Sostenibilità, innovazione e competitività: il Forum Sostenibilità 2026 mette al centro il ruolo delle imprese italiane
La sesta edizione del Forum Sostenibilità, promosso dal Gruppo Il Sole 24 ORE, ha ribadito come la sostenibilità sia ormai parte integrante delle strategie d’impresa e della competitività del sistema produttivo italiano. Nel corso dell’evento, rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e del mondo finanziario hanno discusso le sfide e le opportunità della transizione verde, sottolineando la necessità di una visione integrata che coinvolga tutti gli attori della filiera economica e sociale.
Sostenibilità come leva di modernizzazione e competitività
Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha aperto i lavori sottolineando che “la sostenibilità per le imprese significa modernizzazione e rappresenta un fattore positivo e competitivo, non solo un costo”. Per l’Italia, che esporta un terzo della sua ricchezza puntando su qualità e tecnologia, la decarbonizzazione è un elemento distintivo e di valore aggiunto sui mercati internazionali. Pichetto Fratin ha poi evidenziato la complessità della modernizzazione della pubblica amministrazione rispetto a quella aziendale, affermando che “la burocrazia rappresenta un ostacolo maggiore nel settore pubblico che nel privato” e che il superamento di questi colli di bottiglia è una priorità per il governo.
Il Ministro ha inoltre riferito della partecipazione italiana all’alleanza per il nucleare in Lussemburgo e delle discussioni sulla proposta della Commissione europea di unificazione delle reti energetiche, su cui l’Italia ha espresso riserve, sottolineando la necessità di adattare il sistema alle specificità nazionali, come il crescente peso dei data center nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Sul fronte dei rilasci di barili di gasolio, Pichetto Fratin ha precisato che l’Italia ha già rispettato l’impegno di marzo (400 barili), mentre altri Paesi sono in ritardo, e che l’accordo per un incremento coinvolge anche gli Stati Uniti, ma l’Italia chiede di completare prima gli impegni già assunti.
Il ruolo delle PMI e la diffusione delle buone pratiche
Maria Carmela Colaiacovo, Presidente del Gruppo Il Sole 24 ORE, ha ricordato che il Forum Sostenibilità promuove informazione, confronto e premi per valorizzare modelli replicabili e percorsi industriali innovativi, con il sostegno di partner istituzionali e privati. Sandro Pettinato, Vicesegretario generale di Unioncamere, ha fornito un quadro della struttura produttiva italiana: “Il 45% delle imprese ha un solo dipendente e il 65% ne ha tre”. Le aziende che investono in sostenibilità hanno incrementi di fatturato superiori, una propensione all’export del 25% contro il 10% delle altre e doppia attrazione di investimenti. Pettinato ha sottolineato che la diffusione di buone pratiche tra imprese è fondamentale per far percepire la sostenibilità come opportunità e non solo come vincolo.
Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola, ha ricordato che “il 40% dei futuri posti di lavoro sarà legato al green” e che i settori in cui l’Italia eccelle, come yacht di lusso, giostre e vino, incorporano naturalmente sostenibilità e qualità, spesso senza incentivi o piani specifici. Secondo Realacci, la transizione verde sarà efficace solo se percepita come socialmente desiderabile, citando la crisi del metanolo nel vino come esempio di svolta verso la qualità e la valorizzazione del territorio.
Economia circolare e innovazione nei modelli organizzativi
Riccardo Piunti, Presidente di CONOU, ha illustrato come l’Italia produca un terzo del fabbisogno di lubrificanti tramite rigenerazione di rifiuti pericolosi. Durante la crisi di Hormuz, il valore delle basi lubrificanti rigenerate è triplicato. Piunti ha evidenziato che la circolarità in Italia è al 20%, contro il 12% europeo e il 2-3% di Svezia e Norvegia, ma che il riciclo dei rifiuti è ancora percepito come marginale. La governance consortile unica e indipendente è, secondo Piunti, fondamentale per la resilienza della filiera, soprattutto in periodi di forti oscillazioni economiche. “La vera innovazione nel settore è nei modelli organizzativi e nella verifica/misurazione degli standard, più che nell’intelligenza artificiale”, ha aggiunto.
Infrastrutture, energia e filiere strategiche
Pierfrancesco Latini, Chief Risk Management & Sustainability Officer e Chief International Officer di Acea, ha illustrato l’impegno del gruppo nella gestione di oltre 80.000 km di rete idrica, 1.400 depuratori e 32.000 km di rete elettrica a Roma, servendo 10 milioni di utenti. Acea sta realizzando il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera con 1,5 miliardi di euro di investimenti e tratta 600.000 tonnellate di rifiuti all’anno nel VTE di Roma. Latini ha sottolineato che la sostenibilità è integrata nella pianificazione degli investimenti e nella creazione di valore economico, ambientale e sociale. L’innovazione, attraverso IA, automazione e robotica, è centrale per la resilienza delle infrastrutture, la riduzione delle perdite idriche e l’efficienza operativa. “La priorità di investimento per l’Italia nei prossimi 10 anni deve essere sulle infrastrutture idriche”, ha affermato, evidenziando la necessità di una visione di lungo termine e di un sistema regolatorio adeguato.
Luigi Sampaolo, Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders di Eni, ha presentato la strategia pragmatica dell’azienda, che unisce decarbonizzazione, sicurezza energetica e transizione giusta. Eni ha ridotto le fugitive di metano di almeno il 95% rispetto al 2018, avviato un impianto di riduzione del flaring in Libia, investito 2,5 miliardi di euro nella trasformazione della petrolchimica e sviluppato 6 GW di rinnovabili tramite Plenitude. Eni Live produce biocarburanti anche per il settore avio. Sampaolo ha sottolineato l’impegno nello sviluppo locale nei Paesi in cui opera, con un budget di 81 milioni di euro nel 2025 per progetti di accesso all’energia, acqua, istruzione e sanità. Dal 2011 Eni ha una policy sui diritti umani, ora integrata nel sistema normativo aziendale, con due diligence e Human Rights Impact Assessment nei progetti più rischiosi.
Viviana Vitto, Head of Sustainability di Enel, ha confermato e rafforzato gli impegni di decarbonizzazione dell’azienda, certificati SBTi, integrando la sostenibilità come leva di competitività, resilienza e sicurezza nel piano industriale. “La sostenibilità è trasversale a tutta l’azienda e richiede collaborazione tra funzioni e con il sistema di imprese a livello globale”, ha dichiarato. Vitto ha portato esempi concreti come il riutilizzo delle batterie auto per sistemi di accumulo energetico, cantieri con risparmio e riciclo di materiali, sistemi di accumulo abbinati all’idroelettrico e il progetto EBICS per la tracciabilità dell’energia tramite blockchain.
Sostenibilità e Agenda 2030: tra progressi e ritardi
Enrico Giovannini, Direttore scientifico di ASviS, ha presentato i dati del rapporto 2026: solo il 15% dei target dei 17 obiettivi ONU sarà raggiunto a livello globale, mentre il 15% va in direzione opposta; il resto avanza lentamente o è fermo. Le cause principali sono guerre, cambiamento climatico e politiche contrarie alla sostenibilità. Gli Stati Uniti, ha ricordato Giovannini, hanno deciso di uscire dall’Agenda 2030. Tra le buone notizie, la crescita della finanza sostenibile in Europa, la competitività delle tecnologie energetiche rinnovabili e l’impegno di ONG e imprese. Tuttavia, il pacchetto “omnibus” europeo ha ridotto drasticamente il numero di imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità e diritti umani, creando incertezza nei mercati finanziari. In Italia, l’indice complessivo dei 17 goal è cresciuto solo del 3% in 15 anni, meno del PIL, e il 58% dei target da raggiungere entro il 2030 non sarà centrato.
Innovazione, filiere e nuovi modelli di consumo
Danilo Devigili, economista, ha illustrato la “formula della sostenibilità” come manageriale e olistica, fondata su purpose, alleanze trasformative, innovazione, misurazione dell’impatto e responsabilità. Il mercato dei prodotti e servizi sostenibili vale già 7 miliardi di dollari e cresce più di ogni altro settore dopo quello tecnologico. Le imprese che investono in brevetti industriali di sostenibilità hanno fatturati e margini più alti.
Davide Michele Chiarlo di Santander Consumer Bank ha ricordato che il 90% dei consumatori e l’85% della business community ritiene importante il raggiungimento dei 17 obiettivi Agenda 2030. Santander ha erogato oltre 170 milioni di euro in finanziamenti per auto elettriche a settembre 2026 e impegnato 174 miliardi di euro in prestiti e investimenti green dal 2019 al 2025. Dal 2026, il Codice del Consumo considera pratica commerciale scorretta le affermazioni generiche e non verificabili di sostenibilità: “la credibilità diventa vantaggio competitivo”.
Lorenza Cipollina di Mondelēz International Italia ha spiegato che il 70% dell’impronta ambientale dell’azienda è nella filiera agricola. Dal 2015, il programma Harmony per il grano tenero sostenibile coinvolge oltre l’80% degli agricoltori ancora attivi nel progetto, ora certificato da Pro Terra Foundation. Secondo Nielsen 2024, il 48% degli italiani dichiara di voler comprare prodotti sostenibili, ma non è disposto a pagare di più; la sostenibilità è percepita come “fattore igienico”. Cipollina ha sottolineato l’importanza del local sourcing e il potenziale delle tecnologie per avvicinare i giovani alla filiera agroalimentare.
Geopolitica e sicurezza energetica
Giovanni Miraglia, analista geopolitico, ha osservato che il trilemma energetico vede oggi la garanzia di approvvigionamento come priorità assoluta, data la vulnerabilità delle catene di fornitura. Negli anni 2000, USA e Cina erano entrambi grandi consumatori e dipendenti da energia estera; oggi gli USA sono top esportatori di GNL e petrolio, mentre la Cina domina le tecnologie pulite e le filiere strategiche. L’Europa, con economie e mix energetici diversi, deve adattare il Green Deal alle nuove priorità di sicurezza e indipendenza energetica, trasformandolo in un “Security Deal”.
Premi e buone pratiche
Loredana Gulino del MASE ha definito il premio Impresa Sostenibile come strategico per le PMI italiane, che costituiscono il nervo del sistema produttivo. Paola Rusconi di Intesa Sanpaolo ha evidenziato che le PMI che investono in sostenibilità registrano crescita di fatturato e valore aggiunto per addetto, e che Intesa offre condizioni di credito migliori per investimenti sostenibili. Numerosi i premi assegnati a imprese e progetti innovativi, dalla trasformazione di una stalla in allevamento elettrico alimentato da fotovoltaico, al recupero di eccedenze agricole per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità, fino alla prima mezza maratona italiana a impatto climatico zero.
Angelica Migliorisi, giornalista, ha sottolineato che la sostenibilità è un concetto multisfaccettato che coinvolge dimensioni economiche e sociali, con imprese, consumatori e politica come protagonisti. Ha evidenziato l’importanza della collaborazione e sinergia, parole chiave emerse durante il forum, e annunciato che la prossima edizione del Forum Sostenibilità si terrà nel 2026.
Trascrizione integrale
Celestina Dominelli — Giornalista
Buongiorno, bentrovati in questa seconda parte del Forum Sostenibilità. Io sono molto contenta di essere qui all'auditorium dedicato a Ennio Morricone, perché Ennio Morricone ci insegna che una partitura perfetta nasce dalla capacità di tenere insieme più fattori. E la sostenibilità è un po' una partitura perfetta che tiene insieme fattori ambientali, sociali e di ESG grazie alla capacità dei maestri di orchestra di far suonare queste note in un'armonia perfetta. E noi cominciamo con un maestro d'orchestra, diciamo così, che fa parte del governo e che quindi ha un ruolo anche fondamentale nel far sì che questo binario acceleri nella direzione giusta. Lo ringraziamo perché la giornata era particolarmente complessa, dovremmo averlo già collegato dal Lussemburgo, il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Buongiorno ministro.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Buongiorno, buongiorno a lei. Ci sono, ci sono. In questa-- Ho trovato a, nella città del Lussemburgo una giornata tipicamente della mia pianura padana.
Celestina Dominelli — Giornalista
Esatto.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
La neve.
Celestina Dominelli — Giornalista
Quindi poteva rimanere qui e collegarsi per il Lussemburgo.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Infatti.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora mi dicono che la giornata è complessa. I suoi collaboratori mi hanno, diciamo, come dire chiesto di essere rapida perché poi ha un bilaterale a stretto giro. Quindi io le voglio dare anche il tempo di un cafè- di un caffè, perché noi ovviamente ci teniamo alla salute insomma diciamo del, del ministro che oggi già è abbattuto dal, dal clima non particolarmente confortevole di, del Lussemburgo. Allora io partirei da u-una domanda diciamo che in qualche modo, mmh, prende un po' in considerazione il fatto che la sostenibilità, eh, continua ad essere vista, ahimè, da molti come un fattore di costo, no? E non sempre concepita come una leva invece che consente di, eh, alle aziende di crescere, diciamo, e di accelerare. Allora le chiedo: da un punto di vista, dal suo punto di vista, il suo punto poi di osservazione e di lavoro che è particolarmente importante, come si può fare, che cosa può fare il governo per far sì che la, la soli-sostenibilità non sia più una voce diciamo così ve-- vista come una sorta di obbligo da parte delle imprese, ma diventi appunto una spinta ulteriore per, per l'industria italiana?
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Ma, ehm, guardi, grazie. Io credo che naturalmente la mia è un'opinione proprio, eh, che viene dalle, dalle mie esperienze, dall'osservatorio in cui mi trovo. Eeeh, dire sostenibilità per il sistema delle imprese significa, significa mon-modernizzazione. E significa modernizzazione, quindi significa un fattore positivo. Eh, naturalmente, eh, ha anche dei da-- se possiamo dire, ci sono anche errori su-- co-come in ogni percorso. Dobbiamo stare attenti che non sia una complicazione nella vita dell'impresa. Deve essere, deve essere un brand, deve essere un qualcosa di positivo. Qua-- per capirci e per farlo con un esempio: quando qualcuno chiede a me, eeeh, o mi fa l'osservazione in realtà dicendo: "Ma noi che abbiamo lo 0,6% di emissione a livello mondiale, ma perché dobbiamo impegnarci tanto per la decarbonizzazione? Ma lasciamolo fare a quelli che, eh, hanno dei livelli di percentuale molto più alti della nostra". E devo dire che la risposta che mi viene è dire: ma noi siamo un Paese che vive per un-- un terzo della nostra ricchezza è data dall'esportazione. Le nostre esportazioni non sono esportazioni, eh, dove, eh, chi compra, eh, prodotto italiano lo compra perché ha il prezzo più basso. Noi non vendiamo commodity, vendiamo qualità, vendiamo genialità. E, e, e il prezzo non è il primo elemento nel, nella valutazione d'acquisto dei prodotti italiani, ma è invece, ehm, un apprezzamento della tecnologia, della-d-dell'immagine anche, sia permesso, pensiamo al mondo del va-- del fashion. Eh, e, e quindi l'avere, l'avere decarbonizzazione, l'avere u-un percorso, mmh, diciamo di, eeeh, di costruzione del prodotto, eh, o di offerta del servizio, per le aziende di servizio, che, eh, che, mmh, tiene questo filone significa, significa avere qualcosa- un qualcosa in più per presentarsi co-come impresa. Questo secondo me, questa è la, è la mia risposta che, che le do in modo così automatico, intuitivo, ma, ma che, eh, che mi viene, mi viene anche da, da questo esempio che ho fatto.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora spesso le aziende lamentano, ministro, delle difficoltà, per esempio nel portare avanti determinati progetti legati un po' ai colli di bottiglia burocratici. Allora sotto questo profilo che cosa insomma, eh, il governo può evidentemente accelerare per far sì che questi, diciamo, rallentamenti degli iter autorizzativi si, si sblocchino? Qualcosa avete fatto è innegabile, però evidentemente c'è ancora un margine possibile.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Guardi, è inutile negare che è moltooo, molto più in salita, eeeh, modernizzare e, e adeguare, professionalizzare, ehm, la, la macchina della pubblica amministrazione rispetto a quello che, eh, è-- può essere la modernizzazione aziendale. Io mi sono occupato di imprese anche nella mia vita, nell'azienda. La-- c'è molta più immediatezza. Il percorso è molto più articolato. Eh, sovente, ecco, quella che lo definiamo proprio come burocrazia, eh la burocrazia in questo caso diventa un impedimento. Quindi l'azione del-della pubblica amministrazione, stato, regione, provincia e comune deve essere anche questa di-in questa di-- superare questa difficoltà che è maggiore nel pubblico rispetto al privato.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora approfitto di un'ultimissima domanda, poi la congedo e la ringrazio. Dicevamo all'inizio che lei è in Lussemburgo per un altro dei tavoli importanti, insomma, in questo tentativo così di mettere a posto tutte le tessere legate poi al settore dell'energia in particolare. Ci dice brevemente cosa, cosa sta facendo, qual è il punto della giornata?
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Allora, ho cominciato stamattina alle 8 con la, la, la prima riunione, eh, il primo incontro dell'alleanza per il nucleare, quindi con una valutazione di-- ormai siamo tanti i paesi che hanno aderito all'alleanza e naturalmente una valutazione di quelli che ne possono essere i percorsi comuni, eee come paesi. Eee passando poi a una bilaterale con anche con, ehm, il ministro, il ministro francese. Ehm, e poi affrontare in ambito di, eh, di assemblea pubblica la questione che riguarda, eh, le reti o la proposta alla Commissione europea del commissario di agire su un modello di unificazione di reti, eh, che, eee, mh, che sinceramente ci crea qualche difficoltà. E infatti io ho manifestato una riserva dicendo che bisogna, se adattiamo una rete, dovremmo adattare tutto il sistema anche, anche del prodotto. Quindi non è così, così facile mettere assieme il modello del sud Europa con il nord Europa, il modello dei grandi paesi con i piccoli paesi. E lì, in, in quel intervento. Successivamente, eh, sono intervenuto, eh, in una discussione che riguardava l'organizzazione del modello di governance europeo, del piano di governance europeo, eh, per i nuovi piani integrati energia e clima, eh, che, che dovranno essere adeguati. E su questo han altrettanto espresso un'opinione anche legata all'esperienza italiana, eh, che, eh, che deve porsi a essere un po' più, anche qui, semplificati, snelli e chiari, con la capacità-- con anche il, il senso o il buon senso di renderci conto di adattare man mano, eh, i nostri modelli di pianificazione. Perché parlare di pianificazione, l'ho fatto con un esempio, per quanto riguarda i data center, i data center quando è stato redatto il PNIEC 2022, inizio 2023, avevano in un rapporto di forza peso uno o due come tema. Oggi a, eh, rispetto al peso uno, peso due, siamo a peso otto. Come-- e quindi è chiaro che diventa una, come conseguenza, un adattamento di quella che è la pianificazione. Se non abbiamo questa capacità, questa tempestività di azione e questa capacità di analisi, eh, rischiamo di produrre, eee, documenti certamente importanti, certamente di contenuti validi, ma, eh, che rimangono documenti slegati dalla realtà. Questo ora, fra due minuti, fra tre minuti, alle 3-
Celestina Dominelli — Giornalista
La devo congedare perché so che appunto la stanno già aspettando, insomma.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Esatto. C'è, c'è, eeeh, un confronto sul, sul tema dei rilasci, eh, dei rilasci dei, dei barili di, eeeh, di idrocarburi, di petrolio, o meglio di gasolio in questo caso, che, che deve, deve farci trovare un punto di convergenza rispetto alla scelta che abbiamo fatto a marzo. Noi a marzo, il sottoscritto in una riunione con la IEA e G7 abbiamo-- ci siamo impegnati per un certo quantitativo di barili. Oggi c'è questo accordo, ancorché non definito, anche con gli Stati Uniti, per un incremento. Però ad esempio io lì porrò una questione: prima finiamo i 400, perché l'Italia ha fatto tutto la sua parte, altri paesi non l'hanno fatto.
Celestina Dominelli — Giornalista
Certo. Va bene, grazie, grazie Ministro. La ringraziamo per questo-
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Grazie a voi.
Celestina Dominelli — Giornalista
Per questo spazio e per la disponibilità consueta. Grazie e buon lavoro.
Gilberto Pichetto Fratin — Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica dell'Italia
Grazie a voi.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora, mh, questa è una giornata un po' di, eh, fuori programma, ma questo è un fuori programma particolarmente apprezzato perché adesso chiamo qui sul palco con me la presidente del gruppo Il Sole 24 Ore, Maria Carmela Corra Jacovo, per un indirizzo di saluto. Grazie e bentrovata.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente Gruppo Il Sole 24 ORE
Buonasera, anzi buon pomeriggio a tutti e a tutte. Grazie per essere qua. È un piacere veramente darvi oggi il benvenuto a-al focus imprese del, del forum sosteni- del forum sostenibilità. Siamo in un-- nel-- al secondo momento, la seconda tappa. Questa mattina abbiamo iniziato appunto con il focus giovani, abbiamo coinvolto studenti, divulgatori, esperti in una riflessione sul futuro che vogliamo costruire, sulle responsabilità che ciascuno di noi è chiamato ad assumere. Ringrazio in modo particolare il sindaco Gualtieri, che è stato questa mattina con noi e ha dedicato appunto all'iniziativa e ai giovani presentiii tempo e appunto le sue riflessioni. Ringraziamo il ministro Gilberto Pichetto Fratin, che, ehm, appunto è intervenuto e che con il Ministero è main partner della manifestazione. La presenza delle istituzioni al forum è essenziale perché la transizione sostenibile non può essere affidata a un solo soggetto, richiede una collaborazione concreta tra settore pubblico, imprese, territori, comunità e cittadini. Viviamo una fase complessa e la sostenibilità non può essere considerata un tema separato dalle, dalle decisioni economiche né un semplice adempimento. È una componente della strategia d'impresa, un fattore di innovazione e competitività e una condizione per creare, per creare valore. Come Il Sole 24 Ore ci sentiamo appunto-- siamo al sesto anno del forum, quindiii e ci sentiamo molto coerenti con la, con la nostra missione, che è quella di creare, eeeh, informazione autorevole, competenze, occasioni soprattutto di confronto per aiutare le imprese, i professionisti, i cittadini, le istituzioni a comprendere i cambiamenti e ad affrontarli con strumenti adeguati. Eh, noi vogliamo contribuire alla qualità del dibattito pubblico. Acc-accanto al forum assumono un'importanza particolare i premi. Allora, questa mattina, come dicevo, abbiamo avuto la seconda edizione del premio Scuola Sostenibile, dedicato appunto agli istituti che hanno saputo integrare la sostenibilità nei percorsi formativi. È un riconosc-- è un riconoscimento importante perché il cambiamento culturale comincia dall'educazione, dalla consapevolezza e dalla capacità di coinvolgere i giovani. Oggi pomeriggio, invece, siamo alla quinta edizione del premio Impresa Sostenibile, rivolto alle PMI che hanno integrato l'innovazione, sostenibilità e responsabilità sociale nel proprio modello di business. È un premio che mira a portare alla luce non soltanto i risultati già raggiunti, ma percorsi industriali, scelte coraggiose e soprattutto modelli replicabili. Eh, mi ha fatto molto piacere essere presente nella, eh, nella giuria. Allora, un ringraziamento particolare va prima cosa alla piccola industria di Confindustria che ha voluto questo, questo momento in maniera molto forte e poi a tutti i nostri, eh, partner. E quindi ringrazio Intesa San Paolo, ACEA, Enel, Eni, Mondelez International, Conou e Santander. La presenza dei partner non rappresenta soltanto un sostegno all'evento, è il segno di una responsabilità condivisa e della volontà di mettere in circolo competenze, esperienze e visioni. Come dicevo, eh, la transizione è possibile con alleanze solide, obiettivi comuni, capaci di trasformare gli impegni in valore. Quindi auguro a tutti buon lavoro e con l'auspicio che da questa giornata escono fuori appunto idee nuove e, come dicevo, creare valore per la nostra comunità. Grazie, buon lavoro e sarò con voi questo pomeriggio.
Celestina Dominelli — Giornalista
Grazie, grazie a Maria Carmela Colaiacovo perché secondo me il-- la conclusione del suo discorso "creare valore" è esattamente il senso, eh, di questa giornata e del senso un po' che anche Il Sole 24 Ore fa-- porta avanti come, come gruppo e porta avanti attraverso i suoi vari strumenti. È necessario creare valore attorno al tema della sostenibilità ed è sicuramente necessario fare in modo che tutti gli orchestrali, no? Suonino, diciamo, nella stessa direzione affinché, come dicevamo all'inizio, no, il tutto si trasformi in una armonia perfetta in cui, come ci insegnava Morricone, vale anche il silenzio, vale anche la capacità di tenere insieme elementi inaspettati con quelle che poi sono, diciamo, le varie, le varie metriche che servono a portare avanti questo tema così, così cruciale. E allora entriamo nel vivo di questa giornata, lo facciamo con una primo, un primo confronto. Tra poco chiamo gli ospiti, adesso faccio partare, partire questo jingle che serve a introdurci nella tavola rotonda che sto per annunciarvi. Allora, gli ospiti li vedete già sullo sfondo alle mie spalle, io li vado a chiamare. Sono Sandro Pettinato, vice segretario generale responsabile area servizi per la finanza di Unioncamere. Buongiorno e bentrovato. Può scegliere essendo il primo il posto che più l'aggrada. Decida lei. Perfetto. Abbiamo sempre qui con noi in sala Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, che sta scrivendo un-- l'ultimo messaggio prima di salire sul palco. Adesso chiederemo anche a chi. No, noi siamo molto discreti. Buongiorno. Obbedisce. Dove vuole. Ci sono due sedute libere dove, dove, dove preferisce, tanto il terzo lo vediamo già, già collegato con noi. Oggi ha avuto un impedimento, ma ci teneva ad essere qui, quindi lo ringraziamo, eh, diciamo doppiamente rispetto a quelli che sono qui fisicamente presenti e lo vado a presentare: Riccardo Piunti, presidente del Conou. Buongiorno e bentrovato anche a lei. Si sieda anche-
Riccardo Piunti — Presidente CONOU
Buongiorno a tutti. Veramente desolato di non essere lì, eh, perché-- però purtroppo non, non possono-
Celestina Dominelli — Giornalista
Non si preoccupi, ha un bellissimo sfondo divano, quindi diciamo, eh, è perfetto. E adesso anche l'inquadratura è, è ottima. Allora, io partirei perché noi abbiamo-- in questi, diciamo, eh, nostri convegni siamo molto fiscali con i tempi, quindi c'è terrorismo psicologico sugli ospiti che prima di accomodarsi qui sanno che i tempi sono, sono diciamo contingentati. Allora, battute a parte, io comincerei da, eh, Sandro Pettinato, perché quello che, insomma, in qualche modo emerge è che spesso, soprattutto da parte delle PMI, il tema della sostenibilità non è, diciamo, considerato pienamente come una leva in grado, no? Di produrre poi dei vantaggi concreti, no? Insomma, si percepisce quasi come un obbligo. La verità è che poi quando viene implementato efficacemente all'interno delle strategie diventa un assist formidabile. Però su questo Pettinato c'è ancora molto da lavorare. Questa sensibilità non è ancora così, così-
C'è molto da lavorare. Prima lei ha chiesto come si riesce, al Ministro, a indurre un po' una certa cultura della sostenibilità e noi crediamo che sia attraverso le imprese che l'hanno fatto. Il modello delle imprese, io ricordo che in Italia abbiamo il 45% di imprese che ha un dipendente e il 65 che ne ha tre. Quindi parliamo di imprese micro, evidentemente, ma con le esperienze che qualcuno di queste ha fatto, portare l'immagine, il-il pensiero, l'esperienza di queste aziende sui territori, poi magari Ermete racconterà quali sono questi casi interessanti perché ne ha tanti, è l'unico strumento che serve a far capire alle imprese di dimensioni medie, grandi o piccole, che la sostenibilità non è soltanto un vincolo, un onere, non è soltanto un, un-- come dire, un-un elemento di difficoltà, ma è una-una possibilità. Abbiamo dimostrato con diversi studi fatti negli anni precedenti, non vi racconto la genesi, che le aziende che investono in sostenibilità o che hanno risposto a fattori ESG di un certo livello hanno incrementi di fatturato maggiori delle altre, propensione all'export del 25% rispetto a un 10% delle altre, attrazione di investimenti il doppio di altre aziende. Hanno un problema che spesso mantengono la famiglia all'interno dell'azienda e questo non va sempre bene perché non è detto che la famiglia originaria sia poi in grado anche di sviluppare processi di sostenibilità, ma hanno avuto performance tutte migliori di quelle aziende che invece i fattori di sostenibilità non li hanno coltivati. Allora, per questo nelle iniziative che svolgiamo sui territori, nelle 60 camere di commercio con le imprese che partecipano ai nostri incontri, portiamo sempre imprenditori. Perché le aziende non ascoltano me, non ascoltano neanche il giornale specializzato o l'esperto. Guardano i loro competitor, guardano le aziende che hanno fatto della sostenibilità un elemento di crescita, che vuol dire sviluppo e che non vuol dire evidentemente soltanto risorse da investire. Certo, è anche quello, evidentemente. Poi parleremo anche di alcuni aspetti che però sono dei lacci per le aziende e che rischiano, per le normative nazionali e comunitarie, di essere anche di intralcio.
Celestina Dominelli — Giornalista
Lo accennava anche, an-anche il Ministro nel suo intervento. Realacci, vengo a lei perché quando ci siamo sentiti, insomma, come sempre si fa poi quando si costruiscono queste chiacchierate, c'è un aspetto che, che mi è molto piaciuto nel, nel discorso che ci siamo fatti. Cioè che spesso, come dire, la sostenibilità è vista un po' come un fioretto da fare. Di fioretti ne facciamo tanti, spesso per perdere peso. Insomma, la sostenibilità è più o meno vista come un grosso obbligo e non si percepisce non solo il fatto che è comunque un elemento che spinge la competitività, ma che ha, se considerata alla luce di quello che questo Paese è in grado di fare, anche una sua bellezza, no? Perché, insomma, lei nei rapporti che, eh, diciamo, presenta molto puntualmente anche con la sua, eh, la sua fondazione, insomma, racconta la capacità di declinare alcune caratteristiche con delle iniziative che, insomma, poi spesso, no, gli altri Paesi ci invidiano, perché l'Italia quando ci si mette, insomma, sa-sa primeggiare anche su aspetti che possono sembrare degli obblighi ma che poi obblighi non sono.
Ermete Realacci — Presidente Fondazione Symbola
Sì, sì, que-- diciamo, quando l'Italia fa l'Italia. Del resto con Unioncamere lavoriamo da tempo a questi rapporti. Fra, mmmh, due settimane, un po' più di due settimane-
Non vi siete messi d'accordo? No, no, ma noi ci crediamo assolutamente.
Ermete Realacci — Presidente Fondazione Symbola
Presentiamo Green Italy che è uno di questi rapporti che fa vedere appunto la relazione che c'è tra l'inven-- l'impegno sul fronte in senso lato green, quindi non solo risparmio energetico, fonti rinnovabili, ma anche recupero dei materiali. Qui c'è un campione del recupero dei materiali perché per motivi storici, come sempre capita, eh, il Conao, Piunti sono un picco mondiale da questo punto di vista in quel settore. Eh, l'Italia ha, eh, anche dei grandi punti di forza e che bisogna abbandonare una narrazione che è anche dovuta a motivi politici. I politici sono spesso ignoranti, nel senso che non sanno come è fatta l'Italia, no? Per dirne una. C'è un grande-- una discorso generale giustissimo sul prezzo dell'energia. Peccato che le nazioni che pagano meno l'energia sono quelle che c'hanno più fonti rinnovabili, per esempio la Spagna e la Germania, no? E quindi se la prima cosa è andiamo dove vanno gli altri quando vogliono abbassare i prezzi, ma quello che dicevi lei, tu, non so che-
Celestina Dominelli — Giornalista
Noi ci diamo del tu, mettiamoci del tu, insomma. Rompiamo lo schema formale del, del convegno.
Ermete Realacci — Presidente Fondazione Symbola
È importantissimo. Adesso questa è una platea di maggiorenni, credo, quindi stamattina non avrei potuto fare
Celestina Dominelli — Giornalista
Stamattina avevamo insomma le-- vietato ai minori, no?
Ermete Realacci — Presidente Fondazione Symbola
Eh, sì, era una bellissima sala piena di ragazzini. Tenete conto che il 40% dei futuri posti di lavoro avranno a che fare col green, 40%, con dei picchi in alcuni settori, ovviamente ricerca e sviluppo eccetera, ma trasversalmente in tutti i campi. Poi se abbiamo tempo facciamo anche qualche esempio. Eh, c'è-- e quindi, diciamo, il, il fatto di, eh, capire dove si va, eh, è fondamentale. E io appunto, il pare-- la metafora che volevo usare è una metafora tratta dal Gattopardo. Mi è piaciuto molto il riferimento a, a come costruiva la musica Morricone e come si costruisce la musica che, eh, hai fatto tu. Nel Gattopardo c'è una scena anche divertente, eh, in cui, eh, il prete, eh, chied-chied-- rimprovera il principe, no? Di Lamp-- perché, eh, va con ra-- con donne allegre diciamo, no? E lui, per giustificarsi, eh, lui ha, eh, una moglie da tanto tempo, ha delle figlie eccetera, spiega che, eh, quando la moglie va a letto con lui ha un, una camicia da notte fino ai piedi con un buco, no? E con scritto su: "Non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio". Così non funziona. Nel senso, non so se si fanno i figli, forse sì, ma sicuramente non si fa una cosa che attira. Mentre invece il punto chiave da capire è che essere buoni conviene. Cioè tutti i dati che noi abbiamo dimostrano che le imprese che si sono spinte in questa direzione, come dicevi tu prima, vanno meglio. Ma aggiungo che i settori in cui l'Italia va meglio incorporano senza saperlo, perché poi io non amo-- cioè alla piccola impresa, adesso lo dico per esperienza, al- non gli puoi andare a parlare dei 17 obiettivi dell'ONU, dei 169 target, cioè perché spegne l'audio, no? Eh, eh? Sì, se va bene. E, eeeh, mentre invece tutti i settori in cui noi siamo forti hanno incorporato naturalmente, per come è fatta l'Italia, eh fattori che vanno verso l'ambiente e la sostenibilità. Si è appena chiuso il Salone Nautico, eh, di Genova. Eh, noi siamo il paese che espo- che esporta, eh, la metà degli yacht di lusso del mondo, in tutto il mondo, con, con le caratteristiche tipiche italiane. Sono, eh, yacht che si adattano molto alle culture locali, potremmo fare molti esempi, che alimentano filiere spesso fatte di piccole imprese, perché gli arredamenti degli yacht di lusso non li compri all'Ikea, li compri da mastri e artigiani che sanno fare queste cose, eh, molto meglio. Ma dietro questo, eh, c'è la bellezza, c'è la tecnologia, c'è la riduzione dei consumi, insomma c'è un forteee spinta in questa direzione. L'esempio che forse aveva divertito te era quello delle giostre, no? Mentre siamo-- quando ci siamo telefonati. Pochi lo sanno, ma l'Italia è un leader mondiale nelle giostre. I bambini di Pechino, di Shanghai, di Copenaghen, di Coney Island giocano su giostre italiane. Coney Island le hanno acquistate ai giostrai italiani. Eh, non so qual è stato il giro, però è così diciamo. Perché le giostre italiane si affermano nel mondo? Di nuovo, perché si adattano alle culture locali. Perché i gusti del bambino cinese non sono gli stessi del bambino di Coney Island, no? Eh, i tedeschi non sono così. Cioè i tedeschi fanno delle giostre buone, ma ti piacciono? Sì. Non ti piacciono? Peccato, no? Eh, perché le nostre giostre consumano meno acqua e meno energie delle altre giostre e sono più leggere. Questo diventa un fattore competitivo, ma questo fattore competitivo è connaturato al saper fare italiano. Non è figlio di piani, non hanno avuto incentivi, non hanno avuto normi. Aggiungo che i giostrai sono quasi tutti eredi di famiglieee, eh, di zingari. Perché quello-- eh? Sì, sì esatto, che sono collocati in generale ne- soprattutto nella zona del sud del Veneto e un po' della Romagna, poi sono sparsi anche d'altre parti. Allora cosa voglio dire in questo primo giro? La verità che, eh, affrontare in questa maniera il tema della sostenibilità è connaturato al saper fare italiano. Eh, un grande ambientalista italiano, Langher, ha detto una volta che la transizione verde potrà essere, eh, praticabile solo se verrà percepita come socialmente desiderabile. Questo è molto intelligente come considerazione. O si capisce questo e chi l'ha capito va meglio, eh, oppure rischiamo. Questo vale per tutto. Faccio un ultimo esempio per, per-- pensate al vino. Eh, quest'anno fra le varie cose è anche, eh, sono 60 anni, eh, del, del, del, del metanolo, no? Che fu nel marzo del 1986, un mese prima di Chernobyl, fu dell'aprile del 1986. Gli ambientalisti ricordano Chernobyl, ma anche gli italiani in generale ricordano Chernobyl. All'epoca del vino, il nostro vino stava perdendo perché aveva scelto la strada sbagliata. Grande quantità, basso prezzo. Veniva esportato per tagliare vini francesi più pregiati, distillato per ricavarne alcol. Arrivò questa crisi terribile, crollo delle vendite. Cosa è accaduto? Hanno reso i controlli più efficaci, quindi hanno reso difficile per gli, gli diciamo gli emuli dei fratelli Ciravegna, che erano quelli che fecero il primo guaio in Piemonte, fare il vino adulterato con, eh, il metanolo anziché l'etanolo, perché gli avevano abbassato il pre-- la tassa sul metanolo, adesso non so perché. Peraltro non hanno ancora rimborsato gli oltre 20 morti che ci furono e tanta gente che è rimasta cieca, ma questo è un altro pezzo del- dei guai italiani. Eeeh, fu reso più difficile i controlli, ma c'è stata una risposta economica delle imprese, perché le imprese sono passate in pochi anni dal quale-- grande quantità, basso prezzo, alla qualità legata al territorio. Allora, nel, nell'86, a sud della linea gotica non c'erano grandi vini, neanche in Toscana. Nel sud per niente. Adesso se uno va nelle, nelle-- nel Belice trova dei vigneti che sono straordinari e dei vini che sono unici al mondo, perché mettono assieme, eh, la nostra genetica, incluso il fatto che da noi il vino lo facevano gli Etruschi, i Greci, i Romani, i Cartaginesi, la differenza, eh, di climi e di territori, e producono cose che gli altri non sanno produrre. Allora la sostenibilità va, eh, non imparata da manuali astratti, ma vista come una maniera per prendere il meglio del saper fare italiano e farne un ingrediente del futuro.
Celestina Dominelli — Giornalista
Grazie, grazie Direttore Rialacci. Punti. Vengo, vengo a lei perché, eh, Rialacci parlava di transizione verde socialmente diciamo accettabile. Però dentro questa, diciamo, transizione verde c'è spesso un elemento che in qualche modo è visto un po' come la cenerentola, no? Pur essendo invece un pezzo, eh s-- fondamentale diciamo di questo percorso che è la circolarità. Voi come Conou sulla circolarità siete, diciamo, un presidio diciamo estremamente forte oltre che molto efficace. Allora le chiedo, eh, come mai, no, questa, così, tendenza a percepirla come un aspetto marginale, non, non così cruciale come invece poi è, insomma, quando ovviamente anche qui viene messa in campo con, diciamo, una certa efficacia.
Riccardo Piunti — Presidente CONOU
Parto dalla fine, cioè siamo, siamo la Cenerentola, cioè è un dato di fatto, non è che, mh, possiamo cambiarlo così. Forse perché nel, nel settore della transizione energetica, in senso stretto, ci sono operatori che hanno forti interessi, mentre nella circolarità, diciamo, questa concentrazione di interessi è, è più debole. Io però voglio fare un esempio che è recente, non, non ce ne siamo-- non ne abbiamo parlato quando ci siamo sentiti. Ma in questo periodo di crisi di Hormuz le basi lubrificanti rigenerate hanno triplicato il loro valore. Mentre il petrolio saliva da 60 a 100 dollari, le basi lubrificanti rigenerate hanno triplicato il loro-- cioè l'Italia che produce un terzo del suo fabbisogno di lubrificanti grazie alla rigenerazione di un rifiuto pericoloso, insomma, e anche, eh, assolutamente dannoso, beh, ha prodotto basi lubrificanti che valevano tre volte tanto quello di-- e le ha prodotte all'interno. Quindi c'è un'economia circolare che è economia, che però spesso è un po' dimenticata e questo devo dire ne fa un po' la serie B. Un altro esempio che posso fare è questo: quando si parla di paesi virtuosi, io stesso nel mio immaginario dico sempre: "Ah, i paesi del nord, la Svezia, la Norvegia, sono bravi, fanno la transizioneee, eh, energetica, hanno le macchine elettriche". Poi uno può avere le sue, i suoi, può fare i suoi distinguo, però di principio sono molto mobilitati su questo tema. Beh, se la circolarità media mondiale è del 7%, quella dell'Italia è del 20, del tu-- no, quella dell'Europa è del 12, quelle della Svezia e della Norvegia è fra il 2 e il 3%, 3 e mezzo, insomma questi sono i due, i due numeri che ricordo. Ecco, quindi questi paesi che sono considerati virtuosi nella transizione, in realtà lo sono solo nella transizione energetica, ma non nella transizione circolare. Io credo che la transizione circolare invece sia un tema forte che riguarda tutte le nuove generazioni. Stamattina c'erano studenti, ho visto. Ed è importante. Io sono andato alla conferenza di Stoccolma che quest'anno ha fatto la sua riunione periodica proprio qui a Roma e ne ho assistito a un pezzo come osservatore e ho notato una cosa: che i paesi del terzo mondo sono molto interessati al tema dei rifiuti, molto più forse di quanto non lo fossero quelli europei o occidentali. Cioè il tema dei rifiuti è ovviamente un tema molto forte, sentito da loro, quindi tutto quello che poi riguarda regolamenti, eh, tassi di inquinamento, altre cose nei rifiuti è molto sentito. Cioè, il riciclo dei rifiuti è il futuro della nostra umanità. Ecco, quindi cerchiamo di, di uscire da questa situazione di Cenerentola e di non essere più la serie B perché credo che sia importante nell'interesse collettivo. Forse non abbiamo un paladino, un'industria che è paladina della circolarità in senso stretto, ma, ma probabilmente l'interesse collettivo è molto legato alla circolarità.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora, abbiamo una decina di minuti, poco più, insomma, per questo secondo giro, quindi vi chiederei di essere estremamente rapidi e riparto proprio da Piunti, perché volevo chiederle, visto che comunque poi voi siete, diciamo, un modello, eh, virtuoso, no, di capacità di presidiare questo settore con risultati anche molto importanti e significativi. Quanto è importante la governance? Diciamo, la capacità di individuare, diciamo, il giusto assetto quando si tratta poi di muoversi in questo settore e di muoversi producendo risultati concreti, insomma, non, non solo annunci.
Riccardo Piunti — Presidente CONOU
Guardi, io credo che sia un elemento fondamentale perché, eh, io l'ho visto alla prova anche in questo periodo, cioè la, la nostra filiera dei lubrificanti ha subito appunto delle oscillazioni economiche, com-come dicevo prima, spaventose. Cioè c'è stato una, un 2025 dal punto di vista dell'economicità, della produzione dei lubrificanti, che è stato orribile perché i lubrificanti erano scesi a dei valori molto bassi. Adesso, in questo momento, è successo esattamente il contrario. Ecco, in questi casi tenere insieme la filiera, essere sempre tutti d'accordo nelle decisioni che prendiamo, che possono riguardare sia gli aspetti economici, il contributo ambientale e così via, ma possono riguardare anche gli aspetti, aspetti tecnici, il controllo, gli standard, che sono sempre uno sforzo per le imprese, perché quando tu fissi uno standard nuovo, noi in questo periodo stiamo facendo qualcosa del genere sul, sul controllo degli oli usati, stiamo aggiungendo qualche standard a quelli storici di legge. Beh, ecco, credo che sia sempre una sofferenza generale. Però la nostra filiera rimane coesa, il nostro modello è equilibrato, ha al centro il consorzio che è unico e indipendente, e credo che tutto questo, insieme a tutto il sistema di regole che noi abbiamo, faccia funzionare molto bene il sistema. Noi-- guardi, l'altro giorno, eh, la, diciamo, la, la branca orientale del mondo che si riunisce, de-dei produttori di lubrificanti, ci ha tramite Whale, che è quello occidentale, diciamo, che è la, mhm, l'associazione delle imprese occidentali, stiamo parlando di lubrificanti, contattato per avere un confronto, ma non sulle tecnologie, non sulle cose che facciamo, sul modello Conou. Cioè ci hanno chiesto un confronto su questo. Io sono molto contento di questo perché credo che il nostro modello, che è il modello, non l'ho inventato io, eh, per carità, è il modello consortile puro che c'è dal, dal, dalla fine, dagli anni '80, quando è nato il consorzio, e poi è andato avanti anche in altri consorzi, sia la chiave e la soluzione. Quindi la vera innovazione, se nel titolo c'è scritto innovazione, me lo faccia dire, fa-- non è l'intelligenza artificiale, almeno in questo settore. Io credo che la vera innovazione siano i modelli organizzativi Da una parte e dall'altra anche la verifica degli standard, la, la misura degli standard, perché quando si parla di inquinanti, gli inquinanti poi bisogna mettere insieme un sistema per misurarli, bisogna mettere insieme un sistema per controllarli e per controllare sia nei prodotti finiti che nei rifiuti, perché gli inquinanti nei rifiuti hanno una vita che è lunga 50 anni in più di quella dei prodotti. L'abbiamo visto per tanti inquinanti del passato, dal DDT al PCB, noi li mettiamo in giro e dopo 50 anni, dopo che sono stati banditi da 50 anni, dopo 50 anni sono ancora in giro. Quindi questo è l'aspetto innovativo, quello che ci troviamo di fronte, eeeh, non è l'intelligenza artificiale, almeno per quanto mi concerne, per quanto penso. Poi l'intelligenza artificiale è utilissima, per carità, ma non è la vera innovazione che dobbiamo fare. E nel mondo il modello organizzativo è importante. Ce lo chiedono, quindi voi.
Celestina Dominelli — Giornalista
Grazie, grazie a Riccardo Piunti. Pettinato, vengo a lei-
E, e, e le chiedo, come dire, brevità. Eh, lei accennava prima al tema dei vincoli, no, degli obblighi, insomma, quando poi le aziende sono in qualche modo chiamate a trasferire nei loro piani, insomma, eh, diciamo dei requisiti, insomma, gli ESG, insomma, e a cercare in qualche modo di allinearsi a delle normative europee. C'è spesso appunto questa percezione, diciamo, dell'obbligo, meno la capacità di capire, insomma, che poi l'allineamento fatto in maniera intelligente, per usare un'espressione che usava anche prima Piunti, insomma, invece è un vantaggio. Allora lì voi, insomma, che tipo di lavoro state facendo?
Dico prima una cosa, eh, per quanto riguardava quello che diceva prima il dottor Piunti. Nessuno si ricorda che dal settembre scorso è attivo definitivamente il RENTRI, che è l'erede di quello che era il SISTRI che era fallito e che permette oggi il monitoraggio di 134.000 operatori dei rifiuti sapendo esattamente cosa portano, da dove, in che quantità, in che tempi, certificandoli e normandoli. Questo vuol dire, cosa ancora che il Ministero non ha sfruttato, fare delle policy sul tema della sostenibilità enormi, perché sai perfettamente in tema di sicurezza, di riciclo, in tema di uso del, del prodotto, delle materie prime seconde, cosa, quanto e a che prezzo puoi produrre certi beni. Poi è chiaro che se però le CAM non vengono rispettate dai comuni che fanno i bandi, evidentemente tutto questo è praticamente inutile. Torno alla questione delle imprese però, eh, tema ESG. Questa occasione che ci è data dalla comunità europea, e nonostante la modifica attraverso l'ordinamento, eh, recente che ha procrastinato le scadenze, di, come dire, comunicare anche ai sistemi bancari, finanziari, assicurativi, attraverso quello che è il RE sostenibilità, i fattori che determinano gli elementi sull'ambiente, sul sociale, sulla governance di un'impresa, per cercare di acquisire anche miglioramenti nei rapporti col mondo finanziario e bancario, perché questo deve essere il patto, se è soltanto un obbligo per l'impresa compilare un report con 70 domande che gli chiede la retribuzione uomo-donna o quanta CO2 produce, piuttosto che quali sono gli standard che ha per quanto riguarda l'acquisizione di suolo pubblico. Ecco, se è così l'azienda ti risponde picche. Se invece capisce che questo è un elemento dove c'è un rapporto di scambio in cui tu comunichi delle informazioni sensibili al tuo erogatore finanziario o assicurativo, rischi catastrofali eccetera, e ne ottieni dei vantaggi, allora questo può essere un successo. Oggi questo vale per la grande impresa e per la filiera della grande impresa. Tra tre anni varrà anche per i piccoli, ma abbiamo tre anni davanti in cui dobbiamo spiegare ai piccoli imprenditori che comunicare questi dati non è una burocrazia tra le tante che viene chiesta, ma è uno strumento, se è così, in cui deve essere chiaro che c'è dall'altra parte un soggetto che ti sta valutando e quindi ti sta consegnando risorse economiche, affidamenti, eh, im-impieghi eccetera, perché tu sei più meritevole dal punto di vista della sostenibilità di altri. Ma questo va detto chiaramente. Un progetto col MASE che ci sarà affidato ci chiede in due anni di fare azioni di comunicazione, formazione e assistenza alle imprese. Chiaramente partiamo prima con quelle più interessate da questi fattori. Non verranno prima quelle dei servizi, verranno prima quelle, eh, della siderurgia, del tessile, dell'abbigliamento, dell'agroindustria, della chimica, della vetreria, eccetera. E, e chiaramente dovranno imparare a compilare questi, questi, questi questionari, ma che non diventino una burocrazia. Però vi do due battute: se io devo compilare un report per ogni banca che mi fa affidamento, perché non c'è uniformità di comportamenti, se non è chiaro qual è il vantaggio che io ottengo nel compilare questo report, se non c'è evidentemente una, eh, pubblicità chiara sui vantaggi di tutto questo, noi facciamo un buco nell'acqua, evidentemente. E quindi qui lancio un messaggio di particolare attenzione al pubblico in qualche maniera, ma anche al governo. Spieghiamo questo criterio, ma con dall'altra parte un'evidenza anche dei vantaggi che l'impresa ha nell'adempiere a questi vincoli. Ultima battuta: se io chiedo questo alle imprese, ma poi faccio pagare alla piccola impresa tutto il peso dei costi della bolletta per quanto riguarda i costi, diciamo così, quelli, ehm, diciamo, di manutenzione, i costi della rete, e li scarico poi in benefici alla grande impresa, è ovvio che la piccola impresa non ce la fa. Oggi la piccola impresa pesa il 40% del consumo e paga circa l'80% di quello che è il costo della bolletta per la parte fissa. La grande impresa che pesa il 15% dei consumi paga l'8%. L'energy release va a vantaggio di 1.400 imprese con 7.000 punti di accesso alla rete elettrica. Ma ci sono 35.000 imprese almeno che consumano meno di 1 GW, che sono comunque dei grandi consumatori di energia, che non hanno alcun sostegno. Andiamo a guardare a quella fascia perché altrimenti la media impresa italiana, la piccola impresa energivora, non come quelle di sopra 1 GW, ma comunque energivora, non avrà alcun vantaggio, anzi avrà dei costi che non potrà sostenere. La prova è che quando guardiamo le procedure concorsuali, i fallimenti, le crisi aziendali, i concordati, sempre di più interessano settori ad alto consumo energetico. Cioè il costo della bolletta rischia di incidere moltissimo nelle crisi aziendali. Questo è un fatto che deve far riflettere la politica.
Celestina Dominelli — Giornalista
Rialacci, chiudo con lei. Meno di 3 minuti, quindi rapidissimo. Mi dice eh che cosa secondo lei, lei è un punto di-- insomma un osservatorio privilegiato, nella Fondazione Sibo la lo è senz'altro. Che cosa prioritariamente l'Italia dovrebbe fare per far sì che un po' quello che abbiamo raccontato grazie ai vostri preziosi contributi, diciamo, cambi un po' verso, cioè che questo tema della sostenibilità, appunto, non sia più percepito dal sistema come spesso un obbligo, un vincolo, ma sia effettivamente declinata come una leva per la competitività, come dicevate anche lei all'inizio. Qual è, diciamo, il punto su cui muovere proprio come primissima, primissima risposta?
Ermete Realacci — Presidente Fondazione Symbola
Beh, innanzitutto l'Italia deve fare l'Italia, capire quali sono i suoi punti di forza e leggere bene il Paese. In questo Il Sole 24 Ore è importantissimo. È più importante che faccia un appuntamento Il Sole 24 Ore che non che lo faccia eh la Fratelli tutti. Lo dico per-perché faccio-- mi sono impegnato anche eh in quel fronte. E nel fare l'Italia, capire i suoi-- gli Italiani sono criptodepressi. Sono capaci di vedere i loro difetti ma incapaci di vedere i punti di forza, no? I nostri punti di forza sono legati da un lato proprio a questa atavica capacità di ottimizzare, eh perché siamo poveri di materie prime, i consumi di materie prime, e dall'altro sulla possi-- capacità di scommettere sulla qualità e sulla bellezza. Ottimizzare, questo Piunti ha ragione, anche i sistemi. È chiaro che un paese africano, se vuole lavorare sui rifiuti, non copirà, non copierà il dual system tedesco, che è complicatissimo e rigidissimo, mentre il sistema italiano ha elementi di flessibilità che permettono di adattarsi e permettono anche di fare i conti con le nuove sfide. Noi non potremo eh sicuramente rivaleggiare con la Cina nel-- sulle terre rare, sui-eh sui-sul nichel, sul cadmio, ma siamo bravissimi nel minimizzare il consumo di materie prime nel recupero. Puntiamo sui punti in cui siamo forsi-forti e incrociamoli con la nostra propensione alla bellezza. Vabbè lo-lo-lo-- Riccardo, forse se-- me l'ha sentita dire, io adoro un brano della Costituzione senese del 1309. I senesi erano dei grandi rompiscatole, diciamo, no? Eh basta chiedere agli aretini, ai grossetani, eeeh insomma, eeeh che rapporti avevano. I-i-- E ai fiorentini. Ma difatti la giornata in cui i senesi sono più orgogliosi è l'anniversario della battaglia di Monteaperti, quando in inferiorità numerica, adesso non vorrei offendere nessuno in sala, massacrarono 12.000 fiorentini. E i fiorentini risponderebbero eh che è l'unica volta che l'hanno presa perché gli erano sempre date, no? Ma i senesi scrissero nel 1909 una costituzione bellissima. Io assumerei subito eh tre righe di quella costituzione, perché dicevano quei senesi, quelli di Monteaperti: "Chi governa deve avere massimamente a cuore la bellezza della città, per caggione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini". Marketing territoriale, orgoglio, accoglienza, inclusione, l'allegrezza ai forestieri, onore, prosperità e accrescimento. L'onore è un bene molto particolare perché non si misura e non si compra l'onore, ma è la base della buona economia. E la nostra sostenibilità è fatta anche di onore.
Celestina Dominelli — Giornalista
Grazie, grazie ad Ermete Realacci, Sandro Pettinato e Riccardo Piunti. Grazie anche per essere stati perfettamente nei tempi. Grazie mille. Ci vediamo al prossimo, al prossimo evento del Sole 24 Ore perché noi poi vi cooptiamo e distribuiamo anche le medaglie fedeltà. Grazie anche a lei, Piunti. E, e mi raccomando, si riprenda presto. La prossima volta l'aspettiamo qui sul palco. Grazie.
Allora, proseguiamo il nostro racconto, lo facciamo anche qui con un pezzo fondamentale della narrazione di questo pomeriggio che sono poi le esperienze delle imprese che in qualche modo, così, ci dimostrano che poi in alcuni casi, in molti casi, la sostenibilità è entrata prepotentemente dentro le strategie aziendali, è diventata un asset, è diventata una leva che-- trasversale rispetto a quelle che sono le scelte, le mosse che le imprese mettono in campo. E noi cominciamo a farcele raccontare da alcune, diciamo, big del nostro sistema. Lo facciamo col primo dei nostri ospiti che vi chiamo subito dopo il jingle musicale. Lo vedo pronto in prima fila, quindi lo chiamo qui con me sul palco, Pier Francesco Latini, Chief Risk Management and Sustainability Officer e Chief International Officer di Acea. Buongiorno, bentrovato. Mettiamoci vicini. Mi dicono di metterci vicini, allora mi metto da questa parte, così siamo vicini vicini, come si dice in certi casi. Allora, eh se c'è appunto una realtà che, come dire, ha superato un po' la visione del tema della sostenibilità come un semplice requisito di compliance e invece ne ha fatto un, diciamo, fattore di, come dire, di crescita, di implementazione forte nel piano industriale, sicuramente è Acea. E allora al dottor Latini volevo chiedere in che modo gli investimenti che voi portate avanti nelle infrastrutture, diciamo, oltre che generare valore economico, che chiaramente è un aspetto su cui si è concentrati, proprio per il modo in cui voi state interpretando il tema della sostenibilità, sono in grado di garantire anche un ritorno dal punto di vista di quelle che sono le performance ambientali e poi evidentemente le ricadute sociali che sono tutti temi che dentro questo concetto della sostenibilità si tengono, si tengono insieme.
Pierfrancesco Latini — Chief Risk Mgmt & Sustainability Officer e Chief International Officer, Acea
Bene, grazie, grazie a tutti. Buon pomeriggio, grazie soprattutto al Sole 24 Ore per proporre questo forum interessantissimo ed avere la prosp-- la, la possibilità di dare la prospettiva di un operatore infrastrutturale come Acea. Ecco, per inquadrare la sua domanda, l-- mi consenta di dare uno snapshot della nostra operatività, eh, delle nostre attività core. Partendo dall'acqua, noi siamo l'operatore leader, eh, domestico nella gestione di sistemi idrici integrati con più di 80.000 km di rete idrica gestita tra idropotabile e fognaria. Gestiamo più di 1400 depuratori di tutte le dimensioni su tutto il territorio nazionale. Serviamo alla fine 10 milioni di, di utenti, ehm, e devo dire non solo affianchiamo a questa attività la leadership di un progetto rilevantissimo, la, eh, la cosiddetto raddoppio del, dell'acquedotto del Peschiera, il più grande, ehm, progetto infrastrutturale idrico sicuramente in Italia, probabilmente in Europa, 1 miliardo e mezzo di, di investimenti per la messa in sicurezza dell'approvvigionamento idrico della, della capitale. Peraltro non solo operativi in Italia, siamo, eh, operativi all'estero, in particolare con una presenza consolidata in America Latina, con anche lì 10 milioni di abitanti, e stiamo contribuendo anche alle attività del piano Mattei a supporto della cabina di regia per la valutazione di una serie di iniziative infrastrutturali, eh, in Africa. Come dicevo, non solo, non solo acqua, ehm, anche a livello, eh, ambientale siamo un player di riferimento nella gestione di impianti per il trattamento dei rifiuti, non solo il waste to energy. Già gestiamo, ehm, numerosi impianti, ma soprattutto siamo i leader del, del consorzio internazionale per la realizzazione del VTE di Roma, del termovalorizzatore di Roma, un impianto strategico per la capitale con 600.000 tonnellate di, eh, rifiuti annui gestiti. Un'opera che sicuramente, eh, stravolgerà il paradigma della gestione dei rifiuti della capitale. Infine, il settore elettrico. Siamo i gestori della rete elettrica della capitale, la più ester-- estesa rete urbana, eh, elettrica con 32.000 km, eh, di rete, eh, unitamente all'illuminazione artistica urbana. Ecco, questo solo per dire quanto, diciamo, eh, l'attività di Acea sia, come dire, in linea con, ehm, i processi di trasformazione più rilevanti che interessano il nostro, il nostro paese, partendo dalla transizione ecologica nelle su- nei suoi vari angoli di prospettiva, la transizione idrica, la transizione energetica e prima sentivo nominata la transizione, ehm, circolare. E, eh, e questo diciamo, eh, fa capire quanto, eh, la sostenibilità sia integrata nel nostro, eh, nel nostro business. In realtà è proprio il criterio attraverso cui noi pianifichiamo gli investimenti e programmiamo la creazione di valore nel tempo. Ecco, direi non solo abbiamo da tempo superato, diciamo, l'associazione della, eh, sostenibilità alla compliance. Direi che quando parliamo di sostenibilità integrata nel business, eh, lo facciamo pensando proprio alla capacità di creare contestualmente valore economico, valore ambientale e valore sociale. Quando investiamo nella rete idrica, eh, riduciamo le perdite, ma aumentiamo l'efficienza operativa delle infrastrutture, miglioriamo la qualità dei servizi-- del servizio nei confronti degli utenti, miglioriamo la capacità del territorio di, eh, rispondere in che modo resiliente al, al cambiamento climatico. E per questo, diciamo, eh, il vero cambio di paradigma è proprio questo. Diciamo, quello che, che vediamo costantemente nella nostra operatività è un binomio, eh, competitività-sostenibilità che ormai è alla base del nostro approccio strategico.
Celestina Dominelli — Giornalista
Ehm, dottor Latini, lei parlava di infrastrutture, di grandi opere, alcune fondamentali anche per il destino di questa città. Ma le grandi opere portano, diciamo, con sé un tema di innovazione tecnologica, quindi c'è sicuramente un contributo molto forte dell'innovazione nello sviluppo delle infrastrutture. Allora le chiedo: qual è l'apporto di questo ta-tassello e quanto le nuove tecnologie possono fare da acceleratore allo sviluppo sostenibile nella declinazione che poi in qualche modo il suo gruppo sta portando avanti?
Pierfrancesco Latini — Chief Risk Mgmt & Sustainability Officer e Chief International Officer, Acea
Ma, eh, assolutamente. Abbiamo parlato di competi-- di binomio competitività-sostenibilità. In realtà aggiungerei un terzo fattore a questo binomio, che è proprio quello dell'innovazione. Innovazione che ispira tutta la nostra-- il nostro approccio alla transizione e allo sviluppo del, eh, delle infrastrutture. In Acea abbiamo sviluppato un piano, che peraltro stiamo, eh, per, per rivedere, che ha, mh, traguardo, diciamo, un obiettivo di lungo termine, eh, sulla sostenibilità molto pragmatico e progressivo, sentivo anche le parole del ministro, eh, oggi, che affianca ai tradizionali obiettivi di, eh, decarbonizzazione, obiettivi di riduzione degli-- delle emissioni nel lungo termine, affianca però un impegno molto urgente e immediato sulla resilienza delle infrastrutture e sul cosiddetto adattamento al, al cambiamento climatico, oltre ovviamente alla tutela delle risorse, in particolare l'acqua e alla bio-- e alla, e alla biodiversità. Ehm, cross rispetto-- trasversale rispetto a questa visione di medio-lungo termine c'è proprio l'innovazione e la tecnologia. Se pensiamo all'utilizzo del-- dell'intel-- della intelligenza artificiale, ormai la utilizziamo costantemente, soprattutto nella gestione, nella manutenzione, ad esempio, delle, delle infrastrutture per l'individuazione di anomalie, di guasti, con un recupero importante di efficienza, di riduzione, ehm, dei costi e di ottimizzazione dei consumi, oppure alla tipica attività di individuazione e di riduzione delle perdite che è la base dell'efficienza dei sistemi idrici integrati. Infine, uno sforzo particolare proprio sull'automazione e la robotica, che utilizziamo ormai in maniera, eh, sistematica nella ispezione delle infrastrutture, nelle attività di monitoraggio, non solo rendendo questi processi più performanti, per cui diciamo un-unendo il tema dell'efficienza, eh, operativa, ma anche migliorando la qualità del lavoro e la sicurezza degli, degli operatori. Per cui sicuramente definirei, passerei dal binomio- Competitività e sostenibilità ad un trinomio, eh, sostenibilità, innovazione e competitività.
Celestina Dominelli — Giornalista
Abbiamo ancora un minuto e cinquanta, il tempo è tiranno, come si dice in questi casi, però le faccio un'ultimissima domanda. Eh, ehm, pensiamo a un orizzonte da qui a-ai prossimi dieci anni. Se dovesse indicare una priorità in termini di investimento che l'Italia può fare, qual è secondo lei l'elemento su cui bisognerebbe concentrare l'attenzione in grado di creare il maggiore impatto da un punto di vista di crescita economica, ma ci metto anche il miglioramento della qualità di vita delle persone, che poi è il fattore su cui spesso, no? I cittadini misurano, diciamo, la-l'importanza o meno di un, di un cambiamento.
Pierfrancesco Latini — Chief Risk Mgmt & Sustainability Officer e Chief International Officer, Acea
Assolutamente. Ma se dovessi individuare una priorità, io direi proprio l'investimento nelle infrastrutture. L'acqua non può che essere una delle sfide determinanti nel prossimo decennio. Eh, ovviamente non sfugge che non si tratta solo di un tema, eh, di una sfida ambientale, è un tema economico, un tema industriale e un tema sociale, perché proprio dalla sicurezza, eh, della risorsa idrica deriva la qualità di vita, eh, e la salute delle, delle persone, oltre che la competitività delle imprese, l'attrattività dei territori e in generale la capacità di ogni Paese di affrontare le proprie sfide future. È ovvio che ci vuole una visione, eeeh, di lungo termine, eh, serve un grande piano di, di investimenti, servono operatori solidi, competenti, eh, capaci. Serve una finanza pubblica e privata, eh, a supporto e soprattutto serve anche un, un sistema regolamentare e un sistema tariffario che in un regime di tassi di interesse che non è più così favorevole come in un recente passato, possa supportare gli investimenti e la capacità di autofinanziamento delle imprese.
Celestina Dominelli — Giornalista
Già aggiungo anche una maggiore consapevolezza da parte nostra che non è una risorsa infinita e da dare per scontata-
Pierfrancesco Latini — Chief Risk Mgmt & Sustainability Officer e Chief International Officer, Acea
Assolutamente
Celestina Dominelli — Giornalista
...anche se noi, per fortuna, in questa parte del mondo apriamo un rubinetto, insomma-
Pierfrancesco Latini — Chief Risk Mgmt & Sustainability Officer e Chief International Officer, Acea
Assolutamente
Celestina Dominelli — Giornalista
...e per noi l'acqua non è un tema, diciamo, di, di risorsa scarsa, però questo dovrebbe responsabilizzarci maggiormente a un uso consapevole. Grazie, grazie a Pier Francesco Latini. Grazie, l'aspettiamo l'anno prossimo perché anche per lei la tessera fedeltà è pronta. Allora, proseguiamo questo nostro racconto, lo facciamo, eh, così, continuando a, così a, a chiamare sul palco le aziende che sono poi, lo diciamo spesso nei convegni, lo scriviamo spesso, ma insomma è un concetto che non mi stanco mai di ribadire, sono la spina dorsale di questo Paese, lo sono le PMI, lo sono i grandi nomi che abbiamo il piacere di avere oggi qui al Forum Sostenibilità del Sole 24 Ore. Allora io proseguo questo racconto col prossimo ospite, vi mando il jingle e poi lo chiamo subito qui con me sul palco. Grandi nomi, lo è anche quello dell'azienda che sto per presentarvi. Lui è Luigi Sanpaolo, Head of Sustainability Positioning and Stakeholder Engagement di Eni. Anche lei un habitué, quindi conosce benissimo questo palco. Buongiorno e bentrovato. Scelga lei la formazione destra, sinistra, eh, Juve, Inter, insomma, noi non ci formalizziamo, insomma, su-sui posizionamenti. Allora, grazie, grazie anche a lei perché questo ci consente di proseguire questo racconto e di, così, esaminare anche un altro, un altro aspetto. Perché noi siamo, dottor Sanpaolo, in un contesto geopolitico molto complesso, no? In cui le regole di ingaggio si riscrivono continuamente e quindi anche da un punto di vista così di macro dimensione, questo senz'altro ha un impatto sulla sostenibilità. Quindi in che modo l'Eni, come dire, diciamo, combina la necessità di portare avanti questo aspetto che stiamo dicendo dall'inizio di questo pomeriggio cruciale, col fatto che il contesto, insomma, è un po' cambiato, un filino cambiato, mi viene da dire.
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
Eh, intanto buon pomeriggio e grazie dell'invito. Sì, sicuramente non siamo più, eh, nel mondo piatto che Thomas Friedman, l'editorialista del New York Times, descriveva qualche anno fa. Siamo in un mondo più complesso, con, con la crisi del multilateralismo, abbiamo conflitti, guerre commerciali. L'energia fa-- ovviamenteee entra in questo discorso. C'è stata un'intervista dell'amministratore delegato di Eni un paio di giorni fa importante a questo, questo proposito. La sostenibilità, eeeh, rientra a sua volta appunto in questo discorso dell'energia. Oggi si parla molto di resilienza, di avere strategie per, per il mondo dell'energia di fronte a, a tutte questeee, eh, diciamo aumento di incertezza. Eh, per quanto ci riguarda, appunto parlando di strategie e sostenibilità, l-- aver impostato una strategia già su una base molto pragmatica da tempo ci permette di continuare con questa strategia. Ovviamente si tratta di, eeeh, adattarci, quindi il tema della decarbonizzazione si associa a quello della sicurezza energetica, eh, così come a quello della transizione giusta. Citava Ermete Realacci un concetto di, di transizione giusta che è quella anche de-- che tiene conto anche dell'intensità di lavoro industriale nei territori oggetto di trasformazione. Andando un po' sul concreto, per quanto riguarda le nostre attività a monte, quelle di estrazione e produzione di, di idrocarburi, si tratta di aumentare la quota di gas e diminuire l'impatto della produzione. Quindi questo, per quanto riguarda il nostro settore, ha a che fare con il, le, le fugitive di metano, che è un tema molto importante su cui abbiamo raggiunto almeno il 95% rispetto alla baseline del 2018, oppure, eh, l'abbattimento del flaring. È stato appena annunciato un importante-- la realizzazione di un importante, eh, impianto di, di riduzione del flaring in Libia, eh, proprio di, di recente, a Buri. E poi la trasformazione, eh, del downstream con un piano di 2 miliardi e mezzo di euro per la trasformazione della petrolchimica, anche con progetti di circolarità, anche con nuovi settori, la, la gigafactory di cui abbiamo fatto la posa della prima pietra quest'estate. Ma ancora prima- Possiamo dire le due, i due satelliti di Eni, Eni Live e Plenitude, che combinano da un lato la produzione di rinnovabili e dall'altra parte i clienti. Quindi per quanto riguarda Plenitude, i sei gigawatt già installati di-di rinnovabili e poi, eh, chiaramente, eh, i-i clienti. Per quanto riguarda Eni Live, la produzione di biocarburanti anche per uso avio, quindi anche per i settori hard to abate, collegati anche queste in questo satellite con, ehm, la clientela, quindi con la rete. E questo con anche la-la-l'arrivo di capitali da fuori che finanziano la, eh, anche questa processo di-di transizione. Quindi per rispondere, ecco resilienza e pragmatismo nella strategia che consente continuità.
Celestina Dominelli — Giornalista
Allora, c'è un altro aspetto su cui voi avete particolare attenzione, che è un po' un filo rosso, mi lasci dire, che attraversa tutta la strategia di Eni, quello di interpretare anche questo aspetto non solo come un tema di ritorno per l'azienda, che ovviamente è scontato, ma sempre con un, diciamo, forte focus a quello che è lo sviluppo e l'attenzione ai territori in cui comunque si, si opera. Quindi, diciamo, vedere le comunità locali non solo come semplice atterraggio, ma come, diciamo, de-delle realtà con cui si può collaborare e con cui-- che si possono in qualche modo, diciamo, mettere al centro, a perché-- affinché il ritorno sia anche per loro e non sia solo beneficio per l'Eni.
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
Sì, chiaramente tutti conoscono Enrico Mattei e anche la formula Mattei. E qui forse è importante ricordare che la formula Mattei non era solo una divisione diversa dei profitti, era anche una concezione diversa della partnership con i Paesi produttori, eh, portando competenze, portando una crescita anche tecnica e di competenze appunto de-delle National Oil Company che venivano all'epoca formate, erano molto giovani. Questo nella nostra cultura aziendale è rimasto in maniera molto forte vivendola dall'interno. Si declina oggi in maniera un po', eh, diversa, ma comunque lo spirito è quello. E chiaramente, oltre all'apporto occupazionale economico degli investimenti de-del nostro settore, c'è anche proprio una parte di Eni come attore allo sv-- di sviluppo, che tra l'altro dialoga con gli altri attori sviluppo in termini anche di, eeeh, NGO di cooperazione allo sviluppo o le, eh, le istituzioni internazionali che si occupano, eh, di questo settore. Ad esempio, cioè, mmh, abbiamo, eh, un budget di-- che nel 2025 è stato di 81 milioni di euro per questi progetti di sviluppo locale in accesso all'energia, accesso all'acqua, istruzione, tutela del territorio, eh, sanità. E queste iniziative vengono spesso svolte proprio in partnership con questi attori che citavo. Quindi ad esempio in Nigeria, eh, ci sono stati 22 progetti di pozzi d'acqua fatti con la FAO che vanno a coprire un bacino di 67.000 persone. Con la Fondazione AVSI abbiamo, ehm, svolto in Costa d'Avorio un programma di riqualificazione di scuole e formazione dei formatori che ha riguardato più di 8.500 studenti. Eh, sulla salute in Indonesia, eh, sono, eh, appunto stati svolti, ehm, dei programmi in particolare per la salute madre bambino, che hanno riguardato più di 13.000 persone. Ecco, noi produciamo-- siamo anche, diciamo, molto impegnati nella reportistica volontaria. Ecco, nel nostro report di sostenibilità c'è un capitolo che si chiama Alleanze per lo sviluppo, dove veramente sono raccolte tantissime di queste esperienze, invito un po' a leggerlo perché sono particolarmente significative.
Celestina Dominelli — Giornalista
Ci rimangono poco meno di tre minuti, però c'è un'ultima cosa che ci tenevo a chiederle perché ieri ero a un convegno, un altro convegno da moderare, c'era lì Stefania Lenoci, che è la rappresentante italiana del Bank, del gruppo Banca Mondiale, che parlava di quanto adesso la, la banca sia molto attenta laddove garantisce il supporto anche a un aspetto che è il rispetto, mi scusi, è quasi il gioco di parole, dei diritti umani. Cioè spesso appunto quello sembra un elemento marginale, invece lei diceva: "Noi accendiamo un faro, abbiamo, come dire, tutto una due diligence che va a verificare quel, quel tema". Allora, siccome appunto comincia ad essere anche un requisito sulla base del quale si decide, in questo caso l'intervento o meno di un gruppo così importante, quanto per voi conta quel tassello e come vi siete organizzati per, diciamo, presidiarlo in modo, modo efficace?
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
Ok, in 2 minuti e 25 cercheremo di sintetizzare.
Celestina Dominelli — Giornalista
È sfidante, ma io, ma io devo poi a un certo punto-
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
La questione-
Celestina Dominelli — Giornalista
Gli ospiti li sottoporr-
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
È vero che anche il settore finanziario, i lenders, pongono sempre più attenzione anche a, a questo aspetto della due diligence diritti umani e ambientale, anche co-come fattore proprio di, di concessione, eh, di finanziamento, sostanzialmente. Noi partiamo un po' prima, comunque già dal 2011 avevamo una, una linea guida sui diritti umani. Oggi è una policy del nostro sistema normativo, quindi abbiamo fatto un lavoro molto lungo che, eh, ha portato a un sistema di gestione sui diritti umani che, eh, parte ovviamente dalla, eh, identificazione dei rischi e poi appunto le azioni di mitigazioni e, eh, lo stakeholder engagement e, e, le misure di rimedio, articolato un po' a tutti i livelli di azienda, quindi sia a livello corporate con l'identificazione delle questioni sia alieni, e questo ci permette anche di identificare nell'evoluzione dell'azienda che, come dicevo prima, si sta trasformando molto velocemente, anche quali sono le tematiche dei diritti umani specifiche, perché le tematiche dei diritti umani del settore agricolo, dove ora siamo attivi per il feedstock dei biocarburanti, sono tematiche dei diritti umani piuttosto diverse rispetto a quelle a cui noi eravamo abituati, eh, nell'oil and gas tradizionale. E quindi abbiamo approntato un framework proprio specifico per questa, per questa parte, parte qui. Però ecco, chiaramente questo discorso vuol dire un'interlocuzione tra le funzioni, ad esempio di sostenibilità e compliance, che sono gli owner di questa policy diritti umani, con tantissime parti dell'azienda, chiaramente le risorse umane, il procurement, la security, perché nel settore estrattivo c'è un tema di diritti umani e security, c'è anche un'iniziativa internazionale che si chiama la Volontà di principio, l'Initiative on Security and Human Rights, di cui noi siamo, siamo membri, e chiaramente le linee di business per tutti i progetti che si svolgono con il territorio. Nei progetti più rischiosi, ad esempio, viene svolto uno Human Rights Impact Assessment, spesso con una, insomma, una terza parte che svolge anche questa, questa, questa analisi, e il piano di azioni poi viene monitorato nel tempo, può avere a che fare con i pescatori, eh, che hanno un impatto dall'attività, oppure le questioni del lavoro nella catena di fornitura e così via. Quindi sicuramente è un sistema su cui-- è un argomento su cui siamo sempre più strutturati.
Celestina Dominelli — Giornalista
Direi fondamentale, insomma, rispetto a un, a un percorso presente e futuro. Grazie.
Luigi Sampaolo — Responsabile Sustainability Strategic Frameworks and Stakeholders, Eni
Grazie a lei.
Celestina Dominelli — Giornalista
Grazie a Luigi Sanpaolo, grazie all'Eni. Anche lei è già cooptato per il prossimo anno, non, insomma, non tenga libero l'agenda. E allora noi proseguiamo il racconto con un altro importante protagonista del sistema. Ve lo presento a brevissimo. Intanto gli chiedo di prepararsi, anzi le chiedo di prepararsi e mando il jingle musicale. Allora, la vedete sullo sfondo, quindi la chiamiamo subito. Viviana Vitto, Head of Sustainability di Enel. Buongiorno, lei è una new entry, quindi-- allora, insomma, però la tessera fedeltà, se vuole raggiungere San Paolo e Latini, si deve impegnare perché loro sono leggermente più avanti in quanto a presenza al forum. Allora, a proposito di realtà che sono riuscite, diciamo, a far fare alla sostenibilità un salto di qualità, nel senso farla diventare, diciamo, una leva del piano industriale ma anche un fattore di resilienza, c'è sicuramente il gruppo Enel. Allora ci spiega come è avvenuto, insomma, e in che senso è avvenuto, diciamo, questo, così, scatto in avanti per cui adesso la sostenibilità per voi è un asse, diciamo così, trasversale?
Viviana Vitto — Head of Sustainability, Enel
Intanto buonasera a tutti, grazie. Anche se sono new entry, diciamo, seguivo poi il forum, eh, in questi anni, quindi-
Celestina Dominelli — Giornalista
Quindi era un'ottima riserva che, insomma, abbiamo chiamato adesso in campo titolare.
Viviana Vitto — Head of Sustainability, Enel
Assolutamente. Ehm, sì, penso che l'Enel su certi aspetti, chiaramente sul percorso decarbonizzazione e anche sul percorso di, eh, tutto quello che vuol dire sostenibilità anche in termini di transizione giusta, quindi una decarbonizzazione che accompagna la leva anche sociale oltre che ambientale e di governance, ha una storia, diciamo, lunga. Che cosa è avvenuto però negli ultimi anni a rafforzamento? È avvenuta un po' una riconferma innanzitutto, perché questi impegni, in questo momento complesso, sono stati non solo riconfermati, la nostra curva di decarbonizzazione è stata anche recentemente di nuovo anche, ehm, certificata da SBTi e soprattutto, eh, il riguardare anche questo percorso nel piano industriale, eh, per farne una leva sempre di più, eh, concreta di competitività e anche di, eh, sicurezza per il sistema intero e anche di resilienza. Eh, prima si sono fatti vari esempi sul quale chiaramente anche noi, ehm, ripercorriamo tutto il piano industriale da tutti i punti di vista, cioè riguardando l'intera catena del valore della, del, della fase iniziale di design e di sviluppo delle iniziative e anche di operatività. E questo è importante nel fare sostenibilità non solamente come abbiamo già detto noi, anche compliance o formalità, ma nel farla, eh, in tutte le componenti dell'azienda. Non è un'unità, io faccio il capo della sostenibilità, ma la sostenibilità si fa sul territorio. Io dico sempre: io sono governance, diamo l'azione di indirizzo, ma quello che facciamo di più è lavorare insieme alle persone del business, perché altrimenti diventa effettivamente un report. La sostenibilità invece va vissuta e, eh, riconfigurata e fatta azione in ogni parte, ecco, dell'azienda. Questo è estremamente rilevante. E non è abbastanza, perché noi siamo un'azienda grande, ma da soli non siamo sufficienti. Va fatto in un sistema, sistema di imprese, sistema europeo, sistema globale, perché siamo un'azienda globale.
Celestina Dominelli — Giornalista
Come si fa però, diciamo, proprio perché lei faceva riferimento al discorso dell'essere una grande azienda, quindi avere anche una catena del valore, diciamo, molto strutturata. Cioè, come si fa a trasformare poi la sostenibilità concretamente, operativamente, in un fattore, diciamo, di accelerazione del, delle, della capacità dell'impresa di essere competitiva?
Viviana Vitto — Head of Sustainability, Enel
Si fa andando a cercarne il valore, no, in queste componenti. Quando si parla di decarbonizzazione, elettrificazione, eh, non è solamente un obiettivo, un target da perseguire ai fini ambientali, ma diventa una leva competitiva nel momento in cui, eh, il farlo in tutte le parti della decarbonizzazione, non solo nella produzione, ma in tutte le componenti, per chi un po' è esperto sul tema, vuol dire farlo per esempio anche attraverso la catena di fornitura. Si parlava prima di economia circolare, in questo momento dove le materie prime diventano sempre più una scarsità e un'incertezza, ehm, è anche molto rafforzato questo elemento e si fa anche in una, ehm, modalità di fare efficienza nei processi industriali. Quindi quando si parla di decarbonizzare un fattore vuol dire anche renderlo efficiente, ridurne magari il, il consumo piuttosto che ridurne l'impatto. E questo ha anche una valenza economica. Si fa anche come leva finanziaria, perché questo occhio, diciamo, di chi poi cerca, eh, nelle aziende una coerenza e una resilienza che diventa sostenibilità poi finanziaria economica, va a cercare proprio quei parametri nelle due diligence che vengono fatte per poter investire in quell'azienda, sia che sono investitori ESG o sia che sono anche invece fondi proprio specifici che vanno a finanziare specifici progetti, eh, dove si va a guardare leva ambientale, leva sociale, leva di governance. Eh, e, e in questo senso diventa una leva competitiva perché va a ridurre i costi dei capitali, va a rafforzare la resilienza dell'impresa per renderla poi più, eh, forte in caso di non solo cambiamento climatico, quindi mitigazione, adattamento, ma anche in senso di cambiamenti che succedono nel, nel contesto globale che in questo momento - è complicato. È complicato abbastanza, diciamo.
Celestina Dominelli — Giornalista
Ci vuole raccontare, dottoressa, eh, qualche esempio concreto? Cioè, diciamo, in che modo poi concretamente avete, avete declinato, insomma, visto che poi Enel è un'azienda molto grande, spesso la si identifica per molti di noi, insomma, che non, che non lavorano da questa parte della barricata, come un semplice fornitore di commodity, ma molto di più, insomma, è un motore, diciamo, del, del Paese, insomma, che lavora su, su, assolutamente su assi strategici. Allora, siccome i segmenti sono tanti, no? È interessante anche capire come poi la sostenibilità, diciamo, arrivi, atterri, insomma, atterri
Viviana Vitto — Head of Sustainability, Enel
Ce ne sono tanti. Una cosa secondo me anche molto importante, prima facevo riferimento al fatto che siamo grandi ma da soli non bastiamo, è che il sistema di imprese viene fatto anche attraverso posizionamento e fusione, no? Tra imprese che possono essere utility, possono essere altri soggetti nel settore. Ehm, recentemente, per esempio, il, ehm... in sede europea, il framework, diciamo, della, di tutti iii, i riferimenti, diciamo, della sostenibilità che non riguarda soltanto le utility, che è un panel, diciamo, di, eh, esperti di settore, ha proprio rilanciato un po' no, questo schema di sostenibilità, competitività e resilienza, indicando quali sono le linee guida. E sicuramente anche il confronto, il benchmark che ci può essere nelle migliori pratiche aiuta, perché io dico sempre: facciamo delle cose belle, però guardare anche gli altri cosa fanno è rilevante e cercare di trovare anche un modo di farlo tutti insieme. Ci sono vari esempi e vari progetti, te ne fa in vari ambiti. Eh, si faceva riferimento prima all'economia circolare. Perché? Perché è non solo un processo, una modalità in cui riguardiamo ogni nostro cantiere, ogni nostra, ehm, im-implementazione di progetti in questo ambito. E perché? Perché, appunto, eh, la fine vita non esiste mai. Quindi un progetto che mi piace citare è proprio un progetto che ha, eh, fatto a Fiumicino, dove si sono riutilizzate delle batterie, eh, di auto per farne invece un sistema di accumulo, eh, per invece energia. Questo è rilevante, è rilevante perché sono progetti che servono insieme all'innovazione. Prima diceva qualcuno una triade, ma va proprio innestata in ogni modalità e guardare magari lo sforzo, no? Di fare un qualche cosa di più efficiente, di più, eh, circolare, è quello che ci aiuta anche a riscrivere, a rivedere l'utilizzo di un asset in un'altra modalità. Ehm, questo è un esempio, che è uno dei tanti esempi, dicevo, ogni cantiere viene anche fatto con quella modalità e anche lì il risparmio di materiale, riutilizzo di cemento che possa essere anche questo, eh, riciclato, piuttosto che gli altri materiali o, mm, minore utilizzo di, di acqua piuttosto che della stessa energia, porta il cantiere, per esempio, ad essere, eh, più sostenibile. Queste sono pratiche che vengono implementate dappertutto, non solo in Italia, ma in tutti i posti dove abbiamo un progetto industriale. Un altro progetto che mette insieme anche un po' questo in termini di innovazione, una tecnologia consolidata come quella idroelettrica, con tecnologia, eh, invece più recente, perché ormai non è, diciamo, nuova, ma sicuramente recente, è quella che mette insieme, per esempio, sistemi di accumulo con l'idroelettrico, proprio per utilizzare al meglio a livello di sistema la produzione. Questo, eh, il sistema di accumulo è rilevante, rilevante perché in, in questo momento in cui va utilizzato al meglio la produzione di energia, bisogna farlo tenendo conto sempre di, mm, poter a-accoppiare, diciamo, domanda e offerta nel migliore dei modi e quindi non va sprecata, diciamo, l'energia rinnovabile su cui si pongono investimenti. Eh, e questa è un'ottica su cui anche tanti investitori stanno guardando sempre più in questa direzione. Ehm, questi sono esempi, mm, diciamo, di mondo, diciamo, dove, eh, l'Enel si impegna a sviluppare le iniziative in questa direzione che riguardano la parte più di asset infrastrutturali. Esistono poi esempi che sono più vicini invece alla parte proprio pura di energia, con un progetto EBICS dove attraverso la blockchain si riguardano l'utilizzo di energia per fare un'energia sostenibile al consumo anche degli utilizzatori, fare in modo che la tracciabilità, no? Perché poi sostenibilità deve sempre essere anche tracciabile, trasparente e, eh, rivendibile per essere poi, ehm, spendibile e conveniente e, e dà l'accesso un po' a tutti di questo ambito. Ehm, penso che, eh, la, la cosa rilevante nel mettere un connubio di sostenibilità, ehm, appunto competitività, resilienza, innovazione, eh, è non fermarsi. Cioè nel senso che anche i risultati raggiunti, quando vado a vedere, che sono, diciamo, in azienda veramente da tantissimi anni e penso, no? all'Enel che era, all'Enel che è diventata, però veramente non ci si può fermare perché bisogna sempre, eh, essere pronti a cambiamenti che avvengono in tempi sempre più corti e affrontare anche le sfide in maniera sempre più nuova per renderle efficaci, efficienti.
Celestina Dominelli — Giornalista
E direi anche, diciamo, avere un'estrema flessibilità, visto che come dicevamo prima anche con Luigi Sampaolo, il contesto è sfidante. Non è una pa-- una, una parola, diciamo, fatta, ma insomma evidentemente alle aziende viene richiesta una grande capacità di previsione, anche di adattamento ai cambiamenti continui. Grazie, grazie a Viviana Vitto, grazie all'Enel. Grazie ancora. Allora proseguiamo con questa narrazione e per proseguire la narrazione io, diciamo, cedo il testimone alla mia collega Angelica Migliorisi. Continuiamo il racconto delle eccellenze di questo Paese.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie, grazie Celestina. Farei un applauso anche a Celestina Dominelli che insomma ha tenuto botta egregiamente. E allora continuerei appunto con i lavori del Forum Sostenibilità 2026 e, eh, partirei da una tavola rotonda che mette proprio a fuoco gli obiettivi, eh, di, eh, questo, di questo evento, cioè come trasformare tutti gli obiettivi, appunto, di sostenibilità di cui abbiamo parlato, eh, fino adesso in qualcosa di concreto, quindi la famosa messa a terra. Il titolo del nostro confronto è: l'approccio green dal paradigma ai numeri. Quindi chiamerei sul palco Danilo De Vigili, economista e autore del libro "La formula della sostenibilità". Prego, scelga anche la postazione che preferisce. Facciamo un applauso. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Prego, direttore. Anche lei scelga. Eh sì, io mi metterei qui. E infine Davide Michele Chiarlo, Chief Compliance Officer di Santander Consumer Bank. Benvenuto. E allora io partirei da Enrico Giovannini perché so che a breve, eeeh, ci deve anche lasciare perché ha un, insomma, un impegno al Ministero, ecco. E, eh, partirei po-proprio dalla fotografia del nostro Paese, dell'Italia, perché, ehm, da poco è stato presentato il nuovo rapporto, eh, ASviS sullo stato di avanzamento dell'Agenda 20, eh, 30. E peraltro già nelle settimane scorse lei aveva anticipato, come dire, un quadro, eh, preoccupante, mettiamola così, segnalando che su alcuni, eh, indicatori, penso alla povertà, ma penso anche alla disuguaglianza, eh, l'Italia si trova in una situazione peggiore rispetto a quanto avveniva nel 2010. Allora partirei dai dati più aggiornati di cui lei è sicuramente a conoscenza. Che cosa ci racconta innanzitutto il rapporto 2026?
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Grazie, buon pomeriggio a tutte e a tutti. Quindi non parliamo dei dati di stamattina.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Parliamo anche dei dati di stamattina, certo.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Bellissima.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Partiamo da lì. Prego.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Che, come dire, spazzano via tanti discorsi, eh, abbastanza incredibili che continuiamo a sentire a proposito della sostenibilità nel nostro Paese. Eventualmente ci torniamo successivamente. Sì, il rapporto ASviS, pubblicato ieri, che potete scaricare dal sito asvis.it, descrive non solo un mondo, ma anche un'Europa e un'Italia che rallentano decisamente. A livello globale solo il 15% dei target, quelli più disaggregati, dei 17 obiettivi, secondo l'ONU saranno raggiunti e il 15% invece stiamo andando in direzione opposta. Il resto avanziamo ma molto lentamente o siamo fermi. Le cause di tutto questo sono abbastanza note: guerre, conflitti, cambiamento climatico, politiche che vanno in direzione opposta, quindi non dobbiamo sorprenderci più di tanto. Certo, quando dei giganti, come ad esempio gli Stati Uniti, decidono di uscire dall'Agenda 2030 perché la transizione ecologica, la giustizia sociale e la cooperazione internazionale, parole testuali dell'ambasciatore, non sono nell'interesse dell'amministrazione americana, eh, il, il problema si sente. Quando è vietato usare la parola sostenibilità e cambiamento climatico nei documenti dell'amministrazio-- eccetera, eccetera, questo si sente. Ci sono tre buone novità, eh, b-buone notizie. La prima: nonostante la botta appunto presa per le politiche, eh, americane, la finanza sostenibile, in particolare in Europa, continua a crescere. Anzi, ci sono molti, eh, soggetti che vengono in Europa a emettere i loro bond in euro. E questo tra l'altro allarga anche il ruolo dell'euro a livello internazionale. La seconda buona notizia è che le tecnologie si stanno evolvendo così rapidamente, in particolare nell'area dell'energia, che produrre energia, eh, attraverso le rinnovabili è il sistema meno costoso, più sicuro che abbiamo. Ehm, il fatto che la Cina potenzialmente arrivi quest'anno al picco di emissioni è un segnale molto importante, ma quello che emerge anche che Bangladesh, Pakistan, e ne potrei citare tanti altri paesi, anche l'Africa va in questa direzione. Quindi le rinnovabili sono il futuro. Già qui. Quindi quando sento certi discorsi su, eh, le rinnovabili, devo dire il mio fegato strilla non poco. La terza buona notizia è che, eh, il mondo dei, diciamo, delle organizzazioni non governative, ma anche delle imprese, hanno, eh, nonostante questi colpi, mantenuto, oh, la barra dritta, non in tutti i casi, ovviamente, quindi, eh, qui arrivo all'Europa. La politica sulle cosiddette semplificazioni, il pacchetto omnibus-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
...in nome della competitività delle imprese, che ha ridotto drasticamente il numero di imprese obbligate alla rendicontazione non solo di sostenibilità, ma anche di diritti umani, a proposito di quello che abbiamo sentito prima, ha spinto tante imprese che avevano investito in questa direzione a restare sulla rendicontazione. Ma hanno fatto un disastro. Lo ha detto ieri nel nostro evento alla Camera dei Deputati il direttore generale della Banca Italia. Non a caso la BCE ha fortemente criticato la Commissione, il Parlamento, il Consiglio per il pacchetto omnibus sulla sostenibilità perché ha creato incertezza sui mercati finanziari e della transizione. E l'incertezza si paga.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
E dunque in tassi di interesse e così via. Purtroppo è stato un errore gravissimo e questo spiega perché anche a livello europeo, eh, l'ultimo anno mostra un rallentamento nei fatti in termini di povertà, di tanti altri aspetti dell'Agenda 2030. Infine l'Italia. L'Italia, eh, nel 2025, nell'indice complessivo dei 17 goal, è sostanzialmente fermo. L'indice negli ultimi 15 anni è passato da 100 a 103. Quindi Più debole del PIL. In più nell'ultimo anno abbiamo fatto più zero uno. Eh, nei vostri commenti su Sole 24 Ore direste che questa è stagnazione e per alcuni, ehm, indicatori siamo in una condizione peggiore rispetto a quindici anni fa. Povertà, disuguaglianza, ma anche condizione degli ecosistemi te-terrestri, ehm, condizione dei sistemi idrici. Ne avete parlato poco fa. Quindi abbiamo un grave problema e finisco. Se andiamo a guardare al futuro e non al passato, il 58% dei target che l'Italia è tenuta a realizzare perché sono nella legislazione europea, perché sono nella legislazione nazionale, eccetera, non saranno raggiunti nel 2030. Il 58%. Di fronte a tutta questa situazione, ieri nel rapporto abbiamo dedicato l'ultimo capitolo a un programma di legislatura, anche perché la prossima legislatura arriverà al 2030 e oltre, perché l'Italia avrà la presidenza europea eccetera, eccetera. Dice: "Siete proprio dei sognatori". Sì, noi crediamo in quello che ci dicono i politici, perché vorrei ricordarlo sia nel Consiglio Europeo che al High Level Political Forum del-dell'ONU a luglio, l'Italia ha sottoscritto dichiarazioni dicendo: "L'agenda 2030 è la nostra stella polare". Dobbiamo citare Battisti, Pensieri e parole? Eh, però magari su questo torniamo successivamente.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Mi darebbe un titolo per l'articolo, se non altro, quindi.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Mi sembra una-- perché le parole ci sono, i pensieri e le azioni no. Tra l'altro, scusi, aggiungo una cosa che magari vi può incuriosire. Quest'anno per la prima volta abbiamo analizzato quarantacinque target qualitativi, cioè quelli che non hanno un numero esatto, i net piuttosto che, ma sono, eh, ehm, considerati nell'Agenda 2030 per le tematiche ambientali, economiche, sociali, istituzionali. E avete un'idea di dove abbiamo le regole, le norme, ma non le attuiamo, dove ci mancano addirittura le norme e dove invece, ehm, siamo mancanti dell'uno e dell'altro. Questo ci aiuta a definire cosa bisognerebbe fare da domani, perché il titolo dell'age-- del rapporto è Agenda per la prossima legislatura, appunto, e non solo perché ci sono da fare delle cose subito, che tra l'altro non costano neanche soldi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, verrei a lei, invece, Danilo De Vigili, e partirei dal titolo del suo libro "La formula della sostenibilità", perché insomma, molte persone parlano di formula, ma poi bisogna anche capire in cosa consiste, no, questa formula nel caso specifico della sostenibilità. Lei, eh, si occupa da tantissimi anni di imprese, del rapporto soprattutto tra imprese, eh, responsabilità sociale e sviluppo, eh, eco-economico e oggi ci troviamo, eh, ormai insomma, lo sappiamo molto bene, nella fase in cui, eh, la sostenibilità deve dimostrare a tutti gli effetti di produrre dei risultati concreti, anche e soprattutto dal punto di vista strettamente economico. E allora non posso non chiederle qual è questa formula della sostenibilità.
Danilo Devigili — Economista e autore di “La Formula della Sostenibilità”
Mah, intanto grazie dell'opportunità di condividere, diciamo, con una platea di imprenditori quella che è stata la mia professione fin da tanti anni fa. Ehm, ma allora io ho inventato-- questa innanzitutto non è una formula magica e né tantomeno una formula matematica, è una formula manageriale oistica che mette insieme un po', ehm, l'esperienza fatta in questi anni, anche con quelle che sono state poi le ricerche che citava il professor Giovannini, che hanno dato alla cultura manageriale, diciamo, eh, spunti per ragionare sulla sostenibilità. E la formula è fatta di questi elementi: si parte dalla, dalla P di purpose. Stamattina ne parlava Veolia, cioè le imprese devono rivoluzionare la loro formula imprenditoriale. E secondo me, ehm, gli SDGs, non tanto gli SDGs, ma i target degli SDGs sono degli spunti incredibili per le imprese, perché ci sono un sacco di problemi che non hanno ancora delle soluzioni, no? Io quando ho cominciato trent'anni fa non c'erano ancora molte imprese che lavoravano su questi temi. Io ricordo un'impresa che è partita da un laboratorio di ricerca e si è inventata la plastica compostabile. Oggi è una multinazionale che è entrata nel gruppo Eni. Aveva capito che c'era un problema, l'inquinamento da plastica, e l'ha trasformato in un'opportunità. Per trasformare questa opportunità ci dobbiamo chiedere se abbiamo le competenze. E non sempre le imprese, soprattutto le piccole e medie, non le hanno. E allora cerchiamo delle alleanze trasformative. Secondo elemento della formula. Alleanze che possono essere fatte con centri di ricerca, ONG, università. Io vengo dal Trentino Alto Adige, lì c'è una fondazione, FBK, che lavora a fianco delle piccole e medie imprese per dare a loro quelle competenze necessarie per tradurre delle intuizioni in brevetti e in soluzioni. Ok? Poi se io ho questo tipo di collaborazione, allora magari riesco a innovare dal punto di vista della sostenibilità. Eh, lo sviluppo di prodotti-- il mercato dei prodotti e servizi sostenibili è quello che cresce di più dopo quello tecnologico nel mondo. Parliamo di sette, eh, miliardi di dollari come mercato già attivo. E quindi brevetti, brevetti. Oggi c'era Ermete Realacci, la sua fondazione Symbola produce un report in cui evidenzia chiaramente che le imprese che investono in brevetti industriali di sostenibilità sono poi quelle che fatturano di più, hanno margini più alti eccetera, eccetera. Poi c'è un altro elemento di cui oggi ho sentito parlare poco, che supera secondo me la logica degli ESG, che è la I di impatto, perché la formula è I elevato alla P. La I di impatto perché se io mi do uno scopo esistenziale che è un purpose, che è quello di fare agricoltura rigenerativa- Ovviamente i risultati economici li misuro nel conto economico. Ma se il mio obiettivo è anche quello di migliorare la biodiversità dei terreni, io quello che devo misurare è l'impatto, in questo caso, nella biodiversità, oppure se ho un impatto di tipo sociale. Mi viene in mente, non voglio fare nomi, quell'impresa che ha fatto dell'emancipazione femminile il suo purpose di advocacy ed è passata a un brand della cosmetica da un miliardo a sette miliardi e ha fatto cultura, no? Sulla bellezza autentica delle donne, così forse capiamo di cosa sto parlando. Ehm, l'ultimo elemento, e forse il più importante di tutti, è la R di responsabilità, perché le imprese sono fatte di persone. E per cambiare, parliamo molto di trasformazione, bisogna avere delle competenze, perché chiaramente un'analisi di impatto ambientale, una LCA, bisogna saperla fare e non tutti la sanno fare. Due: bisogna avere dei sistemi incentivanti, perché se io comunque, parole e pensieri, professore, se io continuo a predicare che voglio fare la sostenibilità, ma poi incentivo solo su obiettivi economici e non sulla decarbonizzazione o altro, rimangono parole. Terzo, e questo è un altro elemento che rompe un po' la cultura, si parlava oggi di cultura organizzativa, le imprese devono-- sono ancora la stragrande maggioranza costruite sul modello dell'esercito romano. Generali e giù-- no, bisogna aprirsi, perché è col contatto con gli stakeholder, con la comunità, con le persone che fanno ricerca, che si hanno queste trasformazioni, no? Quindi modelli organizzativi, sistemi incentivanti e, e come dicevo prima, competenze. Ovviamente ognuno poi deve cominciare dalla parte che ritiene più importante. Però, eh, la mia esperienza è che questo ti fa anche superare quella, quell'approccio un po' da checklist che oggi la compliance sta portando, che va bene ma fino a un certo punto, no? Perché bisogna essere molto selettivi, soprattutto le PMI. Oggi si parlava di burocrazia, non si può costringere una pa-- una piccola media impresa a star dietro a 27.000 parametri. Deve capire dove si gioca la sua partita e di concentrarsi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Direi chiarissimo. Carlo, vorrei invece portare insieme a lei il discorso su un terreno molto concreto, se vogliamo, che è quello delle, eh, scelte economiche delle famiglie italiane. Santander Consumer Bank sappiamo che, mmm, diciamo ormai opera da anni nel credito al consumo e soprattutto ha un osservatorio molto privilegiato da questo punto di vista, anche su come cambiano, mettiamola così, le esigenze, eh, di acquisto delle famiglie italiane. Quindi le chiedo innanzitutto quanto pesa il fattore sostenibilità nelle scelte appunto dei consumatori.
Davide Michele Chiarlo — Chief Compliance Officer, Santander Consumer Bank
Buon pomeriggio a tutti, grazie dell'invito in questo importante forum. Porto anche i saluti del nostro amministratore delegato, Simona Cipollina. Rispondo subito alla domanda: la soste- la sostenibilità pesa. Non è tuttavia il principaleee fattore decisionale, anzi, chiaramente il re-- il, i consumatori quando devono acquistare un prodotto sostenibile lo paragonano al prezzo, al proprio reddito disponibile eee chiaramente nel momento storico in c- in cui ci troviamo anche all'incertezza economica. E noi come banche di credito al consumo vediamo che effettivamente le scelte concrete dei consumatori nell'acquistare un'auto piuttosto che un elettrodomestico o un impianto più efficiente, effettivamente ci sono. Eh, prendo a prestito un dato del rapporto di primavera ASVIS del professore, eh, che dice che il 90% dei consumatori e l'85% della business community ritiene importante il raggiungimento dei 17 obiettivi dell'agen-- dell'Agenda 2030. E noi questo lo stiamo vedendo, perché a settembre del 2026 abbiamo erogato più di 170 milioni di euro di finanziamenti in auto elettriche. Il-- abbiamo finanziato a livello di gruppo più di 270.000 auto. Ci siamo impegnati attraverso prestiti ed investimenti green a livello di gruppo a 174 miliardi di euro dal 2019 al 2025. Quindi effettivamente la sostenibilità c'è ed è nella testa delle persone. Però c'è un problema quando si parla di consumatore, perché il consumatore ha l'abitudine di, eh, paragonare il prezzo del prodotto sostenibile con un prezzo di un prodotto tradizionale. È chiaro che il prodotto sostenibile è più caro del prodotto tradizionale. E non si pensa invece a qual è il costo totale dell'investimento che si fa, che porta invece nel tempo ad avere una riduzione del, del costo. Ma allora che cosa dobbiamo fare noi per, noi come, come operatori finanziari, eh, che facilitiamo questa trasformazione? Dobbiamo sicuramente aumentare la trasparenza e la qualità delle informazioni. Uno studio dice che tre europei su quattro hanno acquistato elettrodomestici grazie all'etichetta energetica. L'etichetta energetica ci dà delle informazioni chiare, ci dice qual è il risparmio e quindi non-- il consumatore va verso il prodotto sostenibile. Quindi molto probabilmente noi dobbiamo cercare di aumentare questa trasparenza e di aumentare la qualità delle informazioni per far capire al consumatore qual è la scelta più giusta. E prendo anche spunto dal, dal dottor De Vigili, che appunto, ehm, parla di trasformazione e dice che non è un esercizio di compliance. Sono un uomo di compliance, un po' mi sento toccato, ma in realtà sono d'accordo. È assolutamente vero. Il, noi dobbiamo cercare di far sì che la trasformazione, se-- deve essere, deve essere credibile, ma perché la promessa è verificabile. E noi abbiamo anche un aiuto da settembre del 2026 nel Codice del, dei consumatori, perché le affermazioni generiche e non verificabili di sostenibilità Sono una pratica commerciale scorretta. Questa è una bellissima notizia per le, per, per le aziende serie perché da settembre del 2026 la credibilità è un vantaggio competitivo. Quindi la sostenibilità è nella testa delle famiglie. Ora dobbiamo essere bravi a far sì che questa sostenibilità entri anche nel bilancio delle famiglie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Assolutamente, assolutamente. Eh, torno da lei professor Giovannini, perché prima giustamente citava il tema della semplificazione, che è un tema annoso, mi verrebbe da dire. L'Unione Europea ha avviato un fortissimo processo in questo senso, eh, rispetto, lo dicevamo, alla rendicontazione, eh, proprio di sostenibilità e sugli obblighi delle imprese. Il tutto, peraltro, mentre aumenta, mentre cresce sempre di più la, eh, pressione per aumentare la competitività industriale. Quindi la prima cosa che le chiedo è, eh: come si può, eh, come si possono conciliare anche, no? Questi obiettivi e come si può ridurre concretamente il peso burocratico delle aziende senza poi andare a indebolire, eh, gli obiettivi della transizione?
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Guardi, userò due parole che odio: pragmatismo e ideologia.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Però.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Le odio. Perché sono contrapposte in modo assolutamente insensato. Diventano slogan, eh, politici, ma non solo. Le faccio un esempio: Omnibus I, quelle semplificazioni, producono, secondo le stime della Commissione Europea, una riduzione dei costi alle imprese europee dei sei miliardi all'anno. Uno potrebbe dire: "Buttali via". Sono lo 0,001% dei costi delle imprese. Presente le percentuali di Paperino quando concordava con Paperone?
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì, sì, sì.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Cioè niente. Cioè se noi pensiamo di poter riguadagnare competitività con operazioni di questo tipo, scordiamocelo. Cioè stiamo prendendo in giro tutti. Che si dovessero semplificare tutta una serie di prospetti è sacrosanto, ma non ridurre il perimetro delle imprese. In Italia siamo passati da potenziali, se ricordo bene, sono stati citati ieri, da 8.000 imprese a 1.000. Un errore clamoroso. E lo dicono i dati diffusi dall'Istat questa mattina del censimento delle imprese con oltre tre addetti, eh, pubblicati appunto stamattina, dove, eh, su ses-- 265.000 imprese, quindi non è un sondaggio, sono, eh, i dati-
Angelica Migliorisi — Giornalista
I dati
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
...che dimostrano come il 40% delle imprese con oltre tre addetti dicono che stanno facendo operazioni di sostenibilità, poi articolate in ambientale, sociale, eccetera. Quello che però è stato detto un attimo fa è fondamentale perché tra i settori ci sono grandi differenze. E mentre i settori che investono in sostenibilità, dati Istat e dati Unioncamere, aumentano drasticamente competitività, produttività e occupazione, anche in un triennio, quindi non nel lungo termine, queste imprese rappresentano una quota minoritaria delle imprese italiane, perché ci sono alcuni settori in cui le nuove tecnologie non sono ancora disponibili, eccetera, eccetera. Il dato, l'ho visti al volo nel corso della giornata, eh, più sconfortante di questo sonda-- di questa indagine è che più o meno solo il 2% delle imprese con tre addetti in più, molto più alta chiaramente nelle medio-grandi, dice che la sostenibilità fa la differenza in termini di competitività. È chiaro, stiamo parlando delle imprese che poi stanno sui mercati internazionali-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Certo
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
...le grandi, le altre seguono. Ma non c'è dubbio che quello che noi sentiamo ripetere quotidianamente di questo falso conflitto tra sostenibilità e competitività sta provocando dei danni culturali drammatici e sta spingendo tati-- tantissime imprese a dire: "Sai che c'è? Io aspetto". E non colgono invece le opportunità come quelle che abbiamo sentito prima. Quando Angelini ieri dice: "Questo stop and go continuo crea incertezza e si paga", lo abbiamo visto ovviamente sulle questioni dell'energia. L'Italia ha avuto un movimento verso a-- le rinnovabili forte sul PNRR che il governo Draghi aveva disegnato, ma se andiamo a guardare gli elementi e, diciamo, i dati più recenti, ci stiamo fermando, stiamo rallentando. Ed è un errore clamoroso. L'indagine dell'Istat è stata fatta tra il 2025 e il 2026, proprio prima dello scoppio della guerra, eh, eh, con l'Iran, ma è evidente che il tema lega immediatamente competitività e sostenibilità. E concludo con due spunti. Il primo è quello, eh, che, eh, i-- chi si occupa di compliance è un po' sotto schiaffo, no? Perché gli è stato detto che erano dei burocrati. Continuamente. Erano quelli che seguivano la Commissione europea, eccetera. A parte il fatto che gli schemi di, di sostenibilità sono stati fatti, e grande errore della Commissione, rivolgendosi alle imprese di consulenza, che si erano assicurati decenni di lavoro a spese delle altre imprese. Eh, come? No, no, no, no, parlo delle grandi imprese di consulenza, insomma, le big scegliete voi. Dicevo, eh, questo tema è un tema che va ribaltato sul piano culturale. E non voglio fare piaggeria perché poiii Un'ultima provocazione: io sento spesso Radio 24 ed è pieno di pubblicità sulla sostenibilità.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Confermo.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Quando poi sento altri discorsi, anche del mondo di riferimento di Radio 24, mi dico: "Ma vi parlate? Gli parlate?" Non entro sulla zanzara perché, no, se non è il caso, ma lo dico perché le contraddizioni, quindi non solo l'incertezza, ma le contraddizioni, i messaggi contraddittori stanno facendo perdere all'Italia delle opportunità straordinarie sia per i consumatori che per gli imprenditori. E spero che forum di questo tipo ci aiutino invece ad essere univoci nel messaggio che sostenibilità conviene, ci sono i dati che lo dimostrano, e quindi chi dice il contrario o tira fuori i dati o sta zitto.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Porterò il suo messaggio sicuramente a Giuseppe Cruciani, questo è poco ma sicuro. Eh, De Vigili, vengo da lei.
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Chiedo scusa appunto, ma avevo avvisato che devo lasciarvi per un impegno.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Assolutamente, anzi grazie mille per essere stato con noi. Facciamo un applauso al professore. Grazie mille, professore. Allora, De Vigili, torno da lei, eh, perché un altro aspetto, abbiamo 4 minuti, quindi le chiedo di essere-
Danilo Devigili — Economista e autore di “La Formula della Sostenibilità”
Telegrafico
Angelica Migliorisi — Giornalista
...un po' telegrafico: come si distingue un processo di sostenibilità che sia davvero autentico da un'operazione prevalentemente di comunicazione? Perché penso al green washing, il green washing di cui parliamo ormai da anni.
Danilo Devigili — Economista e autore di “La Formula della Sostenibilità”
Ma allora, ehm, mi ricollego a quello che diceva il professor Giovannini. Ehm, una-- centro ricerca dell'Imperial College ha classificato 2 milioni di pratiche di sostenibilità in tre categorie: quelle superficiali, non dico green washing eccetera, eh, che com-che comprendono anche operazioni di comunicazione, quelle preparatorie, dove ci sono adesioni a standard e formazione, e quelle trasformative, l'innovazione. Solo queste ultime pagano dal punto di vista della competitività. Quindi come si fa a distinguere? Si fa che innanzitutto la sostenibilità si deve basare su dei dati scientifici, come dicevo prima. Oggi la normativa anti green washing ti costringe a dire: "Il mio prodotto è compostabile perché ha, ha, ha, diciamo, ho ricevuto un certo tipo di certificazione pubblica, trasparente e verificabile". Poi io ritorno alla mia formula, perché insomma ci sono affezionato. Secondo me nella formula ci sono due elementi che le imprese possono utilizzare per distinguersi. Di nuovo quello delle alleanze. Cercate dei critical friend, cioè delle organizzazioni ris-rispettabili e sufficientemente indipendenti per dire loro: "Guardate, care aziende, che non state andando dalla parte giusta, perché noi non vogliamo allearci con chi, tra virgolette, ci fa perdere la faccia", no? E la seconda è quella di nuovo dell'impatto, perché se io faccio una promessa che è quella di migliorare la condizione ambientale, questo vale anche per le piccole imprese. Io ho lavorato nella filiera della pesca dei tonni a livello globale, ma lavoro anche per delle aziende agricole trentine che migliorano la sostenibilità nei, nei pochi ettari in cui lavorano con l'agricoltura rigenerativa. E lì la misuri perché vedi meno inquinamento, più biodiversità, zolle piene di lombrichi e queste cose devi misurare. E alla fine questi sono i fatti su cui poi le persone, anche dal punto di vista della narrativa, io non ce l'ho con la compliance, mancherebbe altro. Però quando-- la compliance è anche difficile da capire. La narrazione, invece, basata su questi fatti, permette alle imprese di trasmettere i propri messaggi. Siccome oggi la sostenibilità è entrata ormai nei bilanci tradizionali, secondo me è la frontiera dell'impatto quella nuova, per dimostrare che si sta facendo sul serio. E poi chiaramente i bilanci ESG servono per rispondere a tutti i requisiti del caso, no? Però essere selettivi. Io ho quel, quel lavoro, quel settore, quel contesto e lì mi devo concentrare. N-n-non devo essere responsabile di tutti i danni del mondo. Mi prendo cura del mio orticello, piccolo o grande che sia, e lì dimostro la coerenza con i fatti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, dottor Chiarlo, visto che l'hanno messa sotto torchio, voglio chiudere con lei. Le do questa possibilità e vorrei guardare alle nuove generazioni. Nuove generazioni che, insomma, i dati ci dicono essere molto sensibili rispetto al tema, eh, ai temi ambientali, ai temi della sostenibilità, ma poi si scontrano con un muro quando si, eh, tratta di vincoli economici, redditi disponibili, eccetera, eccetera. In questo caso un ruolo fondamentale immagino lo giochi anche l'educazione finanziaria. E in questo senso, quindi, che ruolo possono avere delle realtà come la sua?
Enrico Giovannini — Direttore scientifico ASviS
Sì, è vero. Oggi noi viviamo un paradosso pazzesco. Abbiamo la generazione che crede di più alla sostenibilità, ma è anche la generazione che ha meno strumenti per poter scegliere la sostenibilità. Se pensiamo che tra i teenager italiani solo il 5% ha un'educazione finanziaria sufficiente rispetto all'11% della media europea, diciamo già qual è la posizione dell'Italia in, in termini di sostenibilità. Ehm, di conseguenza l'educazione finanziaria, ma così anche come l'educazione ambientale, devono crescere necessariamente insieme. Cioè quando diciamo che un prodotto oggi costa di più ma domani costa di meno è un ragionamento finanziario. E quindi noi dobbiamo far sì che le nuove generazioni siano in grado di fare questi ragionamenti. Noi lo facciamo attraverso delle attività di coinvolgimento delle scuole secondarie, attraverso progetti specifici. Ehm, abbiamo a livello di gruppo raccolto più di quasi 2 milioni di studenti in ottica di educazione finanziaria. Abbiamo aiutato in tutto il mondo, ovviamente, 6 milioni di giovani ad avviare attività sostenibili. Quindi-
Davide Michele Chiarlo — Chief Compliance Officer, Santander Consumer Bank
Diciamo che il settore privato ha una responsabilità precisa in questo senso, ehm, e riprendo il concetto della formula della sostenibilità: sono importanti le alleanze. Nel momento in cui c'è lo Stato che ti dà un incentivo, in quel momento non è un provvedimento ad hoc estemporaneo, mi abbassa il prezzo di quel prodotto. Noi come banche siamo in grado di far sì che quel prezzo possa essere dilazionato nel tempo attraverso il credito. Ci deve essere un'alleanza tra produttori, tra distributori, tra operatori finanziari e anche tra Stato, per far sì che si crei poi questo circolo che coinvolga anche chiaramente le nuove generazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E allora io farei un applauso a Danilo De Vigili, Enrico Giovannini, che ormai insomma-- Davide Michele Chiarlo, grazie mille per essere stati con noi, è stato un piacere. Quello che emerge evidentemente da questo confronto è quanto la sostenibilità insomma debba tradursi necessariamente in risultati verificabili, ma allo stesso tempo quanto servano delle politiche anche coerenti e di sostegno a famiglie e imprese. E a proposito di, eh, imprese è qui che vorrei portare il nostro confronto. Quindi invito sul palco Lorenza Cipollina, direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità di Mondelez International Italia. Prego, un applauso. Si può mettere qui. Va benissimo. Sì, perfetto. Allora, Mondelez International è una realtà enorme, partirei dal dire questo, eh, presente in Italia peraltro con un portafoglio piuttosto ampio, variegato, di marchi molto, molto conosciuti che soprattutto sono ormai decenni, mi corregga, eh, se sbaglio, che accompagnano, eh, proprio la quotidianità, ecco, nella vita, eh, la, di milioni di famiglie italiane. Eh, non posso non partire chiedendole in che modo la sostenibilità si, eh, integra nella strategia della vostra azienda.
Lorenza Cipollina — Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità, Mondelēz International Italia
Allora io, eh, prima di tutto grazie per questa-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Il microfono
Lorenza Cipollina — Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità, Mondelēz International Italia
Per questa opportunità e grazie a tutti i relatori prima di me perché ho trovato veramente interessante e ho segnato una serie di spunti. E partirei dall'ultima tavola rotonda per raccontarvi cosa facciamo noi con la formula dell'economia che mi è piaciuta tantissimo. Per chi non ci conoscesse abbiamo detto Mondelez, direi che l'80% non sa magari, eh, non associa Mondelez a un prodotto che ha nel frigorifero, nella propria, eh, dispensa. Vi dico Milka, Toblerone, Oro Saiwa, Philadelphia, Sottilette, Fattoria Osella, per cui diciamo che nove italiani su dieci un nostro prodotto lo hanno in casa.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Lorenza Cipollina — Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità, Mondelēz International Italia
Siamo grandi, siamo grandi in Italia, siamo grandi nel mondo e abbiamo un approccio globale da una parte, eh, ma in forte sinergia con approccio locale. Vi ho citato dei brand come Oro Saiwa, Fattoria Osella, che sono brand, eh, tipicamente italiani e presenti solo in Italia. Il primo punto da cui partirei nella formula economica è il purpose, lo scopo. È da lì che parte quella che è la nostra strategia di sostenibilità. Lo-- il nostro scopo è, detta all'inglese, eh, empower people to snack right. Eh, offrire al consumatore lo snack giusto per il momento giusto, mattina, pomeriggio eccetera, ma soprattutto fa-- made right, fatto nel modo giusto. E lì si aggancia quella che è la nostra strategia di sostenibilità, che in parte si compone di iniziative, ma nella maggior parte del caso, è un po' quello che poi vi racconterò oggi su, su Harmony, è, eh, diciamo, parte proprio della strategia, è parte dell'azienda. Per cui la strategia, diciamo, è una lente in cui guardiamo il nostro business, la mettiamo assieme alle decisioni finanziarie che prendiamo e diventa parte di quello che operativamente facciamo ogni giorno. Noi siamo un'azienda, eh, alimentare e come tutte le aziende simili alla, alla nostra, il 70% dell'impronta ambientale lo abbiamo sulla filiera agricola, per cui è lì che noi emettiamo CO2. Per cui è lì che dobbiamo anche concentrare i nostri sforzi. Poi abbiamo ovviamente, diciamo, delle-- l'impatto di CO2 indiretto, abbiamo sicuramente, abbiamo parlato di economia circolare del packaging, per cui diciamo che CO2, materie prime e circolarità del packaging sono i pilastri su cui creiamo la nostra, la nostra sostenibilità. Ma essendo il 70% le materie, è lì che lavoriamo. E in particolar modo abbiamo citato Oro Saiwa, posso citarvi Tuc, insomma vari prodotti che abbiamo della filiera del grano. Eh, noi recentemente, ma quasi vent'anni fa, eh, abbiamo-- per cui nel 2008, abbiamo lanciato in Francia e poi si è espanso in tutta Europa, è arrivato in Italia nel 2015. Considerate che l'Italia non è un grande produttore di grano tenero, l'Italia produce grano duro per la pasta. Per cui siamo arrivati un pochettino dopo, cosa che invece la Francia ha un grande, una grande produzione, esporta molto. Per cui arriviamo nel 2015 anche in Italia con un'iniziativa di agricoltura sostenibile. Un'agricoltura di a-- sostenibile che mira a ridurre i fertilizzanti, ridurre l'utilizzo, eh, della risorsa idrica, parlavamo prima di biodiversità, per cui api, eh, farfalle, eccetera. È, è un patto che è costruito con degli stakeholder, non è una cosa fatta soltanto da noi. Viene definito un capitolato, sono circa 40 pratiche agricole costruite con le NGO, costruite con gli agronomi, costruite con gli agricoltori, perché voi immaginate che Produrre grano tenero in Francia è completamente diverso da produrlo in Piemonte o in, in Emilia, in Emilia Romagna. Per cui si costruisce questo capitolato, si ingaggiano gli agricoltori vicini alle nostre, alle nostre fabbriche, nel nostro caso siamo nell'Alessandrino, e si ci pone l'obiettivo di avere il 100% di, ehm, farina necessaria per la produzione dei nostri biscotti in Europa proveniente da questa iniziativa. L'iniziativa ovviamente viene misurata, ne, ne parlavamo prima, è fondamentale andare a misurare, per cui misuriamo anche il numero di farfalle, il numero di, eh, di api che abbiamo. E considerate che i nostri agricoltori devono dedicare il 3% dei loro campi a fiori, perché loro già il 3% non producono grano, ma a fronte, diciamo, di tutti questi vincoli, ovviamente ricevono una premialità. Il vantaggio è doppio: uno sanno che vendono, pensiamo a vent'anni fa, non pensiamo a quello che è successo negli ultimi anni. Il grano è una commodity, per cui sapere di avere un raccolto, diciamo, sicuro, eeeh, e devo dire anche un'innovazione, perché, eh, gli agricoltori che ci hanno seguito a partire dal 2015, più dell'80% sono ancora con noi, perché lo vedono anche come un elemento di innovazione, perché possono-- c'è un'accademia, possono lavorare con gli agronomi direttamente, talvolta non tutti i consorzi agricoli hanno queste, queste opportunità, per cui sicuramente valorizza molto la, la filiera. Abbiamo parlato prima, diciamo, purpose, collaborazione, l'altro elemento che è stato toccato è la ren-rendicontazione e tutta l'Empower Consumer Green Transition, per cui la nuova, la nuova normativa. Noi siamo lì da vent'anni per cui, ehm, per noi è un elemento fondamentale, tant'è vero che, eh, nasce come programma, diciamo, nostro, ma proprio da quest'anno diventa un, uno schema certificatorio. Per cui abbiamo, se possiamo dire, ceduto quello che è il nostro know how, la maturità di questo programma, a Pro Terra Foundation, che è un NGO che si occupa di schemi certificatori in materia di, ehm, di sostenibilità, a dimostrazione proprio della maturità del programma. Per cui oggi qualsiasi azienda può, eeeh, decidere di acquistare la certificazione Harmony. Per cui in questo caso la normativa ha addirittura dato una leva di spinta maggiore a questo progetto che diventa un progetto, un'iniziativa, diciamo, più che un progetto, ehm, alla base, diciamo, di quella che è proprio la filiera del, del, del grano. Ovviamente nel tempo si è passato da un'agricoltura classica, abbiamo parlato prima di rigenerativa, per cui di lombrichi eccetera, per cui tutto ciò che riguarda la salute del suolo, un a- un approccio completamente olistico a quella che diciamo è, è l'agricoltura. E questo è stato un po' il passo fondamentale.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, ehm, io, mh, vorrei riallacciarmi anche al discorso che facevamo prima rispetto alle nuove generazioni, che è un po' il filo conduttore di questo forum. Abbiamo detto quanto la sostenibilità sia un, fondamentale appunto per i giovani di oggi. Quello che le chiedo è: un'azienda, una grande azienda come Mondelēz cosa può fare da questo punto di vista e cosa magari sta già facendo?
Lorenza Cipollina — Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità, Mondelēz International Italia
Allora, la, la, mmmh, affronterei un po' da due parti: una che è stata toccata prima dal collega di Santander, il consumatore. Allora, l'indagine adesso sta uscendo, uscirà settimana prossima, il nuovo Analisi Nielsen Sostenibilità dal dire al fare, che va a misurare cosa dichiarano le persone e poi cosa fanno eff-effettivamente, per cui dichiarano che vogliono un biscotto sostenibile, poi lo comprano, però-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Certo.
Lorenza Cipollina — Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità, Mondelēz International Italia
Mi, mi riferisco ai numeri dell'anno scorso, perché non sono ancora usciti quelli ca- quelli di quest'anno. Però il 48% degli italiani dice che vuole comprare prodotti sostenibili. La seconda frase però che dice è che non è disposto a pagare di più. Noi parliamo di biscotti, non parliamo né di macchine, né di elettrodomestici, qua i biscotti noi facciamo, o cioccolata o quant'altro. Per cui è come se la sostenibilità per il consumatore fosse un, noi lo chiamiamo un fattore igienico, cioè qualcosa che ci deve essere, perché te devi far male le cose, le devi far bene. Le devi fare bene per l'ambiente, le devi far bene per le persone. Parlavo prima di Harmony in termini di sostenibilità ambientale, ma se parlo di Oro Saiwa, e questo ci viene riconosciuto dai consumatori e diventa un elemento di competitività, Oro Saiwa è fatto esclusivamente con farina di grano italiano che viene da 70 km dal nostro stabilimento di Alessandria. Così come il fatto Riso e Zenzero è fatto soltanto da latte che arriva a 50 km del caseificio. Questi sono degli elementi fondamentali che danno un vantaggio competitivo enorme. Non soltanto per l'aspetto ambientale, ma ad esempio il local sourcing è visto come un impatto sociale. Io faccio crescere l'economia del Paese se coltivo il grano qua, se co-- se allevo le mucche qua e, e quant'altro. Per cui il primo punto è: gli italiani sono interessati fo-- alla sostenibilità e lo sono soprattutto i giovani, che però non hanno una grande possibilità di, di, di spesa rispetto a un target, chiamiamolo silver age o chiamiamolo come vogliamo. Secondo elemento sulle nuove generazioni da tenere in considerazione, e questo le aziende e le istituzioni sicuramente possono intervenire, è quello che riguarda le filiere agricole. Ancora oggi i dati, le statistiche definiscono che le, diciamo, cooperative agricole, gli allevatori eccetera con giovani inferiori ai 35 anni sono veramente poche. Crescono in alcune parti d'Italia perché ci sono dei programmi a sostegno, ma non in tutta Italia. Per cui sicuramente le aziende come la nostra, che comunque avvantaggiata, data la dimensione da un punto di vista di tecnologie, pensiamo all'intelligenza artificiale, all'agricoltura di precisione, eccetera, tutto questo può in qualche maniera riavvicinare i giovani alla filiera agroalimentare.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E direi chianiss- chiarissima. Io ringrazio quindi Lorenza Cipollina, grazie mille per averci aiutato a capire anche quanto la sostenibilità possa diventare a tutti gli effetti anche parte integrante nelle strategie, eh, di competitività aziendale. All-allargherei a questo punto lo sguardo, anche un po' lo scacchiere, allo scenario internazionale, perché parlare di sostenibilità, parlarne in Italia, vuol dire inevitabilmente fare i conti anche con quello che succede in Europa, ma non solo in Europa. E allora inviterei sul palco Giovanni Miraglia, analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia. Benvenuto Giovanni, facciamogli un applauso. Prego, dove preferisci. Qui tutti hanno il loro lato migliore, evidentemente, quindi... Allora, hai il microfono. Allora-
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Mi sentite?
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì, direi di sì. Partirei proprio dal quadro internazionale che insomma è il tuo, eeeh, riferimento. Pa- pa penso alla guerra in Ucraina, penso alle tensioni in Medio Oriente, insomma gli ultimi anni sono stati caratterizzati e sono tuttora caratterizzati da grandi crisi e soprattutto ci hanno fatto capire quanto l'energia sia ancora un fattore dirimente, anzi un fattore fondamentale anche a livello di politica internazionale. Ti chiedo, alla luce di tutto questo, quanto stanno cambiando anche le priorità dei governi?
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Allora innanzitutto buonasera a tutti, grazie per l'invito. Allora, nel risponderti, eh, mi viene da citare Vaclav Smil.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Calito così, no?
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Eh, uno dei massimi esperti di energia del nostro tempo. Lui scrive che il corso della storia può essere letto come ricerca di modi di controllare depositi e flussi di energia in forme sempre più concentrate e versatili. Beh, direi che mai come oggi questa ricerca si è fatta competizione. Proprio nella geometria del potere contemporaneo vediamo che il settore energetico è letteralmente l'architrave su cui si fonda la sicurezza, lo sviluppo economico tecnologico e la stabilità sociale del paese. In un mondo globalizzato, poi, abbiamo visto quanto l'interdipendenza energetica si faccia strumento di pressione e leva di competitività geoeconomica. Ma, mmh, quello che sorprende è che le infrastrutture energetiche stesse sono entrate nelle strategie globali. Eh, gasdotti, raffinerie, interi, mh, parchi di pannelli solari e giacimenti, eh, sono al tempo stesso, a motivo e riprova di ciò, eh, target militari e asset con cui i governi tracciano la traiettoria della propria influenza. Quindi per rispondere alla tua domanda: sì, i governi hanno modificato le loro priorità e a mio avviso riconfigurando quello che è il trilemma energetico, ovvero quel-quello schema tripartito che inquadra i tre problemi dell'energia: garanzia di approvvigionamento, accessibilità economica delle forniture e sostenibilità del sistema stesso.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Lo hanno fatto dando maggiore importanza alla garanzia di approvvigionamento, perché mai come oggi abbiamo visto che un arresto delle catene di approvvigionamento va a minare proprio le capacità di resilienza dello Stato, le, la sua capacità difensiva e, e soprattutto la sua base produttiva. E senza sicurezza della base produttiva e delle sue aziende non c'è sicurezza economica.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Io, eh, ovviamente parliamo di s-- di quello che accade nel contesto internazionale e quindi penso agli Stati Uniti, penso alla Cina. Per esempio, proprio tra Stati Uniti e Cina si gioca, ormai lo sappiamo, insomma, eh, una partita che sempre più è dominata dal tema dell'energia. Washington mol-- punta moltissimo, sempre di più sulla produzione, eh, interna, quindi nazionale di petrolio e gas. Dall'altra parte abbiamo la Cina che ha acquisito una posizione a dir poco dominante, insomma, eh, in diverse filiere delle tecnologie pulite, ma non solo. Eh, penso anche ovviamente alle materie prime critiche. Stiamo passando un po' dalla, da quella che veniva chiamata la geopolitica del petrolio alla geopolitica delle batterie, delle tecnologie, dei minerali strategici? Ma soprattutto ti chiedo: chi parte avvantaggiato in tutto questo?
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Allora, più che di passaggio io parlerei di sovrapposizione, cioè sovrapposizione di due direttrici geoeconomiche, l'una che si alimenta del desiderio di contrastare e prevalere sull'altra. Cioè, mi spiego meglio. La geoeconomia ci insegna che esistono delle variabili che possono essere utilizzate dai governi per aumentare il loro peso geopolitico, eh, adoperando appunto le politiche energetiche.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Eh, se pensiamo ai primi, mmh, anni 10 del 2000, eh, paradossalmente Cina e Stati Uniti partivano da situazioni molto simili sotto questo aspetto. Entrambe erano i più grandi, eh, consumatori di energia del pianeta ed entrambi erano molto dipendenti dagli approvvigionamenti esteri. Eh, quindi, mmh, parlando sempre in linguaggio geoeconomico, potevano adoperare quello che viene chiamato un potere di acquisto-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
...un potere monopssistico. Ehm, però a un certo punto tutto cambia. Tutto cambia perché, eh, arriva il rinascimento energetico americano e con la rivoluzione dello shale oil e lo shale gas, eeeh, Washington viene messa nelle condizioni per intraprendere quel cammino che poi oggi la porterà ad essere il top esportatore di GNL e il top produttore di petrolio al pianeta. Contestualmente, eh, Pechino, ehm, con poi la Cop 21 vede l'aprirsi di un mercato che fa i suoi interessi strategici e a colpi di investimenti mostruosi, che già stava facendo, ehm, va a intraprendere un'ascesa sorprendente che la porterà oggi ad avere delle economie di scala che le permettono di avere dei, mh, costi di produzione estremamente competitivi. Quindi entrambi si gua-- cominciano a guardarsi, proprio a partire da quel momento, come, ehm, vettori che vogliono assurgere a un carattere monopolistico. Ehm- Oggi quindi se dobbiamo riportare questa sfida nelle corsie della geo-economia e dell'energia, vediamo da una parte Washington che è forte del suo, del suo posizionamento nel mercato degli idrocarburi, che purtroppo ancora oggi rappresentano una percentuale molto rilevante sul totale dell'energia consumata primaria. Dall'altra parte abbiamo Pechino, che domina, come giustamente hai detto tu, ehm l'intera filiera in tutti i suoi segmenti, ma ha un controllo che l'ha portata ad essere padrona anche di alcune componentistiche necessarie per la tecnologia di tutti i giorni. Cioè, mh, paradossalmente, il-l'accesso a WhatsApp che avremo domani sarà, ehm, molto più dipendente dalla sicurezza mineraria del sistema in cui andremo a vivere. Quindi, e concludo su questo punto, che interrogandoci sul come Washington sta cercando di recuperare terreno e sta mettendo in pratica, paradossalmente, una tecnica che adoperò quando era vulnerabile sul lato degli idrocarburi. A seguito della crisi petrolifera del '73, da un'idea di Kissinger nasce l'idea di promuovere una cooperazione bila-- multilaterale tra consumatori, cioè diffondere informazioni che l'oligopolio, a quel tempo del Golfo, teneva nascoste. Ecco, se vediamo, eh, se guardiamo alle conferenze Critical Minerals del febbraio scorso, organizzate da Marco Rubio, e gli ultimi accordi, ehm, penso alla Pax, la Pax Silica e i memorandum d'intesa, sono tutti orientati a questa cooperazione per far fronte a un monopolio. Quindi quando non sono in una posizione di dominio, vado a cercare una cooperazione strategica.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, abbiamo parlato di Stati Uniti, abbiamo parlato di Pechino, eh, manca ovviamente, eh, l'Europa. L'Europa che ha sicuramente degli obiettivi climatici estremamente chiari, estremamente ambiziosi, ma inevitabilmente paga lo scotto di tutta questa grande concorrenza internazionale. Quindi ti chiedo innanzitutto un commento sul ruolo dell'Europa, anche sull'Italia, inevitabilmente, e soprattutto ti chiedo se investire nella transizione energetica significa oggi anche rafforzare la propria sicurezza e indipendenza strategica, che è uno dei temi di cui sentiamo spesso parlare.
Giovanni Miraglia — Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia
Allora, a mio avviso, per portare a potenza, ehm, l'efficacia strategica della transizione in senso stretto, occorre impostare un percorso che riparta, mmh, da due aspetti principali. Forse il modo migliore per trasmettere questi aspetti è utilizzare una metafora, una metafora più accessibile, forse un po' divulgativa, però efficace a mio avviso. Eh, dobbiamo pensare all'Europa come una grande tavolata, una tavolata a cui siedono i commensali che sono, eh, gli stati nazionali, ehm, e gli stati membri, ovviamente. Ehm, ciascuno di essi ha un'economia diversa e di conseguenza, eh, un mix energetico differente, cioè si ciba di fonti differenti basandosi su che cosa? Sui-sui suoi gusti, quindi scelte, ma anche su obblighi energetici derivanti dagli usi che poi ne deve fare. Faccio un esempio concreto: un'economia che, mmm, si basa fortemente sull'industria pesante, tecnicamente parlando, dovrà al momento basarsi su un, sulla scelta di un particolare tipologia di fonti. E altri invece potranno farne a meno. Quindi, eh, torniamo alla nostra tavolata. Ehm, per la nostra tavolata però scegliamo di adottare un menu fisso. Un menu fisso che però dovrà confrontarsi con i vari attori che siedono a questa tavolata. Quindi abbiamo uno sportivo che chiederà più carboidrati, più proteine, un vegetariano, un vegano. Le esigenze sono diverse. Quindi, ehm, se vogliamo pensare di alzarci tutti insieme, forti, carichi, nutriti dopo questo pasto, ehm, dobbiamo, mmm, pensare a configurare un menu che tenga conto dei diversi consumi, cioè in sostanza diversi mix energetici che sono davvero differenti. L'altro aspetto, sempre parlando di menu, ehm, è che questo possa cambiare. E mi ricollego alla domanda princ-- alla prima domanda. Ehm, quello che ci arriva sul tavolo, del resto, è anche subordinato alla realtà che ci circonda, alla realtà produttiva e tutto il resto. Ehm, quindi se cambiano le condizioni, come abbiamo detto, cambiano le direttrici di rischio, le condizioni di mercato energetico, è necessario che il nostro menu, che poi ha dato luogo al progetto principale, ovvero il Green Deal, evolva. E forse, ehm, per fare un'Europa più verde ma anche più sicura, è necessario che questo tenga conto delle nuove priorità, nuove esigenze, che quindi trasformi il Green Deal anche in un Security Deal.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E direi che non poteva esserci risposta più chiara. Grazie mille a Giovanni Miraglia, grazie davvero per essere stato con noi. Anche per averci portato questa panoramica internazionale che male non fa. E adesso direi di arrivare a uno dei momenti forse più cruciali anche di questo pomeriggio che è il premio Impresa Sostenibile. Allora per introdurre la cerimonia invito sul palco Loredana Gulino, capo dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale del MASE. Prego.
Loredana Gulino — Capo dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale del MASE
Grazie. Buon pomeriggio. Intanto grazie per l'invito. Porto i saluti del Ministro, del Ministro Pichetto, e vorrei complimentarmi col Sole 24 Ore per questo premio, questo premio Impresa Sostenibile. E mi fa, mi fa piacere Riflettere con voi sulla strategicità del premio. Perché il premio impresa sostenibile è così importante e così strategico? Vediamo un po' il target a chi si rivolge. Si rivolge alle piccole e medie imprese. Abbiamo già sentito come è molto complicato e difficile per le piccole e medie imprese, più che per le grandi ovviamente, uniformarsi a quelli che sono i criteri di sostenibilità, andare verso la sostenibilità. Considerate una cosa importante. Voi sapete tutti che il nostro sistema imprenditoriale, il nervo del nostro sistema imprenditoriale è formato da piccole e medie imprese, anche micro. Dal dopoguerra in poi, in realtà, le nostre imprese hanno fatto grande l'Italia. Un'Italia appunto che è povera di materie prime, però è ricca di ingegno. Quindi noi avremo l'importanza, il piacere di dare questo premio alle nostre imprese che grazie alla loro capacità, resilienza, capacità di innovare e di mettersi, di andare anche in una direzione di innovazione, di innovazione tecnologica, in realtà riescono a supportare, a dare peso al nostro Paese. Questo è un momento importante, noi parliamo di transizione ecologica, transizione ambientale. È un momento in cui le nostre imprese devono un po' modificare i propri stili. Abbiamo sentito, anche dalla professoressa Giovannini, che sostenibilità non è un concetto opposto a competitività, al contrario, va insieme. Però questo, per andare insieme comunque deve essere veicolato alle nostre imprese, no? Quindi il momento in cui noi oggi andremo a dare questi premi alle nostre imprese, faremo anche una cosa importante. Veicoleremo un concetto importante. Voi sapete tutti che nel momento in cui ci sono dei cambiamenti è importante che in-- le aziende, le imprese cambino anche il modo culturale di approcciare il proprio sistema imprenditoriale. Questo premio di oggi che daremo a queste imprese nelle varie sezioni significa anche trasformare un premio in un veicolo culturale, quindi inoculare quella conoscenza sulla sostenibilità alle nostre aziende, quindi dire alle nostre piccole e medie imprese o ai micro, che bisogna capire che la sostenibilità, sia essa ambientale, eh, sia essa economica, diventa una grande opportunità, diventa capacità di rafforzare il proprio sistema sui mercati europei, nazionali, internazionali. Significa avere anche una maggiore capacità creditizia. Significa ancora avere una maggiore capacità di interloquire con gli intermediari finanziari, quindi il premio diventa un veicolo culturale. Ancora, questo premio diventa un'importante vetrina. Oggi noi vedremo sfilare diverse imprese che prenderanno dei premi nelle, nei vari settori di cui abbiamo parlato, nei tre settori fondamentali, ma è una vetrina non fine a se stesso. Cioè vedremo che queste imprese, vedete anche che ci saranno delle micro imprese, che hanno capito, si sono buttati, hanno fatto un passo importante, hanno innovato, ma questo per loro significherà grandi opportunità, anche economiche. Farsi conoscere, dare la possibilità di far conoscere i propri prodotti, quindi significa anche innalzare le proprie capacità competitive. Ed ancora, questo premio significa anche, e costituisce anche, un osservatorio importante. Per chi? Per tutti noi, ma in particolar modo per i decisori politici, per l'amministrazione, perché ci fa vedere a che punto stanno le imprese, le piccole e medie imprese, come diceva appunto, abbiamo sentito. Sono davvero pronti? Sono maturi a fare questo passo verso la sostenibilità? O hanno bisogno di qualcosa, di qualcos'altro, di incentivi, di maggiori incentivi, di sburocratizzazione? Cioè in-- questo premio dà la possibilità veramente al decisore politico di capire come è meglio intervenire. Quindi concludo questa introduzione al premio dicendo-- facendo innanzitutto grandi complimenti al Sole 24 Ore e dicendo che questo strumento, che già è giunto alla quinta edizione, deve continuare perché diventa veicolo importante di diffusione della sostenibilità. Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a Loredana Gulino. E allora proseguiamo con un'altra, eh, riflessione sul ruolo delle imprese e sull'importanza anche di valorizzare tutti i percorsi di sostenibilità che abbiamo visto. Quindi invito sul palco Paola Rusconi, Senior Director Marketing Coordination and SME Business Development, Divisione Banca dei Territori Intesa San Paolo. Prego, facciamo un applauso.
Paola Rusconi — Senior Director Coordinamento Marketing e Business Development Imprese Divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo
Grazie. Buon pomeriggio a tutte e a tutti. Sono molto lieta di poter contribuire a questo pomeriggio. Come Intesa San Paolo è da anni che investiamo come azienda sulla sostenibilità, ma anche vogliamo promuoverla verso, verso le PMI. Questo perché anche il nostro research department, come è stato detto da tanti relatori oggi pomeriggio, ha, ha evidenziato una forte correlazione dei risultati positivi delle aziende, delle PMI che investono in ambito di sostenibilità, rispetto comunque alla crescita del fatturato, l'aumento del valore aggiunto per addetto. Questo perché, eh, spesso si pensa, magari qualche imprenditore pensa in momenti di incertezza, di attendere, di guardare come si evolvono le cose, ma purtroppo abbiamo capito anche in anni, in anni recenti che non investire per le aziende non vuol dire rimanere fermi sulla propria posizione, ma vuol dire perdere competitività. Questo perché considerando lo scenario attuale, comunque con una variazione dei prezzi dell'energia, una variazione anche dei prezzi delle materie prime e un cambiamento dei gusti co-- dei consumatori che comunque vogliono prodotti sempre più sostenibili, ma anche Lo sentivamo anche prima, non sempre vogliono pagarne il prezzo, un prezzo più alto. Allora per le aziende diventa importante capire come agire lato costi e lato comunque capacità di essere sul mercato, su quello che chiedono appunto i consumatori o i loro principali clienti, come le capo filiere. Questo vuol dire quindi andare a pensare come essere più efficienti a livello energetico, come riuscire a coinvolgere meglio i propri dipendenti in ambiti di innovazione, in ambiti di evoluzione dei propri processi. Questo perché comunque sappiamo che avere comunque i propri dipendenti che collaborano in modo più, mmmh, incisivo all'interno comunque dell'azienda vuol dire essere più attrattivi verso i dipendenti, vuol dire comunque riuscire a trattenerli maggiormente e vuol dire riuscire a arrivare a risultati decisamente migliori, coinvolgere il proprio territorio e quindi arrivare ad avere un impatto anche in questo caso maggiore. Questo significa comunque, soprattutto considerando anche i tanti incentivi governativi che ci sono, andare a investire appunto sul rivedere i propri processi, rendere più edifi-- efficienti i propri edifici con l'iperammortamento, con il conto termico 3.0. Ecco, andando a promuovere questi elementi cerchiamo di sensibilizzare le aziende perché comprendano il perché guardare la sostenibilità diventa anche sostenibilità economica. Quindi, oltre a partecipare a eventi come questo e altri eventi per parlare insieme ad altri, perché più facciamo sistema e più riusciamo a far comprendere l'importanza di guardare alla sostenibilità, cerchiamo di dare anche una serie di, di elementi proprio alle aziende, alle PMI, per comprendere il loro posizionamento verso aziende simili, per comunque analizzare la propria situazione, per capire che andare a strutturare anche nella propria-- nei propri elementi contabili anche, eh, una rilevazione dei dati ESG vuol dire poter fare una pianificazione del loro futuro ancora più attinente, con obiettivi che porteranno sempre di più alla competitività dell'impresa. E oltre a questo, eh, facciamo in modo che le aziende che investano possano farlo alle condizioni di accesso al credito migliori. Quindi investiamo insieme alle aziende dando i tassi migliori per chi si impegna a fare investimenti sostenibili e ad essere sostenibile nel futuro sull'ambito ambientale, sociale e della propria governance, dando anche soluzioni concrete. Quindi insomma, questo per Intesa San Paolo è un impegno che portiamo avanti e continueremo a portare avanti. Quindi grazie per l'invito e siamo qui molto volentieri a priva-- a premiare le aziende che hanno evidenziato questo elemento e che vogliono raccontarlo insieme a noi, anche ad altre aziende, per fare in modo che anche altre PMI possano diventare sostenibili e competitive. Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie Paola Rusconi. E allora cominciamo con la consegna dei riconoscimenti. Partiamo dalla prima categoria che è la sostenibilità economica. Beh, la sostenibilità economica, insomma, non si può d'altronde non partire da questo, perché, eh, un'impresa sostenibile deve essere inevitabilmente capace anche di, eeh, creare valore, di creare investimenti e soprattutto di mantenere nel corso del tempo la propria competitività. E allora per questa, eh, categoria chiamerei sul palco la, eh, presidente del gruppo Il Sole 24 Ore, Maria Carmela Colaiacovo, Colaiacovo, pardon. Benvenuta presidente. E chiamerei anche Marina Brogi, professoressa di economia degli intermediari finanziarie presso l'Università degli Studi Milano-Bicocca. Benvenuta. Facciamo un applauso. E allora comincerei con il primo, primissimo riconoscimento della categoria, lo ricordo, sostenibilità economica. Il premio va a Parapri-- Parapini, pardon, Agriculture, società agricola con sede a Settala, in provincia di Milano. E allora invito sul palco Enzo Parapini e Matteo Parapini, soci della società agricola, eh, che ritirano appunto il riconoscimento. Prego.
Paola Rusconi — Senior Director Coordinamento Marketing e Business Development Imprese Divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo
Allora è a me le motivazioni. Congratulazioni. Allora Parapini Agriculture, per aver trasformato una vecchia stalla in un allevamento elettrico alimentato dal fotovoltaico, dove robot mungono le vacche e dosano il cibo per ogni animale. Il 90% dell'alimentazione dei bovini proviene direttamente dai campi dell'azienda. Congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti, complimenti. Foto di rito fatta, complimenti. Proseguiamo, secondo riconoscimento: Progetti del Cuore Srl, società benefit con sede a Reggio Emilia. Prego, chi ritira il premio? Abbiamo... Ok, intanto possiamo leggere la motivazione.
Paola Rusconi — Senior Director Coordinamento Marketing e Business Development Imprese Divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo
Allora Progetti del Cuore Srl di Reggio Emilia, quarantasei dipendenti, per aver costruito un modello in cui le sponsorizzazioni delle imprese locali finanziano servizi pubblici gratuiti e misurabili, dal trasporto per persone con disabilità, con oltre 2.3 milioni di chilometri percorsi, agli screening oncologici. Un esempio di impegno sociale che si autofinanzia.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E direi facciamo un in-- un applauso. Il premio ovviamente sarà nostra premura spedirlo insomma ai diretti interessati. Terzo riconoscimento, sempre categoria sostenibilità economica, Snaptech Srl, impresa con sede a L'Aquila. E allora invito sul palco Michele Spadaro dell'area management accounting che ritira il premio, prego. Per le motivazioni.
Speaker 17
Allora, per aver sviluppato con, come spin off dell'Università dell'Aquila, un processo che produce nanoparticelle in acqua senza solventi tossici e molta meno energia. La, la linea NanoLac, nata da questa tecnologia, è usata nel restauro di monumenti come il Colosseo e a Pompei. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Non male. Complimenti, complimenti. E allora quarto riconoscimento per questa prima categoria. Il premio va a Ecomat Srl by Oltre Materia, con sede a San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. E allora invito sul palco Loris Casalboni, titolare dell'impresa, per il ritiro del riconoscimento. Presidente, con quale motivo?
Speaker 17
Allora, per aver sviluppato l'olio Malta, un materiale per pavimenti e rivestimenti continui con componenti vegetali e materiali di scarto riciclati. Il prodotto è riutilizzabile più volte senza sprechi in cantiere ed è oggi distribuito in quattordici Paesi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti anche a lei. E allora chiuderei con questa prima categoria. Congedo la professoressa Brogi. Grazie professoressa. Mentre la presidente Colaiacovo resta, eeh, con noi. E abbiamo una seconda categoria per quanto riguarda le nostre premiazioni. Chiamerei sul palco di nuovo Paola Rusconi. E la seconda categoria, eeh, diciamo, ha un'altra dimensione fondamentale quando parliamo insomma della sostenibilità, che è inevitabilmente quella sociale. E allora. Lo abbiamo detto tante volte nel corso, eeh, di questa giornata. Parlare di sostenibilità vuol dire sì, parlare di sostenibilità economica, quindi di qualcosa che abbia un impatto, eh, misurabile a tutti gli effetti, ma significa anche parlare di una dimensione sociale, quindi di relazioni, di persone, di esseri umani. E allora, in questa specifica categoria abbiamo quattro realtà premiate e il primo riconoscimento va a Ospedali Dipinti Srl, società benefit con sede a Chieri, in provincia di Torino. Per ritirare il premio os-- abbiamo Silvio Irilli, artista e fondatore di Ospedali Dipinti, che invito sul palco. Prego, facciamogli un applauso. Presidente.
Speaker 17
Allora, per il progetto artistico di umanizzazione degli ospedali presentato all'ONU, in particolare per l'acquario in radioterapia. Nell'ambiente immersivo i bambini restano immobili durante la terapia. Così, per oltre il 70% dei piccoli pazienti non è più necessaria l'asseddazione. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Beh, super.
Speaker 18
Grazie, grazie. Grazie, grazie alla giuria, veramente grazie a Sole 24 Ore. State vedendo alcune immagini del prima e del dopo, no? Che fa capire appunto come diventano questi, questi, questi, questi locali, questi ambienti, dove il nostro obiettivo ovviamente è quello di alleggerire, di allontanare la paura, soprattutto ai bambini, ai piccoli pazienti, al quale sicuramente va, eh, il primo, il primo pensiero. Ai bambini che lottano ogni giorno contro malattie veramente molto, molto gravi e quindi, eh, veramente grazie. Ringrazio anche, mhm, la mia squadra, che è composta da Pier Manager Antonella Marautti, dai miei collaboratori, che mi aiutano ad allestire queste, queste grandi opere. Parliamo di centinaia di metri quadri, dove trasformiamo totalmente, totalmente i reparti e lo facciamo da quattordici anni, grazie anche al supporto delle associazioni, delle fondazioni e delle aziende che consentono di farci realizzare veramente queste, queste grandi opere affinché l'ambiente possa emozionare, possa, eh, stare accanto emozionando ai pazienti e alla cura. Perché il paziente non è solo un paziente, è soprattutto una persona. Grazie, grazie a tutti, grazie a Sole 24 Ore.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a lei, grazie a Silvio Irilli, grazie a Ospedali Dipinti Srl. Proseguiamo quindi con-- pardon, la foto di rito. Perfetto. Proseguiamo con il secondo riconoscimento della categoria sostenibilità sociale. Il premio va a SQ, Società Cooperativa Sociale con sede a Lucca. Ritira il premio Ketty Pierucci, presidente della cooperativa. Prego. E anche, siamo in due, va bene. È il bello della diretta. Diciamo così, dai. Foto di rito e motivazione.
Speaker 17
Per il modello Eco Lab Abile, lavanderie ecologiche inclusive del, nelle RSA toscane, dove trovano lavoro persone con disabilità fisica, psichica e intellettiva. Ha già attivato centoventisette percorsi lavorativi e il fatturato è più che raddoppiato dal 2022 al 2025. Congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti, complimenti davvero. E allora terzo riconoscimento per la categoria va a Le Antiche Mura Srl. Questa volta andiamo ad Empoli. E ritira il palco il-- sì, il palco, scusate, ritira il premio Stefania Caparrini, amministratore delegata dell'impresa. Con quale motivazione?
Speaker 17
Per aver trasformato un'esperienza personale di discriminazione sul lavoro in un modello d'impresa che accoglie donne uscite da situazioni di violenza e persone nello spettro autistico. Si affiancano certificazioni di parità di genere e un innovativo piano di welfare. Congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Congratulazioni. Complimenti. Quarto e ultimo riconoscimento, categoria sostenibilità sociale, Qualization SRL, società benefit, con sede a Milano. Ritira il premio Mathieu Ton, spero di aver pronunciato bene, Tony Jules Meneghini, amministratore delegato e cofondatore di Qualization. Prego, complimenti. Con quale motivazione?
Speaker 19
Allora, per aver messo a punto una filiera che porta nelle baraccopoli dello Zambia cucine efficienti a basso consumo, con molto meno fumo tossico rispetto al carbone vegetale. Hanno già raggiunto oltre 2800 famiglie coinvolgendo anche i produttori locali.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Foto fatta. E allora io ringrazio innanzitutto la presidente Colaiacovo e Paola Rusconi per, per essere stati con noi e passerei a un'altra categoria che è la categoria sostenibilità ambientale, per cui invito sul palco Francesca Posarelli, presidente Piccola Industria Confindustria Toscana, e reinvito sul palco Loredana Giulino per la consegna dei prossimi riconoscimenti. Facciamo un applauso. Peraltro prima di procedere, eh, me lo consentirete, vorrei dare la parola proprio a Francesca perché insomma c'è un ricordo, ecco, da portare avanti.
Francesca Posarelli — Presidente Piccola Industria, Confindustria Toscana
Sì, eh, innanzitutto grazie per l'invito, è un piacere. Porto i saluti anche del nostro presidente Fausto Bianchi, che mi ha delegato a questa importante cerimonia. Sicuramente tutte le parole che abbiamo sentito oggi sono fondamentali, soprattutto per le piccole imprese, perché quando si parla di sostenibilità, che sia sociale, economica o anche ambientale, è molto più semplice quando ci sono le aziende molto strutturate. Sulle piccole, ovviamente, è molto più difficile e mi ha fatto piacere sentire le motivazioni di, di tutte le aziende che sono state premiate precedentemente, perché questo significa che arri-- tutta la parte degli ESG sta arrivando anche all'interno delle piccole imprese. E questo è fondamentale per poter arrivare anche agli obiettivi 2030, che come Confindustria noi stiamo lavorando molto affinché questa informazione e questa formazione arrivi all'interno delle aziende. E quindi per me è un onore essere qua oggi a premiare que-le aziende che, ehm, avranno la, la categoria della sostenibilità ambientale.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, categoria sostenibilità ambientale. Il primo riconoscimento va a Cesare Trucillo SPA, impresa con sede a, a Salerno e ritira il premio Mario Funicelli, responsabile qualità. Benvenuto e complimenti. Motivazione del premio.
Speaker 19
Sì. Per aver messo a punto dal 2021 un processo che recupera la silver skin, la pellicola che si stacca dal chicco di caffè durante la tostatura. Oggi l'azienda ne ce-ne cede circa 11 tonnellate l'anno a un'impresa campana che la trasforma in fertilizzante. Complimenti e congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Congratulazioni. Complimenti. Proseguiamo con il secondo riconoscimento, sostenibilità ambientale. Lo ricordo, la categoria è questa. SNAT Logistica SPA con sede a Campegine, che spero anche in questo caso di aver pronunciato bene, in provincia di Reggio Emilia. Prego. Il premio viene ritirato da Sandro Bolognesi, Chief Compliance e Risk Officer. Con quale motivazione?
Speaker 19
Per aver tradotto il proprio impegno ambientale in interventi concreti, come il relamping dei magazzini, che ha fatto risparmiare 81 kilowatt di potenza. L'azienda ha realizzato un innovativo magazzino automatizzato e un sistema di imballaggi riutilizzabili. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Facciamo un applauso. Grazie mille. E allora, terzo riconoscimento: Crilmat SRL, questa volta la sede a Paderno Dugnano, in provincia di Milano. E abbiamo per ritirare il premio Ivan Calimani, amministratore delegato e cofondatore dell'impresa. Benvenuto e complimenti soprattutto.
Speaker 19
Crilmat, per aver brevettato Recril, una famiglia di materiali plastici ricavati da scarti alimentari come bucce di agrumi, fondi di caffè e vinacce, riducono le emissioni di CO2 fino al 67% rispetto alla plastica tradizionale e la produzione oggi è su scala industriale. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Quarto e ultimo riconoscimento di questa categoria, quindi sostenibilità ambientale, va invece a Altrafo SRL, impresa con sede a Matera. Quindi invito sul palco Rocco Chiechi, general manager, per ritirare il premio. Benvenuto, complimenti. Motivazione.
Speaker 19
Per aver sviluppato Revoltra, un sistema che segnala il surriscaldamento o l'umidità dei trasformatori elettrici tramite materiali che cambiano colore senza bisogno di dispositivi elettronici. Allunga anche la vita utile ai trasformatori già installati. Congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. E allora chiudiamo con questa categoria. Ringrazio Francesca per essere stati con noi, mentre chiedo a Loredana Giulino di rimanere, eeeh, sul, Gulino, pardon, di, di rimanere sul palco perché adesso passiamo a un riconoscimento, diciamo, un po' più particolare, un riconoscimento speciale che è il premio speciale appunto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. È un premio speciale. Diceva è un premio speciale perché richiama proprio, come dire, il rapporto diretto che esiste tra l'iniziativa imprenditoriale, di cui abbiamo visto tantissimi esempi, e soprattutto gli obiettivi della transizione ecologica che, come sappiamo, il Ministero insomma si pone nel quotidiano. E allora il premio speciale del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica va a Alleante Engineering di Alessandro L'Infante, con sede a Celle Ligure, in provincia di Savona. Quindi invito sul palco Alessandro L'Infante, che è il fondatore e il titolare dell'impresa. Loredana ci legge la motivazione.
Loredana Gulino — Capo dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale del MASE
Per l'Oghiro, un sistema che monitora a distanza gli acquedotti di diversi comuni liguri, segnalando perdite d'acqua e di energia. Il sistema è stato esteso al rischio idrogeologico con il progetto Celle Ligure Sicura, utile alle autorità per gestire le emergenze. E non posso oltre.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. E allora non sono finiti i premi, anzi ci aspettano ulteriori due premi, altri due premi, eeh, speciali con cui concluderemo proprio questa giornata, eeh, dedicata al rapporto tra sostenibilità, innovazione, economia e responsabilità. E allora per accompagnarci in quest'ultimo momento richiamerei sul palco la presidente del gruppo Il Sole 24 Ore, Maria Carmela Colaiacomo, a cui farei un altro applauso per essere stata con noi. E allora, eh, innanzitutto le chiederei un commento, insomma, su quello che ha visto finora, su quanti progetti, anche di cui spesso non siamo-- non abbiamo menzione, no, abbiamo visto.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente Gruppo Il Sole 24 ORE
Ma, io, eeeh, penso che la cosa più bella è, è l'emulazione in questi casi per le imprese, perché le, soprattutto le piccole, hanno bisogno di s-- di avere i racconti delle altre imprese per emulare. Quindi processi virtuosi, ri-replicabili, sono il miglior esempio per creare valore.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sono molto d'accordo con lei. Allora il riconoscimento va alla Conserveria ODB ETS con sede a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo. Quindi invito sul palco Sara Rapini, presidente dell'organizzazione, eccola, benvenuta Sara, per ritirare il premio. E chiedo alla presidente di, ovviamente facciamo un applauso, di leggere la motivazione.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente Gruppo Il Sole 24 ORE
Per il laboratorio che unisce l'inclusione di persone con autismo e disabilità intellettiva al recupero delle eccedenze agricole del territorio, trasformate in conserve tipiche toscane. Ai ragazzi coinvolti viene offerta un'esperienza di lavoro in ogni fase della produzione.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Foto fatta. Ancora no. E allora ultimo ri-- riconoscimento di questa edizione del premio Impresa Sostenibile. E il premio va a MG Sport Srl con sede a Milano. Quindi non so se abbiamo chi ritira il premio. Lo abbiamo, sono contenta, perché oggi ci sono stati evidentemente molti cambiamenti. Andrea Trabucco, direttore generale di MG Sport. Presidente.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente Gruppo Il Sole 24 ORE
Per aver organizzato la prima mezza maratona italiana a impatto climatico zero, con emissioni misurate, ridotte e compensate da un progetto di riforestazione nelle zone colpite dalla tempesta Vaia. Un modello esteso ad altri eventi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Congratulazioni. Siamo arrivati, arrivati davvero alla fine di questo forum. Intanto ringraziamo la presidente Colaiacovo per avermi assistita fino all'ultimo. E allora, la mia speranza, insomma, ma quella ovviamente di tutti gli organizzatori del gruppo Il Sole 24 Ore, è quella di aver, eeh, cercato un po' di far capire un, un po' di più, ecco, di quello che cosa-- di quello che vuol dire, scusate, evidentemente neanche io sono più in grado di parlare, eh, sostenibilità. Perché sostenibilità uno pensa spesso a una dimensione che può essere la sostenibilità economica, la sostenibilità sociale, ma evidentemente è un mondo multisfaccettato, un mondo variegato e un mondo soprattutto che vede protagonisti tanti attori, le imprese, i consumatori, inevitabilmente la politica e così via. E c'è una parola su cui vorrei puntare l'attenzione e con cui vorrei chiudere questa edizione del forum che è quella di collaborazione, sinergia, che è una parola che è emersa anche nella mattina di questa, eee, di questo forum questa mattina con i bambini e i ragazzi che sono stati protagonisti. Quindi io direi di continuare, ecco, a pensare a questa parola e a tenerla un po' come mantra, sinergia e collaborazione. E ovviamente vi do il, ehm, appuntamento alla prossima edizione del Forum Sostenibilità 2026, il prossimo anno. Grazie per essere stati con noi.