Sostenibilità, innovazione e comunità: il Forum premia le scuole e rilancia la sfida ecologica
Il Forum Sostenibilità, giunto alla sesta edizione, ha messo al centro la necessità di integrare la sostenibilità in ogni aspetto della vita sociale, economica e urbana, premiando le scuole più virtuose e dando voce a esperti, amministratori e divulgatori che hanno ribadito l’urgenza di scelte collettive e sistemiche per affrontare la crisi climatica.
La crisi climatica come realtà innegabile e la centralità delle relazioni
Alice Pomiato, content creator specializzata in sostenibilità ambientale, ha aperto i lavori sottolineando che “la crisi climatica è una realtà innegabile” e che le decisioni prese oggi saranno determinanti per il futuro. Pomiato ha invitato a superare l’eco-ansia e a lavorare su consumi consapevoli e cittadinanza attiva, puntando su una coscienza ecologica collettiva. Ha richiamato l’interconnessione tra ambiente, società ed economia, come indicato dall’Agenda 2030, e ha citato lo studio di Harvard sulla felicità, che ha seguito 700 persone per 90 anni, evidenziando come “la qualità delle relazioni sia il principale fattore di felicità, non il successo o il denaro”. Secondo Pomiato, la sostenibilità deve essere integrata in ogni ambito della vita e i green jobs saranno imprescindibili. Ha invitato a collaborare più che competere, promuovendo la circolarità e la rigenerazione, come nell’agricoltura rigenerativa, e a vedere il futuro come frutto delle scelte e delle domande di oggi.
Sostenibilità come limite e stimolo all’innovazione
Gabriella Greison, divulgatrice scientifica, ha ribadito che la sostenibilità non serve a “salvare il pianeta”, ma a preservare le condizioni per la vita umana. Greison ha spiegato che la sostenibilità si fonda sulle leggi della termodinamica: “nessuna produzione senza consumo di risorse, nessuna trasformazione senza conseguenze, e non esiste un ‘fuori’ dove buttare gli scarti”. Ha criticato il modello economico lineare, basato sull’illusione di risorse e spazi infiniti, mentre il pianeta ha limiti fisici. “I limiti non sono solo ostacoli ma stimoli all’innovazione”, ha affermato, sottolineando che la sostenibilità va integrata in tutte le strategie, non relegata a “ultima slide”. La transizione ecologica, secondo Greison, richiede cambiamenti sistemici e non solo iniziative isolate. Ha inoltre sottolineato che il futuro non è solo responsabilità dei giovani: “chi ha oggi potere decisionale deve agire subito”. Ai giovani ha rivolto l’invito a pretendere scelte politiche e aziendali all’altezza dei dati e a non accettare la delega degli adulti, ricordando che ogni sistema può cambiare stato, ma superata una soglia critica, tornare indietro è difficilissimo.
Immaginazione e “future thinking” per la sostenibilità
Graziano Ciocca, divulgatore scientifico, ha posto l’accento sul ruolo dell’immaginazione nell’innovazione e nella sostenibilità, citando esempi storici di tecnologie prima considerate “assurde” e poi diventate realtà, come la posta pneumatica, la domotica e le città senza auto. Ha introdotto il concetto di “future thinking” e l’importanza di allenare la capacità di immaginare futuri possibili, anche attraverso esercizi di pensiero per assurdo. Ciocca ha citato il caso di Barcellona e dei suoi superblocchi come esempio di soluzione innovativa nata da un cambio di prospettiva, e ha richiamato la necessità di una “fantastica” accanto alla logica per progettare una realtà migliore. Ha invitato a pensare alla felicità collettiva e a immaginare soluzioni che ancora non esistono.
Roma: strategie urbane per la transizione ecologica
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale, ha illustrato le priorità della città in materia di sostenibilità. Ha evidenziato che il 53% delle emissioni di CO2 a Roma deriva dagli edifici e il 33-35% dal traffico veicolare. Le strategie principali sono quindi la riduzione delle emissioni degli edifici, attraverso efficienza energetica e solare, e delle auto, promuovendo meno auto, più trasporto pubblico e mobilità attiva. Gualtieri ha annunciato che nei prossimi 5-6 anni tutte le 1.500 scuole di Roma saranno dotate di pannelli solari, con comunità energetiche che permetteranno di condividere l’energia prodotta anche per fini sociali. Roma sta inoltre piantando un milione di alberi, rispetto ai 350.000 attuali, aumentando la permeabilità dei suoli e adattando le infrastrutture alle nuove condizioni climatiche. Il sindaco ha introdotto i “rifugi climatici” nei cinema e, in futuro, nelle scuole con aria condizionata per proteggere le persone fragili durante le ondate di calore. Ha richiamato il concetto MAST (Mitigazione, Adattamento, Societal Transformation) e l’importanza della partecipazione comunitaria, attraverso comunità energetiche e orti urbani. Gualtieri ha raccontato esempi di trasformazione urbana, come la pedonalizzazione e la conversione di strade in parchi, nati dall’ascolto dei cittadini, sottolineando che la sostenibilità può migliorare la qualità della vita e rafforzare la comunità.
La sostenibilità come scelta di coraggio e gentilezza
Padre Enzo Fortunato, direttore della Rivista Piazza San Pietro, ha sottolineato il passaggio dai “rifugi atomici” ai “rifugi climatici” come segno della nuova emergenza causata dall’uomo. Ha invitato i giovani a usare il voto per scegliere chi tutela il loro futuro e ha richiamato il Manifesto di Assisi, che invita ad affrontare con coraggio la crisi climatica e a costruire una società civile e gentile. “Coraggio significa agire con il cuore”, ha spiegato, raccontando una storia per evidenziare che la vera ricchezza è nelle relazioni, nella natura e nella comunità, non nella tecnologia o nei beni materiali. Ha invitato a non lasciarsi “addormentare” dalla tecnologia e a mantenere il desiderio di un mondo migliore.
L’impatto delle azioni quotidiane e il ruolo della comunità
Francesco Giorda, attore comico, ha sottolineato la gravità della situazione ambientale, attribuendo la responsabilità a tutti, e ha proposto 101 suggerimenti per cambiare le abitudini quotidiane e salvare il pianeta. Con un esperimento pratico, ha dimostrato quanto spreco d’acqua avviene lavandosi i denti con il rubinetto aperto: in 3 minuti si consumano 4-5 litri d’acqua, che in una famiglia di 4 persone equivalgono a 18.000 litri l’anno. Giorda ha evidenziato la “sindrome della goccia nel mare”, cioè la tendenza a sottovalutare l’impatto delle azioni individuali, e la “sindrome del supereroe”, che porta a non agire se non si può fare tutto da soli. Ha invitato a fidarsi degli altri e a collaborare come comunità.
L’impegno delle aziende: il caso Veolia
Alessandro Greppi, responsabile Sostenibilità & Purpose di Veolia Italia, ha illustrato il ruolo dell’azienda nella trasformazione ecologica. Veolia opera in 5 continenti con 300.000 dipendenti nei settori acqua, rifiuti ed energia; in Italia conta 3.000 dipendenti, gestisce 14.000 edifici, 180 siti industriali, 200 impianti di trattamento acque e 33.000 tonnellate di rifiuti l’anno. Negli ultimi anni, Veolia ha investito 30 milioni di euro in 330 scuole di 80 comuni italiani per efficientamento energetico e produzione di energia rinnovabile, ottenendo circa la metà degli investimenti tramite incentivi. Gli interventi hanno riguardato isolamento termico, sostituzione di impianti di riscaldamento con caldaie a condensazione e pompe di calore, illuminazione a LED e sistemi di controllo automatico; in alcuni casi sono stati realizzati edifici NZEB (Nearly Zero Emission Building). Greppi ha sottolineato il ruolo fondamentale degli studenti e delle scuole come stakeholder per la sostenibilità aziendale e la necessità di sviluppare competenze tecniche, organizzative e sociali per il futuro.
Premi alle scuole: innovazione, inclusione e partecipazione
Il Forum ha visto la consegna dei premi Scuola Sostenibile a numerosi istituti. Maria Carmela Colaiacovo, presidente del Gruppo Il Sole 24 ORE, ha premiato la scuola primaria Paravicini di Vittorio Veneto per un assistente digitale creato con intelligenza artificiale per includere persone con Alzheimer, l’Istituto Comprensivo Rapallo Zoagli per l’orto didattico trasformato in laboratorio di comunità e autoproduzione di carta botanica riciclata, e la scuola primaria Umberto I San Nicola di Bari per il progetto “Il viaggio di una t-shirt: sulla filiera del cotone e l’economia circolare”. Francesca Carbone, direttore generale del Ministero dell’Istruzione, ha premiato l’Istituto Comprensivo Aldo Moro di San Felice a Cancello per la trasformazione di materiali di scarto in un’opera artistica ispirata a Klimt, l’Istituto Comprensivo terzo Briosco di Padova per il progetto di rigenerazione hardware/software, il Lycée Chateaubriand di Roma per un percorso educativo sull’acqua, e l’Istituto Comprensivo Milani di Terracina per un laboratorio di giardinaggio con oltre 300 piante autoctone e nettarifere in 5 anni.
Alessandro Greppi ha consegnato il premio al Liceo Marconi di Foligno per il progetto Eco Tracker, all’Istituto di Ariano Irpino per la proposta di legge “Un gesto, un impatto”, all’ITIS Leonardo da Vinci di Carpi per la stazione gratuita di riparazione biciclette, all’Istituto Volta-De Gemmis di Bitonto per il prototipo Eolo Venturi che estrae acqua dall’umidità dell’aria. Il premio Veolia è andato all’Istituto Comprensivo Nicolai di Roma per il progetto “Città Ideale Sostenibile”.
Premi speciali sono stati assegnati all’Istituto Severi di Arezzo per il Piedibus cittadino, all’Istituto Leonori di Roma per Green Space, all’Istituto Giulio Natta di Bergamo per “Giovani Caregiver”, e all’Istituto Dimo di Taviano per il progetto “Legalità”.
Il futuro della sostenibilità passa dai giovani
Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore, ha ricordato che il premio Scuola Sostenibile è nato “non per moda ma per convinzione”, anche quando il tema era meno popolare, e ha confermato che l’iniziativa continuerà anche il prossimo anno. Tamburini ha sottolineato che parlare di sostenibilità oggi è “surreale” a causa delle 60 guerre in corso nel mondo, che causano danni ambientali enormi, ma ha ribadito l’impegno del Sole 24 Ore nel promuovere la sostenibilità. “I giovani sono il futuro dell’Italia”, ha concluso.
Trascrizione integrale
Angelica Migliorisi — Giornalista
Buongiorno, buongiorno a tutte e tutti. Benvenuti e benvenute al Forum Sostenibilità 2026 del Sole 24 Ore. Siamo qui all'Auditorium Parco della Musica di Roma, che ringrazio anzi per averci ospitato. E un benvenuto particolare a voi, quindi alle ragazze e ai ragazzi che sono venuti qui, magari anche da più parti, eeeh, d'Italia, ai loro insegnanti. Io mi presento brevemente, sono Angelica Migliorisi, sono una giornalista appunto del Sole 24 Ore, vi terrò compagnia in questa prima parte del forum, quindi in questa, eeeh, mattinata. Sarà un evento molto, molto denso, molto, molto pregno, ve lo preannuncio. Il titolo d'altronde anche lui è molto, molto evocativo: dalle scuole alle imprese, una sfida intergenerazionale. Ed è proprio da qui che abbiamo deciso di partire, cioè da questa sfida intergenerazionale, quindi dai giovani e, eh, dalle giovani. La domanda, in particolar modo da cui partiamo è: che tipo di mondo vogliamo lasciare alle nuove generazioni che, eh, appunto, si troveranno, ahimè, volente o nolente, insomma un mondo anche un po', eh, più sbagliato rispetto a quello che avremmo voluto sicurame-sicuramente costruire quando io stessa ero giovane. E parleremo di, eh, ambiente, parleremo di sostenibilità, parleremo, eh, di scienza, di responsabilità. Inevitabilmente parleremo, eh, di futuro, ma lo faremo anche con un pizzico di ironia. Non faccio spoiler, ma ci saranno anche dei momenti molto, molto divertenti. Eh, soprattutto daremo spazio ai giovani e alle scuole che si sono più distinte, eh, nel cercare di, eh, fare di quella parola sostenibilità qualcosa di concreto, dei progetti davvero concreti. E lo faremo attraverso la consegna del Premio Scuola Sostenibile. Cominciamo proprio dal primo intervento che vede protagonista Alice Pomiato, Environmental Sustainability Content Creator. Benvenuta Alice, prego.
Alice Pomiato — Environmental sustainability content creator
Buongiorno a tutti e a tutte. Io sono Alice e lavoro come content creator e formatrice sulle tematiche di sostenibilità. Allora, più avanti. Eccoci qua. Allora partiamo con una cosa, eh, semplice e banalissima che però ci accomuna tutte e tutti. Ogni mattina ci svegliamo, guardiamo fuori dalla finestra o guardiamo sullo smartphone e pensiamo: che tempo farà oggi? Che cosa mi aspetta questa mattina? Ma se, ehm, questa domanda la ampliamo e proviamo a guardare più in là, nel futuro, diventa molto più grande, diventa enorme. La domanda diventa: che clima farà in questo mondo quando io sarò una persona più adulta? E questa domanda porta con sé diverse altre domande, più che delle risposte. Eh, ci viene da chiederci come mi vesto per oggi, ma anche come mi attrezzo per quel mondo che sta arrivando, per quel mondo che mi aspetta, che mi dovrà accogliere. Noi stiamo infatti vivendo una crisi climatica. Non è una cosa che possiamo negare ed è una cosa che ci attende e ha bisogno di vederci preparati. Eh, una crisi climatica ci richiede di farci delle domande molto specifiche e molto oneste. Che cos'è il mio potere fare in questo contesto? Come posso partecipare a quello che sta accadendo e come posso rendermi parte della soluzione e non rimanere inconsapevolmente parte del problema? C'è un formatore americano che si chiama Anthony Robbins, eh, di cui voglio citarvi una quote che mi piace tantissimo, dice: la qualità della vostra vita dipenderà dalla qualità delle domande che sarete capaci di farvi. E queste sono delle domande molto importanti che dobbiamo portare con noi in questo viaggio. Questi sono gli scenari, tre scenari che abbiamo per il nostro futuro. La comunità scientifica ci dice possiamo lavorare come abbiamo sempre fatto, possiamo im-impegnarci egregiamente, possiamo fare del nostro meglio. Quello che sarà il mondo di domani dipenderà dalle decisioni che noi prenderemo oggi, coraggiose o meno. E insieme a queste tre domande e a questi tre scenari, sicuramente abbiamo tre certezze ad accompagnarci: la certezza che vivremo in un clima sempre più caldo e dobbiamo farci i conti, la certezza che dovremo impaga-imparare a navigare nell'incertezza e anche nelle contraddizioni, e la certezza che le decisioni che noi prenderemo oggi e nei prossimi anni saranno determinanti nel creare il mondo e plasmarlo in cui noi andremo a vivere. Sappiamo che abbiamo davanti una sfida enorme e che chi è venuto prima di noi e chi sta lavorando oggi sta facendo del proprio meglio. Siamo passati dal business as usual al cercare dell'es-di essere sempre più verdi, sempre più green. Stiamo parlando tantissimo di sostenibilità. Quello che dovremo fare è continuare ad alzare l'asticella e capire come sistemare e rigenerare il mondo che ci è stato consegnato e in cui noi vogliamo vivere e quello a cui poi lasceremo a chi verrà dopo di noi. Teoricamente siamo qui perché dovremmo rendere il mondo un posto migliore per chi verrà dopo di noi. Noi infatti sappiamo da, dall'Agenda 2030 e, e da tutto quello che ruota intorno alla sostenibilità, che la sostenibilità non è un qualcosa che è solo ambientale, è sociale ed è una rete di interconnessioni che si tesse dove tutto è collegato in un effetto domino. Eh, l'ambiente, le società, le economie, è tutto interconnesso e quello che è in nostro potere fare da persone è lavorare il più possibile su i consumi e sulla cittadinanza attiva. Sappiamo che, eh, è una sfida durissima e che diverse persone, giovani o meno giovani, spesso si trovano bloccate e paralizzate dall'eco-ansia e da dei pensieri bui pensando a quello che ci attende, dicendo: "Cavolo, ma la situazione è veramente, è veramente dura, io, eh, faccio fatica a vedere uno spiraglio di luce". Ecco, dobbiamo sapere che qualsiasi generazione ha le sue sfide. Chi ci ha preceduto ha visto il buio, ha visto le tenebre, ha avuto le sue sfide da, da superare e semplicemente la sfida della nostra generazione è davvero grande ed è quella della crisi climatica. E prima noi prenderemo atto di questa cosa, prima riusciremo a lavorare su questo e a capire che questo è quello che ci attende e, ehm, le storie finiscono bene proprio perché ci sono sempre delle sfide e dei viaggi dell'eroe che ci chiedono di superare tutto questo e vedere poi gli spiragli di luce. Ehm, io so benissimo dal, dal mio lavoro come content creator e formatrice che la domanda che più mi è stata fatta in questi anni, a cui ho cercato di trovare risposta anche attraverso il mio lavoro, è di aiutare le persone a capire che ruolo avere in questo contesto. La domanda che mi è stata fatta di più è: "Alice, io ho capito che stiamo vivendo una crisi climatica, ho capito che abbiamo bisogno di essere più sostenibili e di impegnarci, ma io non so da dove partire, non so da dove cominciare, non so che cosa fare". E quindi inevitabilmente noi dobbiamo partire da noi stessi, dal nostro ruolo di individui. Dobbiamo fare un lavoro sicuramente personale, di crescita proprio personale, per creare una coscienza ecologica che tocca tutto quello che tocchiamo nella nostra vita, dai consumi a quello che decidiamo di comprare, di non comprare, le scelte che facciamo e le scelte che non facciamo. Ma la sfida è ricominciare a pensarsi oltre l'io, cioè il fatto che noi non dobbiamo tenere sulle nostre singole spalle i pesi e i mali del mondo, ma che siamo una collettività, un gruppo di persone che deve unirsi per degli obiettivi comuni. Ed è un qualcosa che forse negli ultimi anni abbiamo perso, cioè il pensare non solo a noi, a co- cosa possiamo fare noi da soli, ma cosa noi possiamo fare insieme a tante altre persone diverse ma con obiettivi comuni. Perché quello che c'è da proteggere è la nostra casa comune e il modo in cui noi vivremo in questa casa nei prossimi anni. Infatti questa sfida, non so se l'avete mai vista sotto questo punto di vista, l'Agenda 2030, non con i 17 obiettivi raccontati per compartimenti stagni, ma come parte circolare di un qualcosa di molto più grande e complesso che è intersecato e collegato. E questo ci richiede proprio un lavoro di gruppo a più livelli, dall'alto al basso. Volendo parlare del più grande lavoro di gruppo, eh, che ci aspetta nei prossimi anni, vorrei anche citarvi il più grande studio mai condotto sulla felicità. E questo per me è molto importante, ci aiuta a tirarci fuori dal buio. Nel 1938 l'Università di Harvard ha iniziato e avviato il più grande studio scientifico mai fatto, e più lungo, su-- della storia dell'umanità sulla felicità. Cosa ha fatto? Ha preso delle persone della vostra età, in età adolescenziale, le ha seguite per quasi 90 anni, 700 persone, e, eh, le ha seguite facendogli delle domande e capendo come andava la loro vita per capire effettivamente che cosa rende felici le persone nel corso della vita. Che cosa ha scoperto questo studio? Magari a noi viene spontaneo pensare: "Sicuramente la felicità la fanno i soldi e il successo". Quello che questo studio scientifico ci ha raccontato, invece, è stato diverso. Ci ha raccontato ovviamente i soldi e, ehm, la soddisfazione, la realizzazione personale hanno un ruolo importante, ma ci servono soprattutto a garantirci i nostri bisogni base, quindi ad avere un tetto sopra la testa, ad avere un lavoro dignitoso, accesso al cibo, accesso all'educazione, la possibilità di, di comunicare e rapportarci con le altre persone. Quelli sono i bisogni base e devono esserci per garantirci una base di felicità. Ma se quelli ci sono, ogni grado superiore di successo e di soldi non fa veramente la felicità delle persone. Lo studio scientifico ci racconta che su queste 700 persone seguite per oltre 90 anni, per, per 90 anni, quello che ha fatto veramente la differenza e la felicità nella loro vita è stata la qualità delle loro reti relazionali. Che cosa significa? Che quando noi ci sentiamo sicuri, supportati e abbiamo e coltiviamo delle relazioni di qualità, quello fa tutta la differenza nel rendere la nostra vita felice e degna di essere vissuta. E questa cosa la dobbiamo tenere molto bene a mente, perché significa che in un mondo interconnesso la felicità degli altri è anche la nostra felicità. E tutto quello che sta al di fuori di noi è capace di tornarci positivamente indietro come un boomerang. Noi siamo degli animali sociali, infatti siamo fatti per essere interconnessi e siamo parte dell'ambiente in cui viviamo. Quindi tutto quello che riguarda l'ambiente che ci circonda e come stiamo e come stanno le persone che ci circondano è importante perché è un lavoro, è un filo a doppia mandata che non ci rende delle isole scollegate da tutto quello che ci circonda. Quello che, eh, dobbiamo riprendere a livello di, di consapevolezza e di, di potere è capire che ci sono delle decisioni individuali che noi possiamo prendere, che sono in nostro potere e, e che possiamo proprio decidere di fare o non fare delle cose per andare in una direzione. E ci sono anche delle azioni che non sono in nostro potere nel momento in cui sono esclusivamente individuali, ma abbiamo bisogno di allearci con le persone per perseguire degli, degli obiettivi che sono sistemici, che sono collettivi, soprattutto in una sfida così grande che è letteralmente planetaria. E questo da un lato ti dà tantissimo potere e dall'altro anche ti fa stare tranquillo e tranquilla dicendo: "Ok, io non devo, eh, portare il peso di tutto questo sulle spalle", perché sono delle sfide molto grandi che, che ci attendono. Sappiamo che abbiamo due parole chiave per i prossimi anni: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Mitigazione significa che noi dovremo cercare di scongiurare quanto più possibile di peggiorare la situazione per appunto evitare di vivere in un mondo sempre più caldo che mette a repentaglio le reti della vita, umane, vegetali, animali. E adattamento, cioè che noi ci dovremo adattare ad un mondo che cambia. Il mondo sta cambiando, il clima sta cambiando, chi siamo noi per non cambiare in, in evoluzione a questo? E parlando di evoluzione... Ah no, scusate. E, e per questo ci dobbiamo attrezzare. Abbiamo bisogno di strumenti che siano sia materiali, pratici, ma anche culturali. Abbiamo bisogno di creare una coscienza ecologica che noi poi portiamo in qualsiasi ambito della nostra vita, che sia la scuola, il lavoro e le relazioni. Anche perché quando trattiamo di sostenibilità trattiamo di tutto quello che noi possiamo toccare e vedere. Parlando di evoluzione, eh, c'è questa citazione che viene attribuita a Darwin, ma in realtà è un po' una sintesi delle sue idee che è stata fatta quando lui se n'è andato, che dice: "La specie più forte o quella più intelligente non è quella che è sopravvissuta, è quella che si è meglio adattata". Le specie che noi vediamo oggi sono quelle che si sono adattate ad un clima e a delle condizioni che cambiavano. E questo dobbiamo tenerlo a mente. Non è l'esercizio di potere, non è la, la persona che pensa di essere più intelligente dell'altra, è proprio l'adattamento alle condizioni che cambiano, che permette alle specie di progredire e di restare in vita. E questa cosa è molto interessante perché noi parliamo sempre, eh, di biodiversità vegetale e animale, di flora e di fauna, ma noi dentro questa stanza e fuori da questa stanza siamo biodiversità umana e ce lo dobbiamo ricordare, questo è il nostro grande potere. Cosa significa? Che dentro questa stanza non c'è una persona che è uguale a un'altra. Tutte e tutti voi avete dei corpi diversi, delle menti diverse che lavorano in modo diverso, avete dei sogni, delle propensioni, delle competenze completamente differenti. E questa è la vostra grande forza. Vuol dire che dentro questa stanza ci sono delle persone che nei prossimi anni vorranno essere a capo di aziende oppure vorranno lavorare dietro alle quinte e non avere i riflettori addosso. Ci saranno delle persone che saranno più intellettuali e vorranno usare la loro testa per seminare delle idee e ci sono delle persone che invece sono più manuali, si trovano meglio a lavorare concretamente nelle cose. Siamo tutti diversi e questa cosa è rassicurante, perché vuol dire che c'è un ruolo per ognuno di noi in questa grande sfida, in questo grande lavoro di gruppo che ha bisogno di essere portato avanti a più livelli. Sappiate che noi abbiamo già tantissime soluzioni a disposizione per mitigare e adattarci alla crisi climatica. Abbiamo bisogno però di capirle, di sceglierle, di implementarle e di portarle avanti in qualsiasi ambito della nostra vita. Come vi dicevo prima, a scuola, quello che sarà il lavoro, a livello relazionale, ovunque noi effettivamente abbiamo potere di migliorare la situazione. Oggi ho selezionato delle parole chiave che vorrei portaste con voi oggi e nei giorni a venire per quando dovete pensare a, a che cosa c'è da fare e che cosa c'è da tenere in mente quando, eh, dobbiamo pensare a qual è il, il ruolo nostro durante una crisi climatica. Questo è il forum della sostenibilità e io vi invito a scegliere e a studiare le tematiche di sostenibilità perché saranno imprescindibili nei prossimi anni. In un mondo che vive una crisi climatica, qualsiasi cosa voi deciderete di fare, che decidere- decidiate di diventare dei professori o di gestire un'azienda o di fare agricoltura o pannelli solari, nulla prescinderà dalla sostenibilità. E studiatela, appassionatevi, chiedete che sia integrata in qualsiasi cosa voi f- facciate perché, eh, va applicata a qualsiasi ambito della vita, è assolutamente imprescindibile. I lavori del futuro, i famosi green jobs, eh, saranno una conseguenza. E se voi avrete l'ambizione di creare qualcosa che verrà lasciato a qualcun altro, ricordatevi che dovranno essere beni e servizi veramente utili a migliorare la vita delle persone, delle comunità e dei territori. Ricordatevi di collaborare più che competere, perché in un mondo interconnesso noi da soli non andiamo proprio da nessuna parte. Abbiamo bisogno di capire dove possiamo mettere insieme le nostre competenze e le nostre forze per andare nella direzione di un futuro vivibile e comune. Circolarità perché riparare, rigenerare, condividere saranno la nuova normalità economica. Non sarà più un tema di prendo tutto quello che posso prendere, lo uso, lo getto e faccio finta che finisca nel dimenticatoio. Tutto quello che succede nella Terra rimane nella Terra e rimane nella Terra dove voi vivrete, quindi è qualcosa che vi riguarda. Rigenerazione perché abbiamo, abbiamo, le s-- le, le generazioni prima di noi hanno preso molto più di quello che potevano restituire alla Terra e la nostra grande sfida è capire come faccio a creare delle cose che siano capaci non solo di generare cambiamento, ma anche di restituire più di quello che viene preso. Un esempio che per me è lampante è l'agricoltura rigenerativa. Quando noi ad esempio, ehm, coltiviamo i legumi, i le- i legumi sono azoto fissatori, rigenerano il terreno nel momento in cui noi li stiamo coltivando. Infatti s- vengono spesso usati nelle, nelle rotazioni delle colture e quello è un modo di fare rigenerazione, però proviamo a portarlo in qualsiasi altro ambito, ci riusciremo. Il limite è l'immaginazione. Cosa significa? Che tutto quello che voi vedete succedere adesso non è immobile, non èèè statico, non può non essere messo in discussione, può essere cambiato. Cioè immaginatevi come le cose possono migliorare in ogni ambito, si può fare. Per cui adesso io chiudo e vi dico: il futuro non è scritto per forza nelle previsioni climatiche, nei libri di scienze. Il futuro è quello che noi stiamo scegliendo di fare o non fare oggi. Quindi il futuro sta nelle domande che deciderete di farvi e nella qualità di queste, di quelle che farete ai vostri professori, alle persone che vi circondano e a come voi coltiverete la voz- la vostra rete relazionale, la vostra rete della vita. Le reti della vita sono tante su questo pianeta e vi riguardano. Quindiii ecco, che adulti vogliamo essere per questa Terra e dentro questa Terra? Grazie e buon lavoro.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie. Grazie mille. Grazie mille Alice. Ecco, grazie ad Alice perché ci ha permesso anche un po' di iniziare a immaginare, no, questo fantomatico, eh, futuro. Adesso però è arrivato il momento anche di guardarlo da una prospettiva un po' diversa che è la prospettiva della scienza. Darei quindi il benvenuto a Gabriella Greison, divulgatrice scientifica. Benvenuta. Prego.
Gabriella Greison — Divulgatrice scientifica
Ciao ragazzi, come state? Bene, dai. Avete chiesto la password del Wi-Fi? No, eh, sì, vi ho visto. Allora, la prima cosa che dobbiamo sapere sulla sostenibilità è che al pianeta non interessa minimamente la sostenibilità, eh. La Terra ha circa quattro miliardi e mezzo di anni, ha attraversato glaciazioni, eruzioni, collisioni, estinzioni di massa. Ha visto scomparire i dinosauri e nascere l'essere umano che nel giro di pochissimo tempo ha inventato la ruota, la scrittura, la finanza derivata e il messaggio vocale di otto minuti, eh. Non tutto il progresso procede nella stessa direzione, mi sembra di capire. La Terra continuerà a esistere anche senza di noi. Magari con temperature differenti, oceani più alti, ecosistemi trasformati e una distribuzione della vita completamente diversa. Ma il pianeta non ha un contratto con la specie umana, non ci ha garantito il rinnovo automatico. Quando diciamo dobbiamo salvare il pianeta quindi utilizziamo una formula molto generosa nei nostri confronti. Sembra che la Terra sia finita su un materassino al largo di Rimini e noi stiamo arrivando con il pedalò a salvarla. Non dobbiamo salvare il pianeta, dobbiamo preservare le condizioni che permettono alla nostra civiltà di vivere con il pianeta. Che è meno eroico ma molto più preciso. La sostenibilità non è un favore che facciamo alla natura. Non è mettere una borraccia di acciaio nello zaino e aspettare che il ghiacciaio del Monte Bianco ci mandi un cuore su Instagram. È il tentativo di rispondere a una domanda molto concreta: come può un sistema economico continuare a funzionare senza distruggere le condizioni fisiche dalle quali dipende? Perché l'economia può discutere, la politica può rinviare, la comunicazione può cambiare il titolo della presentazione da transizione ecologica a strategia rigenerativa e aggiungere una foglia verde in copertina, ma la fisica no. Io sono fisica, una fisica di formazione. Tutto questo, eh, che vi racconto è dal punto di vista della fisica. La fisica è quella persona insopportabile che alla fine della riunione dice: "Va bene tutto, ma i conti non tornano, eh» e ha portato pure i dati. La sostenibilità comincia dalle leggi della termodinamica. Ah, bravi ragazzi, siete arrivati anche voi, vi aspettavamo. Allora, la prima legge della termodinamica ve la ricordate, no? Ci dice che l'energia non si crea e non si distrugge, si trasforma. È una legge bellissima, ci rassicura. Nulla scompare veramente, eh, tranne lo stipendio tre giorni dopo il bonifico, ma quello, quello subisce una trasformazione così rapida che la fisica sta ancora creando il mediatore, cercando il mediatore. L'energia resta, ma cambia forma. Possiamo trasformare l'energia chimica di un combustibile in calore, il calore in movimento, il movimento in elettricità. A ogni passaggio però una parte dell'energia diventa meno disponibile per compiere lavoro utile. Si disperde sotto forma di calore ed entra in scena così la seconda legge della termodinamica. La seconda legge dice che ogni trasformazione reale aumenta l'entropia complessiva. In parole semplici, nessun processo è perfettamente efficiente, nessuna macchina restituisce tutta l'energia che riceve nella forma che desideriamo. Una parte si degrada. È la legge che governa i motori, le centrali e il nostro frigorifero. Ed è anche la legge che governa il cassetto dei caricabatterie, no? L'ordine può trasformarsi spontaneamente in caos, il caos non si trasformerà mai spontaneamente nel cavo giusto per il vostro telefono quando lo state cercando. Per ottenere ordine dobbiamo spendere energia, sempre. E questo significa che non esiste produzione senza consumo di risorse, non esiste trasformazione senza conseguenze, non esiste una macchina perfetta e non esiste un'economia completamente separata dalla materia. Possiamo spostare i numeri da una colonna all'altra, ma la materia rimane. Possiamo esternalizzare un costo, non possiamo esternalizzarlo dall'universo. Non esiste un fuori in cui buttare le conseguenze. Io penso che uno dei pos-- passaggi della vita adulta è quando uno capisce che buttare via non vuol dire eliminare dall'universo, vuol dire semplicemente spostare in un'altra parte. Finché non arriva, eh, il modello economico industriale degli ultimi secoli, che è stato sempre lineare, no? Estrarre, produrre, utilizzare, eliminare. Prendiamo materiali dalla natura, li trasformiamo in prodotti, utilizziamo quei prodotti per un tempo più o meno lungo e infine li gettiamo. Il sistema, eh, questo può funzionare soltanto a una condizione: immaginare che le risorse siano infinite e che lo spazio destinato agli scarti sia altrettanto infinito. Due infinità al prezzo di una. Neppure Amazon Prime arriva tanto. Ma il pianeta è finito. Non finito nel senso spacciato, finito nel senso matematico. Possiede confini, quantità limitate di alcune risorse, ecosistemi con tempi di rigenerazione, un'atmosfera che non si espande in base alla necessità del fatturato. Possiamo far crescere un valore economico, non possiamo ordinare una seconda atmosfera con consegna entro le 22:00. La sostenibilità nasce dal riconoscimento di questo limite e noi abbiamo un rapporto complicato con i limiti. Li interpretiamo come ostacoli, rinunce, divieti. Se qualcuno dice limite, immaginiamo subito la domenica ecologica, il termosifone a 19 gradi e una cannuccia di carta che si scioglie nel bicchiere prima che abbiamo finito la Coca Cola. E dunque-- ah, benvenuti anche a voi. Quanti siete adesso, in questa coda infinita? Oh, meno male siete arrivati. La cannuccia, quindi, è diventata il capro espiatorio della transizione ecologica. Secoli di industrializzazione, alla fine il cittadino se la prende con un cilindro di cellulosa lungo 20 centimetri, no? È un po' assurdo, no? Basta cannucce di plastica. Ma in fisica il limite non è soltanto ciò che ci impedisce di fare qualcosa, è ciò che ci costringe a diventare più intelligenti. Il limite della velocità della luce ci ha obbligati a ripensare lo spazio e il tempo. L'impossibilità di osservare contemporaneamente con precisione assoluta alcune grandezze ci ha costretti a cambiare la nostra idea di realtà. Il problema della radiazione emessa dai corpi caldi ha aperto la strada alla fisica quantistica. Io mi occupo di fisica quantistica. Quindi ogni volta che la natura ci ha detto: "Non puoi pensare in questa maniera", la scienza non si è fermata e ha oltrepassato questo limite, ha inventato un nuovo modo di pensare. Ecco perché la sostenibilità non dovrebbe essere raccontata come una dieta collettiva. Ce la raccontano così: la dieta della civiltà occidentale. Meno energia, meno consumi, meno libertà, una triste insalata scondita mentre la Cina ordina la carbonara, eh. La sostenibilità non è una sfida di innovazione. Significa ottenere più valore utilizzando meno materia e meno energia. Progettare oggetti che durino, possano essere riparati, smontati, recuperati, costruire sistemi nei quali lo scarto di un processo diventi la risorsa di un altro. Significa passare dall'idea di estrazione all'idea di circolazione. La natura lo fa da miliardi di anni. In, in un ecosistema non esiste il concetto di rifiuto permanente, la materia circola. Ciò che per un organismo è uno scarto, diventa nutrimento per un altro. Il carbonio, l'azoto, l'acqua attraversano tutti dei cicli. La natura non possiede il bidone dell'indifferenziata e non ha mai ricevuto una multa dall'AMSA. Questo non significa che dobbiamo imitare romanticamente ogni processo naturale. La natura produce anche vulcani, parassiti e zanzare, tre progetti sui quali il comitato qualità avrebbe potuto intervenire. Significa osservare il principio, però. In un sistema capace di durare, la materia non percorre una strada lineare verso una discarica, circola. Una società sostenibile è una società che smette di produrre. È una società che impara a produrre senza consumare. Cioè non è una società che smette di produrre, è una società che impara a produrre senza consumare il proprio futuro come se fosse una carta di credito senza plafond. E qui arriviamo al punto decisivo: la sostenibilità è il passaggio a un modello differente. Per anni l'abbiamo, eh collocata nella parte finale delle presentazioni aziendali. Prima strategia, ricavi, mercati, tecnologia, poi ultime tre slide, sostenibilità, fotografia di una foresta, mani che tengono una piantina, bambino visto di spalle, succede sempre. Quel bambino è cresciuto e sta ancora tenendo la stessa piantina del 2007, eh. La sostenibilità non può essere l'ultima slide, deve diventare il criterio con cui costruiamo tutte le altre. E dunque, il pianeta non legge i bilanci delle aziende, prima o poi presenterà il conto. E la fisica quantistica nasce proprio dal problema di energia. Alla fine dell'800 i fisici studiano la luce emessa dai corpi caldi, un corpo caldo può essere anche il sole, e, e dice che c'è un problema rispetto alla fisica classica, che dice che il grafico è fatto in una certa maniera, il sole emette in una maniera differente da quello che dice, dicono i dati. Ve lo dico molto semplicemente per farvi capire. Così, eh i fisici si sono messi a pensare a un nuovo-- a delle nuove equazioni che spiegassero il fenomeno appunto dei corpi caldi, e da lì è nata la fisica quantistica. La fisica quantistica, e di conseguenza, nasce da una piccola lettera H, la costante di Planck. Da lì nasce poi l'energia, poi, eh crescono Heisenberg, Schrödinger, Dirac, Pauli e tutti gli altri. E tutto quello che racconta la fisica quantistica è che, eh ogni cosa è in relazione con qualcos'altro. Siamo immersi in sistemi complessi. E la luce e la materia rappresentano lo stesso concetto. Sono composti da, eeeh, onde o particelle a seconda dell'osservatore. Insomma, ci sono delle regole che scardinano il luogo comune nella fisica quantistica. E tutto quello che, che fa è mettere in discussione quello che è stato invece il concetto di fisica classica. Ci sono, in questi sistemi complessi di cui vi racconto qualcosa, dei piccoli interventi isolati che producono effetti limitati. Possiamo moltiplicare progetti simbolici, campagne e buone intenzioni, ma se ciascun intervento non possiede l'energia, le risorse, la coerenza necessaria a superare una soglia, il sistema resta esattamente dove si trovava. Molta luce, nessuno elettrone. La transizione ecologica quindi non avverrà sommando all'infinito iniziative scollegate. Avverrà quando tutto questo funzionerà all'unisono: innovazioni, infrastrutture, investimenti, regole, comportamenti raggiungeranno insieme la soglia necessaria a modificare l'intero sistema. Ma andiamo avanti, perché voglio arrivare al punto che, eh così come fanno i quanti, quindi diventa una specie di grande metafora, così come fanno i quanti che, eh insieme, eh o gli elettroni, per farvi un esempio più pratico, l'elettrone non si può vedere da solo e capire che posizione ha e che velocità possiede. Ma se lo guardi nel complesso, invece, in un oggetto con tantissimi elettroni, riesci a-ad applicare le regole della fisica classica. Perché fanno sistema. E questa regola di fare sistema la possiamo applicare anche al nostro mondo. Se guardiamo la Terra dallo spazio vediamo una sfera blu sottile, apparentemente tranquilla, senza confini, mercati, filiere. Vediamo proprio un unico sistema. L'a-l'atmosfera non riconosce le frontiere. Una molecola di anidride carbonica, messa in un luogo, modifica la composizione dell'atmosfera globale, non si ferma alla dogana e non presenta il passaporto. E così il clima, eeeh, alla stessa maniera, non conosce la sovranità nazionale. Non dice: "Questa emissione è italiana, qui rimane sopra Piacenza, qua siamo, eh dalle parti di Roma". Eh, meno male che non è così. La Terra è un sistema complesso, proprio come gli elettroni. E tutto quello che fanno i sistemi complessi è che non si possono guardare i singoli elementi, ma bisogna seguire le connessioni. E inoltre la sostenibilità richiede una nuova idea di tempo. Il tempo della fisica non coincide con il trimestre scolastico, per esempio. Il carbonio emesso oggi resta nel sistema climatico abbastanza lungo da influenzare decenni e generazioni. Un'infrastruttura costruita oggi determina consumi e comportamenti per anni. Una scelta tecnologica crea dipendenze, competenze e filiere. Ogni decisione contiene una durata. E, e tutto quello che noi facciamo oggi, naturalmente, ha un'influenza sul futuro. Il futuro non comincia quando hai 30 anni, comincia già alla vostra età, nel momento in cui vi fate delle domande su come possi- come possiamo cambiare le regole che abbiamo intorno per un futuro più sostenibile e per salvaguardare quello che abbiamo intorno. Dunque, voi ragazzi non siete quelli che si devono accollare da soli il futuro del pianeta. Quindi state tranquilli, non sentitevi questa responsabilità. Questa storia per cui i giovani dovrebbero salvarci è diventata molto comoda per gli adulti. Gli adulti costruiscono per decenni un sistema fragile, consumano risorse, rinviano le decisioni e poi consegnano ai ragazzi una borraccia, una bicicletta e una missione. Adesso sistemate tutto voi, siate creativi. Eh no, non funziona così. È come lasciare la cucina devastata dopo una cena di 40 persone e dire al più giovane: "Però tu hai molta più dimestichezza con la lavastoviglie, quindi lava tutto tu". No, i giovani non devono riparare da soli il mondo ricevuto dagli adulti. Chi oggi dirige un'impresa, un'istituzione, una banca, un'università o un mezzo di comunicazione possiede risorse e potere decisionale. Il potere non è soltanto la possibilità di scegliere, è la responsabilità di non consegnare ad altri il costo delle proprie scelte. La responsabilità individuale conta in questa storia, ma la responsabilità non cresce soltanto con le buone intenzioni, cresce anche con il potere che ab-abbiamo di modificare il sistema. E dunque chi può cambiare una filiera, chi può orientare milioni di euro, chi può progettare una città. Tutto questo diventa fondamentale per pensare a quello che ci aspetta. Ma vado avanti. Siamo tutti esseri umani, no? Purtroppo questo è l'unico modello disponibile. Ma la nostra forza è un'altra, è la vostra ancora di più. Non avete investito tutta la vita nel difendere il sistema esistente. Potete osservare alcune abitudini degli adulti e metterle in discussione. Perché un oggetto deve essere progettato per rompersi? È una domanda che dovete farvi. Perché acquistare deve essere più semplice che riparare? Perché lo scarto di un processo non può diventare la materia di un altro? Perché il successo di un'impresa dovrebbe essere separato dalla qualità del sistema nel quale opera? Ca-cambiate il punto di vista, ragazzi, con nuove domande, ora mi sto strozzando, con nuove domande. Perché le soluzioni si trovano così. E-e poi servono fisici, ingegneri, chimici, economisti, comunicatori, designer, biologi e imprenditori. Perché la transizione non è opera di una singola disciplina. È troppo complessa per esserlo, ma è opera di tutti e quindi insieme bisogna, eh, andare nella stessa direzione. Quindi non, non possia- non posso lasciarvi con la frase: "il futuro è nelle vostre mani". È una frase apparentemente bellissima, ma contiene una delega. Il futuro è già nelle mani di tutti noi. È questa la frase. Soltanto che alcune mani oggi possono firmare investimenti, modificare strategie, finanziare ricerche e cambiare intere filiere. Altre stanno ancora prendendo appunti e voi state prendendo appunti. La responsabilità di chi decide è costruire un mondo nel quale voi ragazzi possiate utilizzare il proprio talento- no, no, no, grazie. Per creare, non soltanto per riparare. La responsabilità quindi sarà fare le domande giuste, ragazzi. Le domande giuste, dai quanti al pianeta. La fisica ci consegna un messaggio ben preciso: niente è davvero isolato, ogni trasformazione ha un costo, ogni effetto entra in una rete, ogni piccolo elemento quando diventa coerente con gli altri, può cambiare il comportamento dell'intero sistema. Per questo, quello che adesso spetta veramente a voi è continuare a mettere in dubbio quello che gli adulti hanno già fatto, ragazzi. Non dovete salvare il pianeta al nostro posto, non dovete sentirvi in colpa per ogni doccia che fate, ogni volo che prendete, ogni confezione di plastica che buttate, mentre chi possiede il potere di trasformare intere filiere continua a perdere tempo. Voi dovete studiare, ragazzi, dovete capire e fare domande. Dovete immaginare soluzioni che noi non abbiamo ancora visto, ma soprattutto dovete pretendere, pretendere dalla politica decisioni all'altezza dei dati, dalle imprese investimenti all'altezza delle promesse, dalle istituzioni scelte che vadano oltre la prossima scadenza elettorale e dagli adulti la responsabilità di non scaricare su di voi il costo della propria immobilità. La fisica è chiarissima: ogni sistema può cambiare stato, ma quando supera una soglia critica, tornare indietro può diventare difficilissimo. E allora, ragazzi, dovete pretendere da oggi chi governa, dirige, investe, produce e decide di correre ai ripari. Non domani, eh, oggi, adesso, perché il futuro sarà vostro, ma il tempo per proteggerlo è ancora nelle mani di chi oggi ha il potere di farlo. In bocca al lupo ragazzi, ciao.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie.
Gabriella Greison — Divulgatrice scientifica
Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a Gabryella Grayson, anche per questo monito finale. Direi, l'avevo preannunciato, insomma, che ci sarebbe stato anche un momento un po' più, come dire, divertente, ironico, sempre ovviamente all'insegna, eh, del cercare di capire cosa fare, no, per il nostro futuro. Quindi farei un applauso a Graziano Ciocca, divulgatore scientifico de La Fabbrica.
Graziano Ciocca — Divulgatore scientifico
Buongiorno. Ah, io sono il motivo per cui avete dei cartellini in mano. Ce l'avete in mano? Alzi il cartellino chi ce l'ha. Alzi il cartell- abbassate, alzi il cartellino chi si è appena reso conto di averlo. Alzi il cartellino chi non se n'era reso conto ma vedendo gli altri che votavano l'ha alzato adesso. Perfetto. Alzi la mano chi viene da Roma. Alzi la mano chi viene dalla Campania. Lo sapevo che c'era dietro di me, sentivo che parlavano alla docente al- con del voi, professoressa, dovete spingere qui. Benissimo. Siamo qua per parlare oggi con questi cartellini. Vi voglio chiedere una votazione. In particolare, che è successo? Ecco qua, perfetto. Se io vi dicessi: nel futuro camminerai per strada guardando un piccolo pezzo di vetro mentre compri una casa e parli con una persona in Australia, alzi il cartellino chi trova questo- questo scenario assurdo. Nel futuro incredibile. Qualcuno lo trova... Chi è che dice: "Ma già lo facciamo"? Questa cosa, questo pezzo di vetro che si chiama smartphone, che ci permette di parlare con l'Australia, che ci permette di fare-- comprare una casa, ma anche di farci un selfie, per esempio, è un pezzo di vetro, ce l'ho in mano, è molto più tecnologico ovviamente, ma quando sono nato io c'era il telefono che mettevi il dito dentro la ghiera e faceva trrr e dovevi fare un numero alla volta. Adesso un computer, una calcolatrice, un registratore, uno stereo stanno tutti in questo pezzetto di vetro. Il futuro non possiamo immaginare come sarà. L'hanno nominata questa parola immaginazione sia Alice Polmiato che Gabriella Grayson prima di me, forse è il filo conduttore. E se io dicessi che una persona, prendiamo una persona a caso del 1907, dicesse: "Posso far volare le mie lettere sottoterra senza l'intralcio del traffico in superficie". Chi dice che questa cosa è assurda, alzi la mano. Chi invece pensa che sia una cosa plausibile far volare le lettere sottoterra? Bene, perché questa cosa è esistita, la posta pneumatica. Infilavi questi, questi contenitori con la posta dentro sottoterra e venivano risucchiati oppure spinti con dell'aria compressa da una parte all'altra. A New York, un tratto che ci voleva in carrozza a fare quaranta minuti, portava una lettera con un tubo sotterraneo in sette minuti. A Roma erano previsti dodici chilometri di tubi di posta pneumatica. E poi? Nel 1980 abbiamo superato questa tecnologia. Abbiamo buttato tutto? No, perché in realtà li abbiamo usati per metterci i fili della fibra ottica. Qualcosa che è stato inventato per un motivo, poi viene reinventato, riusato per un altro motivo. Non possiamo sapere quello che è utile o non utile oggi, cosa sarà domani. Il limite, come diceva Alice prima, è l'immaginazione. Il futuro, attenzione, non nasce soltanto dalle tecnologie, nasce soprattutto dalla capacità di immaginare anche cose assurde. Questo assurdo, qui-quindi che vuol dire, fuori dalla realtà, una cosa che uno non ci pensa normalmente. Proviamo a fare un esercizio di immaginazione assurda. Perché dobbiamo dire questo auditorium è lungo, non lo so, settanta metri? Proviamo a pensare un'altra misura, unità di misura. Secondo voi quante scarpe è lungo questo teatro? Mille. Che numero? Il trentasei o il quarantaquattro mio, che dite? Oppure quaranta, trentasei. Bene, ambo. Quanti cucchiai è alto il vostro compagno? Facciamo cucchiai, no cucchiaini da tè. Tre, sempre trenta, va. E quanti cioccolatini ci sono da qui a Milano? Ma chi l'ha detto che l'unità di misura debba essere i chilometri? Gianni Rodari l'avete mai sentito nominare? Favole al telefono l'avete mai sentito nominare? Gianni Rodari ci dà la soluzione all'ultima domanda. A inventare i numeri contenuti nelle favole del telefono, la distanza Roma-Milano in cioccolatini non la sappiamo, ma può essere in mille chilometri nuovi, un chilometro usato e sette cioccolatini. Perché non dovrebbe essere corretta come unità di misura? Gianni Rodari aveva un'immaginazione incredibile. E allora proviamo a fare come faceva lui. Proviamo tre tecniche di immaginazione assurda, capovolgere le cose. E se A per un giorno diventasse B, cosa succederebbe? O esageriamo. E se questa cosa da piccola a così la rendessi grossa così? Oppure pensiamo qualcosa che nella realtà attualmente non è possibile oggi. Facciamo un esempio concreto. Siete tutti più o meno alunne e alunni, no? Allora che cosa succederebbe se fossero gli studenti a dare i voti agli insegnanti? C'avete paura eh, guarda, guarda come stanno. Qualche professoressa annuisce e dice: "Eee". Ma, ma chi l'ha detto che non si possa fare? Magari voi diventerete il futuro ministro o ministra della scuola e potrete fare questa cosa. Io all'università votavo i miei professori, c'era una scheda, quindi non è detto non si possa fare. E se la scuola durasse cento ore al giorno? Ma chi l'ha detto che un'ora dura un'ora? E se cento ore io dicessi che è un secondo, allora vi piacerebbe? Ah, lo vedete? Vedete che allora cominciamo a entrare nell'ottica. E se i libri potessero leggere i pensieri degli studenti, alzi il cartellino chi gradirebbe questa cosa. Alzi il cartellino chi invece avrebbe paura di questa cosa. Sapete cosa state facendo? State provando a pensare i futuri possibili. Perché metti che qualcuno inventa l'ultima tecnologia. Come sarà? Una cosa bella una cosa brutta? O sarà tutte e due? Pensate, c'è chi per lavoro fa questo: immaginare tutti i futuri possibili, non il migliore o il peggiore. Se questa cosa oggi va così, domani cosa potrebbe diventare? O quest'altro, guardate quante strade si diramano. In California c'è l'Institute for the Future, cioè l'Istituto per il Futuro. Questo future thinking vuol dire cominciare a provare a pensare di qualcosa che ancora non è accaduto. Avreste mai previsto che oggi mentre parlavo io, si sedesse il sindaco di Roma in prima fila? Io l'avevo previsto perché avevo letto il programma. Ciao sindaco. Il futuro quindi consiste nel darsi la possibilità di immaginare qualcosa che ancora non sappiamo vedere o realizzare. In passato qualcuno ha detto: "Pensate un po' se un giorno gli elettrodomestici della casa, come il frigorifero o il termostato, o la lavastoviglie, parlassero tra di loro". Bello. Chi pensa che è assurda questa cosa? Chi pensa che ce l'ha a casa in questo momento? Chi ha un'app per controllare adesso se la lavastoviglie ha finito È una cosa che esiste, la domotica, l'Internet of Things. Un giorno qualcuno ha detto: "Quanto sarebbe bello se l'uomo imparasse a volare". Gli hanno riso contro. Oggi che facciamo? Voliamo. E secondo voi, questa esagera un pochino, ma stiamo parlando di esagerazione, secondo voi in passato qualcuno ha preso in giro gli altri perché si lavavano le mani? Ma che stai facendo? Alzi il cartellino chi pensa che è assurdo, è stato pensato che fosse assurdo lavarsi le mani. Ma che stai dicendo? Ma che è questa cosa? Siamo nel 1840 a Vienna, le donne partoriscono all'ospedale e moltissime donne muoiono di febbre puerperale, cioè dopo il parto le donne si ammalano e muoiono. Arriva questo medico ungherese, provate un po' a leggere come si chiama. Come se avessi accettato. Semmelweis, Semmelweis. Fa caso, dice: "Ma perché muoiono così tante donne? Non può essere che dare la vita porti la morte. È una cosa... La possiamo risolvere". Fa un po' di studi e vede che in un certo reparto le donne morivano di più. E perché? Era lo stesso reparto dove i medici arrivavano dopo aver fatto l'autopsia alle donne morte. Quando una persona muore, si fa l'autopsia per vedere di cosa è morta. E allora queste persone andavano lì, non esisteva il concetto di disinfettarsi le mani perché banalmente non sapevamo cosa fossero i microbi. Magari era, non lo so, l'aria cattiva, la sfortuna, gli astri. E allora Semmelweis dice: "Guardate che in questa sala, dove arrivano i medici che hanno fatto l'autopsia, muoiono più persone. Ma non è che c'è qualcosa di invisibile che ancora non conosciamo?" Lo sapete che gli hanno risposto? "Semmel, ma che stai dicendo? Dai, su, per favore, vai a lavorare". E lui dice: "No, usiamo una soluzione di calce clorurata, uccidiamo qualsiasi cosa perché lo sappiamo, quella lì la mettiamo nei posti dove serve tenere un po' più l'igiene". L'hanno preso in giro. Oggi chiamiamo la reazione di Semmelweis reagire a qualcosa che ha una sua credibilità, ma rifiutandola perché contraddice quello che già sappiamo. Semmelweis aveva ragione, aveva intuito che ci fossero, per assurdo, delle cose invisibili e pericolose che però potevano far annullare o diminuire le morti. Ci provò e le donne cominciarono a non morire più. Oggi guardate che non è Semmelweis, non è lavarsi le mani, ma lo facciamo anche per altre cose. Chi ha detto che dobbiamo andare in macchina da A a B? Guardate questa GIF pubblicata dal Washington Post. Cosa sono le persone in una strada, questa di Seattle, se sono in automobile, senza automobile, su tre autobus o sulle bici? Ho capito, ma come faccio a Roma a spostarmi con una cosa del genere? Barcellona ha fatto dei super blocchi, cioè ha preso degli isolati, di solito sono tre per tre, cioè tre condomini per tre condomini, un quadrato, e ha detto: tutte le strade della griglia interna, come quando giochiamo a filetto, il tris, non rendiamo più possibili l'accesso per le automobili, si fa solo a piedi. Lì togliamo proprio l'asfalto e ci facciamo le piazze e possono accedere solo i residenti. E invece le strade intorno si corre via veloce e le macchine possono accedere lì. Ho capito, ma il traffico così aumenta. Se gli togli tutte le strade interne, invece sapete che è successo? Si parla di evaporazione del traffico. Cioè le persone nel momento in cui vedono che la città è diventata più vivibile, hanno abbandonato l'automobile, ne prendono di meno, prendono i mezzi pubblici. Ovviamente il comune supporta questo, ma se qualcuno fosse arrivato a Barcellona e non avesse detto: "Proviamo a rendere un po' più accessibile a piedi la città?" E guardate, lo stiamo facendo anche qua a Roma. Lo facciamo a Milano, a Torino, la città dei 15 minuti. È arrivato qualcuno che ha immaginato una cosa assurda. Siamo una società... Ma come fai a Roma a muoverti senza macchina? Eh, non lo so. Proviamo a immaginarlo. Questa è una soluzione. Gianni Rodari amava molto questo... Novalis, che ha detto: "Se avessimo anche una fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare". Siamo addestrati nella scuola a usare e premiare la logica, il quoziente intellettivo. Alzate il cartellino se l'avete mai sentito nominare. Io sono un punteggio di 90, di 135. Siamo abituati alla logica, ma quando cresciamo ci disabituiamo a immaginare, inventare. Ecco, se noi cominciassimo ad allenare questa nostra immaginazione, queste ipotesi per assurdo, potremmo immaginare delle cose che ancora non esistono. Attenzione, non sto dicendo che l'immaginazione è scappare dalla realtà. È il contrario, è un allenamento per provare a immaginare una realtà migliore. Non è scappare ma affrontarla con la fantasia. Ecco perché Novalis parla di fantastica e Gianni Rodari lo amava moltissimo. E allora adesso vi lascio con questo. Pensate a voi stessi nel futuro, perché di questo stiamo parlando oggi. Cosa vi renderebbe felici? E adesso guardate il vostro vicino alla vostra destra o alla vostra sinistra, guardatelo negli occhi. Cosa potrebbe fare felice lui o lei? Non solo noi, ma noi come collettività. Pensatelo un attimo. Ce l'avete? Vi siete fatti un'idea? Bene, se siete riusciti adesso a immaginare anche solo una piccola cosa per assurdo, allora avete già iniziato il viaggio per migliorare il futuro. Grazie mille.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie. Grazie a Graziano Ciocca. Quasi standing ovation, eh, ho quasi percepito una standing ovation. Grazie per averci scaldato il pubblico. Abbiamo parlato di presente, abbiamo parlato, eh, di futuro. Ovviamente quando parliamo, eh, di un tema come quello della sostenibilità non possiamo non pensare alle città, perché sono le città, eh, i luoghi, gli ambienti in cui, eh, si, eh, come dire, si plasmano e si vivono le principali sfide legate in particolar modo alla sostenibilità. Penso alla mobilità, all'energia, alla qualità dell'aria, ma insomma ce ne sono tantissime. Ma le città sono anche i luoghi in cui si possono effettivamente sperimentare delle soluzioni innovative, ecco, per migliorare il nostro prese-presente, la nostra vita quotidiana e quindi il nostro futuro. E visto che siamo a Roma, devo dire, sono molto felice di dare il benvenuto al sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri. Benvenuto.
Roberto Gualtieri — Sindaco di Roma Capitale
Da qua? Bene. Bene. Buongiorno, buongiorno. Un carissimo saluto innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi per essere qui. Un ringraziamento al Sole 24 Ore. Saluto il direttore, l'amico Fabio Tamburini, la amministratrice e tutto il personale, le persone, eh, perché è importante che un giornale che si occupa di economia aiuti a riflettere di temi così importanti e lo faccia soprattutto con un focus sui giovani. La lezione che ho ascoltato era fatta molto bene perché noi effettivamente in questo momento abbiamo bisogno di immaginare le cose come potrebbero essere e non sono. E poi spesso si scopre che, eh, che queste soluzioni funzionano, so- soprattutto se sono immaginate ovviamente insieme ai cittadini e tenendo presente alcuni dei bisogni di oggi. Noi oggi abbiamo bisogno nelle nostre città, per rimanere al tema, di fare due cose fondamentali: di ridurre le emissioni di CO2, che sono la causa del cambiamento del nostro clima e che a sua volta produce il caldo fortissimo nei mesi estivi, ma anche le bombe d'acqua quando piove, in pochissimo tempo cade tanta acqua, pro-- ma anche la siccità, ma anche l'erosione delle coste. Cioè tanti fenomeni che rendono più complicato vivere e che possono avere un impatto sul nostro futuro drammatico. Allora la prima cosa da fare, che nel gergo tecnico si chiama mitigazione, è quello di ridurre le emissioni di CO2, eh, da parte di tutti i, le cose che le emettono. A Roma le emissioni di CO2 sono per circa il 53% dagli edifici, dalle case, e per circa il 33-35% dalle macchine. Poi un altro po' viene da altre cose, dalle fabbriche, dai rifiuti, dall'agricoltura. Ma insomma il grosso, i due grandi blocchi sono gli edifici, perché il riscaldamento soprattutto, e, eh, le automobili. Quindi le due cose che bisogna fare, le prime due cose che bisogna fare, sono: ridurre le emissioni degli edifici e quindi il più possibile spostare a, eh, all'e-all'energia solare e a una maggiore efficienza energetica i nostri edifici, e ridurre le auto che usano combustibili fossili e ridurre anche il numero di auto, perché come quella bellissima immagine aveva fatto vedere, se, eh, le stesse persone, invece di stare tutte ognuna in un'auto, usano il trasporto pubblico o si muovono in parte a piedi, in parte in bicicletta, non solo si emette molto di meno, ma c'è anche meno congestione, quindi a sua volta il traffico è più scorrevole e quindi quelli poco-- quei pochi che poi magari devono andare in macchina perché ci devono andare per ragioni che non possono fare a meno, a loro volta inquinano di meno perché non c'è costantemente un, un, un, un caos di circolazione, quella famosa evaporazione del traffico come, come è stato ricordato. E quindi noi, come tante città, poi ci-- ogni tanto ci riuniamo come sindaci e scopriamo che facciamo tutte le stesse-- facciamo tutti le stesse cose. Cerchiamo poi-- abbiamo anche tutti le stessi che ci dicono: "No, non dovete farlo, le piste ciclabili non le usa nessuno, perché le vedete". Ma le usano in pochi perché ce ne sono poche o perché sono sbagliate? Io-- a-a-- e quindi poi è importante che i ragazzi, eh, s-siano molto impegnati in questi temi perché ci aiutino, perché spesso quando noi per affrontare questi due grandi problemi, che sono appunto le, le emissioni di CO2 degli edifici e quelle delle auto, ci occupiamo, ad esempio per quanto riguarda il traffico, di aumentare il trasporto pubblico e di consentire alle persone di muoversi in sicurezza anche a piedi e in bicicletta, spesso abbiamo delle resistenze, delle opposizioni, dice: "Ma no, non vogliamo". Poi in realtà dopo un po' tutti sc-scoprono che è molto meglio. E quindi noi stiamo finalmente dotando Roma di una rete di piste ciclabili adeguata alla, alla nostra città, come tutte le altre città europee stanno facendo. Chi viaggia in Europa lo vede dappertutto. Noi semmai abbiamo un problema che ne abbiamo poche, non che ne abbiamo troppe, ne abbiamo molte meno di tutte le altre città europee. E quindi dobbiamo fare una cosa abbastanza, abbastanza normale, ma spesso ci si scontra sempre un po' con una resistenza a cambiare, anche per l'abitudine. Poi allora noi facciamo degli studi e scopriamo, perché adesso si può tracciare il traffico, si può scoprire quanti veicoli che tragitto fanno, che la maggior parte del traffico è per spostamenti inferiori al chilometro. E quindi tante persone prendono la macchina anche un po'-- parte in una città così grande, in alcuni casi è in-è indispensabile, non si può fare a meno, ma in molti casi la si prende anche un po' per un'abitudine a prenderla pure per fare uno spostamento molto piccolo, ma magari anche perché non c'è un tragitto pedonale sicuro, tranquillo, un attraversamento. E quindi bisogna anche rendere più attraente, confortevole la mobilità a piedi e la mobilità, eh, ciclabile, facendo delle piste sicure, belle, con dei bei colori, eh, protette come quelle che stiamo facendo, oppure facendo degli attraversamenti pedali-pedonali rialzati, i marciapiedi più larghi, più verde, insomma rendendo anche più confortevole lo spostamento a piedi. E quindi le due cose che bisogna fare per abbattere quel 33% di emissioni delle auto è: più trasporto pubblico, più trasporto elettrico, più autobus elettrici, più tram, più metropolitane, più spostamenti a piedi, più spostamenti, eh, in bicicletta. E anche, questa è la-- veniva ricordata la c-- questo concetto di un architetto, Carlos Moreno, l'ha inventato e tante città lo stanno seguendo, la città dei 15 minuti, che non significa avere tutti un piccolo elicottero per spostare, arrivare in 15 minuti ovunque, soprattutto una città come Roma che è grande-- Mo-- Roma, pensate, è grande 12 volte Parigi e non mi ricordo quante volte ancora di più di Barcellona. Quindi una città veramente gigantesca. Ma significa portare i luoghi dove bisogna andare più vicini alle persone, quindi portare nei quartieri i servizi, non avere solo quartieri dormitorio, quartieri uffici, quartieri shopping, ma avere in ogni quartiere, vicino dove ci si può andare in 15 minuti, appunto, un asilo nido, una biblioteca, un'aula studio, una postazione di coworking, un parco, un'area fitness, un centro sportivo, un luogo dove-- un museo, magari, dove possibile. Insomma, avvicinare i servizi ai cittadini, non solo per evitare le persone di essere costretti a fare un viaggio di chilometri per qualsiasi bisogno, ma anche per vivere meglio, per vivere meglio il proprio quartiere come una comunità. Perché poi tornerò a questo aspetto che è quello più importante. Sugli edifici quello che dobbiamo fare è spos-- è fare lo spostamento al solare. Prima questo era un investimento, adesso in realtà conviene. Adesso siamo in un momento straordinario perché, come vediamo anche dalla famosa discussione del prezzo della benzina, noi paghiamo tantissimo per questi combustibili fossili che, tranne che in piccolissima parte, non produciamo e dobbiamo importare a carissimo prezzo perché ci sono le guerre, i conflitti, lo Stretto di Hormuz e questo e quest'altro. Abbiamo una fonte solare, una fonte energetica meravigliosa, che ce ne abbiamo anzi più di tutti che è il sole, che produce un'energia che non solo è pulita e quindi non emette CO₂ e quindi non fa cambiare il clima, ma anche costa oggi meno. E quindi se si incentiva e si sostiene la, eh, l'effi-l'efficientamento energetico, sia con degli edifici che disperdono meno calore, sia con delle fonti di alimentazione che dal gas passano al solare, a un mix di geotermico, solare, un po' di gas, insomma, si riduce, si abbatte in modo drastico non solo le emissioni di CO₂ e quindi si salva il clima, si salva il pianeta, si salva la specie umana, ma soprattutto anche si fa questo contemporaneamente risparmiando. E quindi noi stiamo incentivando le comunità energetiche. Per esempio, abbiamo fatto un regolamento per fare in modo che sui tetti delle scuole dove voi andate si possano fare delle comunità energetiche anche con un meccanismo che è molto, eh, interessante perché le scuole, voi lo sapete, sono chiuse il fine settimana e sono chiuse l'estate. Che sono-- e quindi cosa, cosa, cosa avviene se si fa uno-- se si mette i pannelli solari sopra il tetto di una scuola? Che durante gli orari della scuola l'energia, eh, la produce il sole, non la produce il gas. E poi si va a avere anche un po' più di riscaldamento, un po' più di aria condizionata. Noi adesso ne abbiamo già fatte circa 200, ma delle 1.500 scuole abbiamo un piano che nei prossimi cinque, sei anni le avremo rifatte tutte, tutte il 100% coi pannelli solari. Ma inoltre, essendo chiuse d'inverno-- essendo chiuse d'estate e il fine settimana, quei giorni i pannelli continuano a produrre energia e quei giorni si può anche condividere per progetti sociali, per affrontare il problema della povertà energetica, per aiutare chi è più in difficoltà. E quindi abbiamo consentito alle, alle, alle associazioni del volontariato e il terzo settore di gestire queste comunità energetiche, di utilizzare il surplus di energia a favore, diciamo, in parte per risparmiare il costo della bolletta, quindi noi risparmieremo anche come amministrazione, avremo più soldi per fare altre cose più importanti, ma anche per, eh, sostenere chi è più in difficoltà. Quindi, eh, le, la tecnologia è cambiata così tanto che quello che prima poteva esse-essere scambiato come un lusso, adesso è una cosa che fa risparmiare, oltre che fa bene all'ambiente. E quindi questo è la prima delle cose che dobbiamo fare. L'altra, altrettanto importante, è l'adattamento, perché purtroppo il clima sta già cambiando, è già cambiato e quindi noi non dobbiamo limitarci a fare in modo che non cambi ancora, che non peggiori ancora di più e magari un giorno a fare un po' tornare indietro, ma stiamo parlando di un lavoro che ci vorrà tantissimo tempo, perché oggi purtroppo l'umanità non sta seguendo il piano che si era dato di riduzione delle emissioni. L'Europa è tra i pochi che fanno la sua parte, non del tutto, ma è più avanti, ma altre parti del mondo non fanno per niente la loro parte. Ma noi dobbiamo anche proteggerci, adattarci a quello che sta già avvenendo. E quindi qui ci sono altre operazioni che bisogna fare. Una, per esempio, è quella di aumentare la permeabilità dei suoli, quindi depavimentare. Un'altra è quella di mettere più alberi. Noi stiamo piantando un milione di alberi a Roma, che sono tantissimi, perché gli alberi pubblici di proprietà di Roma Capitale sono 350 mila, quindi fondamentalmente stiamo passando da 350 mila alberi- Pubblici, poi ci sono gli alberi privati, chiamiamoli così, a un milione e trecentomila alberi, eh privati qui-- e pubblici. Quindi una, una rivoluzione che da sola equivale alla, al-al-all'es-- assorbire le, la CO2 di tantissime auto, di centinaia di migliaia di auto che circolano. Ma gli alberi non solo aiutano anche alla mitigazione perché assorbono la CO2, quindi riducono i mutamenti climatici, ma aiutano all'adattamento perché riducono il caldo d'estate e quindi sono molto importanti per contrastare le isole di calore. Quindi depavimentazione, alberature e tanti altri interventi che riguardano l'acqua per esempio. Oggi le nostre fogne non sono progettate per quella quantità di acqua e cade tutto in-- tutta insieme, quindi vanno allargate. Quindi sono tantissimi interventi di adattamento che sono molto importanti perché poi ci aiutano a gestire il clima, il clima come, come sta cambiando. Ora, tutte queste cose richiedono degli interventi pubblici da parte delle amministrazioni comunali, da parte dei governi che dovrebbero incentivare e sostenere di più economicamente queste trasformazioni, ma sono molto aiutate. C'è una-- qui c'è padre Fortunato, conosce benissimo questa, questa espressione che l'ha coniata l'Accademia Pontificia delle Scienze, che si chiama MAST, cioè è una sigla M-A-S-T. M sta mitigation, mitigazione, A sta per adattamento, S-T sta per societal transformation, cioè trasformazione della società. Cioè pe-- se si vuole veramente fare la mitigazione e l'adattamento, oltre a fare tutte le cose di cui abbiamo parlato, è importante che la società partecipi, che ci sia una trasformazione e avere per esempio dei quartieri più comunitari dove le persone si conoscono, dove le persone fanno insieme delle cose come le comunità energetiche, come gli orti urbani, si aiutino l'uno con l'altro, si diano un sostegno. È una cosa che aiuta tantissimo, anche non solo aiuta, ma è indispensabile se si vuole cambiare il nostro modo un po' solitario, individualista, separato dagli altri, che, che porta anche tra le altre cose, anche a questa uso, abuso dei combustibili fossili e questa difficoltà di gestire i cambiamenti climatici. Poi bisogna fare anche delle cose estreme che non avremmo mai pensato. Noi quest'estate abbiamo fatto una cosa, ci siamo inventati che ora ce la vogliono copiare in tutto il mondo: i rifugi climatici, usare i cinema per i rifugi climatici. Abbiamo detto: con pochi soldi consentiamo a chi non ha l'aria condizionata di andare al cinema gratis e di stare qualche ora al fresco. Oppure quando avremo messo l'aria condizionata in tutte le scuole di Roma, l'estate, quando sono chiuse, potranno essere dei rifugi climatici per le persone anziane, per le persone più fragili, che magari non hanno le risorse economiche per avere l'aria condizionata a casa, che quando cominciano a fare quaranta gradi per la notte, le notti tropicali, cioè sopra i venticinque gradi, hanno davvero un problema. Quindi noi dobbiamo veramente fare delle cose che prima non si pensava si sarebbero dovute fare e che adesso si possono fare e che poi possono rendere anche, ma questo è sempre la sorpresa e la bellezza del cambiamento, la nostra vita più bella. Prima veniva fatto, e io chiudo su questo, l'esempio delle Superillas di Barcellona, che è una città naturalmente che ha delle caratteristiche particolarmente adatte, che Roma non ha perché è una città squadrata, quindi è proprio come solo un paio di quartieri di Roma sono, ma è un'idea molto bella. Ma è vero che si possono immaginare in modo diverso i nostri spazi. Io l'ho visto quando abbiamo una via, forse qualcuno di voi conoscono, via Ottaviano, l'abbiamo pedonalizzata. All'inizio erano tutti contrari, adesso sono tutti felicissimi, i commercianti, i residenti. Ma addirittura c'è una via che ci tengo molto a questo esempio e chiudo pe-- proprio per tornare su questo punto dell'immaginazione, è questa-- una via che si chiama Viale Ipponio, che sta a Porta Metronia, nel quartiere Appio Latino, Latino Metronio, nel settimo municipio, che era stata chiusa per tanti anni per il cantiere della metro C, del, della, della fermata, la, eh Metronio appunto della metro C, che è stata inaugurata insieme a quella Colosseo, eh qualche mese fa. Ecco, i cittadini, la, la metro C e le, le ditte stavano per ricreare la strada uguale a prima. Ed era una strada che in realtà, un po' come avviene per le strade centrali delle Superillas di Barcellona, non serviva a niente, non serviva alla, alla, alla viabilità. Era-- c'era perché c'era sempre stata e quindi le cose ci sono sempre state, le persone tendono a dire: "Vabbè, c'era sempre, ci sarà una ragione". Ma siccome c'era stato il cantiere e i residenti, quindi non l'amministrazione, i residenti: "No, ci togliete i parcheggi". I cittadini han detto: "Ma, ma quasi, quasi, ma perché non la-- invece di fare questa strada, non ci fate un bel parco?" E allora noi, io ho preso proprio-- era l'ultimo giorno utile, ho detto: "Fermatevi" a quelli della metro C, "eliminiamo la strada, la cancelliamo". "Ma come? Non si può cancellare la strada". "Eh si può, ce lo chiedono quelli che ci abitano". Eeeh abbiamo fatto e abbiamo eliminato quella strada, tutto un pezzo, eh dove c'era il cantiere, quindi non c'è più. Uno deve fare un piccolo giro, ma in realtà ci sono quattro parallele e quindi non serviva a nulla, non aveva una funzione diciamo di viabilità. E ci erano talmente abituati a fare quel tratto a piedi, perché per dieci anni, eh l'avevano fatto, che quelli che ci abitavano erano loro che ci dicevano: "No, no, non la rifate più la strada". Adesso uno ci va, andate a visitare, è, è una, una cosa bellissima. Ci sono le altalene, ci sono i parchi, ci sono i fiori, ci sono gli alberi, ci sono le panchine, tutti gli abitanti si vedono lì e si incontrano, chiacchierano, giocano, eh sono felicissimi. E quindi è proprio, eh su questo che dobbiamo finire. Noi a volte- In realtà siamo troppo poco, usiamo troppo poco la fantasia e facciamo troppo poco lo sforzo di vedere le cose come potrebbero essere diverse da come sono e in molti casi più belle. Ecco, questo di un cambiamento del nostro paesaggio urbano che sia in sintonia con questi cambiamenti climatici e con l'esigenza della sostenibilità, ma che al tempo stesso non sia una cosa punitiva, negativa, come spesso viene associata, ah dobbiamo rinunciare a qualcosa, ma ci faccia guadagnare qualcosa, ci faccia vivere meglio, ci faccia essere più comunità, ci faccia incontrare i nostri vicini, ci faccia giocare i nostri figli, ci faccia respirare un'aria più pulita, è una cosa che in realtà si può fare molto più di quello che noi siamo tend-ten-tendiamo a immaginare. E con questa, quindi nello spirito anche di quello che avete ascoltato e di quello che ascolterete, soprattutto nello spirito di ascoltare voi, perché poi spesso delle idee, di cose noi facciamo non è che ce le inventiamo da soli, ce le dicono gli altri. E io vedo che più si è giovani, più si ha una tendenza a immaginare e a pensare un cambiamento e non solo la ripetizione di quello che c'era prima. Ecco, con questo spirito io vi saluto e vi auguro non solo di ascoltare tante cose interessanti, ma soprattutto di dire e di immaginare voi delle cose belle e possibili. Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Grazie sindaco. Eh, mi ha molto colpito una frase che diceva il sindaco, me la sono appuntata: è importante che la società partecipi al cambiamento, quindi che noi, nella nostra quotidianità, se vogliamo nel nostro piccolo, partecipiamo appunto con gesti concreti a questo, eh cambiamento. E questo aspetto, questa frase ci riporta, anche se vogliamo, a una questione molto più profonda, cioè che tipo di persone siamo, che tipo di persone vogliamo essere e soprattutto che tipo di società vogliamo costruire. Ma aggiungo: che tipo di relazione vogliamo intrattenere con le persone poi che quella società la compongono. Che è una riflessione, se ci pensiamo, che va ben oltre il tema della sostenibilità, della mobilità, dell'energia, è un qualcosa che ha a che fare proprio con il nostro essere, con il nostro essere, passatemi il termine, degli esseri umani. E allora io inviterei sul palco a guidarci in questa riflessione Padre Enzo Fortunato, direttore della rivista Piazza San Pietro, editorialista e scrittore. Benvenuto. Prego.
Padre Enzo Fortunato — Direttore Rivista Piazza San Pietro, editorialista e scrittore
Facciamo qui?
Angelica Migliorisi — Giornalista
Come preferisce.
Padre Enzo Fortunato — Direttore Rivista Piazza San Pietro, editorialista e scrittore
Bene, allora. Ragazzi, un pace e bene a tutti voi, è il saluto di San Francesco che amava dire: "Buongiorno, buona gente". Oggi, secondo me, vedendo voi, avrebbe detto: "Buongiorno, bravi ragazzi", perché vedo una marea di premi qui, quindi è segno che c'è stato un impegno molto forte da, da, da parte di ciascuno di voi. Io vorrei iniziare da una parola che ha adoperato il sindaco, che a me mi ha colpito molto. Non so a voi, se io vi dovessi chiedere: c'è qualche frase che il sindaco ha detto e vi ha colpito? Sì o no? Il sindaco non ci sente, quindi poteteee, è uscito, è uscito. Mh? A me c'è stata una cosa che mi ha colpito. Fino a ieri si parlava, io mi ero preparato un altro tipo di intervento, però voglio di-- poi alla fine, eh, sono le cose che ti interpellano. Rifugi, come ha detto il sindaco? Rifugi climatici. Io personalmente son rimasto un po'. Cioè fino all'altro ieri si parlava di quali tipi di rifugi? Quali tipi di rifugi? Atomici, no? I rifugi atomici, i più ricchi si so' fatti, si so' creati il proprio rifugio atomico. E noi oggi, eh oggi parliamo di rifugi climatici. Questo non vi dice niente? Io credo che noi non dobbiamo essere dei giovani, dei ragazzi, dei preti che vanno avanti addormentati o un po' rimbambiti. Perché se ci fate caso, i rifugi atomici, eh noi non ci siamo arrivati ancora, c'è qualcuno che ogni tanto lo minaccia, eh, è causa dell'uomo. Dici beh, l'uomo ha creato la bomba atomica, quindi vediamo chi è che la lancia per prima e se ne assume le responsabilità. Dato che i potenti non vogliono essere, vogliono solo minacciare, eh, adesso che cosa hanno fatto? Adesso dicono: eh, eh ma è l'ambiente che cambia, negano, eh, le proprie responsabilità, dicono: ma sì, ma sono i cicli della Terra. E intanto ci fanno arrivare a queste possibili soluzioni per salvare i nostri nonni, i nostri genitori, eh, per non farli morire di caldo, perché una delle piaghe più grosse, almeno i dati così parlano, la maggior parte dei morti quest'estate è stata a causa, eh, del cambiamento climatico. Quindi io dico a voi: voi avete un'arma potentissima, un'arma potentissima ed è il vostro voto. Non vi dico chi dovete votare. Vi dico: votate chi vi vuole bene, chi salvaguarda il vostro futuro, la vostra vita. Fatto questo, perché mi ha interpellato molto questa cosa dei rifugi climatici, eh, a me mi ha scosso sindaco questo aspetto, eh. Adesso vado, perché il titolo era una magnifica umanità, eh, magnifica umanità. E voi sapete che, eeeh, ci troviamo di fronte ad un'umanità che sta creando l'uomo di nuovo, una nuova creazione. E così sta avvenendo anche per i preti. Vogliono creare nuovi preti e nuovi vangeli. C'è stato uno di voi, un comico molto bravo, che ha scritto questo. Invece di dal Vangelo secondo Luca, no, dal Vangelo di Steve Jobs. E ha scritto, e riguarda la sostenibilità, la creazione. Ascoltatemi bene. Il primo giorno Dio creò Google in modo che tutti potessero cercare. Vi piace? Dite mi piace. Mi piace? Mi piace. Il secondo giorno Dio creò Amazon in modo che tutti potessero comprare, eh. Vi piace? Terzo giorno Dio creò BlaBlaCar in modo che tutti potessero viaggiare. Vi piace? Il quarto giorno, il quarto giorno, Dio creò WhatsApp in modo che tutti potessero essere perseguitati dai gruppi inutili. Vi piace? Quinto giorno, Dio creò Instagram in modo che tutti potessero perdere tempo. Vi piace? Sesto giorno, Dio creò TikTok in modo che tutti-- io sto riferendo ciò che ho sc-- ciò che ho, ho sentito, eh. Il sesto giorno Dio creò TikTok. Lui usa una parolaccia qui, più o meno, eh, potrebbe anche passare. In modo che tutti potessero addormentarsi. Lui usa un'altra parola, vi piace? Settimo giorno, Dio creò modalità aerea in modo che tutti, eh, potessero riposare. Vedete, questo è il nuovo Vangelo. Questo è il nuovo Vangelo di oggi, eh. Il Vangelo era una buona notizia. Io non so se tutto questo è una straordinaria notizia. Una cosa è certa, e anche qui mi colpisce una parola, che i grandi della tecnologia sapete come ci vogliono? Adesso quella parolaccia che io ho addolcita ve la dico come era scritta: ci vogliono, eh, rincoglioniti. Io spero, io spero che voi non vogliate essere così. Allora, non sto qui a commentare, anche se c'è l'amico Ermete Realacci, insieme a lui abbiamo scritto, caro sindaco, lei lo sa, caro direttore, cara presidente, carissimi ragazzi, il manifesto di Assisi. Voi siete bravissimi a, su Google a cercare, quindi stampatevelo un foglio, è una paginetta, e la prendete per voi. Concludo. Ve la stampate questa pagina del, del manifesto di Assisi? Sì o no? No, non sento. Almeno provate, gli date una letta, gli date una letta. Poi semmai ci mandate anche qualche commento dicendo: avete scritto una cosa che non ha né testa né coda. Oppure questo manifesto che si rifà a un santo che voi amate, San Francesco, ecco, possa, possa aiutarvi, possa diventare una bussola, eh, per non essere, no, addormentati, eh, per non finire addormentati. Il manifesto inizia con una frase che ve la, ve la affido. Affrontate con coraggio, eh, la crisi climatica, affrontatela con coraggio. Coraggio è una parola straordinaria, eh, non significa forza. Voi quando pensate il coraggio, no, forse pensiamo a quel ragazzo che ieri ha preso a pugni il professore, eh. Eh, il coraggio non è quello. Il coraggio è, è una parola che viene dal latino, bellissima. Agire con il cuore. Cor, coraggio, eh. Agire con il cuore. Cor, che viene dal latino significa cuore, cor cordis, e agere, eh, che significa agire. Quindi agire con coraggio e affrontare la crisi climatica significa, eh, andare al cuore e non farsi rubare, eh, il desiderio di un mondo migliore che voi avete. E termina dicendo: è essenziale che questa sfida e può dare un importante contributo per provare a costruire, e la finale, un mondo civile e gentile. Civile e gentile. No, non incivile e, e aggressivo. Vado alla conclusione. Eee vi racconto una storia vera. È un minuto. Un padre ricco, vedendo che suo figlio-- voleva che suo figlio sapesse che cosa significa essere poveri. Gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini. Il bambino passò tre giorni e tre notti nei campi con questi contadini. Di ritorno in città, il padre gli chiese: "Che mi dici della tua esperienza?" "Bene", rispose il bambino. E papà gli rispose, gli disse: "Hai appreso qualcosa? Dai, dimmi che cosa hai appreso". Il bambino non rispondeva. Il papà insistette: "E allora, cosa hai appreso?" "Papà, lo vuoi davvero sapere?" "Sì." "Che noi abbiamo un cane e loro ne hanno quattro. Che noi abbiamo una piscina con acqua trattata che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume con acqua cristallina, hanno tanti pesci, tante belle cose. Che noi abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino, ma loro si lasciano illuminare, papà, dalle stelle, dalla luna. Com'è bella la notte illuminata. Che il nostro giardino arriva fino al muro, il loro fino all'orizzonte. Che noi compriamo il nostro cibo, ne abbiamo tanto a casa. Loro invece lo coltivano, lo raccolgono. E com'è bello quando loro lo cucinano. Che noi ascoltiamo CD, che noi ascoltiamo musica su Instagram, che noi abbiamo tanta tecnologia. Loro invece ascoltano una sinfonia continua che arriva dagli animali, dai grilli, dalla natura. Tutto ciò qualche volta accompagnato, sai papà, anche dal canto di chi lavora la terra, dai loro vicini. Noi invece sentiamo solo grida, gente che si bisticcia. Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, invece, ha il sapore e il profumo del fuoco lento. Che noi per proteggerci, papà, viviamo circondati dai recinti. Papà, quanti allarmi abbiamo in casa? E ogni volta chiudiamo, richiudiamo, abbiamo paura. Loro invece vivono con le porte aperte, protetti dall'amicizia dei loro vicini. Che noi viviamo, papà, collegati al cellulare, al computer, alla televisione, le nostre cuffie, viaggiamo nei bus senza sentire gli altri. Loro invece sono collegati alla vita, al cielo, al sole, alla terra, agli altri, si accorgono degli altri." Il papà rimase molto impressionato dall'esperienza del figlio. Iniziò a piangere e disse: "Forse, figlio mio, ho sbagliato tutto. Grazie per avermi insegnato a portarti dai poveri. Ogni giorno diventiamo sempre più poveri e noi non ce ne accorgiamo." Buon cammino cari ragazzi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a Padre Enzo Fortunato. È arrivato il momento di, ehm, non so neanche come definirlo perché capirete che è un momento molto molto strano, molto molto particolare. È, diciamo così, eh, il momento di un manuale di sopravvivenza per il pianeta molto molto diverso da quello che possiamo immaginare. Lui è un attore comico, non so neanche da quale punto della sala arrivi, quindi non- eccolo, Francesco Giorda.
Francesco Giorda — Attore comico
Dov'è? Mi sono perso. Aiuto. Dimmi che ci siete. Ma dove guardi? Sono qua. Dammi una mano, qualcuno mi dia una mano. Non tenere le braccia incrociate, aiut-- e buonanotte. Tu guarda quelli, quelli. Quello si mangia le unghie, dammi una mano, fa qualcosa ti-- no, quello fa qual-- aiuti-- cosa fa? Si tiene la borsa, ma non ti rubo niente, stai tranquilla, qualcuno mi aiuti, mi appoggio un attimo, eh grazie. Dove-- questi che pensano, aiuto. Questa che dorme. Mamma mia, ragazzi, la situazione è grave, ma qual-- tu non alzare la mano, tu sei, sei pericoloso, aiuto. Dove siete? Uff. Mamma mia, ah, mi schianto contro, ah, mi schianto. Era per fare un applauso senza motivo. Batti ste mani. Ah. Cosa fai Do? Dai, riprenditi. Ah, benvenuti, grazie. Io sono Francesco Giorda. Non so a chi affidare il pianeta. Lo do a te. Tien-tienimelo lì, mi raccomando. Ah, il peso del pianeta. Io ve lo dico, la situazione è molto, molto, molto grave. Facciamo cose tendenzialmente nella vita che ci rendono la vita più comoda e spesso a pagarne le conseguenze è il pianeta Terra. Ma di chi è la colpa, veramente? Tua. Alzati in piedi e chiedi scusa agli altri, forza. Sono contento che abbia avuto il coraggio di venire. Guarda quegli altri che fanno: "Ah, lo sapevamo che era lui", colpa tua. Padre fortunato un po' anche colpa sua, glielo devo dire. Co-- guarda là, l'ultima fila, guardali là. Con orgoglio, colpa dell'ultima fila, sempre. Colpa delle prime file perché si pensano migliori degli altri, sempre. Colpa-- quelli che stanno in piedi, non lo so, sembrano in attesa di un miracolo, non lo so. Colpa loro. Colpa mia, un po' colpa mia, lo devo ammettere. Motivo per cui giro da anni con un manuale di sopravvivenza. Il pianeta lo salvo io in cento e uno mosse. Il pianeta lo salvi tu, lo salvi tu. Posso dire su di lei non ho tanta speranza. Però ci proviamo. Cento e uno piccoli suggerimenti per cambiare le abitudini della vita di tutti i giorni, cioè osservare come ci comportiamo nella nostra piccola sfera quotidiana. Eeh, non vi vedo molto convinti. È un classico. Facciamo un esperimento. Riprendo Angelica, aspetta, prendo il pianeta. Facciamo un esperimento. Vi affiderò il pianeta Terra. Dovrete passarvelo con delicatezza, dolcezza, senza mai farlo cadere in terra. Nessuno deve impossessarsene, nessuno deve trattenerlo, il pianeta Terra non è di nessuno, quindi lo facciamo passare nella sala. Ve la sentite? Vedo quello che si mangia ancora le unghie. No, staccati le dita dalla bocca. Senti, facciamo così. È che non mi convince questo. Tieni il pianeta, Angelica. Sento che possiamo fare di più. Così si ragiona. Giampiero, dimmi che ci sei. Tre, due, uno, il pianeta è nelle vostre mani. Non farlo cadere. Guardatelo così. 'Na bestia. No! Muoviti! Prendi! Ma non prenderlo a calci, prendilo in mano, dai. Alè. Questo lancio non lo faremo mai. Alè. Alè, adè. Vieni qua. Stai buono. Fategli un applauso come si deve. È andata quasi bene. Facciamo così. Sono cento e uno suggerimenti. Iniziamo dal primo e per le sei dovremmo averli fatti tutti. Ok, vedo che l'ironia non faceva parte della mattinata. Ok, senti, ho bisogno di qualcuno. Tu, come ti chiami? No, è un bellissimo nome. Tu fai paura. Come ti chiami? Fai così, mi metto gli occhiali, voglio vedere a cosa sto andando incontro. Eh? Te la senti di darmi la mano? Dai, alzati in piedi, fate un applauso come si deve. Ok. Ma tu stai seduto, che sei... No, ma stai tranquillo. Chi alza la mano di solito è un pericolo pubblico. Vieni, dammi la mano, dai. Tu, sì, sì, sì, sì. Dai, fate un ap- no, no, Fer, vieni, dai, bisogna. Cosa...? Te la senti? Ti pago. È una cosa semplice, rilassati. Dai, vieni. Come ti chiami? Fammi dire. Fate un applauso a Diego come si deve. Vieni. Giampiero, un po' di musichetta e accogliamo Diego, e tu sei? Marisa, passa di là. Ma già che eri lì, stai-- Marisa, già che eri lì, passa di lì. Anche se è meglio passare di là. Ma passa di lì, già che eri lì. Marisa, dai, fai le cose facili. Vieni, Diego. Benvenuto. Vedo che l'energia... Tu sei? Margherita, rilassatevi, è tutto ok, vi metto solo in posizione... Un passo in là verso di me. In là, in là, in là, verso di me, verso di me. A volte dare indicazioni poco chiare può creare confusione. E tu non ti muovere. Perfetto. Vi conoscete? No, vi do il tempo di conoscervi. Torno. Voilà. Dammi la mano qualcuno. Eh, se lo siamo dimenticati. Allora. Su la mano chi si lava i denti. La prima fila, ma posso dire che sentivo una fiatella infatti. Na roba. Guarda quelli lì neanche- da quanti anni è che non ti lavi proprio niente? Diego, che classe fai? Terza media. Da quanti anni? Eh? Da tre. Ok, dai. Ci son, ci sono fasi-- uno vuole salvare il pianeta, ma pensiamo anche al percorso individuale, a volte. Teresa. Ti chiami Teresa? Reagisci allora. Tu sei?
Speaker 7
Margherita.
Francesco Giorda — Attore comico
Brava, Margherita. Tu fai che classe? Seconda media. Voi vi lavate i denti, immagino. Poco, ma te li lavi. Ok. Io adesso non so come funzioni a casa vostra. Un grande classico: andate in bagno, aprite il rubinetto, prendete lo spazzolino, vi date un'occhiatina, una sistematina, per i più grandi una storia su TikTok. L'altro si stava mangiando le unghie, fa: "spazzolino e unghie, storia da paura". Ok, mettiamo le cose lì, intanto dici: "ah be', cosa dovevo fare in bagno che non mi ricordo? Lavarmi i denti." Però vai di là, c'hai il pigiama nuovo, te lo cambi, te lo metti. Intanto vedi che tutti I fiumi della regione Lazio passano da casa vostra. Intanto dici: "ah già, dovevo lavarmi i denti." Mmm tanta acqua scorre mentre ci laviamo i denti. So che è un grande classico, ma voglio fare un esperimento. Uno di loro due userà solo l'acqua di cui abbiamo bisogno per lavarci i denti, uno di loro due dimenticherà il rubinetto aperto. Vi chiedo di fare una cosa, di non parlare e indicare col braccio chi, secondo voi, tra loro due, dimentica il rubinetto aperto. Indicare, grazie. Stanno indicando tutti te, te ne rendi conto? E questo è come nasce il pregiudizio nei confronti dei maschi che fanno sempre a casa le cose sbagliate. Io non ne posso più di 'sta roba qua. Ok, quindi per una volta sarai tu, Miriam, a, a dimenticare l'acqua aperta. Come funziona? Eh, non abbiamo grandi, grandi, grandi strumenti. Questo sarà il tuo lavandino immaginario. Diego, per una volta sei tu quello virtuoso. Hai visto? Allora facciamo così. Eh, spazzolino. Diego, preferisci viola o blu? Preferisci viola o blu? Blu. Perché? Lava meglio? Abbiamo appena tolto un pregiudizio sui maschi. Beccati il viola. Cioè voglio dire, deve lavare i denti, deve lavare, chi se ne frega del colore. Antonella, il blu, ok. Prendi un bicchiere al volo, Diego. Ok, tieni qua. Uh, facciamo così. Denti, vi laverete i denti, eh voi due, sì, sì, succede veramente. Oh, sì, sì, sì, sì, sì. Dentifricio veloce. Sotto qua, vai. Vai, Diego. E devi girarlo dal lato giusto, questo aiuta, perché se no ti fai un male alle gengive. Ok, dai. Adesso, come funziona? Eh, Diego, vieni sotto col bicchiere. Mi devi dire stop quando pensi di avere abbastanza acqua per bagnare lo spazzolino, lavarti i denti, dovrai sciacquare e sputare tutto lì dentro. Dimmi che hai seguito. Ok. Vieni. Dimmi stop quando pensi di averne abbastanza. A un certo punto il bicchiere finisce, Diego. Cioè, cioè capisco che non sarà quello a cambiare le sorti del pianeta Terra. Tu invece avrai l'acqua che scorre, quindi dovrai usare lo spazzolino, bagnarlo, usare il bicchiere, sciacquare e sputare lì dentro, Erica, ok? Adesso, abbastanza facile. Hai capito tutto? Sì, abbiamo tutto. Funziona così. Giampiero, tre, due, uno, parte la musica, ci laviamo i denti adesso. Vai! Alè, non lavare per terra, i denti, vai, butta in bocca-- vai Miriam, bagna lo spazzolino e lava, su. Lava, lava i denti, muoviti, sì. Ma devi lavare i denti, piccalo in bocca. Vai, sì che ce la fai. Disastro, lava, lava, lava, lava. Provaci. È, è frutti di mare, il dentifricio, è buonissimo. Dai, vai. Lava, lava, la-- non solo gli incisivi. Diego, prova, è un esperimento, ti do cinque euro, ma non devi lavare dappertutto. Posso dire in tanti anni mai vista una roba del genere. Diego, ti prego, i denti. Lei ogni tanto prende un bicchiere, prestagli dell'acqua. Tre, due, uno, sciacqua, ma non hai fatto niente, devi sciacquarti, sputa lì, sputa lì. Sputa! Dentro, se-- mi hai preso tutto, che schifo. Ma perché mi sono buttato in questa roba? Fate un applauso, adesso mai più. Diego, posso dire grazie della collaborazione. Non ho mai incontrato nessuno così collaborativo come te, motivo per cui rischi di fare la terza un altro anno. Diamolo-- ma la cosa bella è che c'è più acqua fuori che quella dentro. Posso? Grazie Giampiero. Adesso diamo un'occhiata. In realtà per lavare il pavimento hai usato mezzo bicchiere, questa era potenzialmente l'acqua che, eh si poteva usare, no, per lavare i denti. Tieni qua, tieni qua. Aspetta, no. Sì. Eh, tieni un attimo. Aspetta, fammi vedere. Sì, sì, volevo aggiungere acqua per terra. Margherita, diamo un'occhiatina, va. È bello che Margherita si è fatta anche il lavaggio delle doppie punte. Diamo un'occhiatina. Io ve lo dico, cinque minuti siete tutti in bagno. No, tu vedi, praticamente con quest'acqua qui tu potevi fare anche una doccia completa, la verità. Che uno dice ma, eh-- vi devo fare una domanda: chi ha un'idea di quanta acqua esce in tre minuti a casa per lavarsi i denti dimenticando, tanto non è un numero. Dimmi! Ventiquattro? Mi sembra-- non è che sole ventiquattro ore devi dire ventiquattro a tutti i costi, eh. Dimmi, quanti litri in tre minuti? Che cosa c'hai tu, l'acquedotto di, di Roma a casa tua, col tubo grande? Cento litri d'acqua. Dimmi, uno più grande. Sei. Non lo so, sembra una domanda che fai tu a me. Sei? Eh. Là dietro. Una ventina, ok. Mezzo litro. Lui ha il contagocce a casa. Lui usa il metodo omeopatico. Ok, siamo intorno ai quattro, cinque litri in tre minuti. Quattro, cinque litri. Che uno dice: quattro, cinque litri. Ok, grazie. Quattro, cinque litri. Ma se ti lavi i denti due volte al giorno sonooo nove, dieci litri. Volevo dirlo, ma se vuoi continuare tu per me è uguale. Eh, in un giorno ti lavi almeno due volte i denti, quindi son venti litri. Ma io, eeeh, immagino che una famiglia media siano quattro persone, no? Quindi sono, eh, cinquanta, sessanta litri al giorno. Ma cinquanta litri al giorno, sessanta per una famiglia in un mese sono millecinquecento litri d'acqua. In un anno sono diciottomila litri d'acqua, qua siamo in trecento. Adesso i calcoli giusti non li so, ma siamo intorno ai, forse, qualche milione di litri d'acqua. Milioni di litri d'acqua per un piccolo gesto. Ma molto spesso uno dice: "Ma cosa vuoi che sia un piccolo gesto rispetto a quello che fanno tutti gli altri che fanno le cose male?" Si chiama sindrome della goccia nel mare, cioè l'idea che le nostre piccole azioni siano delle gocce nel mare che non hanno un impatto. Ma se noi trecento cambiassimo abitudini, eeeh, l'impatto c'è e si sente, anche perché il mare è fatto di gocce d'acqua e quindi ogni goccia d'acqua è una piccola azione, eh, ma tendiamo a pensare che non abbia nessuna utilità. Motivo per cui quest'acqua qua di solito io faccio questo: la lancio tra il pubblico in modo che ve lo ricordiate. Tieni Diego, e adesso prendo anche quella grande, dai. Tanta paura in prima fila, tanta paura. Sono sicuro che almeno questo ve lo ricorderete. Fate un applauso a questi due come si deve. Grazie. Antonella, vai. Diego, ci vediamo in terza il prossimo anno. Eh, voglio fare un altro esperimento, posso? Sì. Ho bisogno- no. Ho bisogno di qualcuno un po' più grande, solido, robusto, eh ragà, ho bisogno di gente grande. Qualcuno che è simpatico, non particolarmente intelligente. Eccolo là. Scusami. Dai. Belliss- no, no, no, no. Te la senti? No, ma dai, ma. Uno, dai. Allora niente, via, se non volete. Dai. Dai. Vieni, vieni, vieni, vieni. È una cosa semplice. Dai, ti diamo un buono spesa da cento euro, poi, dai. Non sederti neanche, sei perfetto, dai. Un po' di sottofondo, Giampiero, dai. Ma dai, a te ho detto. Ma quelli di Spoleto dove sono? Dai, vieni, ti voglio. No, il mangiatore di unghie, vieni. Dai. Vabbè. Ciao ragazzi, benvenuti. Vieni qua, grazie. Mi ha spaccato la schiena, grazie mille. Stai qua, buono, fermo lì. Tranquillo. Ciao. Vieni qua, passo là. Ciao, benvenuto. Ciao. Mettetevi due alla mia destra, due alla mia sinistra. Ok. Uff. Ben piazzati sulle gambe. Ti passo di là. Ti devo chiedere velocissimamente come ti chiami. Davide, di dove sei? Eh? Ok, vicino ad Avellino. Dove sei? Ok, Area Alpina. Scusa se non conosco tutti i comuni d'Italia. Ci mancherebbe. Ok, comunque lui è di quel posto lì. Tu? Francesco. E lui finisce lì, non dice nient'altro. Ok, no, no, ma lo riporto io, va bene. Dimmi, di dove sei? San Nicola. Che può essere ovunque San Nicola, tra l'altro. Uno dice San Nicola, quindi? Chi lo so. Spoleto? Giulio. Giulio di Spoleto. Tu? Federico. Occhio alle unghie. Bravo, grazie. Sto creando dei mostri. Ok. Dai, ben piazzati sulle gambe, ci vuole energia. Ok. What up. Che reazione potente. What up? What up, Francè? San Nicola, devi farla, dai. Facciamo buona, dai. What up? Dai, tu fallo con le unghie in su, dai. Ok. What up? Devi fare what up anche, dai, che a San Nicola è un modo di dire, dai. What up? Shotta. Hai det- Chantal, ma che-- questo, questo pensa sempre... Ok. What up? Hai detto What's up. No, what up. What up. What up. Shotta. Ehi, ho, ta, na. Go, go. Ok, poca roba. Molto spesso non facciamo cose... Avete fiducia negli altri? No. Bellissimo, un ottimo modo. Punto di partenza ottimista. Facciamo così. Guarda. Ho bisogno di una girl. No, no, no, no. Tu, vieni de- non ci posso credere, ok. No, bisogna... No, ma è una cosa semplice, sul serio. Te la senti? Dai, vieni. Ragazzi, state lì, state lì. Ci siamo, eh. Ah, come ti chiami?
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Sofia.
Francesco Giorda — Attore comico
Ciao Sofia. Di dove sei? Te lo ricordi, sì?
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Di Latina.
Francesco Giorda — Attore comico
Di Latina, brava. Tieni questi qua, sono sgabelli. Sofia, facciamo una cosa semplice. Mi devi lanciare uno sgabello alla volta, veloce, decisa, secca, senza... Non ti preoccupare, sì. Vedi quanto è difficile fare nella vita, sì. Non lasciarli mai per terra, mai per terra, si rovinano. Tienli su, tienli su, tienli su, dai. E lancia me uno alla volta, vai, decisa. Vai, vai decisa, vai, lancia... Magari, oh, oh, oh, oh quando dico tre magari, Sofia, ok? Ok? Dai, facciamo così. Giulio, vieni qua. Guarda il pubblico.
Speaker 9
Non è che si sfonda?
Francesco Giorda — Attore comico
No, non si sfonda. Ginocchia unite. Le ginocchia sono queste, ok. Guarda avanti, tranquillo e stai sereno, ok? Sofia, lanciami il secondo, vai. Sì, sì, no, no, no, Sofia. Eh? Com-comincio a capire perché non abbia fiducia negli altri. Lo ca- vai, uno, due, conta come vuoi nella tua testa, ma fallo, tre, vai decisa, vai. Un po' meno giri, che così... Hai visto che sei sopravvissuto? Ok. Dai, ma non ti preoccupare, non ti preoccupare. Francesco, dai, siediti, girato verso di me. Ginocchia unite e guarda di là, eh. Sofia, lui me lo prendi qua così, ok? Non deve accorgersene. Ok? Vai decisa, uno, due, tre, dai che ce la fai. Uff, ok. Uh la la, ok. Adesso tu, che non mi ricordo adesso, vieni, guarda Sofia, unisci le ginocchia e tu invece guarderai la morte in faccia, succede. Devi passare qua in mezzo, eh, Sofia. No. Vai, uno, due, tre, lancia veloce, dai. Ok, mamma mia. Adesso manca solo più lui, il mio mangiatore di unghie preferito. Girati verso di me, unisci le ginocchia, tieni i piedi ben piazzati a terra. Guardate, state su, guardate davanti a voi. Vi chiedo adesso veramente, su la mano chi ha fiducia negli altri? Chi ha fiducia negli altri? Posso dire non è il buon punto di partenza. Quando vogliamo cambiare le cose, adesso dico una cosa: immaginate che ognuno di voi abbia un ruolo nel mondo in cui viviamo. Tu sei la società civile, i cittadini, ok? Tu sei le istituzioni, la Spoleto. Tu, un problema, aspetta un attimo. Tu sei le imprese, le aziende, devono fare la loro parte. Tu sei la scienza. Lo so che è difficile a credere, però hai i capelli vicino agli asti più di qualunque altro, ok? La scienza, ognuno ha il suo ruolo, ognuno fa la sua parte. Viviamo in una sindrome che io chiamo quella del supereroe, cioè non riuscire ad attivarci perché o salviamo il pianeta da soli tutto o niente. Sai quel-quel-quella... È una sindrome, quella in cui dici: no, ma se non... Tieni i piedi lì. Se non posso fare tutto io, allora tanto vale non fare niente. La goccia nel mare, il... La sindrome dei superpoteri sono due piccoli, due piccole trappole della nostra testa che ci giustificano a non fare niente. E noi dobbiamo fare le cose. Quindi su le mani e vai a vedere se hanno dei soldi in tasca, Sofia, dai. Eh sì, non c'è budget per salvare il pianeta. Su le mani belli decisi. E adesso lasciatevi andare all'indietro e appoggiatevi alla persona dietro di voi. Fidatevi della persona dietro di voi. Cosa trovi, trovi. Sì, sì, sì, vai giù, vai giù. E mani sul petto, mani sul petto. Lasciati andare, dai. Hai fatto tutta 'sta strada, vuoi che... Sei al mare, rilassati, ok? E adesso parti piano, Giampiero, da lontano. Quello che vi chiedo è di stringere le chiappe, tirare fuori un po' di addominali e lasciarvi andare all'indietro, appoggiarvi alla persona dietro di voi. È completamente sconosciuta, non l'avete mai incontrata prima. Ma solo così. Tira su le chiappe, stringi bene. Tre, due, uno. Su, su, su. Sofia, prendi al volo. E adesso... No, rilassati, stai andando alla grande. Su Francesca, appoggiati dietro. Sì, sì che ce la fai, dai. Dai, tira su. Sì, rilassati. Alza 'sto sedere. E ce l'abbiamo fatta! Non parlo però. Sofia, devi ridarmi gli sgabelli. Lanciameli. No, no, no, no, no, che me ne... Lancialo veloce, dai. Andiamo veloci. Qui, Francesco, guardalo qua, ha fatto la sua parte. Dai Sofia, veloce. Aspetta. Aspetta che ce la facciamo. Sereno, sereno, sereno, s'alza! Sofia, dai, veloce. Non possiamo perdere tempo. Qua ci sono delle persone che stanno soffrendo. Hanno fatto la loro parte, tu te le dimentichi, Sofia, non mi guardare così. Lanciami sto sgabello. Chi manca? No, il mangiatore di unghie. Te lo rimetto solo se riprendi a mangiarti le unghie. Fallo pubblicamente, perché sta cedendo. Anche solo pochi secondi senza uno sgabello a un ragazzo alla sua età possono diventare-- segnarlo per sempre. Sofia, non perdiamo tempo. Dobbiamo aiutarlo, lo vedi come è ridotto? Sbagliare anche di poco. Se tutti facciamo la nostra parte, ci fidiamo degli altri, non c'è bisogno di un superpotere. Si chiama comunità. E un giorno forse anche lui smetterà di mangiarsi le unghie e si attiverà-- però alza sto sedere se non ce la faccio. Sììì! Vieni su. Vieni, ti aiuto io. Ti aiuto. Ce la fai? Su in piedi, Giulio. Vieni su. Dai, due alla mia destra, due alla mia sinistra. In piedi. Sofia, metti via. Dai. Ah! Sofia, mettili in terra! Due qua, due qua. Sofia, what up? Shut up! Ma come ve li restituisco? Grazie mille. Ci vediamo a San Nicola. Ciao, grazie. Grazie mille, abbraccio. Non mi fare così male. Grazie, piano, piano. Ciao, grazie. Io sono Francesco Giorgi, è stato un piacere, buon pianeta a tutti. Angelica!
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a Francesco Giorda.
Francesco Giorda — Attore comico
Pietro, scusa.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Poi sistemeremo in qualche modo. Eh, vi avevo detto che sarebbe stato, insomma, un momento un po' particolare. Adesso sarà difficile andare avanti, Francesco, posso dirlo? Però lo dobbiamo fare, e anche perché è arrivato uno dei momenti salienti di questa, eh, giornata. Dicevamo prima di quanto è importante poi concretizzare, no, tutte le idee, le belle parole che ci siamo detti. E devo dire, ecco, ci sono tante scuole, molte qui presenti, che effettivamente hanno concretizzato tutte queste idee e tutte queste parole. E proprio a loro è dedicato il premio Scuola Sostenibile. Quindi per, eh, introdurre questa cerimonia chiamo sul palco Alessandro Greppi, responsabile sostenibilità e purpose di Veolia Italia. Prego.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Devo dire che non è facile fare il mio intervento adesso dopo tutti questi interventi molto belli e significativi. Comunque il mio scopo è quello di farvi vedere che cosa fa un'azienda. Prima avevamo il caso di quello che era la parte impresa nella società, di cosa fa un'azienda nella realtà per essere sostenibile. E inoltre voglio farvi vedere come voi ragazzi, studenti e la scuola sia un tassello fondamentale nella sostenibilità di un'azienda, in quanto siete uno dei suoi principali stakeholder. Io chiederei se possiamo iniziare con un piccolo video che fa vedere quello che vuole fare Veolia nel mondo. Grazie. Ecco, prima, eh, il don ha fatto riferimento al manifesto di San Francesco. Questo è il nostro manifesto, questa è la nostra ragion d'esse, la ragion d'essere di Veolia, che è la trasformazione ecologica di cui Veolia è leader a livello mondiale, disinquinando, decarbonizzando e preservando le risorse vitali al fine di garantire la sicurezza ecologica per il nostro pianeta. Tutti temi che già anche prima nei precedenti interventi abbiamo citato. Anche il sindaco stesso ha citato quello che stiamo facendo per disinquinare, decarbonizzare e preservare le risorse a Roma. Ecco, Veolia lo fa in tutto il mondo. Veolia opera in cinque continenti con il supporto di circa trecentomila risorse, noi chiamiamo così i nostri dipendenti, e opera nei settori dell'acqua, dei rifiuti e dell'energia, fornendo quella che ci piace chiamare, facendo la mes-- la similitudine con un'orchestra, una sinfonia di strumenti che forniscono le soluzioni alle sfide interconnesse che ogni giorno ci troviamo ad affrontare. In Italia Veolia è presente con trenta-- scusate, con tremila risorse. Ed è attiva in particolare nel settore dei servizi energetici, eh gestendo circa 14.000 edifici, di cui 9.000 nel settore terziario, 3.000 nel settore ospedaliero, che rappresenta il 25% degli ospedali in Italia e con ben 2.400 scuole, oltre a gestire 180 siti industriali. Facciamo anche trattamento delle acque con 200 impianti che gestiamo e gestiamo anche i rifiuti, 33.000 tonnellate all'anno che cerchiamo di massimizzare il loro recupero e il loro riciclo anche attraverso la produzione di biometano. Siamo presenti in tutta Italia e collaboriamo con 1.200 comuni al fine di fornire ai cittadini la continuità dei servizi essenziali con soluzioni performanti e sostenibili sia a livello economico che ambientale. Ma veniamo in concreto a quello che è l'impegno di Veolia per le scuole e per voi appunto studenti e anche corpo docente. A dimostrazione di ciò voglio darvi altri numeri, quelli di cui mi occupo direttamente io, perché oltre a occuparmi di sostenibilità in Veolia Italia, mi occupo anche dell'accesso agli incentivi per gli interventi che realizziamo. Ebbene, di quelle 2.400 scuole che dicevo prima, negli ultimi anni il mio ufficio si è occupato di richiedere incentivi per circa 330 scuole ubicate in 80 comuni in tutta Italia. Per queste scuole abbiamo realizzato investimenti per 30 milioni di euro, di cui abbiamo ottenuto per circa la metà, eh, gli incentivi. E abbiamo fatto interventi sia di efficientamento energetico e di produzione di energia da fonti rinnovabili, cercando appunto s-- di ridurre il consumo energetico, ma anche di rendere queste scuole migliori dal punto di vista climatico per chi tutti i giorni le usa. Gli interventi che abbiamo fatto sono quelli che ha anche citato il sindaco. Abbiamo innanzitutto isolato gli edifici, sia le pareti verticali ma anche il tetto e i solai, e abbiamo cambiato gli isolamenti in modo tale da tenere dentro il caldo d'inverno e fuori d'estate. Abbiamo poi agito sugli impianti di produzione del calore, quindi abbiamo cambiato i vecchi impianti con caldaie a condensazione ad alta efficienza e anche con pompe di calore elettriche che permettono di elettrificare i consumi, riducendo quindi il consumo di gas naturale. Abbiamo poi sostituito alle lampade che sono fondamentali per chi deve appunto lavorare nelle scuole con la-- sistemi di illuminazione a basso consumo basati su lampade a LED e con sistemi di controllo automatico del riscaldamento e dell'illuminazione, contribuendo quindi a risparmiare ulteriore energia. In alcuni casi siamo riusciti a trasformare edifici esistenti in edifici NZEB, che in inglese significa Nearly Zero Emission Building, quindi edifici che non emettono quasi emissioni perché consumano poco e producono quel poco di energia che devono consumare con i propri impianti da fonti rinnovabili. Quindi la nostra attività nel mondo, ma anche in Italia, contribuisce in maniera essenziale alla lotta al cambiamento climatico, ma al contempo vuole essere anche di supporto alle comunità locali, al territorio, che usufruiscono dei nostri servizi tutti i giorni. Ed è per questo che riteniamo che iniziative come il Premio Scuola Sostenibile rappresentino una delle espressioni più concrete di questa nostra missione, ossia quella di voler trasformare quelli che sono dei principi teorici, che avete sentito raccontare prima, della sostenibilità in progetti reali capaci di generare valore per le persone e per il territorio. Il contesto scolastico è forse il migliore per realizzare questo tipo di iniziative, perché appunto, l'han detto già prima persone più autorevoli di me, c'è la vostra spinta, c'è la spinta dei voi ragazzi, di voi giovani che avete tante idee, eh, molto interessanti e propositive. Appunto, voi dovete aiutarci, non tocca a voi, come qualcuno ha detto prima, salvare il mondo, ma voi dovete aiutarci a trovare soluzioni migliori di quelle che noi, che ormai siamo abituati ad agire in certe maniere, non riusciamo a trovare. Quindi è per questo che voi studenti, ma anche il corpo docente e in generale la scuola, siete così importanti per Veolia e per la nostra sostenibilità. Oggi siete voi che utilizzate gli edifici che noi gestiamo a livello energetico. Domani però sarete i cittadini professionisti che dovranno prendersi cura del pianeta, magari anche collaborando con la stessa Veolia. Per questo noi ci impegniamo a sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della sostenibilità da cui emergono competenze chiave che serviranno per costruire il futuro. Competenze che non sono solo tecniche ed informatiche, ma come abbiamo visto anche nel bellissimo intervento di prima, sono organizzative e sociali. Quindi non solo ingegneri, ma anche persone capaci di dialogare con gli altri. Io sono ingegnere. Quindi concludo ringraziando, a nome di Veolia Italia, tutti i ragazzi, i corpi docenti e Il Sole 24 Ore che ha organizzato questo concorso. Perché oggi più che mai è necessario promuovere attività di riflessione e di progettualità sui temi della trasformazione e della sicurezza ecologica che sono la nostra ragion d'essere. Crediamo che la trasformazione ecologica possa proprio iniziare dalle scuole, diventando un modello replicabile che si estende progressivamente ai territori e alle comunità. Quindi andate e divulgate il messaggio.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie, grazie mille. Allora siamo, stiamo entrando proprio nel vivo della premiazione Scuola Sostenibile. A tal proposito chiamerei sul palco il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. Prego. Direttore, le lascio il microfono e vorrei partire proprio da questo premio, Scuola Sostenibile, perché è un premio a cui il Sole 24 Ore insomma crede tantissimo. Ci spieghi un po' perché.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
E io ti contraddico.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Non ci crede.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Perché invece di partire dal premio Scuola Sostenibile, Sostenibilità Scuola, che poi è alla seconda edizione, come hai appena ricordato, faccio un passo indietro e riparto da sei anni fa, perché questa è la sesta edizione del Forum Sostenibilità che abbiamo lanciato, gli anni passano in fretta, ma nel 2022. Ma erano momenti diversi. Eh, l'Italia, l'Europa, il mondo era in una situazione straordinari-- significativamente differente da quella attuale. Era un momento, ricordiamocelo, voi siete forse troppo giovani, ma in sala c'è chi se lo può ben ricordare, eh erano anni in cui c'era imperante, eh, l'ideologia, se vo-- io detesto, essendo italiano, usare i termini inglesi, ma era l'ideologia cosiddetta woke e quindi era di moda. Ma noi abbiamo lanciato questo premio come gruppo Sole 24 Ore non perché fosse di moda, ma perché ci credevamo davvero. Poi è arrivata una seconda fase. Eh, la vita è fatta così, no? È un sali e scendi, diceva il mio papà, che è una ruota che gira.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
E quindi a un certo punto l'ideologia della, eh, il principio della sostenibilità è un po' passato di moda, diciamocelo con franchezza. Ma noi, tetragoni, siccome questa iniziativa l'abbiamo lanciata non perché la sostenibilità era una moda, anzi la cosa peggiore che può accadere nella vita è di diventare una moda. Voi prendetelo come insegnamento e ricordatevi queste mie parole. Quando c'è qualcosa che diventa di moda, orrore e raccapriccio. Passo indietro, passo laterale, scegliete voi. E noi abbiamo continuato a farlo questo premio della sostenibilità perché ci credevamo e ci crediamo fino in fondo. Mo adesso non la faccio troppo lunga, anche perché siamo alla fine della mattinata. Poi è arrivata la terza fase. È quella attuale. E quella attuale che caratteristica ha? È tutto un po' surreale, perché voi avete sentito degli interventi bellissimi, il sindaco Gualtieri, il mio amico padre Fortunato, anche Gualtieri è mio amico, però ci tengo particolarmente a sottolineare il padre Fortunato, l'ha lanciato il Sole 24 Ore come personaggio.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Ecco, eh, la, eh, le emissioni, la necessità, la f-- la, la, la, la necessità di ridurle, di fare qualcosa per il pianeta. L'abbiamo-- l'avete sentito un po' sotto diversi aspetti. Ma oggi è un po' surreale tutto ciò. Perché surreale? Perché oggi nel mondo ci sono 60 guerre in corso. Voi pensate che s-soltanto un bombardamento determina una emissione di CO2 nello sta-- nello spazio, di, di inquinamento, che è, eh, 10 volte quella che in un mese, non prendete queste mie parole, eh, come precise, ma è soltanto per darvi un'idea dell'inquinamento delle automobili di Roma. Quindi è un po' surreale forse parlare oggi di sostenibilità in uno scenario così drammaticamente cambiato e che purtroppo non accenna a finire. 60 guerre determinano un danno per il pianeta e per la vostra vita immenso, ma noi siamo tetragoni e quindi siamo ancora qui a parlare di sostenibilità perché ci crediamo fino in fondo e anzi abbiamo rilanciato, e adesso ho finito il pippone, per cui abbiamo rilanciato col premio Sostenibilità Scuola e siamo qui proprio per dare alla seconda edizione i premi che vi siete meritati.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie al direttore, fariamo un applauso. E allora, proprio a proposito di persone che credono tanto in questo premio, io chiamerei sul palco anche la presidente del gruppo Il Sole 24 Ore, Maria Carmela Colaiacovo. Prego. Ci siamo, eh, ci siamo, ci siamo. Salve. Allora, le do... Allora, io partirei subito dalla prima categoria, scuole primarie, che insomma direi andiamo in ordine. Ecco, categoria scuole primarie perché insomma è proprio tra i banchi di scuola, lo sapete meglio di me, che iniziamo a conosc-- a entrare in conosc-- a conoscenza di questi temi, a conoscere l'ambiente, rispettarlo e così via. E, eh, in particolar modo per questa categoria abbiamo tre scuole da premiare. Parto dalla prima. Il primo riconoscimento va alla scuola primaria Parravicini di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Facciamo un applauso. E invito a raggiungerci sul palco Conni Fornelli che ritira il premio. Non so se è con noi Conni. Andiamo. Perfetto, recuperiamo. Sicuramente-- allora, per prima cosa chiederei alla presidente Colaiacovo di spiegare le motivazioni di questa assegnazione.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Bene, allora Il premio scuola primaria Paravicini Vittorio Veneto Treviso.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Allora intanto abbiamo in collegamento, scusi presidente, la scuola. Io farei un grandissimo applauso perché insomma...
Speaker 13
Buongiorno.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Ci sentite innanzitutto?
Speaker 13
Sì, sì, sì, ci sentiamo, vi sentiamo, vi sentiamo.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Ok. Allora per un assistente digitale creato con l'intelligenza artificiale pensato per includere persone con Alzheimer.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Beh, direi insomma... Complimenti davvero. Non so se volete aggiungere qualche parola.
Speaker 13
Sì, allora io lascio la parola ai ragazzi, ehm, perché noi siamo molto emozionati e onorati di ricevere questo premio. Però faccio parlare loro, Teresa, Jacopo, Aurora e Stefano.
Speaker 7
Buongiorno a tutti, siamo la 2-- eh siamo la classe 4ª A della scuola primaria Alessandro Paravicini. Siamo molto contenti, eh, di ricevere questo importante riconoscimento. Ehm... Ci dispiace che non siamo riusciti a venire a Roma, però adesso siamo collegati qui con, con voi e vogliamo far arrivare tutta la nostra gioia, la nostra felicità.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie.
Speaker 14
Questo premio ci insegna che anche noi bambini possiamo fare la differenza. Con le nostre idee, le nostre scoperte e il nostro impegno possiamo contribuire a costruire un futuro diverso. Perché la sostenibilità non riguarda solo l'ambiente, ma anche il modo in cui ci prendiamo cura degli altri. Collaboriamo e impariamo a rispettare ogni forma di vita.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Bene.
Speaker 15
Continuiamo così a studiare, a sperimentare, a cercare di non restare, perché noi sappiamo che il futuro non è soltanto qualcosa da aspettare, è qualcosa che possiamo iniziare a costruire già oggi.
Speaker 13
Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie. Prego, prego.
Speaker 16
Grazie per aver creduto nel, nel nostro progetto e per aver dato valore al lavoro di noi bambini. Speriamo un giorno di poter essere...
Angelica Migliorisi — Giornalista
Di poter essere?
Speaker 16
Con voi per-
Speaker 13
Ok.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Va bene. Il messaggio è arrivato. Complimenti, complimenti davvero, complimenti anche alle maestre insomma che fanno un grandissimo lavoro nel quotidiano. Grazie mille.
Speaker 13
Grazie, grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Allora, proseguirei con il secondo riconoscimento a questo punto, assegnato all'Istituto Comprensivo Rapallo Zoagli di Rapallo appunto, in provincia di Zenova-- di Genova. Inviterei sul palco Chiara Rolandi, accompagnata da un altro rappresentante dell'istituto, per il ritiro del premio. Eccoci qua. Intanto la presidente Colaiacovo può re-- può leggere le motivazioni.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Per l'orto didattico trasformato in laboratorio di comunità con autoproduzione di carta botanica riciclata.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, complimenti, complimenti davvero. Eccoci, momento foto. Grazie mille, complimenti davvero. Terzo riconoscimento, sempre della categoria scuole primarie, va invece alla scuola primaria Umberto I San Nicola di Bari. La scuola-- facciamo innanzitutto un applauso. La scuola, la scuola, ci tengo a precisarlo, non può essere qui con noi oggi, ma ovviamente, eh, vogliamo sia dedicarle questo applauso, sia dire che il premio le verrà recapitato. E intanto la presidente può leggere le motivazioni.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Per il progetto ''Il viaggio di una t-shirt: sulla filiera del cotone e l'economia circolare''.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Beh, insomma, tutti progetti, direi, che fanno invidia agli adulti, posso dire? Che fanno invidia anche agli adulti. Allora io ringrazierei a questo punto la presidente Colaiacovo per essere stata con noi.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Grazie a voi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie mille. Facciamo un applauso alla presidente. Adesso ti pa-- direi di passare alla seconda categoria, eh per quanto riguarda la premiazione, che è scuole secondarie di primo grado. In questo caso farei un passaggio del testimone tra la presidente Colaiacovo e Francesca Carbone, direttrice generale per lo studente, l'inclusione, l'orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Benvenuta.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Buongiorno. Se posso...
Angelica Migliorisi — Giornalista
Prego, prego.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Se posso volevo innanzitutto ringraziare Il Sole 24 Ore per aver coinvolto le nostre scuole, i nostri studenti, i nostri docenti. Vi porto il saluto del ministro che tanto ha tenuto che fossimo qui oggi, perché devo dire solo una parolina, devo ringraziare veramente tutti i nostri studenti e i docenti per i quali chiedo un applauso fortissimo, mi perdoni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Assolutamente sì.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Perché questa è un'attività in cui noi crediamo molto. I docenti non la fanno per dovere, ma lo fanno perché è importante per noi formare non solo lo studente, ma anche il cittadino. Per noi ormai è entrata-- sono entrate nelle linee guida di educazione civica le tematiche come l'educazione ambientale. Questa per noi è una materia curricolare, non è una materia opzionale, questo ci tengo- Tantissimo a dirlo perché crediamo nella formazione della persona. Pri-- quindi queste attività consentiranno di scoprire il talento di ogni studente, il valore di ogni studente, anche grazie all'attività dei docenti. Grazie mille.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie a lei. E allora direi di passare di nuovo alla premiazione. Il primo riconoscimento va all'Istituto Comprensivo Aldo Moro di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta. Anche in que-- facciamo un applauso. Anche in questo caso chiamerei il rappresentante dell'istituto per il ritiro del premio. Eccoci. Facciamo un applauso. Chiederei a Francesca Carbone di leggere la motivazione.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Per la capacità di trasformare materiali di scarto e rifiuto derivanti da calzaturifici e laboratori tessili in un'opera artistica tridimensionale ispirata a Klimt, in un percorso di bellezza artistica e conoscenza tecnologica.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Grazie. Peraltro ci sono anche gli altri ragazzi, sono in sala, giusto? Correggetemi se sbaglio, ci sono-- siete solo voi? Ok, perfetto. Grazie ancora, complimenti. Secondo premio va all'Istituto Comprensivo terzo, terzo Briosco di Padova. Invito sul palco Christian Capuzzo che ritira il riconoscimento. Prego. Motivazione?
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Per la capacità di rigenerare hardware e software, contrastare il concetto di obsolescenza programmata e obbligatoria attraverso un progetto inclusivo di peer to peer, di grande impatto orientativo e di contrasto alla dispersione scolastica. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti, abbiamo i ragazzi anche in questo caso in collegamento. Complimenti ragazzi da Roma. Grazie mille. Complimenti anche a lei, veramente grazie. Momento foto, aspetti, aspetti. Momento foto, eh che fa, se lo perde? Grazie mille, grazie mille. Terzo riconoscimento. Terzo riconoscimento che rimane invece qui a Roma e va al Lycée Chateaubriand. Chiamo sul palco... Ecco, abbiamo qualcuno che lo ritira. Il rappresentante... Perfetto. Motivazione.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Molti complimenti. Per la capacità di realizzare un percorso educativo e formativo sul tema dell'acqua come risorsa preziosa da salvaguardare. Progetto capace di collegare competenze trasversali di educazione ambientale e responsabilità civica.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti, davvero. Momento foto. Facciamo un applauso. Complimenti ragazzi, bravi. E allora quarto riconoscimento della categoria va all'Istituto Comprensivo Milani di Terracina, in provincia di Latina. Per il ritiro del premio abbiamo Ester Fajola che... Ecco, abbiamo anche la classe, parte della classe.
Francesca Carbone — Direttore generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Allora, per l'impegno profuso dall'istituzione scolastica nella realizzazione di un laboratorio di giardinaggio che si è arricchito in cinque anni di oltre trecento piante autoctone e nettarifere. Oltre a rappresentare una best practice in tema ambientale, costituisce uno spazio di comunicazione, collaborazione e piena inclusione.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Peraltro, facciamo un applauso, so che c'è il resto della classe anche tra le sedute. Chiedere-- ecco, alzatevi così fa- riusciamo a fare, non mi chiedete in che modo, una foto, una ripresa, un po'... Eccoci. Perfetti. Andrei avanti. Chie- grazie Francesca Carbone per essere stata con noi, grazie mille. E passerei invece alle scuole secondarie di secondo grado, quindi altra categoria. E per questa categoria torna sul palco Alessandro Greppi, responsabile sostenibilità e purpose di Veolia Italia. Facciamo un applauso. Allora, siamo arrivati quindi alla categoria scuole secondarie di secondo grado e qui insomma il rapporto tra sostenibilità, formazione e futuro ovviamente diventa ancora, eh più diretto. Vediamo allora chi sono i vincitori. Primo riconoscimento va al Liceo Scientifico e Liceo Artistico Marconi di Foligno, in provincia di Perugia. Eccoli qua. Per il ritiro del premio ab-abbiamo Daniela Riganelli e tutta la classe o parte della classe? È un gruppo interclasse, perfetto. Per la motivazione?
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Per il progetto Eco Tracker, che misura la carbon footprint della scuola, individua la mobilità privata critica. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Facciamo un applauso. Ecco. Complimenti, complimenti davvero. Allora prego, vi invito a scendere dal palco. C'è gioia eh, posso dire c'è gioia per, per riceve-- per aver ricevuto questo premio. Abbiamo adesso invece il secondo riconoscimento: Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di Ariano Arpino, polo tecnico professionale in provincia di Avellino.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Irpino.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Irpi-Irpino, scusate, Irpino, pardon, pardon. Anche in questo caso abbiamo la classe. Prego. Ah voi siete tanti, cioè siete tutti voi praticamente. Motivazione.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Per la proposta di legge un gesto, un impatto nata dalla ricerca sui mozziconi. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Beh, complimenti. Momento foto. Grazie mille, grazie.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Complimenti. Complimenti, grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E allora proseguirei, terzo riconoscimento:ITIS Leonardo da Vinci di Carpi, in provincia di Modena. Abbiamo sul palco Stefana-- Stefano, pardon, Covezzi che ritira il riconoscimento. Prego Stefano.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Per la stazione gratuita di riparazione biciclette e la gita in treno e bici sulla costa adriatica.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Voglio dire anch'io, complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
La classe non è in sala, mi corregga se sbaglio, non è pu-- è un po' lontanuccio. Grazie mille Stefano. Quarto riconoscimento della categoria: Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Volta-De Gemmis di Bitonto, in provincia di Bari. E allora invito sul palco Massimo Magrino per il ritiro del premio. E parte della classe, immagino. Motivazione?
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Per Eolo Venturi, il prototipo che estrae acqua dell'umidità dell'aria nei territori a scarsità idrica. Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti davvero. Ecco qua. Grazie mille, complimenti davvero.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Complimenti. Congratulazioni. Congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, abbiamo visto progetti tutti molto diversi. Ovviamente complimenti a tutte le scuole, eh, premiate. Adesso abbiamo a-un altro riconoscimento però da consegnare. Alessandro Greppi, eh, spetta sempre a te insomma, l'onore e l'onere.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Sono onorato io.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E passiamo ovviamente al premio Veolia. Premio Veolia, ecco, che è, Alessandro correggimi se sbaglio, un ulteriore premio per le scuole che si impegnano, no, in progetti di sostenibilità. Dicci qualcosa in più.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Sì, questo premio l'abbiamo riconosciuto a chi ha utilizzato un approccio di sostenibilità simile al nostro, che si basa appunto su quattro elementi fondamentali: quello che è l'approccio integrato, quindi guardare tutte le sfide nel loro complesso, energia, acqua, rifiuti;
Angelica Migliorisi — Giornalista
Sì.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Quello della tutela dell'ambiente che è il nostro, diciamo, manifesto; l'utilizzo di innovazione e digitalizzazione che sono strumenti che sono fondamentali per realizzare la nostra attività e la partecipazione delle comunità locali che qua vedo un esempio fantastico di come viene implementata.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Assolutamente. Allora, a chi va il premio Veolia? Istituto Comprensivo Nicolai, plesso di via Tino Buazzelli di Roma.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Grazie.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E allora per il ritiro del premio abbiamo Lara Aiola e anche vedo parte della classe. Motivazione intanto.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Sì. Allora, il progetto selezionato, Città Ideale Sostenibile, è quello che ispirandosi a modelli di città come Singapore e Venezia, riflette la capacità di avvicinarsi concretamente al modello operativo di Veolia.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti davvero. Tutti progetti molto diversi, ma devo dire molto interessanti. Momento foto, siete tantissimi anche voi. Date un po'... Ok. Facciamo intanto un altro applauso a questi ragazzi, eh.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Complimenti, congratulazioni.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Bravissimi.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Complimenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Che poi alcuni ci prendono gusto e vorrebbero anche restare sul palco più del dovuto, io ho notato. Quindi chissà.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Sono tanti, sono molti, sono moltissimi. Cioè... Complimenti ancora. Arriviamo così all'ultima categoria, eh di riconoscimenti di questa mattinata. Abbiamo ancora ben quattro premi speciali da assegnare e allora il, ehm, primo premio speciale va all'Istituto Comprensivo Severi, Scuola Primaria di Arezzo. Anche in questo caso abbiamo un rappresentante e parte della scuola, vedo. Per quanto riguarda la lettura della motivazione abbiamo, eeeh, la presidente Colaiacovo vuole leggere le motivazioni?
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Quale? Io ho letto-
Angelica Migliorisi — Giornalista
Oppure Alessandro.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Di quale progetto scusami?
Angelica Migliorisi — Giornalista
Severi.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Non ce l'ho.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Istituto Severi.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Non ce l'ho io questa parte.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Intanto facciamo le foto, momento foto.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Un applauso, facciamo un applauso.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Chi legge? Chi legge? Ecco. Adesso arrivano anche le motivazioni. Intanto book fotografico. Allora eccoci. C'è sempre un motivo dietro un premio, presidente.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Allora, per il Piedibus cittadino, con sei linee attive e cento bambini coinvolti ogni giorno.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti, complimenti. Grazie mille. Vi inviterei a tornare a posto. A questo punto abbiamo il secondo riconoscimento che va invece all'Istituto Comprensivo Aristide Leonori, Scuola Primaria di Roma. Un applauso, un grande applauso anzi. Allora qua anche la ressa. Presidente intanto... Aristide Leonori.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Ok, allora. Per Green Space che da sei anni coinvolge quattrocentocinquanta alunni in laboratori naturali permanenti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Io mi faccio... Allora vi chiedo di stringervi un pochettino perché se no...
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Sottooo, come i, come le, come i...
Angelica Migliorisi — Giornalista
Esatto, mettete i più bassi-- i più alti sotto.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Come i calciatori.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Oh! Momento foto. Complimenti.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Bravissimi, bravissimi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E allora continuiamo con i nostri premi, eh speciali. E questa volta è il momento dell'Istituto Statale di Istruzione Superiore Giulio Natta di Bergamo. Per il ritiro, ecco, abbiamo anche qui qualche rappresentante della classe. Complimenti. Motivazione, presidente.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Bellissima. Allora, per Giovani Caregiver che dà voce e sostegno ai ragazzi che assistono quotidianamente fa-familiari fragili.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Eh complimenti, veramente.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Dobbiamo richiamare per fare la foto con tutti quanti quelli che ci hanno alzato la targa.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco qua. Grazie mille. E ancora complimenti.
Alessandro Greppi — Responsabile Sostenibilità & Purpose, Veolia Italia
Grazie a voi. Grazie mille.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Siamo arrivati così un po' in volata all'ultimo riconoscimento di questa mattinata, per cui abbiamo il quarto premio speciale che va all'Istituto Comprensivo Statale Francesco, eh, Dimo di Taviano, in provincia di Lecce. Abbiamo sul palco anche in questo caso una parte della classe e Ivano De Luca. Benvenuti. Con quale motivazione, presidente?
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Allora, quest-- ben arrivati. Per il progetto Legalità, che raccoglie testimonianze dirette come quella del disastro di Marcinelle.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Complimenti. Io farei un grande applauso anche agli insegnanti, ai professori che seguono questi ragazzi anche nel, nell'aiutarli a sviluppare una coscienza, no, civica e civile. Quindi complimenti a tutti.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
Grazie a voi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
A questo punto piccolissimissimo cambio di programma. Richiamerei sul palco la scuola Milani di Terracina perché così facciamo le foto fatte bene, mi sembra il minimo, no? Eh, prego. Da notare tutte le magliette in pendant. La motivazione l'avevamo detta, quindi non la ripetiamo.
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
No, prendo un taxi.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Cercate di...
Maria Carmela Colaiacovo — Presidente, Gruppo Il Sole 24 ORE
No, vai. Ascoltami. Fabio, io ci siamo.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Tamburini? Tamburi. Grazie mille. Allora, direttore. Mi abbandona così direttore, così, sul più bello, alla fine lei mi abbandona. Eh, lei pensava.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
È il bello della diretta.
Angelica Migliorisi — Giornalista
È il bello della diretta. Questo assolutamente. Allora io la chiamavo, oltre che per impedirle di andare a mangiare, perché volevo-
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Intanto scusami, trovo scorretto che mi dai del lei.
Angelica Migliorisi — Giornalista
E vabbè, ma davanti a tutti.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Vabbè che siamo in pubblico, però... vabbè, eccomi qua.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ti do del tu, ti do del tu. Fabio, Fabio. Ehm io vorrei da parte tua anche un commento su tutti questi progetti, perché ne abbiamo visti tantissimi. Sono uno diverso dall'altro, ma tutti che veramente c'è da rimanere estasiati, quasi no, di fronte a queste idee, ma anche questa capacità di concretizzare le idee dei più giovani.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
Eh certo, anche perché qui sono passate le scuole premiate, ma ce ne sono tante altre che hanno portato eh tanti progetti interessanti.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Esatto.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
E naturalmente non si può premiare tutti, ma questo fa parte della vita. Quindi davvero complimenti per tutti i progetti che sono stati premiati, ma è altrettanto importante ricordare quei progetti che hanno partecipato a questa iniziativa, Forum Scuole ricordo seconda edizione, e che eh hanno confermato la vitalità di un premio eh che noi continueremo a fare anche l'anno prossimo, perché siamo proprio convinti che sia una bella iniziativa e con tanto entusiasmo da parte di chi ci ha partecipato, di chi è presente e di chi invece non è stato premiato. Ma va bene lo stesso, perché alla fine nella vita l'importante è anche partecipare. C'ho messo un anche perché non ho bisogno di spiegarlo.
Angelica Migliorisi — Giornalista
Ecco, un applauso al direttore Tamburini e un applauso anche alla presidente Colaiacovo, che prima non ho avuto modo di salutare. Io ringrazio tutti voi per aver partecipato. Mi accodo al direttore nel dire che anche chi ha partecipato senza vincere comunque meriterebbe in ogni caso un premio, mettiamola così. Eh noi con il forum torniamo alle 14:30 con il focus imprese. Eh che dire, complimenti a tutti voi. Grazie.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
E aggiungo...
Angelica Migliorisi — Giornalista
Aggiunta.
Fabio Tamburini — Direttore, Il Sole 24 Ore
E aggiungo avanti tutta perché poi noi ormai qualche anno ce l'abbiamo, ma voi siete il futuro dell'Italia, lasciatemelo dire.