente si confrontano con mercati che sono diventati sempre più complessi, no? Con una-- che sono caratterizzati da una transizione digitale sempre più accelerata, dalla necessità di investire soprattutto in sostenibilità ambientale ed energetica e da dover introdurre intelligenza artificiale nei processi produttivi e dover sostenere e confrontarsi con una pressione competitiva sempre più crescente dai mercati internazionali. Ecco, in questo scenario il tema principale è: come accompagniamo le imprese a individuare le risorse che sono necessarie a innovare e a crescere? Ecco, ho fatto questa premessa perché? Perché la Regione Puglia nel tempo ha costruito, con lavoro di tutti, non è un lavoro fatto dalla Regione o fatto da Puglia Sviluppo, ma un lavoro condiviso col partenariato economico sociale, con le associazioni di categoria, ha costruito una strumentazione che non si limita soltanto a erogare contributi, ma punta a rafforzare strutturalmente due elementi: la capacità imprenditoriale e finanziaria delle imprese.
Carlo Festa — Giornalista
Certo.
Antonio De Vito — Direttore Generale
La capacità imprenditoriale perché? Perché abbiamo messo a terra una strumentazione che oggi, se vuole sostenere l'impresa, l'impresa, mi ricollego alla considerazione dottor Tronca, deve avere un modello di business, deve avere una pianificazione, una programmazione che guarda l'impresa nei prossimi anni. Quindi la nostra concezione, la nostra strumentazione è focalizzata a sostenere investimenti che sono pluriennali, programmi integrati...
Carlo Festa — Giornalista
Fornite solo finanziamenti o anche entrate nel capitale in minoranza?
Antonio De Vito — Direttore Generale
Nel, nel-- diciamo, questo è un, è uno-- il, il discorso della partecipazione al capitale è un, è un elemento che lasciamo fare a chi oggi ha skill e competenze per farlo. Il pubblico, voglio dire, oggi è opportuno che crei le condizioni per attrarre quel tipo di soggetti che sono nelle condizioni di poter fare questi investimenti. Quindi noi abbiamo una strumentazione che finanzia i programmi integrati, no? Lo dicevamo all'inizio, la Puglia oggi ha un livello di innovazione elevato, ma perché? Perché gli strumenti, eh, agevolativi regionali puntano a, i, i, sostenere l'innovazione, la ricerca, lo sviluppo, la transizione digitale, la transizione energetica, l'internazionalizzazione, mi faccia dire la formazione perché c'è un problema di adeguamento delle skill e delle competenze delle persone che operano, no? All'interno delle imprese. Ma questo abbiamo anche accompagnato una strumentazione finanziaria. Allora oggi abbiamo creato quell'effetto leva che deve avere la risorsa pubblica. La risorsa pubblica se non ha un effetto leva è diseducativa.
Carlo Festa — Giornalista
Certo, non serve a nulla.
Antonio De Vito — Direttore Generale
È diseducativa. Oggi la leva finanziaria pubblica serve a questo, serve a creare le condizioni per accompagnare le imprese sul mercato dei capitali attraverso i minibond, serve a portare in Puglia l'esperienza dei fondi di equity, serve a portare in Puglia l'esperienza dei fondi di venture capital. La Puglia ha investito, attraverso Puglia Sviluppo, 100 milioni di euro per un'operazione semplice di risk sharing. Oggi perché le startup pugliesi devono andare, per carità, a noi piace tanto Milano, ma non è che si va solo ed esclusivamente nella piazza di Milano o in quelle europee per interloquire con un fondo di venture capital. Ne abbiamo, abbiamo fatto un'operazione di risk sharing, lo sappiamo perfettamente, dottor Testa, in mezzo-- nel mezzogiorno c'è un rischio percepito, no? Di quello voglio dire che è la realtà. Allora, l-la Puglia ha investito 100 milioni di euro che raddoppiano perché chi vuole utilizzare quel plafond ne mette altrettanti. E oggi vengono qui. Ma lo stiamo facendo anche con le fintech. Io spero, voglio dire, che anche Ifis sarà interessata, perché voglio dire c'è un tema di circolante che voglio dire le imprese oggi rispetto a questa penuria di risorse devono affrontare. E quindi c'è un tema anche di come accompagnare quel processo, anche, no? Di reperire quelle risorse per il circolante. Ecco, lo sforzo che noi abbiamo fatto in quest-in questi anni è quello di favorire un'interazione tra strumentazione agevolativa e strumentazione finanziaria. E sulle startup, e concludo, perché c'è un tema importante, no? Professor Romano, non è soltanto il tema dell'attrarre, ma anche quello di, di trattenere i talenti, perché ci dobbiamo interrogare anche su questo, no? Di trattenere i talenti, non soltanto di attrarre, che è importantissimo. Noi nel 2017 eravamo la penultima regione italiana per numero di imprese innovative, di startup innovative iscritte nella sezione speciale. Ci siamo posti noi l'interrogativo: ma perché? E quindi abbiamo messo a terra degli strumenti che oggi hanno portato la Puglia a essere, ci giochiamo con lo-- con la Toscana, la settima o l'ottava posizione a livello nazionale. Abbiamo messo gli strumenti che oggi accompagnano, sostengono la nascita delle startup fino all'accelerazione con i fondi a cui facevo riferimento di venture capital, ma con Cassa Depositi e Prestiti vogliamo fare una prima sperimentazione a livello nazionale che è quella del venture debt e quindi la possibilità di finanziare tra un round e l'altro quegli op-- quella tensione finanziaria che in questo momento le startup naturalmente hanno e quindi vogliamo intervenire anche su questo. Quindi creare degli, degli strumenti che siano complementari, io non dico mai alternativi, ma devono essere complementari. Dottor Testa, noi dobbiamo fare due cose: allenare la determinazione e crescere la fiducia.
Carlo Festa — Giornalista
Un modello molto interessante. Grazie, dottor De Vito. Ora, eh, abbiamo qui con noi Cristiana Rogate, eh, Rogate, scusa, sbaglio sempre sull'accento, Rogate, che, eh, è una-- ha fondato REFE circa 20 anni fa ed è imprenditrice ed è una pioniera della sostenibilità. Quando ancora non si parlava di sostenibilità, eh, insomma lei ne parlava. Ecco, eh, non si può parlare di, eh, innovazione, eh, s-se non si parla di appunto, di sostenibilità, sostenibilità ESG, quindi sociale, ambientale e di governance aziendale. Come l'ESG può rappresentare una leva di crescita per le, eh, per le imprese, ma anche per gli investitori, insomma?
Cristiana Rogate — Presidente
Sì, grazie. Buongiorno a tutti, è veramente un piacere essere una nuova tappa di questi Innovation Days. Dunque, per troppo tempo, partirei così, no? Per troppo tempo abbiamo identificato il valore con una cifra. Il risultato economico, l'EBITDA, una riga del bilancio. Oggi questa rappresentazione non basta più. L'abbiamo sentito anche in tutte le parole dei relatori che mi hanno preceduto. Eh, non basta più perché oggi il valore è multidimensionale. Non può essere ridotto solo al dato economico, che pure è centrale, che sia chiaro, ma non può essere l'unico, perché il rischio non è quello di semplificare, eh, la realtà, ma proprio quella di eliminare delle dimensioni fondamentali per la valutazione della solidità e della continuità delle imprese. Allora integrare i fattori ESG che cosa vuol dire? Così, eh, intanto chiariamo perché io mi occupo da tanto tempo di questa tematica. Oggi tutti ne parlano, ma spesso non sono poi chiare pragmaticamente cosa significa integrare i fattori ESG. Direi, s-s, ehm, riassumerei così: prima di tutto adottare un pensiero integrato. Io lavoro da più di 20 anni a fianco ai CFO. Oggi il CFO deve valutare l'impatto delle sue scelte economiche sulle-sulla salute, il benessere delle persone, sulla sua filiera, ehm, sulla qualità delle relazioni, che da sempre è considerato un capitale per le imprese, da sempre, non aspettiamo la sostenibilità per questo. Quindi il tema dell'integrated thinking è centrale, riconoscere l'interconnessione. E la sostenibilità mette a tema la complessità perché finalmente siamo in grado di governarla e non di non esserne governati. E su questo, vi prego, lancio un messaggio culturale, visto che ci tengo tanto anche alla tua categoria di giornalisti. Cerchiamo di non parlare solo di green, vi prego, perché se riduciamo la sostenibilità al green, ri-- mh, operiamo un riduzionismo, eh, ambientale in risposta al riduzionismo economico del precedente modello di sviluppo. E tutto questo si traduce in dogma ed ideologia che non ci aiuta. Abbiamo visto gli effetti anche sull'automotive europeo, per dirne una tra tanti. Secondo elemento: fondamentale è passare da una valutazione dei risultati immediati, quindi di breve, monodimensionali, ma anche fossero su delle tre dimensioni, passare da una logica di risultati a una logica di impatti. Il valore di un'impresa dipende dagli impatti ESG che produce, da ciò che accade dopo che ha agito, dopo che ha scelto, dopo che ha deciso, dopo che ha operato. E gli impatti sono sulle stake dei nostri interlocutori che magari fossero portatori di interessi e basta. Sono persone, sono prima di tutto titolari di diritti e bisogni. Siamo noi, i nostri figli, i nostri nipoti. L'economia deve essere funzionale al nostro benessere. Il progresso, per essere chiamato tale, progredior, deve migliorare la nostra qualità di vita e delle nostre generazioni future. Quindi si introduce una terza variabile fondamentale per integrare i fattori ESG, la variabile tempo. Il valore non ha fretta, non si chiude in un trimestre. Il valore si costruisce appunto andando a verificare che cosa cambierò nel tempo e ricordo anche questo: che cosa significa sostenibilità? La capacità di durare. In francese si chiama durabilité, ma la capacità di durare nel tempo è la principale preoccupazione di un'azienda da sempre, la continuità aziendale. Allora vedete che, eh, integrare la sostenibilità nel business significa prima di tutto riconoscere che le scelte di oggi determinano la competitività di domani. Quindi investire in innovazione, in efficienza, in filiere, nella crescita delle persone. Non sono scelte responsabili, non solo, sono scelte strategiche per garantire continuità e capacità delle imprese di, di fare cosa? Perché produce benefici concreti che io vedo da 20 anni, ben prima che ci fosse compliance, ben prima che, eh, appunto il tema fosse così forte. Quali sono i benefici? Prima di tutto, in un contesto di elevatissima incertezza, la capacità di ru-ridurre e gestire i rischi prima che si trasformino in costi, la capacità di cogliere le opportunità enormi che questa transizione ci dà. Non ci sono solo vincoli in termini di nuovi modelli di business, nuovi mercati, nuovi prodotti, capacità di attrarre il capitale, capacità di attrarre e retention, no, delle persone, delle risorse umane, quindi di produrre valore nel tempo resistente agli shock e che si rafforzi via via. Un valore duraturo. Allora è qui che la sostenibilità incontra l'interesse degli investitori, perché gli investitori da sempre cercano realtà che sanno gestire l'incertezza, sanno produrre valore duraturo, sono in grado di dimostrare tramite dati e performance rigorose, misurabili, eh, la credibilità oltre che l'efficacia delle loro strategie. Quindi chiuderei dicendo che oggi la chiamiamo sostenibilità, ma forse è per capire che in questa transizione il buona-- la buona gestione d'impresa deve integrare degli aspetti che fino adesso sono rimasti troppo marginali. E quindi in questo senso, ehm, la sostenibilità non è un elemento accessorio, ma un criterio, come ci ricordano le linee guida EBA del resto, un criterio con cui il mercato misura la qualità della governance e del management e decide di allocare risorse.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio Cristiana Rogaten. Ora parliamo di scelta tra canali di finanziamento privati. Abbiamo qui con noi Debora Setola, che è partner di Arkios Italy. Arkios è un grande advisor italiano, attivo nelle operazioni straordinarie. Ecco, Debora Setola, eh, in che modo l'evoluzione del, del panorama macro e anche geopolitico sta ridefinendo i criteri di scelta dei diversi canali di finanziamento, guardando anche all'equity, al venture capital e al private equity?
Deborah Setola — Partner
Buongiorno a tutti, grazie al Sole 24 Ore, grazie a Farla Festa per avermi invitato. È un grandissimo piacere essere qui in Puglia e partirei proprio da questo. Ero, eh, alla tappa 2025 degli Innovation Days di Bari un anno fa ed era un mondo diverso. Quello che, eeeh, era un mondo diverso perché non avevamo ancora chiari gli impatti che l'intelligenza artificiale avrebbe avuto sulle nostre vite. Sono passati pochissimi mes-- 12 mesi, un anno. Il mondo è cambiato completamente. Che cosa significa? Che le imprese devono, sì programmare, ma devono viaggiare a una velocità incredibile che non era mai stata richiesta prima nel nostro contesto. Eeeh, in questo anno è successo di tutto, eh, sia appunto per l'impatto dell'intelligenza artificiale sia per il contesto geopolitico che, come sapete tutti, intanto ha generato evidentemente una stretta del credito, soprattutto sulle PMI. Eh, io parto dai dati. I dati dell'osservatorio di Banca d'Italia, pubblicati a ottobre su, diciamo con i dati ad agosto, hanno dimostrato che il credito alle imprese effettivamente è, eh, diciamo aumentato del 4,2%. Ma questo numero è un pochettino ingannevole perché è aumentato del 4,7% per le grandi aziende, ma è diminuito del 4,6% per le piccole aziende. Tra l'altro con un gap importantissimo di prezzo perché i finanziamenti sotto un milione sono stati prezzati mediamente con tassi al 4.4, quelli sopra il milione al 3.3. Capite che, eh, questo genera la necessità per le aziende di trovare dei canali di finanziamento alternativi, cosa che poi è sempre stata perché, diciamo, ehm, storicamente l'azienda italiana ha finanziato tutto col credito bancario, che anche se è diventato un credito industriale, io sono molto d'accordo con il dottore che mi ha preceduto prima, sempre più è diventato un credito industriale, ma ci sono delle cose, come giustamente ha, ha ricordato il dottore, che non sono finanziabili perché non è il mestiere dalle ban- delle banche finanziarle. Cioè se dovete comprarvi un macchinario, eh, il credito è la scelta giusta, se dovete, eh, allargare il capannone è la scelta giusta. In tanti s-- se dovete finanziare il circolante pure. Se però pensate di internazionalizzare o pensate di fare delle acquisizioni e soprattutto di fare, per esempio, delle acquisizioni seriali, di f-- di creare una piattaforma buy and build, beh no, il mestiere è sicuramente quello degli investitori in equity. Quindi c'è un-- questa è una differenza importante. La Puglia è una regione bellissima, con distretti pazzeschi. Voi in Puglia avete tutto, avete il food, avete la meccanica, avete il design, avete il farmaceutico, mmh, avete l'i-avete l'innovazione, cioè avete, avete il tessile, avete veramente tutto. Una regione straordinaria che io frequento da tanti anni, ho seguito tan-tante società pugliesi. Allora, eeeh, in, in Italia ci sono una marea di fondi di private equity attivi. La buona notizia è che il canale bancario ha in questo momento delle criticità, ha anche dei limiti strutturali naturali, eh, di quello che deve fare il canale bancario, come abbiamo detto prima, ma la buona notizia è che nel 2025 ci sono stati attivi in Italia 226 fondi di private equity, che sono tantissimi, che hanno fatto oltre 500 operazioni. Questo significa che tutte le ambizioni di crescita che uno può avere, se è sufficientemente pronto e se si fa assistere da qualcuno che conosce questo mestiere, possono essere soddisfatte, perché oggi è veramente un momento dove c'è tanta, tanta, eh, voglia di investire in aziende che abbiano la capacità e la forza di crescere.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio Debora Setola. Ecco, abbiamo ancora 15 minuti, quindi vi chiederei di essere un filino più brevi. Ecco, ehm, dottor Ortolano, di-- il limite Banca Ifis. Quali sono le principali sfide strutturali che le imprese, anche del mezzogiorno, devono affrontare?
Cristiana Rogate — Presidente
Beh, allora in-- beh, allora innanzitutto, eh, i-- vorrei premettere che il ruolo delle, delle banche, in particolare Banca Ifis, ma in generale delle banche, è fondamentale per tutto quello che abbiamo appena ascoltato. Eh
Stefano Ortolano — Head of Structured Finance
Nella saper valutare, nel saper sollecitare fabbisogni, ma soprattutto aspetti che permettono alle aziende di competere sui mercati nazionali e internazionali. L'aspetto dimensionale, l'aspetto della-- del passaggio generazionale, l'aspetto di, eh, mettere in evidenza e soprattutto inserire all'interno dell'accompagnamento finanziario quegli obiettivi di sostenibilità che io pieno-- sono pienamente d'accordo nell'andare a definire, andare a definire la sostenibilità come un tutto tondo all'interno dell'azienda e non solo l'aspetto green che spesso e volentieri viene, diciamo, relegato come un qualcosa da fare ma-- eh, che non ha, non ha poi quell'apporto. Un'attività, la banca è la prima interlocutrice visto che, eh, tendenzialmente eroga del credito ma eroga della consulenza, la sensibilità anche nell'apertura del capitale per un processo di aggregazioni o di crescita dimensionale che permette all'azienda, soprattutto l'azienda, qua siamo in Puglia, che c'è questa componente di estero che sta crescendo, ma per competere sui mercati internazionali, al di là poi degli strumenti digitali e innovativi che oggi ci sono, ma strumenti che possono essere l'ingresso in capitale di private equity o di investitori non necessariamente di maggioranza. Il fatto di essere sensibili nell'attività di crescita per vie esterne, ma anche nell'ambito della governance della stessa azienda, dove spesso e volentieri io, tra l'altro dall'accento probabilmente, mhm, qualcuno interpreta, sono veneto e quindi il mo-- il mercato della, della PMI nel Veneto, evidentemente della prima ora, è un qualcosa che conosco piuttosto bene. L'aspetto imprenditoriale, cioè la identificazione del-dell'imprenditore con la propria azienda, tendenzialmente spesso è un freno, no, nell'ambito di un'apertura, di una, eh, diciamo, di, di un allargamento della vista, eh, per quanto riguarda soprattutto governance, quindi introduzione di manager o introduzione anche di persone all'interno del consiglio di amministrazione che possono portare quegli aspetti innovativi che la banca deve saper sollecitare e deve mettere sul piatto anche con strumenti, nel caso di specie, eh, lo strumento per la finanza per acquisizione, lo strumento dello stesso equity, Banca Ifis ha una componente di investimento nell'ambito delle equity di minoranza. Quindi il collegato di-- il combinato disposto di una serie di aspetti che la banca stessa deve sollecitare e saper accompagnare.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio il dottor Ortolano. Ehm, andrei ancora da Cristiana Rogate, Rogate? Rogate. Mi sbaglio sempre. Ecco, a livello ESG c'è la nuova normativa, eh, a livello europeo, che è abbastanza complicata, è abbastanza complessa, anche con evoluzioni, prima si evolve in un lato, poi non sembra, si ferma un attimo, insomma. Ecco, è, ehm, è stato introdotto il rating ESG. Come può impattare come asset intangibile sulle aziende e per gli investitori?
Cristiana Rogate — Presidente
Sì, allora direi... Direi che, eh, possiamo dire che la stagione delle dichiarazioni è terminata e inizia quella delle evidenze. Tu mi hai citato un'importante, mh, novità normativa, il regolamento dell'Unione Europea sul rating ESG. Eh, io ti porterò anche un'altra novità normativa che, se anche ha destinatari diversi, però risponde esattamente allo stesso, eh, obiettivo e disegna un sistema coerente. Allora, il rating fino ad oggi era una sorta di terra di frontiera, diciamocelo chiaramente. Eh, ognuno usava le sue fonti, i suoi metodi, i suoi criteri. Eh, imprese ricevevano punteggi completamente differenti senza che nessuno fosse tenuto a spiegare perché. E quindi aumentando un disorientamento che devo dire su questa tematica è molto cresciuto negli ultimi anni. Il rating che cosa ci dice, il nuovo regolamento UE? Ci dice che le agenzie di rating prima di tutto devono essere autorizzate e vigilate nella loro attività dall'EMSA, dall'ESMA. Secondo di tutto, eh, devono usare criteri, fonti e, eh, metriche evidenti, dichiarate ex ante, e tra l'altro, eh, non possono mischiare il rating con poi l'attività di consulenza. Quindi si cerca di, diciamo, salvaguardare la credibilità dei rating, che mi sembra sempre un asset importante. Eh, vi dicevo l'altra... Ecco, non, non, eh, giustamente tu mi chiedi l'effetto sulle imprese. Uno dice: "Ma questo riguarda le agenzie di rating". In realtà non è così, perché se il valutatore diventa più rigoroso, allora il valutato deve diventare più solido. E qual è l'elemento di solidità che ancora deve molto crescere all'interno delle aziende? La capacità di costruire sistemi di misurazione, di controllo strategico, perché stiamo parlando di impatti e non solo di risultati. E quindi la capacità di avere una governance chiara, dei dati certi che alimentino quindi dei rating che siano veramente utili, direi che è fondamentale. L'altra direttiva a cui mi riferivo è l'EMCO, eh, empowerment-- empowering consumers for the green transition, cosiddetta quella del green washing, ma voi avete capito perché non la chiamerò così, perché riguarda tutte le forme di washing. Ehm, ossia, eh, la richiesta da parte della, dell'Unione Europea di eliminare tutti i claim generici, eco-friendly, net zero, che non siano verificabili, adottare marchi di sostenibilità che siano certificati da parte terza. C'è un'enorme class action contro il tema B Corp, su cui anch'io ho sempre avuto enormi, mhm, perplessità Perplessità perché non è una certificazione. Così come le dichiarazioni future, le promesse future devono essere supportate da piani, indicatori chiari, scadenze precise. Perché tutto questo, diciamo, fa parte di un unico, eh, di un unico sistema, dicevo, coerente? Perché appunto la sostenibilità non basta più narrarla, bisogna dimostrarla. Ma per dimostrarla deve essere integrata nella visione strategica, deve portare a sviluppare sistemi di controllo multidimensionali con dati certi e science based, ma sul f-- e questo sul fronte gestionale. Tra l'altro questo richiede un lavoro sulla convergenza tra le diverse funzioni aziendali all'interno: il procurement, le operation, la filiera, eccetera, eccetera. Quindi richiede proprio ripensare, innovare, proprio per quella resilienza che abbiamo detto, eeeh, il modello di business. Sul fronte comunicativo, eh, altrettanto, se io ho misurato bene all'interno, sarò poi in grado di alimentare una comunicazione efficace con l'esterno, credibile, autentica, che aiuta anche i diversi stakeholder, come la comunità finanziaria, come il mercato, a scegliere consapevolmente. E allora finisco dicendo che oggi le imprese che l'hanno capito, noi chia-- lo chiamiamo rendersi conto per rendere conto, le imprese che l'hanno capito crescono in una spirale di miglioramento continuo nell'essere consapevoli dei loro impatti rispetto alle strategie che hanno e nel comunicarlo in maniera credibile e affidabile agli stakeholder per valutare insieme, mh, gli impatti prodotti e per produrre quella che io credo, ed è il tema da cui io sono partita nella fine degli anni '90 per parlare di rispondere e dare conto, credo che offrano queste imprese al mercato uno dei capitali più importanti, cioè la fiducia. Perché è grazie a fiducia, credibilità e reputation che si costruisce valore duraturo, valore condiviso, che quindi per definizione è più solido e più resistente agli shock, perché stare insieme ci aiuta sempre a essere più forti.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio Cristiana Rogate. Eh, si sono spenti i monitor col tempo restante. Non so se si può riaccenderli. Non lo so, vabbè. Eh, Giovanni De Leo, relazioni imprese Sud-Est di CDP. Voi fornite diversi strumenti di finanza alternativa, uno è il basket bond. Ci può spiegare come le, lo fornite e come funziona?
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Sì, il basket bond è, eh, un prodotto che vede la collaborazione di partner pubblici e privati. Eh, nel caso specifico, Cassa Depositi e Prestiti funge da cosiddetto anchor investor, ossia investitore àncora. Sottoscriviamo il 50%, eh, dell'intero, oh, basket che verrà emesso. Quest'anno, nella nuova edizione, perché ce n'è già stata una qualche anno fa, eh, che abbiamo chiuso con 160 milioni di, ehm, di obbligazioni emesse, quest'anno ci siamo posti, eh, un limite, eh, ben più ampio, insomma, abbiamo raddoppiato a 320 milioni, eeeh, un, un basket che, eh, proveremo a chiudere, eh, nel giro di un paio, di un paio di anni. Ehm, come funziona? Fondamentalmente l'azienda, eh, si accredita presso la regione attraverso gli sportelli di, di Puglia Sviluppo, condividendo il progetto che deve avere alcuni requisiti, ehm, di eleggibilità. Ehm, passato il, il vaglio di Puglia Sviluppo, eh, poi la-- l'operatore di mercato, quindi la banca arranger, eh, assieme all'altro investitore, appunto Cassa Depositi e Prestiti, eh, vidimano dal punto di vista creditizio l'emissione del-dell'obbligazione. Dettaglio tecnico: non è un'emissione fatta one to one, in realtà sono, eh, emissioni fatte, eh, raggruppando più operatori, quindi con più wave fino alla composizione del basket di 320 milioni, come dicevo prima. Eh, eh, fondamentalmente, eh, c'è un veicolo che emette delle notes che noi sottoscriviamo in maniera aggregata. Questo, ehm, diciamo, marchingegno che sembra complicato, in realtà è abbastanza semplice, oramai è rodato anche con, diciamo, con la regione. Ehm, Cassa Depositi e Prestiti peraltro sottoscrive, eh, basket ed emissioni di mini bond oramai da una decina d'anni, mi permetto di dire, su, eh, qualcosa che prima fondamentalmente in Italia non esisteva, perché il mercato della finanza alternativa, eh, è stato un po', diciamo, eh, alimentato proprio dall'operatore istituzionale Cassa Depositi e Prestiti. Eh, diciamo, è una di quelle forme che poi porta dietro know-how e, ehm, reputazione anche da parte delle, eh, imprese che riescono ad emettere e soprattutto riesce ad arrivare anche a, eh, piccole e medie imprese che viceversa, in maniera, eh, singolare, probabilmente non sarebbero in grado di farlo. Ehm, vorrei soltanto, diciamo, chiudere, eh, il mio intervento dicendo che Cassa Depositi e Prestiti, fino a og-- fino ad ora abbiamo parlato della su-- del suo supporto finanziario, in realtà, eh, noi non facciamo solo quello, anzi non si-siamo soprattutto altro. Eh, a livello dell'-- di intelligenza artificiale, sentivo l'intervento introduttivo del Sole 20-- del professor, eh, Tamburrini, eh, proprio su-sul Cineca. Domani, eh, io porterò tre aziende pugliesi al Cineca di Bologna per un business round table. Mettiamo a disposizione il primo calcolatore italiano e il quinto a livello europeo per dare la possibilità a, eh, aziende, eh, che Hanno, diciamo, capito l'esigenza di dover fare uno step up da quel punto di vista, eh, e poter utilizzare i-il calcolatore in maniera gratuita. Eh, facciamo questo anche sui percorsi, eh, di accelerazione con Elite, eh, che è nostro partner attraverso la nostra controllata Euronext. Eh, lo facciamo nel settore della, eh, dell'agroindustria. Eh, siamo nel board del, del centro Agritech di Napoli, dove ci sono delle sale di sperimentazione che simulano tutto uno scibile di situazioni ambientali, eh, per dar la possibilità di fare sperimentazione industriale. Eh, diamo gratuitamente, eh, advisory alle, alle imprese del territorio attraverso la capital structure advisory, cioè vale a dire, eh, uno strumento con cui si fa consulenza gratuitamente sui progetti, eh, di investimento e anche sulle prospettive, quindi sui piani industriali. Eh, è tutta conoscenza che noi cerchiamo di tradurre, eh, sul territorio e speriamo di mettere un seme che domani ci darà la possibilità di trovare quelle aziende su altri scenari, eh, che noi già ben conosciamo perché insomma sui file di finanza corporate strutturata sia per linee st-- interne che per linee esterne, mhm, ça va sans dire, ci siamo già insomma. Quindi, eh, ci piacerebbe vedere queste PMI anche su altri tavoli da qui al medio periodo.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio il dottor De Leo di CDP e torno da Debora Setola, partner di Arch-- Archos Italy. Parliamo di crescita delle PMI. Come si traduce, eh, l'inno-- l'investimento in innovazione in un vantaggio competitivo per la crescita sui mercati esteri per una PMI?
Deborah Setola — Partner
Allora, eh, partiamo dal fatto che non innovare, eh, non è una s-- non è un, una possibilità, non è una strategia. Cioè in-innovare è imprescindibile. Eh, se chiedessi a ognuno di voi in questa stanza se si può sopravvivere senza innovare, credo che mi rispondereste tutti che è impossibile. Quindi bisogna innovare, ma come bisogna innovare? Dove deve portare l'innovazione? Soprattutto perché il fine ultimo è quello di rendere l'azienda attrattiva, attrattiva per tutti gli stakeholder, per i propri fornitori, per i propri, per i clienti, per i propri dipendenti e per il mondo in generale e ovviamente anche per gli investitori sia industriali che finanziari. L'innovazione non deve essere, eh, innovation washing, così come non ci deve essere green washing, sustainability washing, eh, gender diversity washing o qualsiasi altra cosa, anche lì non deve essere innovation washing, cioè non deve essere innovazione fine a se stessa, deve essere innovazione canalizzata a raggiungere dei risultati. Quali sono questi risultati? Beh, questi risultati secondo me sono almeno tre cose. La prima cosa è la differenziazione. La differenziazione significa che le aziende italiane da sempre sono aziende che hanno puntato all'eccellenza, in tempi di innovazione ancora di più. L'azienda italiana non è competitiva sul prezzo. Abbiamo un costo del lavoro altissimo, un costo del credito altissimo, eccetera, eccetera, tutte cose che sapete. Ma l'azienda italiana ha dei prodotti di eccellenza, dei servizi di eccellenza. Allora se l'innovazione amplifica, aumenta, accelera la differenziazione e quindi attraverso l'innovazione la mia azienda ha qualcosa in più degli altri, qualcosa in più della cinese, del tunisino, del turco, allora l'az-- eh, del tedesco anche, perché, mhm, assolutamente. Allora noi rimaniamo competitivi e l'azienda rimane attrattiva. La seconda cosa: efficientamento, automazione, intelligenza artificiale, robotica. Eh, tu-tutte queste belle cose devono fare efficientamento, cioè devono essere degli investimenti che effettivamente si traducono in maggiori margini, perché altrimenti è tanto bello avere dei robot in azienda, tanto bello avere dei macchinari di ultimissima generazione tutti iperconnessi, ma se non ho i clienti a cui vendere quel prodotto, avere dei macchinari in azienda è inutile e non porta da nessuna parte. La terza, eh, cosa è ovviamente la scalabilità. Eh, un'azienda perfetta è un'azienda dove differenziazione, efficientamento e scalabilità vag-- viaggiano tutte nella stessa direzione. E allora sì che l'innovazione diventa molto, molto, molto attrattiva per l'investitore. È un'innovazione che ha completato il suo circolo virtuoso. Ecco, questo.
Carlo Festa — Giornalista
Grazie, grazie Debora Setola. E per concludere torno da De-- Antonio De Vito, direttore generale Puglia Sviluppo. Ecco, in che modo il consolidamento delle aziende, delle PMI pugliesi, eh, può essere favorito da un attore, appunto, come Puglia Sviluppo?
Antonio De Vito — Direttore Generale
Allora. Sì, è andato. Allora, ehm, quello che ha fatto, quello diciamo che la Regione Puglia, lo dicevo prima, no, ha messo a disposizione del sistema imprenditoriale regionale, lo testimoniano un po' i numeri. Eh, nel ciclo di programmazione '14-20 abbiamo sostenuto qualcosa come 8 miliardi e mezzo di investimenti privati. Nell'attuale programmazione '21-27 siamo quasi a 6 miliardi. Abbiamo costruito un portafoglio di tranch and cover, quindi di garanzie di portafoglio con il sistema bancario di quasi un miliardo. E nella passata programmazione abbiamo chiuso un portafoglio di basket bond da 350 milioni. Quest'anno l'obiettivo è di farlo da 350 milioni. Potrei raccontare tante storie, ma dicevo, non è questo secondo me il problema. Il tema è che, eh, mi ricon-- non c'è il professor Romano, c'è un altro tema a cui mi voglio ricollegare, no? Eh, tutti questi numeri testimoniano una cosa, che il tema della prossimità è un tema importante E quindi bisogna presidiare-
Carlo Festa — Giornalista
Voi le accompagnate anche all'estero le imprese?
Antonio De Vito — Direttore Generale
Noi accompagna-- noi diciamo, ecco io penso, voglio dire no, che, ehm, una politica industriale che, diciamo, sia tale non si misura solo esclusivamente sulla quantità delle risorse che mette a disposizione, ma dalla capacità di accompagnare le imprese lungo l'ur-- lungo tutto il percorso di crescita della vita. E penso, voglio dire, che oggi, eh, quei numeri che, eh, li ho rappresentato a prescindere, non volesse un, un ele-un elemento di autoreferenzialità, ma c'è un tema, ritorno alla considerazione che facevo nel mio intervento finale. Noi abbiamo cercato di far crescere la fiducia, far crescere la fiducia delle imprese nel-- verso le istituzioni, far crescere la fiducia degli investitori istituzionali verso un ecosistema, un sistema, eh, economico capace di affrontare determinate sfide, far crescere la fiducia anche del sistema bancario a rivedere i propri modelli, il proprio modo di approcciare, no? Al, al sostegno alle im-alle, alle imprese. Io penso che tutto qua-que-questo sia importante, perché? Perché viviamo due transizioni, no? Che sono fondamentali: transizione digitale e transizione energetica. E qua si parla di autonomia europea. Ma tutto quanto questo lo possiamo fare solo esclusivamente se si crea una grande alleanza tra istituzioni, tra imprese, tra finanza e ricerca. Se non facciamo questo rischiamo purtroppo quello che è sotto gli occhi di tutti, voglio dire, no? Ormai un lento decadimento, voglio dire, che non è solo italiano ma è anche europeo. E io penso, e chiudo, che in ottica prospettica, anche in ottica di programmazione '28, '34, e spero e mi auguro, dottor Festa, lo dico anche alla dottoressa Greco, che Il Sole 24 Ore sia attento a questa tematica, no? Cioè oggi co-- riparto dalla considerazione iniziale del direttore Tamburrino. Oggi la risorsa pubblica è scarsa. Oggi abbiamo, ci avviciniamo a un nuovo ciclo di program-progr-di programmazione '28, '34 che sarà una, una mezza rivoluzione. Non ci saranno più quattordici fondi strutturali, ce ne saranno soltanto quattro. Non ci saranno più centoquaranta programmi europei, ma ce ne saranno soltanto ventisette, uno per ogni Stato. Ventisette programmi.
Carlo Festa — Giornalista
Ci vorrà un'alleanza pubblico e, e privata.
Antonio De Vito — Direttore Generale
Ci vorrà un'alleanza e capire come oggi le esperienze, io non lo so se quella pugliese ha funzionato o meno, però vorrei capire, no? Confrontandomi con i, con il livello centrale, come oggi è possibile, forse, creare una forma di interazione centro-periferia che metta nelle condizioni veramente forse, forse di costruire quella politica industriale che, voglio dire, sia nelle condizioni anche di accompagnare quei processi di trasformazione che le imprese naturalmente dovranno affrontare nei prossimi anni.
Carlo Festa — Giornalista
E su questo palco già c'è un'alleanza pubblico-privato, no? Perché c'è Banca Ifis e ci siete voi.
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Volevo su-
Carlo Festa — Giornalista
Sì.
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Siccome sollecitava sul discorso dell'internazionalizzazione, giusto un piccolo appunto. Cassa Depositi e Prestiti controlla Simest-
Carlo Festa — Giornalista
Sì, certo.
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Che, eh, nell'offerta integrata è presente nel nostro, o nella nostra sede di Bari, assieme anche agli altri colleghi di Sace. Quindi siamo, diciamo, un entry point per tutti i servizi del Mo- del M- del Ministero dell'Economia e delle Finanze e attraverso Simest finanziamo l'internazionalizzazione anche attraverso l'ingresso nel capitale delle aziende che si affacciano, eh, ai mercati esteri, eeeh, oltre che insomma, come, come gruppo, come capogruppo, l'attività che presiedo io, finanziamo operazioni sia di carattere pura internazionalizzazione che di cooperazione internazionale. Quindi-
Carlo Festa — Giornalista
Che poi in questo contesto geopolitico, diciamo, i mercati esteri e la scelta dei giusti mercati diventa fondamentale.
Giovanni De Leo — Relazioni Imprese Sud-Est, Referente sede di Bari
Assolutamente sì, e noi siamo un normalizzatore in un fa- in una fase di, eeeh, importanti, eh, diciamo dinamiche geopolitiche, eeeh, che destabilizzano un po' gli scenari. Eh, stiamo, ehm, anche lì, eh, un po' in maniera controintuitiva, aprendo sedi in tutto il mondo per dar la possibilità agli operatori italiani di avere, eh, la bandiera italiana piantata in tutte queste, eh, regioni.
Carlo Festa — Giornalista
Ringrazio Giovanni De Leo di CDP, Antonio De Vito di Puglia Sviluppo, Stefano Ortolano di Limitless Banca Ifis, Debora Setola di Arcus Italy e Cristiana Rogate di, eh, presidente di Ref, grazie. È ora la volta di un focus sulle imprese estere. Lascio il palco e il microfono al collega Francesco Iato di Telenorba.
Francesco Iato — Giornalista
Molto piacere. Grande come al solito. Buongiorno, continuiamo questa giornata dell'Innovation Day 2026 qui in Puglia con un altro panel, questa volta dedicato alla attrattività delle imprese, riferendoci soprattutto al sistema Puglia. Chiamo qui sul palco l'avvocato Lucia Griesi, che è manager compliance aziendale, e Daniela Stolfi, che è direttrice generale di Base Protection. Sistemiamo qui. Ecco, diamo anche benvenute. Le imprese a essere l'attrattività del territorio. Questo caso della, della Puglia, illuminante è stato l'intervento del dottor Antonio De Vito, a capo di Puglia Sviluppo, questa cassaforte regionale che distribuisce, eh distribuisce fondi, ne parleremo anche in, eh in questo panel. Ma quanto la Puglia piace agli investitori stranieri? Quanto è in grado davvero di attirare capitali internazionali? Negli ultimi tempi abbiamo visto l'esplosione soprattutto del settore turistico. Eh secondo i dati Istat, però, eh sono un po' in chiaroscuro. Eh se è vero che oltre 1500 filiali di multinazionali sono presenti qui in Puglia con un valore aggiunto di circa tre miliardi di euro l'anno e circa 40.000 addetti, l'indice di eh localizzazione della regione infa-- è inferiore, pensate, addirittura al 50% rispetto ad altre realtà più sviluppate, soprattutto le regioni eh del nord. Poi c'è la leva degli incentivi regionali. Questa è stata una leva importantissima dalla-- nel periodo della pandemia, nel periodo del Covid, la Puglia ha messo in campo una manovra anticiclica che è stata presa a riferimento come benchmark da tutte le regioni. Come diceva il dottor De Vito, in questi anni nei due cicli di programmazione sono stati distribuiti eh miliardi di euro. Nel 2014-2020 ben 3,4 miliardi per 8 miliardi e mezzo di investimenti, di cui un miliardo eh straniero. Per il ciclo 2021-2027 siamo fermi a circa 6 miliardi di euro con le nuove regole che stanno per eh, per essere introdotte che, come abbiamo sentito, cambieranno un po' il quadro dell'incentivazione regionale. Ma io vorrei parlare con l'avvocato Griesi di un altro fattore, di un altro elemento. Quale potrebbe essere un altro elemento che potrebbe spingere le imprese stra-straniere, gli investitori stranieri ad investire qui in Puglia?
Lucia Griesi — Avvocato, Compliance Manager e Senior Qualified Member Assocompliance, Partner 24 ORE Network
Eccoci. Intanto grazie mille al Sole 24 Ore per questo invito e al dottor Iato, soprattutto per questa bella domanda. Eh in realtà io vorrei partire da un dato e vorrei farlo ricollegandomi proprio all'intervento che è stato fatto dal dottor De Vito, il quale ha parlato di retention, quindi non soltanto di attrattività, ma di radicamento dell'in-dell'investitore estero che una volta ehm conosciuto il mercato pugliese imprenditoriale decide non soltanto di investire ancora, bensì proprio di rimanere. E questo ci è confermato anche dai dati pubblici che sono stati divulgati eh da ultimo in aggiornamento ad ottobre proprio 2026, che proprio nel, nella, nella ZES unica sono stati riconosciuti investimenti eh nel mezzogiorno pari a oltre 9 miliardi di euro. Basti pensare che la Puglia è seconda soltanto alla Campania eh con autorizzazioni fornite eh mh per circa 2,8 miliardi. Ma il dato rilevante è che queste autorizzazioni fornite, dottor Iato, non sono state fornite solo per investimenti di insediamento, bensì di ampliamento. Da questo che cosa ne deduciamo? Ne deduciamo che l'investitore estero è interessato a restare e lo fa perché eh rivede non soltanto la certezza pubblica dell'investimento eh e dell'incentivo, bensì rivede anche nelle piccole e medie imprese locali un elemento cardine, secondo me: la fiducia e l'affidabilità, che si ripercuote lungo tutta la filiera della rete commerciale. Quindi in realtà la porta è già aperta, il mercato è stato già penetrato. Oggi il lavoro che le piccole e medie imprese locali dovrebbero fare, e chi meglio della dottoressa qui presente potrà poi dopo descrivercelo, è proprio questo: rispondere alle domande sugli standard che eh gli stakeholder e gli shareholder eh esteri richiedono oggi, eh ad esempio sul trattamento dei dati o sulla sicurezza eh sul lavoro o-o sull'anticorruzione e sulla sostenibilità, che è una tematica molto, molto, molto diciamo eh feconda e attrattiva per le piccole e medie imprese del territorio. Ehm le imprese stanno lavorando bene e questo lo si deduce anche da altri dati. Ad esempio soltanto le imprese pugliesi eh con rating di legalità oggi sono circa su tutto il territorio nazionale l'8,5% a fronte di un 6,4% di imprese registrate. Quindi io ritengo che sia un dato lampante per dimostrare l'impegno delle piccole e medie imprese che si stanno proprio accingendo a questa educazione integrata della normativa nell'organizzazione aziendale.
Francesco Iato — Giornalista
Ecco, sotto questo punto di vista volevo chiederle: eh quanto il sistema delle PMI pugliesi è pronto e preparato ad affrontare eh queste sfri-sfide, ad-ad offrire affidabilità finanziaria, sostenibilità nella gestione dei rifiuti, dell'energia? Abbiamo eh sentito parlare della transizione ecologica ed energetica che sono in pieno svolgimento. Eh a che punto sono le imprese, le PMI?
Lucia Griesi — Avvocato, Compliance Manager e Senior Qualified Member Assocompliance, Partner 24 ORE Network
Io devo partire da un dato negativo, purtroppo, in questo caso, perché c'è da dire che manca ad oggi un riscontro pubblico o comunque ehm un qualcosa che permetta di avere dei dati tangibili sulla compliance aziendale delle piccole e medie imprese. Ad esempio, si potrebbe pensare ad uno strumento veramente attrattivo per l'imprenditore estero, come potrebbe essere una mappatura di compliance regionale di filiera, che avrebbe-- darebbe la possibilità all'imprenditore estero di poter avere contezza effettiva di quanto le piccole e medie imprese del territorio si stanno impegnando. Però nella mia esperienza personale lavorativa, ehm mi rendo conto di un, di un elemento fondamentale: la volontà non manca alle piccole e medie imprese pugliesi, perché eh Banca Ifis proprio l'anno scorso ha portato durante l'Innovation Days 2025 dei dati rilevanti in tema di sostenibilità. Ha raccontato che- In quell'anno, quindi nell'anno scorso, eh circa il 68% delle imprese pugliesi del territorio stava investendo o aveva intenzione di investire nei prossimi anni in sostenibilità. E il dato superava la media nazionale delle imprese di piccole e medie dimensioni che era pari al 62%. Eh la vera problematica oggi e la difficoltà che secondo me le piccole e medie imprese riscontrano nell'adeguarsi alla normativa è bu- è burocratica. Non è neanche di costo, perché la finanza agevolata, come diceva prima la dottoressa Rogata e il dottor De Vito, oggi sta aiutando molto, sostiene, supporta. Oggi il problema è proprio la comprensione del dato normativo, tradurre quel che le piccole e medie imprese fanno in dati, perché la maggior parte del tessuto imprenditoriale pugliese è composto da piccole e medie imprese a conduzioni familiari, con forte accentramento dei ruoli. E questo non, non, mmh non denota a favore della segregazione che molte normative richiedono e molti sistemi di gestione richiedono. Eh basti pensare che l'SDA Bocconi ha divulgato i dati di un'indagine condotta su un campione di imprese, delle piccole e medie imprese pugliesi proprio, circa la difficoltà burocratica in questo. E, e il 58% delle imprese ha proprio dichiarato questa difficoltà a fronte del 52 che addirittura parla di una normativa incomprensibile. Io però da professionista nel settore ritengo che questo invece, almeno per quanto riguarda il legislatore europeo e le piccole e medie imprese che vogliono affacciarsi alla sostenibilità, sia il momento, il momento più proficuo. Perché con la nuova normativa in tema di sostenibilità aggiornata al 2026, quindi il regolamento delegato, lo standard volontario, il famosissimo VSME, oggi è stato introdotto una sorta di scudo della piccola e media impresa rispetto ai grandi gruppi internazionali e anche rispetto alle banche che ormai parlano questo linguaggio di sostenibilità. È sufficiente iniziare a rendicontare pochi dati di sostenibilità, non soltanto ambientali, quindi la riduzione delle CO2, non so-- ma anche di governance, quindi magari che certificazioni l'azienda adotta, se necessarie, in tema ambientale, in tema eh di anticorruzione, eh in tema di qualità. E, e soprattutto, ecco, quali sono gli obiettivi nel lungo periodo che la PMI vuole portare a termine in tema di sostenibilità, declinati in senso di impatto. Quindi che tipo di impatto la tua PMI vuole dare oggi? Io penso che eh sia, sia rilevante toccare questi temi.
Francesco Iato — Giornalista
Assolutamente rilevanti, così come è rilevante, ne abbiamo parlato per tutta la giornata, il fattore dell'innovazione tecnologica, l'innovazione di processo e l'innovazione di prodotto. La dottoressa Daniela Stolfi è a capo di Base Protection, questa azienda nata a Barletta nel 2007, che poi pian pianino, mattoncino dopo mattoncino, è arrivata ad essere una realtà internazionale ed è entrata in partnership con un gruppo eh irlandese. Oggi avete 300 dipendenti sparsi eh non solo a Barletta, ma anche in altri, in altri Stati eh europei. Sviluppate un giro d'affari di circa 65 milioni di euro l'anno e grazie all'innovazione questa azienda oggi, diciamo, fa la voce grossa a livello internazionale, no?
Daniela Stolfi — Direttore Generale
Sì. Eh buongiorno, grazie per questa domanda. Siamo rimasti in pochi, io sarò eh-
Francesco Iato — Giornalista
Telegrafica.
Daniela Stolfi — Direttore Generale
Qua- quanto, no, quanto più possibile interessante, nel senso del messaggio finale. Effettivamente l'attrazione che c'è stata verso l'azienda Base Protection da parte del partner era legata essenzialmente alla eh combinazione di un prodotto, noi produciamo calzature di sicurezza, eh innovativo, che si combinava perfettamente con quello che la casa madre produce, che è abbigliamento tecnico altamente innovativo. Quindi-
Francesco Iato — Giornalista
Un'integrazione perfetta.
Daniela Stolfi — Direttore Generale
Perfetta. Loro fanno abbigliamento, noi facciamo calzature, insieme siamo, siamo in grado di coprire al 100% tutti i rischi legati al mondo del lavoro.
Francesco Iato — Giornalista
Chi sono i principali clienti? Chiedo scusa se...
Daniela Stolfi — Direttore Generale
Allora, noi lavoriamo-- il nostro settore è B2B, quindi vendiamo ai distributori di dispositivi di protezione che vendono a loro volta alle aziende. Quindi l'azienda, per intenderci, Barilla, Air France, eh Saint-Gobain, per fare dei nomi che magari sono noti a tutti, Mercedes, ehm non comprano direttamente da Base Protection, né tantomeno dalla capogruppo, ma da questa, come dire, eh rete di distributori specialisti diffusi non soltanto in Italia, come diceva bene prima. La-- Il carattere internazionale, internazionale dell'azienda si evince dal fatto che il nostro primo mercato non è il mercato domestico, ma è la Francia, per intenderci, dove vendiamo maggiormente. Quindi tornando al concetto che si è discusso abbondantemente oggi, ehm di sicuro l'inno-- eh io ri-- volevo rispondere al presidente Mario Aprile, no? Che in Puglia dobbiamo registrare brevetti. Ecco, noi ne abbiamo contati diversi brevetti. E questi brevetti nascono dall'analisi dei bisogni degli utilizzatori, perché il nostro obiettivo, e questo secondo me è già sostenibilità, il nostro obiettivo è migliorare la vita di chi lavora. E un nostro brevetto è stato, come dire, premiato perché ehm, eh questo tipo di suole, un, un brevetto che riguarda la suola, che ha alleggerito notevolmente il peso di una calzatura di sicurezza, è stato-- è stata considerata la calzatura stessa, eh è sta- è stata assegnata una funzione sociale. Quindi Dico, le due, le due cose si sposano alla perfezione.
Francesco Iato — Giornalista
Cosa aveva di particolare questa?
Daniela Stolfi — Direttore Generale
Ecco, il brevetto consisteva nell'aver ridotto al minimo la parte più pesante della suola che è il battistrada, no? E questo tra le altre cose garantisce una certa durata. Quindi se la calzatura ha una durata, e qualcuno prima ha parlato di, eh, la, no, la durabilità del, del prodotto, che per noi è uno dei fiori all'occhiello, questo significa che impattiamo meno, no? Perché se non devo cambiare tutti i giorni una scarpa o ogni tre mesi e la mia scarpa dura mediamente otto mesi, di sicuro, eh, dovrò attivare un sistema di rifiuti molto più lento, ok? Quindi essenzialmente al, eh, all'attivo abbiamo diversi brevetti e sono stati i brevetti che hanno attratto i clienti internazionali. Cioè, non abbiamo chiaramente i prezzi, qualcuno ha parlato, no, non abbiamo la possibilità di fare le cose in chiave economica, piuttosto il prodotto è anche un po' più caro, però viene apprezzato. E nel-nella nostra strategia, che è chiara, migliorare la vita di chi lavora è la nostra mission. E di qui, come lo facciamo? Attraverso l'innovazione. E nell'innovazione rientra il tema, che è stato citato, anche della sostenibilità, perché noi da anni, quando prima la dottoressa, non ricordo il nome, Cristiana, parlava del fatto che sono 20 anni che lavora in questo mondo, noi l'anno prossimo festeggeremo 20 anni. Esattamente il 7 luglio 2027, sono 20 anni, quindi siamo anche giovani. Ma io dal primo giorno, noi abbiamo parlato di concetti in azienda, del comfortable place, dove le persone devono stare bene, perché se le persone stanno bene sono più propense, no, a dare un miglior contributo, eh, e, e quindi fare bene, fare bene le cose. È nel DNA dell'azienda di pensare in chiave innovativa qualsiasi cosa si faccia. Quindi i brevetti che proliferano. Ma al tempo stesso, avendo dei clienti anche molto esigenti, perché nel momento in cui si vende a grossi, ehm, player, immaginate, no, Mercedes piuttosto che Essence F in Francia, eeehm, Saint-Gobain, chi-- posso fare un, un elenco infinito di nomi, questi clienti richiedono, al di là del prodotto che deve essere certificato, quindi quando si parlava prima di compliance, noi siamo, ahimè, prima di mettere una scarpa sul mercato, dobbiamo prima ottenere la certificazione, perché è un dispositivo di protezione. Quindi c'è un ente che certifica, che è un ente pubblico, per cui questo nel nostro, cioè va da sé, io non lo nomino nemmeno più, mmm, è dare qualcosa in più.
Francesco Iato — Giornalista
Quanto può incidere, chiedo all'avvocato Griesi, questo tipo di certificazioni, la, il fatto di aver, come in questo caso, ben 10 brevetti che sono stati riconosciuti come esclusivi a livello internazionale, quanto più può incidere in questa compliance e quindi nell'attrattività de-di aziende dall'estero?
Lucia Griesi — Avvocato, Compliance Manager e Senior Qualified Member Assocompliance, Partner 24 ORE Network
Allora, io penso che questo sia molto rilevante e molto impattante, perché è questo che fa la differenza. Nel momento in cui un player estero decide di instaurare un rapporto di partenariato commerciale con una piccola e media impresa locale o comunque con un'azienda del territorio, eh, io ritengo che, eh, guarda soprattutto a, eh, a che tipo di regole la società si è voluta dare, non soltanto nella propria gestione organizzativa interna, ma proprio rispetto al, al tipo di prodotto che vuole commercializzare. È questo che fa la differenza. È qui che cambia la percezione del player, che non ci guarda più in questo momento come un fornitore, un subfornitore da valutare, bensì proprio come un partner commerciale con il quale dialogare. Eh, quindi ritengo che sia essenziale iniziare a mappare tutti i propri processi, andare a capire quali sono le falle, individuare quali sono i punti in cui bisogna intervenire con delle certificazioni, dei presidi, per poter essere proprio competitivi sul mercato. Perché se ben si comincia, il costo non è nemmeno più un vero, ehm, elemento di difficoltà per l'impresa, perché viene guardato come in prospettiva, come investimento. E quindi la domanda che poi l'imprenditore dovrebbe porsi è: quanto mi costa non farla questa compliance? Quanto posso perdere sul mercato?
Francesco Iato — Giornalista
Però io giornalisticamente le chiedo, ma così, spannometrico: quanto costa ad una piccola e media impresa mettersi in regola con tutte le certificazioni, che lei conosce benissimo perché è pane quotidia-quotidiano, con tutte le certificazioni oggi che sono richieste, diciamo?
Lucia Griesi — Avvocato, Compliance Manager e Senior Qualified Member Assocompliance, Partner 24 ORE Network
Allora, questa è una domanda che mi pongono i clienti ogni volta che vado a fare il primo incontro conoscitivo. E una risposta non c'è, perché dipende. Dipende, non esiste. In realtà il punto è questo: molte certificazioni sono ultronee per l'imprenditore che le richiede. Eh, e purtroppo, questo lo devo dire, non me ne voglia Il Sole 24 della sede di Milano, la causa principale è questa: le grandi società che fanno consulenza non hanno assolutamente un approccio sartoriale, richiedono all'impresa uno sforzo economico mettendo su sistemi di gestione che magari per le dimensioni della piccola e media impresa in oggetto, in questione, sono insostenibili, non soltanto in termini di costo, ma proprio in termini di risorsa umana che deve gestire quel sistema di gestione di certificazione. Quindi il consiglio che do sempre io è questo: capire effettivamente cos'è necessario per il nostro business, capire effettivamente che cosa noi possiamo sopportare, non soltanto in termini economici, perché oggi la finanza agevolata ci a-ci aiuta in questo, ma proprio in termini organizzativi interni alla società. Una volta individuati ed indicati quelle che sono le certificazioni, le policy, i regolamenti che per normativa devono essere poi dopo fatti propri, eh, è importante, diciamo, capire quanto si sia in grado di far fronte economicamente a questa cosa, battendo questa strada passo dopo passo. Non è necessario implementare tutto immediatamente.
Francesco Iato — Giornalista
Perfetto, grazie all'avvocato Gries. Il tempo è tiranno, è anche scaduto. No, e volevo chiedere, ecco, la chiave alla fine, facendo il bilancio di questi vent'anni, la chiave di questo successo e un consiglio che può dare una piccola e media impresa, ma anche un'impresa di medie di dimensioni pugliesi, su che cosa puntare oggi per arrivare a un risultato del genere?
Daniela Stolfi — Direttore Generale
La nostra ricetta è stata l'innovazione, quindi oggi è stato tanto discusso il tema, è l'innovazione. Per noi è chiaro, abbiamo avuto il successo che ci ha portato ad essere nel ranking delle prime 10 aziende brand premium in Europa, quindi scalare in 20 anni, che non, non è-- è una roba difficile, è stata l'innovazione. L'innovazione che risponde, ripeto, ad un messaggio chiaro: guardo il mercato, quindi il marketing ci viene in aiuto, che cosa serve? Guardo un bisogno latente e cerco di offrire qualcosa che sia realmente utile per la persona che deve utilizzarla. La calzatura di sicurezza devono indossare obbligatoriamente, quindi se è più confortevole, se è più performante, addirittura arrivare a proporre qualcosa che è disruptive. Mi spiego meglio: abbiamo tirato fuori un'innovazione che è la protezione della zona del metatarso, brevetto, premiato per tre volte di seguito in Francia, poi in Spagna, cioè due volte in Francia e una in Spagna, perché? Perché immaginate questa roba. Se mi cade un oggetto, è facile immaginarlo, e non è solo nelle costruzioni, chi ci dice che questo oggetto finirà sul puntale? Perché la scarpa di sicurezza, per definizione, è la scarpa col puntale, non più in acciaio, perché l'innovazione è andata avanti. Chi mi dà la certezza che finirà sul puntale? E se io ti proteggessi, oltre che il pun-la zona della, la punta, anche la zona del metatarso, quindi questa zona qua, con un sistema che non è visibile, che è flessibile, che è leggero, che non ti blocca la traspirabilità e ti costa qualche euro in più, dico: non è meglio? Quando abbiamo spiegato questo brevetto, e questo ci ha dato l'apertura in alcuni clienti dove, non-- io per prima, no? Perché io vengo dal-dalle vendite, vengo dal marketing e ancora i key account li seguo io, quei clienti che hanno sempre detto no, hanno detto: parliamone, perché questa roba mi sembra interessante. Ecco, questo è il mio consiglio.
Francesco Iato — Giornalista
Grazie, grazie, grazie a voi per l'attenzione. E lascio la parola a...
Filomena Greco — Giornalista
Io ho mollato la mia inquadratura, grazie tanto.
Francesco Iato — Giornalista
Grazie.
Filomena Greco — Giornalista
Mi hanno fatto correre, ma insomma, siamo vicini al pranzo, ci colleghiamo subito, grazie dottoressa, con Riccardo Di Stefano, che è vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation di Confindustria, con cui in pochi minuti concludiamo. Presidente, vicepresidente, ci sente?
Riccardo Di Stefano — Vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation
Sì, grazie, grazie dell'invito. Anch'io vi chiedo di contenere, scusatemi, l'intervento in pochi minuti perché purtroppo si sono accavallate le linee.
Filomena Greco — Giornalista
E certo, noi siamo andati un po' lunghi, quindi le chiedo-- le chiediamo scusa. Allora, eh, la prima domanda che le farei è proprio sul Taormina Sum, l'evento che avete vissuto a Taormina, l'Education e Open Innovation Forum di Confindustria. Che cosa emerge di nuovo? Quali sono le nuove, diciamo, urgenze ed emergenze nel settore della formazione per allineare le competenze? E qualcosa di queste, di queste vostre idee e proposte nuove è entrata nel cantiere della manovra, oppure bisognerà lavorarci ancora un po'?
Riccardo Di Stefano — Vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation
Allora, intanto consentitemi di ringraziare, eh con lei, tutto il gruppo Il Sole 24 Ore e Confindustria Bari BAT nella figura del mio amico Mario Aprile, per l'invito e mi dispiace non poter essere in presenza. Allora a Taormina, sempre per essere sintetici, abbiamo posto al governo due temi. Per la verità l'uno, quello che è contenuto nella proposta Orienta Presto, mira a, diciamo, aggredire il problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro che è integralmente connesso al, eh, all'orientamento dei più giovani già per-- in vista delle scuole superiori, con un protocollo d'intesa firmato col Ministero del, dell'Istruzione e del Merito, che ar-inte-- faccio intervenire migliaia di imprenditori e manager del sistema Confindustria dentro le scuole medie tra gli 11 e i 13 anni proprio per, diciamo, far scoprire loro le attitudini, far conoscere, diciamo, come dire, dei, dei rudimenti di autoimprenditorialità, le materie STEM, la, l-- i percorsi, eh tecnologici.
Filomena Greco — Giornalista
Quindi si entra nelle scuole con i ragazziii giovanissimi.
Riccardo Di Stefano — Vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation
Con i ragazzi più giovani. Eh, lo faremo, lo faremo in stretto rapporto col Ministero e con le territoriali di Confindustria. L'altro tema, che è Decidi Presto, è sintetizzato, è un po' la sintesi di quello che chiediamo nella manovra. Ma a differenza del passato, non abbiamo chiesto, anticipo che la somma è cir-- è poco-- 208 milioni, è stata calcolata, ehm come, diciamo, complessivo delle otto proposte che abbiamo lanciato al governo, ma in ciascuna di queste otto proposte, ad ogni, diciamo, richiesta, si contrappone una, una-- si accompagna una proposta di Confindustria, una, eh, eh-- degli impegni che assumiamo come Confindustria e come sistema delle imprese, di cofinanziamento piuttosto che di, per esempio nel caso dei dottorati innovativi industriali o di supporto operativo nei territori, nella relazione con il mondo degli, delle ITS Academy, che dopo il PNRR meritano di essere finanziate per proseguire questo percorso virtuoso, eh, con cui hanno iniziato. Quindi, diciamo, non le-- per motivi di tempo non le elenco tutte, però, eh, il patto che abbiamo lanciato, eh, eh, è stato accolto almeno dai ministri presenti e adesso, insomma, ci auguriamo che entri integralmente nella manovra.
Filomena Greco — Giornalista
In una battuta le chiedo: il sistema degli ITS è destinato a crescere? Perché funziona, funziona benissimo, ce lo siamo raccontato in tante delle nostre tappe. Eh, possiamo contare sul fatto che cresca e che sia sostenuto? E poi invece un altro fronte volevo affrontare con lei, e cioè il tema dei PhD, dei ricercatori, no? Dell'alta formazione, dell'alta ricerca nelle aziende, nelle PMI, che è una sfida culturale un po' per il Paese, no?
Riccardo Di Stefano — Vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation
Sì, ehm, sono entrambe, eh, essenziali, perché tra l'altro colpiscono due target diversi, entrambi fondamentali. Il primo è quello dei cosiddetti supertecnici, diciamo di, di, di quei profili, eh, tecnici che però con l'intelligenza artificiale, il quantum computing, devono avere, eh, come dire, essere pronti a questa grande rivoluzione che deve partire dalle nostre organizzazioni. E poi, eh, c'è la necessità di integrare sempre di più la ricerca che si fa all'università, eh, negli spin-off universitari, nel, diciamo, la cosiddetta innovazione dal basso, con il mondo delle imprese, con le PMI, che hanno, lo diceva qualcuno che è intervenuto prima di me, non tanto un tema economico, ma spesso un tema organizzativo oppure di, come dire, conoscenza degli strumenti. Anche su questo avremo un, un percorso con CDP Venture Capital, proprio per, eh, raccogliere i brevetti che escono dalle università e farli, eh, come dire, mettere in contatto con il mondo di chi poi quei, quei prodotti li porterà in giro nel mondo, per il mondo e cioè le nostre PMI.
Filomena Greco — Giornalista
Vicepresidente Di Stefano, la lasciamo sui impegni. Grazie davvero della disponibilità e di aver tenuto duro fino a quest'ora. Grazie, alla prossima.
Riccardo Di Stefano — Vicepresidente per l'Education e l'Open Innovation
Grazie a voi.
Filomena Greco — Giornalista
E noi invece ci incontriamo nel light lunch che abbiamo organizzato poco distante da qui. Grazie a tutti voi per la pazienza. Grazie.